La tragica storia del Dottor Faust

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La tragica storia del Dottor Faust
Opera teatrale in 19 scene: non ci sono atti
Frontespizio dell'opera in un'edizione del 1620
Frontespizio dell'opera in un'edizione del 1620
Autore Christopher Marlowe
Titolo originale The Tragical History of Doctor Faustus
Lingua originale Inglese
Genere dramma
Composto nel 1590
Prima assoluta 1594
Personaggi
  • Il Dottor Faust
  • Wagner, suo servo
  • Valdes e Cornelius, studiosi di magia
  • Mefistofele
  • Papa Adriano
  • Raimondo, re d'Ungheria
  • Bruno, l'antipapa
  • I cardinali di Francia e di Padova
  • L'arcivescovo di Reims
  • Carlo V, imperatore di Germania
  • Martino, Frederick e Benvolio, cavalieri alla sua corte
  • Il duca di Sassonia
  • Il duca di Vanholt
  • La duchessa di Vanholt
  • Robin, il clown
  • Dick
  • L'angelo buono
  • L'angelo cattivo
  • Lucifero
  • Belzebù
  • I sette peccati mortali: Orgoglio, Avarizia, Invidia, Rabbia, Gola, Accidia, Lussuria
  • Fantasmi: Alessandro Magno, la sua amante, Dario re di Persia, Elena di Troia e due amorini.
  • Vescovi, Monaci, Frati, Soldati, Gente del seguito, un vecchio, tre universitari, un oste, un mercante di cavalli, un carrettiere, un'ostessa, un flautista
  • Diavoli
  • Il coro
 

La tragica storia del Dottor Faust (The Tragical History of Doctor Faustus) è un'opera teatrale scritta da Christopher Marlowe nel 1590.

Indice

[modifica] Trama

Il dramma narra la storia di Faust, uno studioso così avido di conoscenza da non accontentarsi del sapere accademico, della medicina e della teologia, avventurandosi nel campo della magia nera. E siccome la ricerca autonoma e libera della verità (la filosofia o la scienza) era stata da sempre in contraddizione con la teologia dogmatica, dopo aver compiuto un'invocazione nel suo studio, gli appare il diavolo Mefistofele con il quale stipula un patto: Faustus avrà la conoscenza ed i servizi del servo di Lucifero per 24 anni, dopo i quali Lucifero avrà la sua anima. A questo punto, Faustus prova un momento di liberazione che assomiglia ad un desiderio sconfinato d'onnipotenza. Egli riesce solo a compiere piccoli atti di bassa levatura. Dapprima fa apparire a sé i sette Vizi capitali, poi si prende gioco della corte di Roma. Durante tutta l'opera, Faustus viene continuamente consigliato da due angeli, uno buono e uno malvagio, simboleggianti i due lati della natura umana. E sebbene l'angelo buono riesca più volte ad insinuare in Faustus il dubbio sulla sua scelta per salvargli l'anima, le minacce di Mefistofele e le apparizioni di Lucifero lo fanno presto desistere dal proposito di rompere il patto.

Prima di morire fa apparire a sé la mitica Elena di Troia, con la quale si stringe in un appassionato abbraccio in uno dei momenti più appassionati e poetici del dramma. L'abbraccio è sacrilego (Elena viene evocata dal diavolo ed è lei stessa un demonio, per cui l'amplesso conferisce a Faust natura demoniaca), nonché mistico. Elena, infatti, rappresenta la Sapienza con cui il filosofo si congiunge tradizionalmente in un abbraccio erotico.

Nell'ultima ora della sua vita, Faustus dà vita ad un famosissimo soliloquio, nel quale l'opera raggiunge un altissimo livello di poesia.

