Threskiornithidae

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Treschiornitidi
Royal Spoonbill444.jpg
Spatola reale
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Aves
Ordine Pelecaniformes
Famiglia Threskiornithidae
Richmond, 1917
Sottofamiglie

I Treschiornitidi (Threskiornithidae Richmond, 1917) sono una famiglia dell'ordine dei Pelecaniformi[1].

Vivono in paludi, rive lacustri, pianure e savane di Nordamerica meridionale, Sudamerica, Europa meridionale, Asia, Africa e Australia.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Ibis e spatole sono uccelli di media corporatura con un becco tutto particolare. Quasi tutte le specie rivelano istinti altamente sociali, nidificando, alimentandosi e volando in schiera. Una formazione di ibis che all'imbrunire plana plasticamente verso i posatoi notturni è una visione memorabile. Quasi sempre si ha una coabitazione di molte specie: sino a un massimo di sette negli llanos venezuelani.

La maggiore peculiarità di questi uccelli è il becco lungo, sottile e arcuato negli ibis, largo e appiattito, più dilatato all'estremità, nelle spatole. I rappresentanti di questa famiglia hanno testa priva di penne e l'ibis sacro ha nudo anche il collo. Di livrea per lo più uniforme, sono dotati di ornamenti specifici, come le allungate penne secondarie dell'ibis sacro, il rosso vivo della pelle dell'ibis bianco americano, o i tubercoli sgargianti sul capo dell'ibis faccianera. I maschi sono in generale di mole più ragguardevole delle femmine.

Evoluzione[modifica | modifica sorgente]

La divergenza delle spatole dagli ibis rappresenta il momento fondamentale dell'irradiazione nell'ambito della famiglia. Nonostante l'esiguità dei reperti paleontologici, molti rinvenimenti dalle Hawaii e Giamaica evidenziano la ripetuta evoluzione sulle isole dell'incapacità al volo. È probabile che l'intervento dell'uomo abbia determinato l'estinzione in tempi relativamente recenti di questi rappresentanti insulari.

Biologia[modifica | modifica sorgente]

Alimentazione[modifica | modifica sorgente]

Frequentatori di paludi, stagni e savane, ibis e spatole si nutrono di una varietà di insetti, rane, crostacei e pesci, affidandosi più al senso del tatto che alla vista. Gli ibis infilano il lungo becco inquisitorio nel fango, nei buchi o sotto la vegetazione. Le specie tipicamente acquatiche, di becco in genere più lungo di quelle terrestri, catturano prede poco mobili o ancorate al fondo. L'ibis bianco americano è specializzato in gamberi d'acqua dolce e piccoli granchi costieri; l'ibis eremita mangia insetti e vermi terricoli; l'ibis sacro inghiotte senza darsi pensiero pezzetti di carogne ed eventuali insetti, ma non si fa certo scappare un buon uovo di pellicano o coccodrillo frantumato da qualche predatore. Le spatole muovono da un capo all'altro il largo becco aperto per acchiappare pesci e insetti acquatici.

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

La nidificazione è in genere coloniale, talora con decine di migliaia di individui. Qualcuno, come l'ibis hadada, preferisce riprodursi in solitudine, ma per il resto conduce vita sociale.

Il ciclo di nidificazione dura di solito dai 2 ai 3 mesi e comporta talora un secondo tentativo in caso di insuccesso. Quanto al sito prescelto, la variabilità è di rigore. L'ibis bianco americano allestisce il suo nido sugli alberi, tra i cespugli o i canneti, o anche al suolo in acquitrini e paludi. L'ibis eremita e l'ibis calvo optano per le scogliere; l'ibis hadada in mancanza di meglio si accomoda su un palo telegrafico. L'ibis faccianera si appropria del nido di un rapace. L'ibis collocamoscio nidifica appartato sulle palme venezuelane e sulle scogliere nella «puna», ma in colonie sul suolo argentino. La scarsità di predatori terrestri induce sovente a preferire luoghi isolati quali alberi o isole circondate da paludi o acque libere.

