Tin Toy

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Tin Toy
Tin-Toy-clip.jpg
Tinny, il giocattolo di latta protagonista del cortometraggio
Titolo originale Tin Toy
Lingua originale inglese
Paese di produzione Stati Uniti d'America
Anno 1988
Durata 4' 54"
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1,78:1
Genere animazione
Regia John Lasseter
Soggetto John Lasseter
Sceneggiatura John Lasseter
Produttore William Reeves
Casa di produzione Pixar Animation Studios
Distribuzione (Italia) The Walt Disney Company
Character design John Lasseter, Ed Catmull, Craig Good, Loren Carpenter, Ralph Guggenheim
Animatori Craig Good, John Lasseter, Eben Ostby, William Reeves
Effetti speciali Eben Ostby, William Reeves
Tema musicale The Stars and Stripes Forever (John Philip Sousa)
Premi

Tin Toy è un cortometraggio d'animazione computerizzata del 1988 diretto da John Lasseter.

Il corto vede come protagonista Tinny, un giocattolo di latta che è stato appena regalato ad un infante di nome Billy. Dapprima felice di essere il nuovo gioco del bimbo, Tinny si accorge ben presto della pericolosità del neonato e tenta in tutti i modi di fuggirgli.

Oltre a ricevere il plauso di critica e pubblico,[1] Tin Toy è considerato un'opera rivoluzionaria per la quantità di innovazioni e novità contenute al suo interno, tra cui l'uso di un computer RM-1 per renderizzare le immagini, un hardware prototipo basato su un precedente computer addetto al rendering, chiamato Reyes Machine,[2] l'introduzione di un personaggio umano, l'uso di nuove tecniche di rendering, movimenti di camera più elaborati e il numero di inquadrature più alto di qualsiasi altra opera realizzata interamente in computer grafica fino ad allora.[1][2][3]

Presentato al SIGGRAPH il 2 agosto 1988 in una forma incompleta, fu successivamente il primo cortometraggio d'animazione computerizzata a vincere il premio Oscar.[1][4] L'opera gettò i semi di quello che sarebbe stato il primo lungometraggio in animazione computerizzata di sempre, Toy Story - Il mondo dei giocattoli.[5]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Tinny è un uomo orchestra di latta appena comprato per il neonato Billy. Appena uscito dalla scatola Tinny prende vita e scopre che essere il giocattolo di un neonato non è l'esperienza idilliaca che si era immaginato. Impaurito fugge sotto il letto, dove trova tanti altri giocattoli che, come lui, sono terrorizzati dal bambino.

Rimasto senza giocattoli Billy comincia a piangere, così il povero Tinny si sacrifica per la gioia del suo padrone: esce da sotto il letto e si fa "torturare". A un certo punto Billy si stanca di Tinny e passa a giocare con una busta di carta, che si infila in testa per poi vagare per la stanza senza vedere niente. A nulla varranno gli sforzi di Tinny per evitare che il bambino urti qualcosa o cada a terra.

Mentre scorrono i titoli di coda e il bambino ha ancora la testa coperta dalla busta, gli altri giocattoli sono liberi di uscire da sotto il letto.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Pixar Animation Studios.
(EN)

« I believed in what John was doing. It was art. He cared, and I cared. »

(IT)

« Credevo in quello che John stava facendo. La sua era arte. Gli stava a cuore e stava a cuore a me. »

(Steve Jobs[6])

Nel corso degli anni ottanta, il reparto di animazione della Pixar era ad un punto morto. Aveva prodotto tre cortometraggi di successo e altrettante innovazioni tecniche (l'effetto mosso in The Adventures of André and Wally B., la resa delle ombre in Luxo Junior, la resa di personaggi organici e gli effetti di pioggia in Il sogno di Red), ma la situazione economica della compagnia non stava migliorando, a causa delle scarse entrate che produceva il principale prodotto dalla Pixar, l'omonimo computer per gestire le animazioni. Fu Steve Jobs a mantenere viva la compagnia con degli investimenti annuali.[6]

Nell'autunno del 1988, dopo il completamento del cortometraggio Il sogno di Red nel 1987, gran parte dei membri della compagnia si riunirono presso la Stillwater Cove, vicino a Fort Ross, per ideare un nuovo software che fosse pensato completamente per il lavoro dell'animatore.[3] Dal meeting nacque il software Menv ("Modeling Enviroment"), primo programma creato appositamente per facilitare il flusso di lavoro di un animatore, separando le varie fasi dell'animazione (modellazione, animazione e illuminazione), poi rinominato Marionette.[3][7]