[modifica] Temi e Motivi

Un tema importante, in "Doctor Faustus", è il peccato. In tutta l’opera teatrale, Faustus viene continuamente a fare scelte sbagliate quando si tratta di stile di vita. Il suo primo peccato è l'avidità. Faustus ha iniziato la sua caduta spirituale facendo un patto con il diavolo, per avidità intellettuale. Faustus, studioso tedesco ben noto per le sue realizzazioni, cresce sofferente delle limitazioni sulla conoscenza umana, che lo porta a interessarsi di magia per saziare la sua brama avida.[1] Allora convoca un demone, Mefistofele, ordinandogli di andare da Lucifero per saziare la sua voglia: ciò richiama, oltre all'avidità, il peccato forse più grande di tutti, la superbia, che porta a non riconoscere alcun limite e a compiere atti sconsiderati, come convocare un demone illudendosi di poterlo trattare come un servo. Mefistofele, per accontentare Faustus in cambio dell’anima a Lucifero, offre al dottore 24 anni di servitù: così, all'altare dell'orgoglio e della brama, Faustus sacrifica la sua libertà eterna, per una libertà temporanea e illusoria. Intanto Mefistofele, in cambio, dovrà servire Faustus per 24 anni, fino alla resa dei conti.

Alla notizia dell'accettazione di Lucifero, Faustus inizia il primo anno della sua nuova vita dando sfogo alla sua natura peccaminosa perché, come prima reazione, in lui nasce un senso di immensa liberazione dagli umani limiti, una percezione di sé stoltamente indifferente alle conseguenze per la sua anima, come fosse onnipotente. In realtà Faustus riuscirà a compiere solo imprese da poco e non quelle grandiose che s'immaginava. Entra in una spirale senza via d'uscita non tanto perché soddisfa le sue voglie materiali e carnali, quanto perché, ancora di più, alimenta la propria vanagloria: con l'inganno ottiene la lode altrui.[2] Si compiace che gli altri lo guardino come un "eroe", anche se sa perfettamente di non esserlo. E ciò aumenta ancora di più la sua superbia, nonostante il rimorso sia sempre dietro l'angolo. In fondo, Faustus si rende conto del suo errore nel credere che il potere della conoscenza gli porterà la felicità, ma ormai non vuole più tornare indietro, anche se la possibilità di salvarsi l'anima esiste ancora, fino all'ultimo: lo manifesta l'angelo buono che cerca, inutilmente, di consigliarlo.

Alla fine dei suoi 24 anni, Faustus è pieno di paura ed è incredibilmente pieno di rimorsi per le sue passate azioni, ma ciò accade troppo tardi: il suo rimorso non è vero pentimento. Se si pentisse si salverebbe, ma la semplice paura del giusto castigo porta in lui solo angoscioso rammarico per essere stato, lui e non altri, la causa della propria rovina.

[modifica] Le condizioni del patto

  1. Faust può essere uno spirito in forma e sostanza e quindi perderà i limiti del suo corpo (First, Faustus may be a spirit in form and substance)[3]
  2. Mefistofele sarà il suo servo e sarà comandato da lui (Secondly, Mephistopheles shall be his servant, and be by him commanded)[3]
  3. Mefistofele dovrà fare qualsiasi cosa e portargli qualunque cosa gli venga chiesta (Thirdly, that Mephistopheles shall do for him, and bring him whatsoever)[3]
  4. Mefistofele dovrà essere invisibile ma sempre presente nella sua casa o stanza (Fourthly, that he shall be in his chamber or house invisible)[3]
  5. Mefistofele dovrà apparire ogniqualvolta che Faustus lo chiama ed in qualsiasi forma lui voglia (Lastly, that he shall appear to the said John Faustus, at all times, and it what shape and form soever he please.)[3]

[modifica] Ultimo Atto

(EN)
« (Exeunt SCHOLARS.)

(The clock strikes eleven.)

