Tiberio Mitri

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Tiberio Mitri
Mitri1950.jpg
Tiberio Mitri nel 1950.
Dati biografici
Nazionalità Italia Italia
Altezza 172 cm
Pugilato Boxing pictogram.svg
Dati agonistici
Categoria Pesi medi
Ritirato 21 settembre 1957
Carriera
Incontri disputati
Totali 101
Vinti (KO) 88 (22)
Persi (KO) 6 (1)
Pareggiati 7
 

Tiberio Mitri (Trieste, 12 luglio 1926Roma, 12 febbraio 2001) è stato un pugile e attore cinematografico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Primo Tiberio Mitri, conosciuto come la "Tigre di Trieste", esordì come pugile professionista nel 1946, con una vittoria per K.O. su Lorenzo Pamio. Nel 1948 vinse il titolo italiano dei pesi medi sconfiggendo ai punti Michele Marini e nel 1949 conquistò quello europeo, battendo il belga Cyriel Delannoit. Il 12 luglio 1950, giorno del suo ventiquattresimo compleanno, ebbe l'occasione di conquistare il titolo mondiale affrontando a New York il campione in carica, e amico, Jake LaMotta, l'italoamericano detto "il Toro del Bronx". Mitri, pur perdendo, resistette per tutte le 15 riprese di un incontro che fu durissimo.

Otello Belardinelli, ex pugile campione d'Italia e buon amico di Mitri, ha motivato la prestazione di un Tiberio Mitri non al massimo delle possibilità atletiche, per motivi legati alla gelosia nei confronti della moglie, l'ex Miss Italia Fulvia Franco, da lui sposata il 15 gennaio dello stesso anno. L'attrice si trovava in quei giorni a Hollywood nel tentativo di sfondare nel mondo del cinema americano e le ore notturne "rubate" al sonno in concitate telefonate con la moglie e gli allenamenti non affrontati nel modo migliore, gli impedirono di salire sul ring con la preparazione necessaria per affrontare una prova di tale difficoltà.[1]

Tornato in Italia, il 2 maggio 1954 riconquistò il titolo europeo dei pesi medi battendo clamorosamente, alla prima ripresa per K.O. tecnico, l'inglese ex campione del mondo Randy Turpin, ma solo cinque mesi dopo lo perse nuovamente contro il francese Charles Humez. Nel frattempo era iniziata anche la carriera cinematografica: il suo primo film, I tre corsari, è del 1952. Nel 1954 si separò da Fulvia Franco, ex Miss Italia, da cui nel 1951 aveva avuto il figlio Alessandro. Nel 1957, con 101 incontri disputati risoltisi in 88 vittorie, 7 pareggi e 6 sconfitte, appese i guantoni al chiodo. Dieci anni dopo, ricordando la sua carriera di pugile, scriverà, nell'epilogo del suo libro La botta in testa:

« In un festoso locale di Trastevere annunciai alla stampa il mio ritiro dal ring. Da quel momento vedevo allontanarsi un mondo che mi aveva fatto in fretta, senza incertezze. [...] Si allontanava come quando si segue un oggetto al margine della ferrovia e in breve non si può più nemmeno immaginarlo, tanto breve è stata l'apparizione. Tutto era passato in un soffio. I combattimenti con Jack "il toro" e Humez il minatore. I miei liquidatori... Molti avevano trovato scuse per le mie sconfitte incolpando persone a me vicine, ma io no. Mai. Bisogna essere onesti con sé stessi. Me stesso. Non ce l'avevo fatta a superare ostacoli più grossi. Il mio record parlava chiaro. »

Nel 1959 fu nel cast del film La grande guerra, al fianco di Vittorio Gassman e Alberto Sordi. In quel periodo apparve spesso anche in televisione, ospite di trasmissioni di varietà. Dopo il 1975 si può dire terminata anche la carriera cinematografica, a parte, nel 1985, una piccola comparsata in La signora della notte (nei panni di sé stesso) e il cameo del 1995 (ancora nei panni di sé stesso) in Pugili. Gli ultimi anni di vita furono segnati, oltre che da gravi problemi familiari (la morte dei due figli: Alessandro, nel 1981, a soli 30 anni, a causa della droga,[2] e Tiberia, avuta da Helen de Lys Meyer, un'ereditiera americana, per AIDS), da un progressivo deterioramento delle facoltà mentali, riconducibile sia ai traumi subiti negli incontri sia alla dipendenza dalla cocaina, a causa della quale fu arrestato due volte, nel 1970 e nel 1980,[3] e dall'alcolismo.[4][5]

Sul finire degli anni ottanta tornò a recitare a sorpresa nella serie televisiva Classe di ferro di Bruno Corbucci, nel ruolo del pizzaiolo amico delle reclute. Anche stavolta il richiamo al pugilato era presente, infatti il suo personaggio era un ex pugile che non disdegnava di raccontare aneddoti della sua vita sul quadrato ai militari e al sergente Scherone (Adriano Pappalardo). Morì travolto da un treno locale sulla linea Roma-Civitavecchia, mentre camminava, presumibilmente in stato confusionale, lungo i binari nei pressi di Porta Maggiore, due chilometri dopo la Stazione Termini.[2][3]

Nel settembre 2011 la RAI ha mandato in onda su Rai 1 la miniserie dedicata alla sua vita dal titolo Tiberio Mitri - Il campione e la miss, diretta da Angelo Longoni e interpretata nel ruolo di Tiberio Mitri da Luca Argentero. La messa in onda della prima visione era prevista inizialmente per il 6 e il 7 marzo 2011 su Rai Uno, ma questa, pochi giorni prima, era stata sospesa a scopo cautelativo per via di una causa civile aperta dal nipote di Mitri per tutelare l'immagine dei nonni. Rai 1 ha infine deciso il debutto della miniserie per i giorni 26 e 27 settembre 2011.[6]

Filmografia parziale[modifica | modifica wikitesto]

Serie TV[modifica | modifica wikitesto]

Serie TV su Mitri[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giovanni Minoli, TIBERIO MITRI Un protagonista degli anni '50 in La Storia siamo noi, Rai Eucational. URL consultato il 1º febbraio 2012.
  2. ^ a b Il cugino: "Distrutto dai dolori della sua vita" in La Repubblica, 12 febbraio 2001. URL consultato il 16 febbraio 2011.
  3. ^ a b Massimo Vincenzi, Mitri, addio al pugile con la faccia d'angelo in La Repubblica, 12 febbraio 2001. URL consultato il 16 febbraio 2011.
  4. ^ (EN) Tiberio Mitri in The Telegraph, 14 febbraio 2001. URL consultato il 1º febbraio 2012.
  5. ^ Claudio Lazzaro, Tiberio Mitri, una vita da perdente in Corriere della Sera, 22 gennaio 2001, p. 44. URL consultato il 1º febbraio 2012.
  6. ^ Rai sospende fiction su Tiberio Mitri, ansa.it. URL consultato il 5 marzo 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Tiberio Mitri, La botta in testa, Arezzo, Limina, gennaio 2006, ISBN 978-88-88551-82-1.
  • Roberto Degrassi, Severino Baf, Tiberio Mitri il pugile, la favola, il dramma, Villorba, Anordest, novembre 2010, ISBN 978-88-96742-27-3.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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