Per mostrare l'applicazione del nuovo programma, venne approvata la produzione di un corto, la cui realizzazione necessitava tuttavia di una cifra che Jobs era riluttante a concedere.[6] Ispirato dalla nascita della figlia Julia, William Reeves propose l'idea di realizzare un neonato umano.[3] Anche l'idea che ebbe Lasseter, basata sull'osservazione del nipote intento a mettere in bocca qualsiasi giocattolo gli capitasse a tiro, prevedeva un protagonista umano. «Dal punto di vista dei giocattoli il bambino doveva sembrare un terribile mostro!» osservò Lasseter,[4] al quale venne chiesto di illustrare la sua idea attraverso degli storyboard e la passione mostrata per il progetto (il regista spiegò le azioni dei personaggi, le loro motivazioni e recitò le varie parti) convinse Jobs a finanziare l'opera, che disponeva ora di un budget di 300.000 $.[6] Il suo unico commento alla fine della presentazione fu: «Tutto quello che ti chiedo, John, è di renderlo grandioso».[6] Secondo il parere di Ralph Guggenheim, a capo della sezione d'animazione e futuro produttore di Toy Story: «Non stava soltanto proponendo un nuovo film, stava proponendo la sopravvivenza del gruppo.».[1]

Il passo successivo fu scegliere il giocattolo protagonista. In questo caso, il regista, avido collezionista di giocattoli, venne ispirato dalla visita fatta nel 1987 al museo dei giocattoli di latta a Yokohama, in Giappone.[8][9] Le innovazioni del cortometraggio riguardarono l'introduzione di un personaggio umano, l'uso di nuove tecniche di rendering atte ad aggiungere dettagli sulla superficie degli oggetti (texture mapping e bump mapping, entrambi realizzati per la prima volta grazie al software RenderMan), i movimenti di camera più elaborati e il numero di inquadrature più alto di qualsiasi altra opera realizzata interamente in computer grafica.[3] Il corto fu anche il primo e unico filmato, insieme a delle sequenze create dalla Industrial Light & Magic destinate ad un'attrazione di un parco a tema, ad essere renderizzato su un computer RM-1, un hardware prototipo basato su un precedente computer addetto al rendering, chiamato Reyes Machine, progettato come un plug-in del RenderMan, che si rivelò tanto ambizioso quanto fallimentare.[10][2]

Per rendere il più realistico possibile il neonato protagonista, soprannominato Billy,[1] il team di produzione fece dei calchi da bambole in commercio, per poi tracciare le linee che avrebbero composto il modello in wireframe al computer.[9] Una bacchetta, detta Polhemus, tracciò i punti di riferimento sul modello in argilla.[9] Tuttavia, la pressione fatta sul modello cambiava da punto a punto in quanto il tecnico non riusciva a premere con uguale intensità ogni volta.[9] Lasseter stesso commentò il risultato dicendo che: «Quando univi tutti i punti insieme su una singola superficie sembrava che il personaggio avesse la cellulite.»,[9] ma giustificò l'effetto dicendo che Tinny vede il bimbo come la rappresentazione di un mostro e il risultato si amalgamava di conseguenza con il tono e il contesto della storia.[9]

Grazie all'articolo di Keith Waters, A Muscle Model for Animating Three-Dimensional Facial Expression,[9] Reeves riuscì ad applicare al modello una serie di muscoli facciali per permettere al personaggio espressioni realistiche. Tuttavia, i primi tentativi restituirono una faccia increspata e rugosa. Le reazioni di Billy vennero accuratamente pianificate dopo la lettura delle ricerche di Paul Ekman e Wallace V. Friesen sui FACS, Facial Action Coding System,[9] ovvero i codici interpretativi delle espressioni facciali.[9] Il risultato finale, che mantiene comunque parte delle caratteristiche della prima versione, mostrò un miglioramento in questo senso. Anche nella versione definitiva, tuttavia, il corpo di Billy manca di naturalezza nei movimenti e di concretezza corporea e il suo pannolino ha un'atipica solidità. Questi furono compromessi a cui Lasseter dovette rassegnarsi, essendo il corto gravato da limiti di tempo e dalla tecnologia ancora in fase di sviluppo.[9]