FAUSTUS. Ah, Faustus,
Now hast thou but one bare hour to live,
And then thou must be damn'd perpetually!
Stand still, you ever-moving spheres of heaven,[t 1]
That time may cease, and midnight never come;
Fair Nature's eye, rise, rise again, and make
Perpetual day; or let this hour be but
A year, a month, a week, a natural day,
That Faustus may repent and save his soul!
O lente, lente currite, noctis equi![t 2]
The stars move still, time runs, the clock will strike,
The devil will come, and Faustus must be damn'd.
O, I'll leap up to my God! — Who pulls me down? —
See, see, where Christ's blood streams in the firmament!
One drop would save my soul, half a drop: ah, my Christ! —
Ah, rend not my heart for naming of my Christ!
Yet will I call on him: O, spare me, Lucifer! —
Where is it now? 'tis gone: and see, where God
Stretcheth out his arm, and bends his ireful brows!
Mountains and hills, come, come, and fall on me,
And hide me from the heavy wrath of God!
No, no!
Then will I headlong run into the earth:
Earth, gape! O, no, it will not harbour me!
You stars[t 3] that reign'd at my nativity,
Whose influence hath allotted death and hell,
Now draw up Faustus, like a foggy mist.
Into the entrails of yon labouring cloud[s],
That, when you vomit forth into the air,
My limbs may issue from your smoky mouths,
So that my soul may but ascend to heaven!

(The clock strikes.)

Ah, half the hour is past! 'twill all be past anon
O God,
If thou wilt not have mercy on my soul,
Yet for Christ's sake, whose blood hath ransom'd me,
Impose some end to my incessant pain;
Let Faustus live in hell a thousand years,
A hundred thousand, and at last be sav'd!
O, no end is limited to damned souls!
Why wert thou not a creature wanting soul?
Or why is this immortal that thou hast?
Ah, Pythagoras' metempsychosis, were that true,[t 4]
This soul should fly from me, and I be chang'd
Unto some brutish beast! all beasts are happy,
For, when they die,
Their souls are soon dissolv'd in elements;
But mine must live still to be plagu'd in hell.
Curs'd be the parents that engender'd me!
No, Faustus, curse thyself, curse Lucifer
That hath depriv'd thee of the joys of heaven.

(The clock strikes twelve.)

O, it strikes, it strikes! Now, body, turn to air,
Or Lucifer will bear thee quick to hell!

(Thunder and lightning.)

O soul, be chang'd into little water-drops,
And fall into the ocean, ne'er be found!

(Enter DEVILS).

My God, my god, look not so fierce on me!
Adders and serpents, let me breathe a while!
Ugly hell, gape not! come not, Lucifer!
I'll burn my books! — Ah, Mephistophilis!

(Exeunt DEVILS with FAUSTUS.)

(Enter CHORUS).

CHORUS. Cut is the branch that might have grown full straight,
And burned is Apollo's laurel-bough,[t 5]
That sometime grew within this learned man.
Faustus is gone: regard his hellish fall,
Whose fiendful fortune may exhort the wise,
Only to wonder at unlawful things,
Whose deepness doth entice such forward wits
To practice more than heavenly power permits.

(Exit.)

Terminat hora diem; terminat auctor opus. »
(IT)
« (Escono gli STUDIOSI.)

(L'orologio batte le undici.)

FAUST: Ah, Faust,
ora hai solo un'ora di vita,
poi sarai dannato per sempre.
Fermatevi sfere del cielo che eternamente ruotate,
che il tempo finisca e mezzanotte non venga mai.
Occhio lieto della natura, sorgi, sorgi di nuovo e fai
un giorno eterno, o fai che un'ora duri
un anno, un mese, una settimana, un giorno,
che Faust possa pentirsi e salvare l'anima.
"O lentamente, lentamente correte, o cavalli della notte!".
Le stelle ruotano, il tempo corre, l'orologio suonerà,
verrà il demonio e Faust sarà dannato.
Salirò fino a Dio! Chi mi trascina in basso?
Guarda, guarda, il sangue di Cristo allaga il firmamento!
Una sola goccia mi salverebbe, metà d'una goccia. Ah, mio Cristo,
non uncinarmi il cuore se nomino Cristo.
Lo dirò di nuovo. Risparmiami, Lucifero.
Dov'è ora? E' scomparso. Vedo Dio
che stende il braccio e china la fronte minacciosa!
Montagne e colline, venite, franatemi addosso,
nascondetemi all'ira terribile di Dio.
No, no!
Allora mi getto a capofitto nella terra:
apriti, Terra! Oh, no, non mi dà riparo.
Stelle che regnavate alla mia nascita
e che mi avete dato morte e inferno,
ora risucchiatevi Faust come una nebbia
nelle viscere di quelle nubi incinte,
affinché, quando vomitate in aria,
il corpo cada dalle bocche fumose
ma l'anima salga al cielo.

