The Times They Are a-Changin' (singolo)

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The Times They Are a-Changin'
Artista Bob Dylan
Tipo album Singolo
Pubblicazione 1964
Durata 3 min : 15 sec
Genere Folk
Etichetta Columbia Records
Registrazione 24 ottobre 1963, Columbia Studios, New York
Bob Dylan - cronologia
Singolo precedente
(1963)
Singolo successivo
(1965)

The Times They Are a-Changin è un singolo di Bob Dylan pubblicato nel 1964 e tratto dall'album omonimo. La canzone si è classificata al 59º posto nella lista delle 500 migliori canzoni secondo Rolling Stone ed è utilizzata nei titoli di testa del film Watchmen, oltre che essere inclusa nella colonna sonora dello stesso.

Ispirazione e composizione[modifica | modifica wikitesto]

Sembra che Dylan abbia scritto la canzone tra settembre e ottobre del 1963, nei quali registrò una demo al pianoforte che venne pubblicata in The Bootleg Series Volumes 1–3 (Rare & Unreleased) 1961–1991. Il singolo venne registrato nei Columbia Studios di New York tra il 23 e il 24 ottobre;[1] durante la sessione del 24 venne registrata la versione poi inclusa nell'album.[2]

Dylan dichiarò che scrisse la canzone nel tentativo di farne un inno dei cambiamenti che avvenivano in quel momento storico. Nel 1985 disse a Cameron Crowe:

« Questa era decisamente una canzone con uno scopo. Sapevo esattamente cosa volevo dire e per chi lo volevo dire. Sai, naturalmente questa canzone è influenzata dalle ballate irlandesi e scozzesi...[3] Come All Ye Bold Highway Men, Come All Ye Miners, Come Alle Ye Tender Hearted Maidens. Volevo scrivere una grande canzone, una sorta di canzone a tema, sai, con versi brevi e concisi che si accumulavano l'uno sull'altro in una maniera ipnotica... il movimento dei diritti civili ed il movimento della folk music furono abbastanza vicini ed alleati per un certo periodo in quell'epoca. Quasi tutti si conoscevano tra di loro. Dovetti suonare questa canzone la stessa sera che il Presidente Kennedy morì. Prese il posto di canzone di apertura dei concerti e lo tenne per un lungo periodo.[4] »

Il biografo di Dylan Clinton Heylin racconta come Tony Glover, fermatosi nell'appartamento di Dylan nel settembre del 1963, prese una pagina della canzone a cui Dylan stava lavorando e lesse il verso «Venite senatori, membri del congresso/per favore date importanza alla chiamata». Giratosi verso Dylan, Glover disse: «Cos'è questa roba, amico?». Dylan scrollò le spalle e rispose «Bè, sai, mi sembra che sia quello che la gente vuole sentire».[5]

Il critico Michael Gray la descrisse come l'«archetipo della canzone di protesta». Commentò: «L'obiettivo di Dylan era di cavalcare il sentimento inespresso del pubblico di massa per dare a quell'incipiente sentimento un inno e al suo clamore uno sfogo. Ci riuscì, ma il linguaggio della canzone, tuttavia, è impreciso e generalmente poco diretto».[2] Gray suggerisce che la canzone fosse già allora vecchia rispetto ai grandi cambiamenti che predicava, e che politicamente fosse antiquata appena dopo che venne scritta.

Il critico letterario Christopher Ricks suggerisce invece che la canzone trascende le preoccupazioni politiche dell'epoca in cui è stata scritta. Ricks afferma che Dylan sta continuando a suonare la canzone nei concerti, e quando canta «i vostri figli e le vostre figlie/sono al dì la dei vostri comandi», canta inevitabilmente non con l'accento di un figlio, ma piuttosto con quello di un genitore e con un atteggiamento da nonno. Ricks conclude: Una volta c'era la questione di sollecitare i bempensanti ad accettare il fatto che i loro figli erano, lo sapete, hippie. Ma la grande sollecitazione può allora significare che i genitori ex-hippie hanno accettato meglio il fatto che i loro figli sembrano diventare yuppie.[6]