Ad ogni componente della produzione venne assegnato uno dei giocattoli che si nascondono sotto il divano. Ed Catmull progettò l'elefante, Craig Good l'aeroplanino, Loren Carpenter l'idrante e Ralph Guggenheim ideò il robot.[11] Il compito di realizzare il sonoro del corto venne affidato a Gary Rydstrom, già collaboratore di Lasseter nei suoi precedenti lavori (Luxo Junior e Il sogno di Red). Tinny era stato animato dal regista senza una precisa idea di come avrebbe suonato e Rydstrom dovette ingegnarsi per fare in modo che i suoni combaciassero con i movimenti degli strumenti musicali.[8] Complessivamente, la creazione dei suoni per il corto impegnò Rydstrom per molti più mesi rispetto al film sul quale stava lavorando nello stesso periodo, Cocoon - Il ritorno.[5][8]

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Lasseter e i suoi direttori tecnici lavorarono intensamente per rispettare la data di consegna, fissata per il 2 agosto 1988, giorno dell'anteprima al SIGGRAPH ad Atlanta, ma non fecero in tempo a finire il corto. La versione presentata al festival conteneva infatti animazioni incomplete in wireframe, non ancora renderizzate,[1] e terminava con il cartello To Be Continued nel momento in cui Tinny è imprigionato nella sua scatola e, attraverso la plastica trasparente, vede sopraggiungere il piccolo Billy.[5]

In seguito, il cortometraggio inserito nella raccolta Tiny Toy Stories, per poi essere allegato alle copie in VHS di Toy Story e nel DVD I corti Pixar - Volume 1, e fu uno dei pochi corti Pixar a non essere mai stato proiettato al cinema, prima di uno dei lungometraggi dello studio (insieme a The Adventures of André and Wally B. e Il sogno di Red).

Accoglienza e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante il corto non fosse completo, il pubblico di ricercatori ed ingegneri del SIGGRAPH al quale venne mostrato lo accolse con una standing ovation.[1] A questi elogi si unirono nel corso degli anni le valutazioni positive di pubblico e critica, che ne esaltarono l'innovazione e la tecnica in esso contenute. Luke Bonanno lo definì «Uno dei migliori cortometraggi Pixar»,[12], altri scrissero che il corto costituiva «Un affascinante assaggio di una neonata forma d'arte.»,[13] mentre molti lodarono la capacità di emozionare in così pochi minuti e di aver saputo «racchiudere l'intera gamma di emozioni che un giocattolo prova quando viene usato da un bambino.».[14]

Alcune critiche vennero rivolte alla resa del personaggio di Billy, che fu definito «il più spaventoso ed inquietante pezzo d'animazione nella storia di questa forma d'arte.».[13] Dario Floreano affermò che il concetto di uncanny valley venne preso seriamente in considerazione dall'industria del cinema a causa delle reazioni negative a Billy.[15]

Grazie a Tin Toy, la Pixar vinse il suo primo Oscar, quello al miglior cortometraggio d'animazione nell'edizione del 1989. Il premio simboleggiò il riconoscimento dell'animazione al computer come una forma d'arte a pieno titolo da parte dell'industria cinematografica e al di fuori del circuito dei festival specializzati, come lo era il SIGGRAPH.[1] Robert Winquist, a capo del programma per i corsi d'animazione dei personaggi al California Institute of the Arts, affermò: «L'animazione al computer prenderà il sopravvento a breve, a tutti gli animatori consiglio di mettere giù la matita e l'aerografo e farlo in un'altra maniera.».[1]

Gli altri premi raccolti da Tin Toy nel 1989 compresero il Seattle International Film Festival Award per miglior cortometraggio e il World Animation Celebration Award per la miglior animazione assistita al computer. Nel 2003, il corto venne incluso nel National Film Registry, l'archivio di film scelti dal National Film Preservation Board degli Stati Uniti per la loro conservazione nella Biblioteca del Congresso, essendo «film culturalmente, storicamente o esteticamente significativi» («culturally, historically, or aesthetically significant films»).[16]

Edizioni home video[modifica | modifica wikitesto]

A causa della loro stessa natura, i cortometraggi Pixar non vennero mai distribuiti nel mercato dell'home video. Solo dopo il successo di Toy Story venne distribuito a partire dal 29 ottobre 1996 il VHS Tiny Toy Stories, contenente i cinque corti prodotti fino ad allora: The Adventures of André and Wally B., Luxo Junior, Il sogno di Red, Tin Toy e Knick Knack.

Nel 2007, un'edizione rimasterizzata di Tin Toy fu inclusa nella raccolta Pixar Short Films Collection: Volume 1. L'opera fu pubblicata su DVD e Blu-ray; le edizioni sui due supporti sono fra loro identiche.

