Thlaspi

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Erba storna
Thlaspi alpestre Kevättaskuruoho IM7264 C.JPG
Thlaspi alpestre (Erba storna alpestre)
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Dilleniidae
Ordine Capparales
Famiglia Brassicaceae
Genere Thlaspi
L., 1753
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Rosidi
(clade) Eurosidi II
Ordine Brassicales
Famiglia Brassicaceae
Specie
(Vedi : Specie di Thlaspi )

Thlaspi L. 1753 è un genere di piante Spermatofite Dicotiledoni appartenenti alla famiglia delle Brassicaceae, dall'aspetto di piccole erbacee annuali o perenni dai caratteristici fiori a quattro petali disposi a croce.

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

La famiglia delle Brassicaceae (assieme alle Asteraceae) è una delle più numerose delle Angiosperme con circa 350 generi e 3000 specie[1], diffusa principalmente nella fascia temperata e fredda del nostro globo. Il genere Thlaspi comprende oltre un centinaio di specie, una quindicina delle quali sono presenti spontaneamente sul territorio italiano.
Il Sistema Cronquist assegna la famiglia delle Brassicaceae all'ordine Capparales mentre la moderna classificazione APG la colloca nell'ordine delle Brassicales. Sempre in base alla classificazione APG sono cambiati anche i livelli superiori (vedi tabella a destra).
Nelle classificazioni più vecchie la famiglia del genere Thlaspi era chiamata anche Crociferae e a volte Cruciferae.
Il genere Thlaspi è diviso in varie sezioni. Qui elenchiamo le tre sezioni attribuite dal botanico toscano Adriano Fiori (1865 – 1950) a questo genere (valide solamente per le specie spontanee del territorio italiano)[2]:

  • SCORODOTHLASPI : comprende le specie che odorano di aglio.
  • EUTHLASPI : comprende le specie che non odorano di aglio ma hanno il frutto alato.
  • APTERIGIUM : comprende le specie che non odorano di aglio e non hanno il frutto alato.

Qui di seguito sono elencate altre sezioni del genere[3]:

  • Apterygium Ledeb.
  • Nomisma DC.
  • Thlaspi
  • Thlaspi alpinum (gruppo)
  • Thlaspi caerulescens (gruppo)
  • Thlaspi praecox (gruppo)

Uno degli elementi morfologici più importanti per suddividere le varie specie del genere è il frutto. La tabella qui sotto mette in evidenza le varie forme del frutto di alcune specie spontanee italiane.
Morfologia di alcuni frutti
Qui di seguito è indicata la classificazione scientifica di questo genere[4]:

Famiglia : Brassicaceae definita dal botanico inglese Gilbert Thomas Burnett (15 aprile 1800 – 27 luglio 1835) in una pubblicazione del 1835.
Sottofamiglia : Thlaspoideae Leurss. 1880.
Tribù : Thlaspieae definita dal botanico e micologo svizzero Augustin Pyrame de Candolle (Ginevra, 4 febbraio 1778 – 9 settembre 1841) in una pubblicazione del 1821.
Genere : Thlaspi L. 1753


Specie spontanee della flora italiana[modifica | modifica sorgente]

Per meglio comprendere ed individuare le varie specie del genere (solamente per le specie spontanee della flora italiana) l'elenco che segue utilizza in parte il sistema delle chiavi analitiche[5].

