Titolo della vittoria

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Un titolo della vittoria è un titolo nobiliare concesso in forma onorifica ad un comandante militare per commemorare una sua sconfitta di una nazione nemica o per commemorare un suo grande successo a vantaggio dell'intera patria. Le prime testimonianze di questa pratica risalgono all'antica Roma, ma proprio in memoria delle glorie dell'Impero Romano esso venne adottato da alcuni moderni imperi e regni come nel caso della Francia napoleonica, dell'Inghilterra e della Russia.

Titoli della vittoria romani[modifica | modifica sorgente]

I titoli della vittoria venivano tradotti in romano con la parola cognomina e derivavano solitamente dal nome del nemico sconfitto in battaglia. Ad esempio soprannomi come Africanus ("l'Africano"), Numidicus ("il Numida"), Isauricus ("l'Isaurico"), Creticus ("il Cretese"), Gothicus ("il Gotico"), Germanicus ("il Germanico") e Parthicus ("il Parta"), sembrano derivati dalla tradizione romana dei titoli della vittoria, al fine di esprimere la superiorità romana sopra le popolazioni sottomesse. Letteralmente, traendo esempi fantasiosi dalla storia contemporanea, sarebbe come definire i generali Erwin Rommel "Rommel l'Africano", George S. Patton, Jr. "Patton il Germanico" e H. Norman Schwarzkopf "Schwarzkopf l'Iracheno". Alcuni titoli della vittoria erano poi ereditari e si trasmettevano di generazione in generazione per commemorare i successi dei propri antenati.

La pratica dei titoli della vittoria era già in uso al tempo della Repubblica romana. Il più famoso di coloro che ottennero un titolo della vittoria fu il generale Publio Cornelio Scipione, per le sue grandi vittorie nella Seconda guerra punica, in particolar modo nella Battaglia di Zama che gli fruttò il titolo di "Africanus" da parte del Senato di Roma e pertanto ancora oggi egli è soprattutto noto alla storia come "Scipione l'Africano" (un suo nipote adottato Scipione Emiliano ottenne un titolo identico dopo le sue vittorie nella Terza guerra punica e viene ancora oggi ricordato col nome di "Scipione l'Africano il giovane"). Altri notabili detentori di questi titoli furono Quinto Cecilio Metello "Numidico", che venne rimpiazzato da Gaio Mario al ruolo di comandante in capo nella Guerra giugurtina; Publio Servilio Vatia "Isaurico", che comandò le operazioni contro i pritati nel Mediterraneo orientale (e fu padre del collega di Giulio Cesare durante il suo secondo consolato, Publio Servilio Vatia nel 48 a.C.) e Marco Antonio Cretico, altro comandante di operazioni contro i pirati (e padre del comandante di Cesare, Marcantonio).

La pratica continuò poi nell'Impero Romano, anche se gli imperatori poi preferirono enfatizzare le vittorie dei loro comandanti concedendo loro l'appellativo di Maximus ("il più grande") al titolo della vittoria (ad esempio, Parthicus Maximus, "il grande partico"). Questo gusto era prettamente fittizio e serviva spesso a coprire gravi sconfitte, ma anche a riflettere la grandezza dell'Impero Romano presso i popoli conquistati.

Vedi anche: Cognomina ex virtute

  • In senso lato, il termine di titolo della vittoria era utilizzato per descrivere onorificenze "ripetibili" come nel caso della parola Imperator che di fatto qualificava il massimo comandante militare, riservato anticamente al generale più anziano, che andò poi a qualificare l'Imperatore propriamente detto, ovvero un capo di stato con poteri anche militari.

Titoli della vittoria medievali[modifica | modifica sorgente]

Dopo la caduta di Roma, la pratica dei titoli della vittoria continuò, sebbene in forma modificata. Ecco alcuni esempi:

Moderni titoli della vittoria[modifica | modifica sorgente]

Successivamente, il termine continuò ad essere utilizzato per sottolineare schiaccianti vittorie militari, ma in guisa più che altro di titolo feudale aristocratico, spesso ereditario, ma solo in apparenza in quanto il feudo di fatti era inesistente, dal momento che essendo perlopiù comandanti militari il re non possedeva i requisiti per l'occasione di assegnare loro un titolo in terre.