(L'orologio suona.)

Ah, mezz'ora è passata! Presto passerà tutta.
O Dio,
se non vuoi avere pietà di quest'anima
almeno per amore di Cristo il cui sangue mi ha riscattato,
assegna un termine alla mia pena incessante:
che Faust resti all'inferno mille anni,
centomila, e alla fine sia salvato.
Ma non c'è fine alle anime dannate.
Perché non sei una creatura senz'anima?
Perché la tua dev'essere immortale?
Metempsicosi di Pitagora, fossi vera,
l'anima mi lascerebbe, sarei mutato
in una bestia bruta. Felici le bestie
che morendo
cedono l'anima agli elementi,
ma la mia vivrà torturata in eterno.
Maledetti i genitori che mi fecero!
No, Faust, maledici te stesso, maledici Lucifero
che ti ha privato del cielo.

(L'orologio suona mezzanotte.)

Suona, suona! Corpo, trasformati in aria,
o Lucifero ti porterà all'inferno.

(Tuono e fulmini.)

Anima, mùtati in piccole gocce d'acqua
e cadi nell'oceano, nessuno ti trovi.

(Entrano i DIAVOLI)

Mio Dio, mio Dio, non guardarmi così feroce!
Serpi e vipere, lasciatemi vivere ancora un poco.
Inferno orribile, non aprirti. Non venire, Lucifero.
Brucerò i miei libri. Ah, Mefistofele.

(Escono i DIAVOLI con FAUST.)

(Entra il CORO.)

CORO. Spezzato è il ramo che poteva crescere dritto
e bruciata la corona di Apollo
che crebbe in questo sapiente.
Faust se n'è andato. Meditate la sua caduta.
La sua tragedia possa esortare i saggi
a una sacra paura delle cose illegali,
le cose profonde che attirano spiriti arditi
a esperire ciò che il cielo ha proibito.

(Esce)

L’ora conclude il giorno, l’autore conclude l’opera. »

La citazione sopra proposta proviene dal testo del 'Progetto Gutenberg' nella versione in quarto del 1604 (con note in inglese rimosse).

[modifica] Note del testo

  1. ^ Secondo il Sistema tolemaico, la Terra, al centro dell'Universo, era circondata da grandi cieli trasparenti (sfere) entro ciascuno dei quali ruotava un pianeta. É la stessa concezione dantesca del Paradiso.
  2. ^ Verso ripreso da: Ovidio (Amores, I, 13, 40)
  3. ^ Si pensava che la posizione degli astri al momento della nascita segnasse il destino di ogni essere umano.
  4. ^ Secondo la Metempsicosi di Pitagora, le anime trasmigravano in altri corpi e anche in corpi di animali.
  5. ^ Il ramoscello di Alloro è sacro ad Apollo ed è il simbolo della poesia.

[modifica] Note

  1. ^ (Fetzer, John. Perceptions of Thomas Mann's Doctor Faustus : criticism 1947-1992 . New York City: Camden House , 1996.)
  2. ^ (Fetzer 21)
  3. ^ a b c d e Christopher Marlowe (1564-1593) Doctor Faustus (ca. 1592-1593) Atto, Scena V, versi 9-15

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