L'opera Pixar Short Films Collection: Volume 1, uscita il 6 novembre 2007, presenta tutti i cortometraggi prodotti dalla compagnia (incluso il primo, creato quando la Pixar era ancora un reparto della LucasFilm) fino al 2007.

Caratteristiche disco
  • I corti prodotti dalla Pixar fino al 2007: The Adventures of André and Wally B., Luxo Junior, Il sogno di Red, Tin Toy, Knick Knack, Il gioco di Geri, Pennuti spennati, La nuova macchina di Mike, L'agnello rimbalzello, Jack-Jack Attack, One Man Band, Carl Attrezzi e la luce fantasma e Stu - Anche un alieno può sbagliare
  • The Pixar Shorts: A Short History, un documentario di 23 minuti sulle origini della Pixar e sulla storia dei cortometraggi. Il documentario presenta interventi di John Lasseter, Eben Ostby, Ed Catmull, Alvy Ray Smith e William Reeves.
  • Filmati prodotti per la serie Sesame Street con protagonista i personaggi di Luxo Jr.: Surprise, Light & Heavy, Up and Down e Front and Back.
  • Tre Easter egg: un test del corto Luxo Jr., Flags and Waves, un filmato di William Reeves e Alain Fournier del 1986 per sperimentare alcuni aspetti dell'animazione computerizzata (il movimento dei tessuti e l'acqua) e Beach Chair, un filmato di Eben Ostby del 1986, creato per sperimentare i movimenti dei personaggi d'animazione.

Citazioni e riferimenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Nei titoli di testa viene eseguito Puffin' Billy, il tema musicale della serie Captain Kangaroo.
  • In sottofondo si sente l'annunciatore televisivo Rod Roddy esclamare «Sei il primo concorrente a Il prezzo è giusto!» («You are the first four contestants on The Price Is Right!»), riferendosi alla trasmissione Ok, il prezzo è giusto!, in seguito adattata anche in Italia.
  • Sul comodino appare una foto di John Lasseter da bambino con in mano il premio Best Boy Camper.[17]
  • In un campo lungo della stanza si vede, appeso alla parete, un quadro raffigurante Luxo Jr., protagonista dell'omonimo cortometraggio Pixar.
  • Su una borsa di carta nella stanza da giochi di Billy è raffigurato il primo logo della Pixar, un quadrato nero.

Citazioni e parodie[modifica | modifica wikitesto]

Merchandising[modifica | modifica wikitesto]

A parte le edizioni home video del cortometraggio, Tin Toy non fu oggetto di alcun tipo di merchandising, come del resto tutti gli altri corti prodotti dalla compagnia. L'unica eccezione è rappresentata dalla riproduzione in vinile di Tinny, prodotta dalla MINDStyle nel 2010.[18] La Pixar, infatti, vendette la licenza di Tin Toy alla casa produttrice di oggettistica MINDStyle, che creò una maquette in vinile del personaggio di Tinny all'interno della linea Art Toy Collectible in edizione limitata di 500 pezzi, al prezzo di novanta dollari. La scatola, che costituisce una fedele riproduzione della confezione del giocattolo vista nel corto, oltre a contenere il modello di Tinny, presenta un certificato di autenticità stampato su un cartoncino raffigurante lo storyboard a matita di una scena del corto.[19]

Sequel[modifica | modifica wikitesto]

Tin Toy fu il primo lavoro Pixar a toccare il tema dei giocattoli che prendono vita, che sarebbe poi stato la premessa del primo lungometraggio dello studio, Toy Story - Il mondo dei giocattoli. Agli inizi degli anni novanta, la Pixar iniziò a prendere accordi con la Disney per produrre il primo film animato al computer. Il progetto andò in porto, ma considerando troppo brusco il passaggio da cortometraggi di pochi minuti ad un lungometraggio di un'ora e mezza, la Pixar si propose di realizzare uno special da mezz'ora per valutare se fosse in grado di gestire una produzione che si avvicinasse a quella di un film vero e proprio. Spinti dalla vittoria agli Oscar di quell'anno, i realizzatori misero in cantiere uno speciale televisivo natalizio dal titolo A Tin Toy Christmas.[20] L'idea di base era che Tinny fosse parte di un set di giocattoli suonatori che non ha successo e rimane invenduto per anni. Separato dagli altri componenti, Tinny finisce per errore in un negozio di giocattoli della nostra epoca, dove fa la conoscenza di svariati personaggi, tra cui un morbido orso rosa di nome Lotso.[21]