All'epoca della formazione delle coppie la colorazione e gli accessori di parata, come la sacca golare dell'ibis bianco americano e il nero piumaggio dell'ibis sacro, raggiungono il loro massimo fulgore stagionale. Nelle poche specie studiate, il maschio si posa su un sito potenzialmente adatto e comincia la sua pantomima a base di inchini e orientamenti del becco. Le femmine che azzardano un atterraggio vengono in un primo momento respinte, ma scelta la compagna ideale, la coppia si impegna in una serie di cerimonie rituali quali la lisciatura delle penne e una serie di piegamenti del capo. Le specie solitarie emettono suoni aspri per mantenere il contatto e spesso protraggono il sodalizio per tutto l'anno.

Il maschio di solito procura i materiali per il nido, presentandoli con fare cerimonioso alla femmina. La difesa del luogo prescelto è compito di entrambi. L'accoppiamento avviene sul posto e in certe specie sono frequenti le scappatelle «extra-coniugali». I due adulti si alternano all'incubazione e propongono cibo rigurgitato ai nidiacei, che se lo vanno a recuperare inserendo il becco nell'esofago dei genitori. Più avanti i giovani abbandonano il nido e, nelle specie coloniali, salgono sui rami alti dove si appollaiano in gruppo. La buona riuscita di tutto il processo di nidificazione dipende dalle risorse alimentari, della zona. Ad esempio l'ibis sacro segue schemi riproduttivi diversi nelle varie regioni africane, in base all'andamento stagionale delle precipitazioni. La tabella di marcia della nidificazione in un'area può subire cambiamenti da un anno all'altro. Particolarmente errabondo è l'ibis bianco australiano, che si affretta a farsi il nido quando e dove le condizioni idriche lo consentono. In ogni caso la disponibilità di cibo è legata alla presenza di acqua. Non tutte le specie in una zona nidificano contemporaneamente. In Venezuela, l'ibis verde sceglie per la cova la stagione umida, mentre l'ibis collocamoscio quella asciutta, si presume in relazione a un dissimile regime alimentare.

Ecologia[modifica | modifica sorgente]

Molte specie sia di ibis, sia di spatole, si muovono in schieramenti compatti o in lunghe linee sinuose, alternando batter d'ali a planate. Presso i migliori siti di foraggiamento si insediano comunità promiscue di cui fanno parte anche aironi, cicogne e cormorani. I posatoi possono essere temporanei, cioè legati alla durata delle risorse alimentari, o permanenti.

Conservazione[modifica | modifica sorgente]

La sopravvivenza di ibis e spatole dipende dalla conservazione dell'habitat e dalle misure protezionistiche che si intendono mettere in atto. L'ibis sacro, per millenni residente stagionale lungo le sponde del Nilo, è scomparso dall'Egitto sin dalla prima metà del XIX secolo. L'ibis eremita ha nidificato nell'area alpina dell'Europa centrale quanto meno dall'Età della Pietra al XVII secolo, ma è ormai circoscritto a ridotte aree dell'Africa settentrionale e del Medio Oriente. Il suo declino, affrettato dagli inevitabili mutamenti ambientali, è stato decretato dalla caccia illegale. Da tempo scomparso in Europa, questo splendido uccello, che oggi non arriva a un totale di 1500 esemplari, venne ritrovato in Asia minore sul finire del XIX secolo. La specie più minacciata è l'ibis crestato, di cui sopravvivono meno di 360 esemplari di individui in Cina e in Giappone. La sua diffusione era capillare in questi due paesi sino agli inizi del XX secolo, e in Corea sino alla seconda guerra mondiale. Si può presumere che la perdita di una nicchia ecologica idonea - foreste di pini attorniate da zone acquitrinose - abbia contribuito alla sua rovina. Sull'orlo dell'estinzione è anche l'ibis gigante, confinato alle basseterre dell'Asia sud-orientale, mentre la spatola faccianera si va facendo sempre più rara.

Tassonomia[modifica | modifica sorgente]

Sottofamiglia Threskiornithinae[modifica | modifica sorgente]

Sottofamiglia Plataleinae[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Gill F. and Donsker D. (eds), Family Threskiornithidae in IOC World Bird Names (ver 4.2), International Ornithologists’ Union, 2014. URL consultato il 6 maggio 2014.

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