Tieste (Foscolo)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

1leftarrow.pngVoce principale: Ugo Foscolo (opere).

Tieste
Tragedia in cinque atti
Tieste e Atreo, dipinto di Giovanni Francesco Bezzi
Tieste e Atreo, dipinto di Giovanni Francesco Bezzi
Autore Ugo Foscolo
Lingua originale Italiano
Genere Tragedia
Fonti letterarie Seneca e Quinto Ennio
Ambientazione Alla reggia di Argo
Composto nel 1795
Prima assoluta 4 gennaio 1797
Teatro Sant'Angelo di Venezia
Personaggi
  • Atreo, re di Argo
  • Tieste, suo fratello
  • Ippodamia, loro madre
  • Erope
  • Un fanciulletto, figlio di Erope e di Tieste, che non parla
  • Guardie
 

Il Tieste è una tragedia composta da Ugo Foscolo probabilmente nel 1795 e revisionata da Melchiorre Cesarotti. Essa venne rappresentata per la prima volta con grande successo al teatro Sant'Angelo di Venezia il 4 gennaio 1797 dalla compagnia di Giuseppe Pellandi. Il testo della tragedia, revisionato e corretto, venne pubblicato in primavera nello stesso anno della rappresentazione con una dedica a Vittorio Alfieri e incluso nel X tomo del "Teatro moderno applaudito", una pubblicazione periodica dell'editore Fortunato Stella di Venezia.

La tragedia è composta da versi endecasillabi e divisa in cinque atti rispettando così la tradizione pseudoaristotelica e si svolge nell'arco di una giornata nella reggia di Argo. Al centro della vicenda vi è il drammatico antagonismo del re di Argo, Tieste, e di suo fratello Atreo nei confronti di Erope.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Atto I[modifica | modifica wikitesto]

Erope, che ama Tieste ed era già stata a lui felicemente promessa in sposa, viene costretta dal padre Cleonte a sposare suo fratello, il re Atreo che, a causa della sua invadenza, verrà in seguito mandato a morte. Erope però non è riuscita a vincere la passione per Tieste dal quale ha avuto un bambino, ma Atreo, saputa la cosa e con l'animo pieno di rancore, riesce a sottrarlo alla madre e a consegnarlo ai custodi.
Erope riesce a strappare ai custodi il figlio ma la madre di Atreo e di Tieste, Ippodamia, la convince a consegnarle il bambino con la promessa che lo avrebbe salvato.

Atto II[modifica | modifica wikitesto]

Intanto Tieste, che era stato mandato in esilio dal fratello, dopo cinque anni ritorna ad Argo spinto dalla falsa notizia che Erope era morta. Giunto ad Argo chiede alla madre di farlo incontrare con Erope. Ippodamia lo nasconde nel tempio dove viene sorpreso da Atreo al quale ella chiede pietà per i due infelici. Il re si dimostra però inesorabile e minaccia di uccidere il bambino che era stato rapito ai custodi.

Atto III[modifica | modifica wikitesto]

Ippodamia ed Erope convincono Tieste, al quale rivelano la nascita del figlio, a fuggire, ma Atreo sopraggiunge e avendo compreso dal pianto della madre che il fratello è nascosto nella reggia, la fa circondare dai soldati armati.

Atto IV[modifica | modifica wikitesto]

Erope e Tieste, durante la notte, s'incontrano nel tempio. Tieste vuole uccidere il fratello ma sopraggiunge Atreo che consegna alle guardie i due colpevoli. Ippodamia, saputo quanto successo, accorre ma invano domanda al figlio Atreo qual è la sorte destinata al fratello.

Atto V[modifica | modifica wikitesto]

Atreo, che è deciso a vendicarsi, chiama al suo cospetto Erope e Tieste il quale dichiara di preferire la morte piuttosto di rinunciare ad Erope. Ippodamia intanto prega disperatamente il crudele figlio di risparmiare Tieste e di avere pietà. Atreo allora finge di esaudirla e abbracciato il fratello gli offre una coppa. Tieste l'avvicina alle labbra ma si accorge che essa non contiene vino ma il sangue del figlioletto che Atreo ha ucciso e fatto svenare. Allora, in un impeto di dolore e maledicendo il fratello, si uccide. Erope è invasa da tale dolore che cade a terra tramortita.

La composizione e le reazioni[modifica | modifica wikitesto]

Una lettera che Foscolo inviò nell'autunno 1795 a Melchiorre Cesarotti testimonia come in quella data l'autore avesse scritto « una tragedia sopra un soggetto che fu già toccato da Crébillon e dal gran Voltaire ». « Sì », continuava, « scrissi il Tieste, e con quattro autori soltanto. Qual ei siasi vedrassi fra poco dagli intendenti sulla scena a cui l'affido ».[1] La rappresentazione del 4 gennaio 1797 ebbe un notevole successo, coronato da nove repliche. L'autore espresse tuttavia subito alcune riserve nei riguardi dell'opera, dando alla luce un opuscolo in cui la giudicava in terza persona, approvando il richiamo ai classici e alle passioni grandi ed energiche, ma ravvisando al contempo uno stile poco pulito e lontano dai modelli greci e latini.

Il Tieste venne quindi pubblicato nel tomo X del Teatro moderno applaudito, corretto e rivisto dall'autore, assieme a delle Notizie storico-critiche che per lungo tempo si sono credute di mano del Foscolo, una tesi divenuta minoritaria. Nell'agosto 1802, in occasione della dedica all'edizione pisana delle Poesie, il poeta incluse il dramma tra le opere da rifiutare, ma lavorò ancora al Tieste negli anni seguenti. Quando la tragedia era in programma al teatro Carcano di Milano, nel 1808, manifestò l'intenzione di rifare il primo atto e rivedere la verseggiatura, anche se poi non completò il lavoro, e non sono oggi rimaste che poche varianti.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lettera del 30 ottobre 1795, Epistolario ottobre 1794 - aprile 1804, a cura di Plinio Carli, in Edizione Nazionale delle "Opere" di Ugo Foscolo, Firenze, Le Monnier, 1933, vol. XIV, p. 19
  2. ^ Per tutto il paragrafo, vedere M. Antonietta Terzoli, Foscolo, Bari, Laterza, pp. 19-20

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]