Il critico Andy Gill precisa che il testo della canzone rimanda al Qoelet, un libro contenuto nella bibbia ebraica, al quale si ispirò anche Pete Seeger nel suo inno Turn! Turn! Turn!. Il verso nel quale Dylan scrive «Ed il primo ora/Sarà l'ultimo poi» è un riferimento diretto al vangelo di Marco 10:31, «E molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi».[7][8]

Il 22 novembre 1963, meno di un mese dopo aver registrato la canzone, il presidente Kennedy venne assassinato a Dallas, in Texas. La notte successiva Dylan aprì il suo concerto con The Times They Are a-Changin'; disse al biografo Antony Scaduto: Pensai «"Wow, come posso aprire con quella canzone? Mi tireranno delle pietre addosso". Ma ho dovuto cantarla, il mio intero concerto è partito da lì. So di non aver compreso tutto. Qualcosa era appena andato in tilt nella canzone e loro applaudivano la canzone. E io non ho capito perché applaudissero, o perché scrissi quella canzone. Non potevo capire niente. Per me era solo pazzia».[9]

Cover[modifica | modifica wikitesto]

La canzone è stata reinterpretata da molti artisti tra cui:

Altri artisti che hanno interpretato la canzone sono stati: Joan Baez, The Seekers, Marc Bolan, Peter, Paul and Mary, Phil Collins e Simon and Garfunkel, e recentemente dai Blackmore's Night e Les Fradkin.

Interpretata pure da James Taylor e Carly Simon, questa canzone apriva il disco live "No-Nukes" registrato in occasione di diversi concerti di protesta contro la politica del nucleare.

Influenza culturale[modifica | modifica wikitesto]

La canzone fa parte della colonna sonora del film Watchmen, tratto dall'omonima graphic novel, usata come tema dei titoli di testa. Durante la narrazione, curiosamente, viene mostrata la scena dell'assassinio di Kennedy, qui opera del Comico, forse proprio in correlazione al legame che c'è tra questa canzone e lo storico attentato. Il capitolo 572 di One Piece porta come titolo il nome della canzone.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bjorner, Olof, The Times They Are A-Changin' sessions, Bjorner.com, 08.10.2004. URL consultato il 18.08.2009.
  2. ^ a b Gray, 2006, The Bob Dylan Encyclopedia, p. 662.
  3. ^ Dylan ha affermato che per The Times They Are a-Changin' ha preso ispirazione dal brano The 51st (Highland) Division's Farewell to Sicily del poeta scozzese Hamish Henderson (cfr. Festival to celebrate folklorist Hamish Henderson, BBC News, 16 marzo 2011).
  4. ^ Liner notes di Biograph. URL consultato il 18.08.2009.
  5. ^ Heylin, Bob Dylan: Behind the Shades Revisited, p. 126.
  6. ^ Ricks, 2003, Dylan’s Visions Of Sin, pp. 260–271.
  7. ^ Marco, 10:31. URL consultato il 18.08.2009.
  8. ^ Gill, 1999, My Back Pages, pp. 42–43.
  9. ^ Scaduto, 1971, Bob Dylan, p. 160.
  10. ^ Bob Dylan Honored at Kennedy Center, Url consultato il 18.08.2009

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  • Olof Bjorner, Olof's Files: A Bob Dylan Performance Guide (Bob Dylan all alone on a shelf), Hardinge Simpole, 2002, ISBN 1-84382-024-2.
  • Andy Gill, Classic Bob Dylan: My Back Pages, Carlton, 1999, ISBN 1-85868-599-0.
  • Michael Gray, The Bob Dylan Encyclopedia, Continuum International, 2006, ISBN 0-8264-6933-7.
  • Clinton Heylin, Bob Dylan: Behind the Shades Revisited, Perennial Currents, 2003, ISBN 0-06-052569-X.
  • Christopher Ricks, Dylan's Visions of Sin, Penguin/Viking, 2003, ISBN 0-670-80133-X.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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