Tito Sarrocchi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Fonte Gaia a Siena in piazza del Campo

Tito Sarrocchi (Siena, 5 gennaio 1824Siena, 30 luglio 1900[1]) è stato uno scultore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Di umili origini, dovette provvedere al sostentamento dei fratelli dopo la morte della madre. Fin da piccolo frequentò il laboratorio che si occupava dei restauri del Duomo di Siena, interessandosi all'arte e in particolar modo alla scultura. Si trasferì nel 1841 a Firenze dove seguì i corsi serali dell'Accademia di Belle Arti con Lorenzo Bartolini e in seguito entrò nella bottega di Giovanni Dupré, suo concittadino.

Nel 1852 creò la sua prima opera indipendente, La Baccante, e nel 1855 venne scelto per ultimare il monumento a Giuseppe Pianigioni, iniziato da Enea Becheroni.

Tornato a Siena realizzò molte opere: un Michelangelo Buonarroti per Villa Lucarini Saracini, Il genio della morte, Le virtù teologali, il Tobia e La visione di Ezechiele per il cimitero di Siena, il Monumento Civile ai Caduti in piazza dell'Indipendenza e il monumento a Sallustio Bandini in piazza Salimbeni.

Tra le sue opere più famose anche alcune riproduzioni di opere scultoree antiche sottratte all'esposizione agli agenti atmosferici per preservarle. Si ricordano la Fonte Gaia di Jacopo della Quercia (1868, dove creò anche alcune integrazioni), le sculture del Duomo di Siena e quelle per Santa Maria del Fiore a Firenze. Per questa chiesa collaborò anche alla realizzazione della nuova facciata, scolpendo il bassorilievo della Maria in trono con uno scettro di fiori sul frontone del portale centrale.

Nel 1879 creò il Monumento ai caduti nella guerra di indipendenza, oggi nei giardini del viale Pannilunghi a San Prospero, Siena.

Dal 1873 ottenne alcuni importanti riconoscimenti accademici in tutta Italia e fece parte della Giunta Superiore di Belle Arti presso il Ministero della Pubblica Istruzione.

Sposato dal 1867 con la maremmana Emma Pallini, fu molto legato a Grosseto, città nella quale realizzò il Monumento ad Alessandro Manetti (1873), i medaglioni marmorei di Leonardo Ximenes, Sallustio Bandini e Pio Fantoni del cippo idraulico di via Ximenes (1878), il Monumento a Giuseppe Garibaldi (1884) e varie opere scultoree presso il cimitero monumentale della Misericordia.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ ilpalio.org
  2. ^ Mariagrazia Celuzza, Mauro Papa, Grosseto visibile, Edizioni Effigi, Arcidosso, 2013, pp. 177, 234-236, 257.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 875882 LCCN: nr99039964