Thug

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La dea Kalì, venerata dai Thug

Thug (grafia inglese per il termine bengali Thog, che significa "truffatore") è un'antica setta religiosa indiana, i cui appartenenti venivano chiamati Thogi (in inglese Thug(s)). Fino a metà dell'Ottocento erano molto noti e temuti in India per la loro fama di ladri, rapinatori e soprattutto assassini particolarmente abili. Il loro culto prevedeva l'adorazione della dea Kalì (a volte chiamata anche Bhavani) e veniva espresso tramite sacrifici umani. Gli storici odierni tuttavia ritengono il mito dei Thug una demonizzazione inglese che mescola fatti reali di gruppi dediti a culti religiosi e banditismo a stereotipi tipicamente occidentali.

La storia dei Thug viene definita come uno dei casi più eloquenti, eclatanti e celebrati di costruzione di un mito in senso orientalista.[senza fonte]

La setta[modifica | modifica sorgente]

L'attività principale dei thug era la depredazione di carovane di pellegrini o di mercanti. La loro tecnica consisteva nell'unirsi al gruppo e prestare servizio per conto di essi, vincere la loro diffidenza e conquistarsi la loro fiducia per poi ucciderli nel sonno e derubarli di tutti i loro beni. Gli appartenenti alla setta uccidevano le loro vittime per strangolamento (si dice tramite un laccio, ma pare si trattasse invece di una sorta di sciarpino a fazzoletto, chiamato infatti rumal, che in bengali moderno significa appunto "fazzoletto") e poi nascondevano i loro corpi. A volte le vittime venivano catturate e tenute prigioniere, trasportate in un tempio dedicato alla dea e sacrificate. I riti avvenivano in un clima di festa caratterizzato da musica e danze e da uso di sostanze stupefacenti, secondo la loro cultura ogni morte dedicata alla dea avvicinava la venuta di quest'ultima sulla terra.

A causa del loro grande talento di assassini strangolatori, spesso prestavano servizio come sicari per conto dei potenti: i consistenti compensi per gli omicidi consentivano ai membri della confederazione di finanziare il loro culto, inoltre potevano avvalersi di amicizie e conoscenze altolocate che significavano protezione e garanzia. La situazione peggiorò quando anche alcune importanti personalità indiane cominciarono ad abbracciare il culto della dea sanguinaria Kalì.

Dopo l'invasione dei britannici e la proclamazione dell'India come colonia dell'Impero, i Thug furono subito visti nell'ottica dei criminali e combattuti come tali, ma l'appartenenza alla congrega di nobili signori indiani era largamente diffusa e questo ostacolava le indagini delle milizie di Sua Maestà, in quanto i nobili fornivano protezione e i vari gruppi si concentravano nei territori di questi ultimi, in cui sapevano di essere al sicuro.

In realtà gli appartenenti alla setta si chiamavano Phansigar che in un dialetto indù significa "strangolatori". Quando i britannici giunsero in India, esistevano già da secoli. Secondo un'ipotesi formulata dal generale William Sleeman essi erano i lontani discendenti del misterioso esercito dei Sagartii, citati negli scritti di Erodoto, che si battevano armati di un laccio di cuoio e di un pugnale. Talmente forte fu l'impatto di queste figure sull'immaginario collettivo britannico, che già nella prima metà dell'Ottocento in inglese la parola thug aveva assunto il significato di "delinquente", "tagliagole".[1] Le vittime strangolate venivano fatte a pezzi per l'offerta alla dea Kalì che, essendo protettrice dei più deboli, richiedeva però di risparmiare donne, ciechi, storpi e paria. Al termine delle razzie, i settari si riunivano per celebrare il Tuponee, una sorta di banchetto rituale a base di gur, lo zucchero di canna grezzo che, dopo la preghiera pronunciata dal capobanda, veniva in parte sotterrato in onore della dea Kalì e in parte distribuito ai partecipanti all'assassinio. I thug erano superstiziosi e consideravano presagi di sventura un serpente che attraversava la strada, un ululato di un lupo o il raglio di un asino. Possedevano un codice segreto chiamato ramasi con cui comunicavano. Per esempio il poggiare una mano sulla bocca significava che non vi erano pericoli, mentre avvicinarla alla gola significava che qualcuno si stava avvicinando. Il codice era tramandato da padre a figlio solo quando questi a dieci - dodici anni era iniziato alla setta.[2]