  • SEZIONE A : il colore dei petali dei fiori è bianco; i fiori inoltre sono piccoli (i sepali sono lunghi fino a 2 mm; i petali fino a 4 mm); le ali del frutto sono prolungate verso l'esterno ben oltre lo stilo persistente.
  • Gruppo 1A : il ciclo biologico delle piante è annuo; non sono presenti dei getti sterili (fusti senza fiori);
  • Gruppo 2A : le foglie cauline presentano la massima larghezza nella metà apicale e sono dentate; i semi sono rugosi o alveolati; le piante hanno odore di aglio;
  • Thlaspi arvense L. - Erba storna comune : la pianta è glabra; i frutti sono larghi 11 – 16 mm, ed hanno una profonda e stretta insenatura nella parte apicale. L'altezza della pianta è di 30 – 60 cm; il ciclo biologico è annuo; la forma biologica è terofita scaposa (T scap); il tipo corologico è Ovest – Asiatico; l'habitat tipico sono i campi di cereali, gli orti e zone ruderali; la diffusione sul territorio italiano è completa (a parte le isole); la diffusione altitudinale va da 50 fino a 2200 m s.l.m..
  • Thlaspi alliaceum L. - Erba storna agliacea : la pianta è pubescente; i frutti sono larghi 6 - 8 mm. L'altezza della pianta è di 10 – 30 cm; il ciclo biologico è annuo; la forma biologica è terofita scaposa (T scap); il tipo corologico è Sud Europeo - Subatlantico; l'habitat tipico sono gli incolti e gli orti; la diffusione sul territorio italiano è più completa verso il versante occidentale; la diffusione altitudinale va fino a 1500 m s.l.m..
  • Gruppo 2B : le foglie cauline presentano la massima larghezza nella metà basale e il bordo della lamina è intero; i semi sono lisci; le piante non hanno odore di aglio;
  • Gruppo 1B : il ciclo biologico delle piante è bienne o perenne; i getti laterali non sono fioriferi;
  • Gruppo 3A : i fusti sono alti al massimo 20 cm; la fruttificazione occupa al massimo ¼ della lunghezza del fusto; i semi per loggia sono al massimo 4;
  • Gruppo 3B : i fusti sono alti oltre 50 cm; la fruttificazione occupa fino a 3/5 della lunghezza del fusto; i semi per loggia sono fino a 6;
  • Gruppo 1A : le ali del frutto sono larghe fino a 2 mm;
  • Gruppo 2A : i petali sono lunghi da 2 a 4 mm; il colore delle antere è rosso o violetto scuro;
  • Gruppo 2B : i petali sono lunghi da 5 a 7 mm; il colore delle antere è giallo;
  • Gruppo 1B : le ali del frutto sono larghe al massimo 0,5 mm;
  • Gruppo 3A : i petali sono lunghi fino a 5 mm; per ogni loggia si possono trovare fino a 8 semi;
  • Gruppo 3B : i petali sono lunghi da 5 a 8 mm; per ogni loggia si possono trovare al massimo 3 semi;
  • SEZIONE C : il colore dei petali dei fiori è roseo (o violetto);
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Specie di Thlaspi.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il nome generico (Thlaspi), secondo alcuni scritti di Dioscoride (Anazarbe in Cilicia, 40 circa - 90 circa), medico, botanico e farmacista greco antico che esercitò a Roma ai tempi dell'imperatore Nerone, ha una origine ellenica nel vocabolo (è un verbo) ”thlaò” (= io schiaccio, comprimo), alludendo probabilmente alle forme discoidali appiattite del frutto di queste piante molto più evidente del fiore stesso[2].

Morfologia[modifica | modifica sorgente]

Le piante di questo genere normalmente non superano i 50 cm di altezza (almeno per le specie europee). Sono glabre e glauche (raramente pubescenti). Le forma biologiche prevalenti sono terofite scapose (T scap) oppure emicriptofite scapose (H scap).

Radici[modifica | modifica sorgente]

Nella maggioranza delle specie le radici sono del tipo a fittone.

Fusto[modifica | modifica sorgente]

Il fusto in genere è eretto, semplice o ramoso. In qualche specie il fusto è rossiccio.

Foglie[modifica | modifica sorgente]

Può essere presente una rosetta basale di foglie. Mentre le foglie cauline sono disposte in modo alterno ed eretto (a volte sono quasi parallele al fusto); sono inoltre amplessicauli e in qualche caso sono anche sagittate e auricolate. In tutti i casi la lamina delle foglie è intera; eventualmente i bordi sono dentati. La forma può essere lanceolata oppure spatolata.

Infiorescenza[modifica | modifica sorgente]

L'infiorescenza, priva di brattee ma anche di foglie normali, è un racemo ombrelliforme con piccoli fiori bianchi o rosei. In questa infiorescenza non esiste un fiore apicale. I fiori sono dotati di peduncoli eretti o patenti. Durante la fruttificazione l'infiorescenza si allunga.

Fiore[modifica | modifica sorgente]

I fiori sono ermafroditi, attinomorfi (in realtà sono fiori dissimmetrici – a due piani di simmetria) e tetrameri (calice e corolla composti da 4 parti).

* K 2+2, C 4, A 2+4, G 2 (supero)[6]
  • Androceo: gli stami sono sei (androceo tetradinamo: 2 corti più esterni e 4 lunghi più interni) liberi senza appendici; sono inoltre privi di denti e non sono appiattiti. Le antere hanno una forma ovato-cordata e alla sommità sono apicolate (terminati con una punta più o meno robusta). Il colore degli stami normalmente è giallo. I nettari sono intrastaminali.