Il progetto fu abbandonato perché la rete televisiva che avrebbe dovuto produrlo non poteva affrontare la spesa necessaria (secondo il regista Pete Docter lo speciale avrebbe richiesto una somma diciotto volte superiore al budget concesso).[20] Molti dei personaggi e delle situazioni presenti in quella bozza vennero riadattati in quanto la Pixar immaginò che la sua creatura, Tinny, avrebbe trovato spazio in Toy Story - Il mondo dei giocattoli, ma quest'ultimo si sviluppò in maniera differente, senza il protagonista del corto.[20] Il personaggio di Lotso, tuttavia, venne adattato per il terzo capitolo della saga: Toy Story 3 - La grande fuga.[20]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i (EN) Jim Hill, "I can go to Disney and be a director, or I can stay here and make history" in JimHillMedia.com, 31 luglio 2008. URL consultato il 24 marzo 2011.
  2. ^ a b c Apodaca, Gritz, p. 509.
  3. ^ a b c d e Amidi, p. 22.
  4. ^ a b (EN) David A. Price, The Pixar Touch: The Making of a Company, New York, Random House, 13 maggio 2008, pp. 304 pp., ISBN 0-307-26575-7.
  5. ^ a b c Amidi, p. 24.
  6. ^ a b c d e (EN) Steve Jobs 19 [Eng] in Topmdi.net, 17 novembre 2011. URL consultato il 23 marzo 2012.
  7. ^  John Lasseter. (EN) The Pixar Shorts: A Short History, a 0:06:32. Walt Disney Pictures, 6 novembre 2007. URL consultato in data 26 marzo 2011.
  8. ^ a b c  John Lasseter. (EN) Commento audio al corto Tin Toy. Walt Disney Pictures, 6 novembre 2007
  9. ^ a b c d e f g h i j Amidi, p. 23.
  10. ^ (EN) Renderman in CgSociety.org. URL consultato il 25 marzo 2011.
  11. ^  Craig Good. (EN) The Pixar Shorts: A Short History, a 0:06:32. Walt Disney Pictures, 6 novembre 2007. URL consultato in data 26 marzo 2011.
  12. ^ (EN) Luke Bonanno, Pixar Short Films Collection, Volume 1 in DVDizzy.com. URL consultato il 30 marzo 2011.
  13. ^ a b (EN) Adam Arseneau, Pixar Short Films Collection: Volume 1 in DVDVerdict.com, 03 dicembre 07. URL consultato il 30 marzo 2011.
  14. ^ (EN) Michael Stailey, Pixar Short Films Collection: Volume 1 in DVDVerdict.com, 02 febbraio 2008. URL consultato il 30 marzo 2011.
  15. ^ (EN) Chris Capps, Cattle Rustlin' in the Uncanny Valley in Unexplainable.net, 29 settembre 2009. URL consultato il 25 marzo 2011.
  16. ^ (EN) Librarian of Congress Adds 25 Films to National Film Registry, Library of Congress, 16 dicembre 2003. URL consultato il 7 gennaio 2012.
  17. ^ (EN) Jim Hill, Toon Tuesday : Was John Lasseter stung by that mean caricature of him that appears in "Bee Movie" ? in JimHillMedia.com, 28 aprile 2008. URL consultato il 24 marzo 2011.
  18. ^ (EN) The Art Of Pixar in MindStyle.com, 02 agosto 2010. URL consultato il 30 marzo 2011.
  19. ^ (EN) Michael Crawford, Pixar's Tin Toy - MINDStyle in MWCToys.com. URL consultato il 30 marzo 2011.
  20. ^ a b c d (EN) Jim Hill, The Pixar TV special you never got to see, "A Tin Toy Christmas" in JimHillMedia.com, 14 dicembre 2007. URL consultato il 13 gennaio 2011.
  21. ^ (EN) Luke Goodsell, "It's Toy Hell," Says Toy Story 3 Director in Rotten Tomatoes, 18 giugno 2010, p. 2. URL consultato il 13 gennaio 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Questa è una voce di qualità. Clicca qui per maggiori informazioni
Wikimedaglia
Questa è una voce di qualità.
È stata riconosciuta come tale il giorno 26 luglio 2011vai alla segnalazione.
Naturalmente sono ben accetti altri suggerimenti e modifiche che migliorino ulteriormente il lavoro svolto.

Criteri di ammissione  ·  Segnalazioni  ·  Voci di qualità in altre lingue