La distruzione della setta[modifica | modifica sorgente]

Gruppo di Thug catturati dall'esercito inglese

William Sleeman, vice-governatore, lanciò nel 1830 un'intensa campagna che comprendeva una caccia di fatto agli appartenenti al culto e che prevedeva pesanti interrogatori ai prigionieri (a cui veniva promessa anche la libertà in cambio di informazioni). Nel giro di 7 anni il culto si ridusse notevolmente e si estinse completamente nel giro di pochi anni. È impossibile sapere quando la setta smise di esistere, tuttavia è dato per certo che nel 1890 il culto era già completamente estinto. In realtà la maggior parte delle storie sulla distruzione della fantomatica setta provengono da racconti riportati da ufficiali britannici al servizio dello stesso Sleeman e che non trovano fondamenti certi.

Nel 1904 gli ufficiali britannici scoprirono un complotto organizzato da un gruppo di persone fedeli agli ideali thug, il che causò grande preoccupazione e fece dubitare che il gruppo fosse realmente estinto. Fu solo un caso isolato, ma la mancanza di un ente unico incaricato delle indagini, assieme al fatto che i Thug potevano tranquillamente uscire dall'Impero britannico per non essere ricercati, ha portato alcuni a credere che in realtà il culto si fosse solo ridotto di dimensione senza essere stato sconfitto completamente.

Gli storici tuttavia ritengono le storie sui Thug paragonabili alle tesi che portarono all'Inquisizione, fornendo uno strumento agli ufficiali britannici di poter assoggettare e distruggere legalmente, agli occhi dell'opinione pubblica, qualsiasi possibile forma di resistenza al colonialismo del Regno Unito.

Guinness dei primati[modifica | modifica sorgente]

Un record macabro è quello di un thug di nome Behram, che nel corso della sua esistenza avrebbe ucciso 931 persone (questo dato non è però accertato in modo conveniente).[3]

Controversie[modifica | modifica sorgente]

Gli storici attuali sono concordi nell'affermare che il mito dei Thug fu piuttosto un'estremizzazione di alcuni gruppi realmente esistenti, che presentavano alcune caratteristiche come il banditismo e il brigantaggio, volutamente demonizzati dai britannici.[senza fonte]

Thug nei media[modifica | modifica sorgente]

Diversi autori letterari hanno preso spunto dalla storia dei Thug per creare dei personaggi di fantasia (quasi sempre i thug hanno ricoperto la funzione di antagonista). Un breve e non esaustivo elenco è riportato qui di seguito.

Narrativa[modifica | modifica sorgente]

Filmografia

Musica[modifica | modifica sorgente]

Televisione[modifica | modifica sorgente]

  • Sandokan, serie televisiva del 2000, basata sui primi romanzi del "ciclo della Malesia" di Emilio Salgari, non sui due romanzi sopra citati che hanno i Thugs come protagonisti, che si situano ad un'epoca posteriore del ciclo. I Thugs riappaiono anche nei due seguiti Sandokan - la tigre ruggisce ancora e Sandokan - Le due tigri. In tutte queste serie nemico ricorrente è il sacerdote di Kalì Suyodhana, dotato di poteri magici.
  • Highlander - IV stagione episodio 9 - La collera di Kalì (20 novembre 1995)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La prima attestazione dell'uso risalirebbe al 1839. V. ad es. l'etimologia di thug su Online Etymology Dictionary
  2. ^ Fabrizio Gaudio,Società segrete, Atlanti del sapere, ed. Giunti, 2009, pagg. 60-65
  3. ^ James Paton, Collections on Thuggee and Dacoitee, British Library Add. Mss. 41300
  4. ^ Armando Bisanti. Scene di fanatismo in alcuni romanzi salgariani

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]