Frutti[modifica | modifica sorgente]

Il frutto consiste in una siliquetta deiscente non articolata (suddivisa in segmenti) peduncolata e generalmente glabra. La siliquetta può essere più o meno alata. Rispetto al fusto è in posizione patente e sporge in fuori (a volte le siliquette sono orientate tangenzialmente al fusto). La forma è discoide appiattita (generalmente obcordata o oblunga o obcuneata), divisa in due porzioni o logge (derivate da due carpelli iniziali) con carenatura centrale e incavata alla sommità. L'apertura avviene tramite due valve lasciando visibile al centro il ”replum” con i rispettivi semi. I semi (non alati ma rugosi) sono fissati lateralmente e sono da 2 a 16 per ogni loggia (il numero varia secondo la specie); non hanno endosperma e l'embrione contenuto è oleifero con due cotiledoni (= tegumenti - tessuti protettivi).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Le specie di questo genere sono diffuse soprattutto in Eurasia, Africa del Nord e la parte settentrionale del continente americano. Le specie spontanee della penisola italiana prediligono i luoghi erbosi, parzialmente coltivati (pascoli), oppure i luoghi sassosi e rupestri a substrato calcareo; le quote che frequentano possono arrivare fino (e oltre) a 2000 m s.l.m..
Delle 15 specie spontanee della flora italiana 10 (senza contare le sottospecie) vivono sull'arco alpino. La tabella seguente mette in evidenza alcuni dati relativi all'habitat, al substrato e alla diffusione delle specie alpine[7].

Specie Comunità
vegetali
Piani
vegetazionali
Substrato pH Livello trofico H2O Ambiente Zona alpina
T. alliaceum 2 collinare
montano
Ca Si neutro alto secco B1 CN CO BG
T. alpestre 11 subalpino
alpino
Ca/Si Si acido medio medio F3 tutto l'arco alpino
(escl. NO CO BL UD)
T. alpestre
subsp. virens
11 subalpino
alpino
Ca/Si Si acido medio medio F3 CN TO AO VC
T. arvense 2 collinare
montano
Ca Si neutro alto medio B1 B2 tutto l'arco alpino
T. brachypetalum 11 subalpino Ca Ca/Si basico medio medio F3 CN TO AO NO
T. minimum 3 subalpino
alpino
Ca basico basso medio F5 TN BL UD
T. montanum 14 collinare
montano
Ca Ca/Si basico basso secco F2 G4 I1 TO
T. perfoliatum 4 collinare
montano
Ca Ca/Si basico medio secco B1 B2 C1 F2 tutto l'arco alpino
T. praecox 9 collinare
montano
Ca Ca/Si basico basso secco F2 tutto l'arco alpino
(escl. NO SO BZ)
T. rotundifolium
subsp. cepaeifolium
3 subalpino
alpino
Ca basico basso medio C3 BL UD
T. rotundifolium
subsp. corymbosum
3 subalpino
alpino
Ca/Si Si neutro basso medio C3 CN TO AO NO SO
T. rotundifolium
subsp. grignense
3 subalpino
alpino
Ca basico basso medio C3 CO
T. rotundifolium
subsp. rotundifolium
3 subalpino
alpino
Ca basico basso medio C3 tutto l'arco alpino
(escl. AO VA)
T. sylvium 3 subalpino
alpino
Ca/Si basico basso medio C3 F5 CN TO AO VC NO

Legenda e note alla tabella.
Per il “substrato” con “Ca/Si” si intendono rocce di carattere intermedio (calcari silicei e simili); vengono prese in considerazione solo le zone alpine del territorio italiano (sono indicate le sigle delle province).

Comunità vegetali:
2 = comunità terofiche pioniere nitrofile
3 = comunità delle fessure, delle rupi e dei ghiaioni
4 = comunità pioniere a terofite e succulente
9 = comunità a emicriptofite e camefite delle praterie rase magre secche
11 = comunità delle macro- e megaforbie terrestri
14 = comunità forestali


Ambienti:
B1 = campi, colture e incolti
B2 = ambienti ruderali, scarpate
C1 = ambienti sabbiosi, affioramenti rocciosi
C3 = ghiaioni, morene e pietraie
F2 = praterie rase, prati e pascoli dal piano collinare al subalpino
F3 = prati e pascoli mesofili e igrofili
F5 = praterie rase subalpine e alpine
G4 = arbusteti e margini dei boschi
I1 = boschi di conifere



Usi[modifica | modifica sorgente]

Le specie di questo genere hanno un minimo impiego nel giardinaggio: giardini rocciosi e alpini (Thlaspi arvense, Thlaspi alpinum e Thlaspi rotundifoliumn). Anticamente alcune erano anche usate nella medicina popolare (Thlaspi arvense).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Vol. 2, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, pag. 841, ISBN 88-7287-344-4.
  2. ^ a b Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Vol. 3, Milano, Federico Motta Editore, 1960, pag. 836.
  3. ^ Thlaspi Flora Europaea (Royal Botanic Garden Edinburgh) Database
  4. ^ Crescent Bloom. URL consultato il 09-08-2009.
  5. ^ Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Vol. 1, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 446-451, ISBN 88-506-2449-2.
  6. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 09-08-2009.
  7. ^ AA.VV., Flora Alpina. Volume primo., Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 570-578.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume terzo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, pag. 836.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume primo, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 446-451, ISBN 88-506-2449-2.
  • AA.VV., Flora Alpina. Volume primo, Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 570-578.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, pag. 841, ISBN 88-7287-344-4.

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