Questa nuova forma era persino più specifica della forma romana. Invece di nominare il nemico, infatti, veniva ripreso il nome della battaglia che era unico per ogni insignito.

Impero di Russia[modifica | modifica sorgente]

Nell'Impero russo, molti titoli della vittoria si originarono nel periodo compreso tra l'ascesa di Caterina la Grande (1762) e la morte dello zar Nicola I di Russia (1855). Ma già nel 1707, dopo che Alexander Menshikov ebbe occupato l'Ingria svedese (Izhora in russo) durante la Grande guerra del Nord, Pietro I di Russia lo designò ufficialmente principe Izhorsky. Altri titoli della vittoria concessi dall'Impero russo sono:

Inoltre, titoli simili vennero concessi anche per servizi all'impero ma non di stampo militare come ad esempio nel 1858 la concessione del titolo di Amurskij per Michail Nikolaevič Murav'ëv, che negoziò un nuovo confine tra Russia e Cina lungo il fiume Amur siglando il Trattato di Aigun.

Francia[modifica | modifica sorgente]

Primo impero[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Nobiltà del Primo Impero francese.

Dal momento che Napoleone I, fondatore della dinastia dei Bonaparte e unico capo del Primo impero francese, era intenzionato a ripercorrere i fasti che furono dell'Impero romano, concesse più volte titoli della vittoria ai suoi generali più meritevoli, il più delle volte a quanti già erano stati onorati del rango militare di mareciallo.

Il titolo veniva concesso soprattutto se i generali erano poi risultati vittoriosi nello scontro e, se morti sul campo, il titolo veniva concesso all'eventuale vedova.

I titolati più alti ottenevano titoli principeschi, spesso come "promozione" per i detentori di altri titoli ducali:

Vennero poi assegnati dieci ducati della vittoria:

Venne assegnato un solo titolo comitale:

Monarchia di luglio[modifica | modifica sorgente]

Secondo impero[modifica | modifica sorgente]

Anche Napoleone III di Francia, pur non avendo mai raggiunto il genio militare del suo augusto predecessore (viene perlopiù ricordato per le sue tragiche sconfitte), era amante di molti aspetti che ricollegassero il suo impero a quello di Napoleone I e quindi a quello Romano e come tale ristabilì l'uso dei titoli della vittoria, tra i quali ricordiamo

Impero britannico[modifica | modifica sorgente]

Molti titoli della vittoria vennero creati per i pari d'Inghilterra, della Gran Bretagna e del Regno Unito. Tra gli esempi più importanti citiamo:

Talvolta la vittoria veniva commemorata da una designazione territoriale piuttosto che una parìa vera e propria. Alcuni esempi sono:

Impero austriaco[modifica | modifica sorgente]

Nell'Impero austriaco i titoli della nobiltà potevano essere emendati con designazioni territorial, i cosiddetti "predicati". Il nome veniva spesso tratto dalle residenze principali delle famiglie, ma talvolta gli Asburgo potevano anche concedere dei titoli di vittoria, in particolare durante la prima guerra mondiale. Tra gli esempi più famosi ricordiamo:

Regno d'Ungheria[modifica | modifica sorgente]

Nel Regno d'Ungheria all'interno della monarchia duale austriaca, il sistema di onorificenze funzionava come in Austria:

Durante la reggenza d'Ungheria dopo la Prima guerra mondiale, il reggente Miklós Horthy non era autorizzato a conferire titoli di nobiltà, ma conferì l'Ordine di Vitéz che poteva apportare dei predicati di nobiltà. Inizialmente l'appartenenza all'ordine era ristretta unicamente a quanti si fossero distinti nella Grande Guerra. Tra gli esempi più importanti citiamo:

Regno d'Italia[modifica | modifica sorgente]

Tra i titoli della vittoria creati nel Regno d'Italia dai Savoia dopo la Prima guerra mondiale, quando un gran numero di denominazioni vennero derivate dal governo di Mussolini, si ricordano:

Altre monarchie[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]