The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars

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The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars

Artista David Bowie
Tipo album Studio
Pubblicazione 6 giugno 1972
Durata 38 min : 37 s
Dischi 1
Tracce 11
Genere Rock
Glam rock
Etichetta RCA
Produttore Ken Scott, David Bowie
Arrangiamenti Mick Ronson, David Bowie
Registrazione Trident Studios, Londra, settembre-novembre 1971, gennaio 1972
Formati LP, Picture disc, CD, SHM CD
Certificazioni
Dischi d'oro Stati Uniti Stati Uniti (1)[1]
Dischi di platino Regno Unito Regno Unito (1)[2]
David Bowie - cronologia
Album precedente
(1971)
Album successivo
(1973)

The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars, spesso indicato semplicemente come Ziggy Stardust, è il quinto album in studio dell'artista inglese David Bowie, pubblicato nel Regno Unito il 6 giugno 1972 dalla RCA.

Il disco[modifica | modifica sorgente]

La prima edizione su compact disc è del 1984, anno in cui anche gli album precedenti di Bowie sono stati ripubblicati (il che lo ha reso la prima rockstar ad avere l'intera produzione musicale disponibile in formato digitale).[3] In seguito sono state numerose le ristampe, tra cui quella rimasterizzata EMI/Rykodisc con cinque tracce bonus (1990) e quella distribuita in occasione del 30o anniversario, l'8 giugno 2002, con un cd bonus contenente 12 tracce. Le riedizioni più recenti sono un mini LP del 2007 e un SHM CD del 2009, entrambi usciti in Giappone.[4] Uno dei più grandi successi di David Bowie, non solo in fatto di vendite (oltre 7,5 milioni di copie vendute in tutto il mondo)[5] ma anche per il potere mediatico che ha esercitato e per il segno indelebile che ha lasciato sulla cultura musicale, Ziggy Stardust è una sorta di concept album che narra di un mondo sull'orlo dell'apocalisse in cui l'ultimo eroe è un ragazzo divenuto rockstar grazie ad un aiuto extraterrestre. Ziggy è esso stesso l'emblema della rockstar, un "cantante rock di plastica" come lo definiva Bowie, che con la sua ascesa e la sua caduta ripercorre idealmente la parabola della celebrità, dietro la quale si nascondono l'insicurezza e la fragilità dell'artista. L'album fu realizzato con l'idea di confezionare un personaggio che avesse un forte impatto sul pubblico: il trucco pesante, i fumettistici costumi colorati e i capelli rossi proto-punk diventarono elementi necessari per creare una cornice mistica attorno alla figura di Ziggy, quindi attorno a Bowie stesso dato che in quel periodo le due entità erano pressoché indistinguibili.[6]

Pur contenendo canzoni che rimangono tra le più famose di Bowie e tra le più amate dai fan, da Starman a Ziggy Stardust fino alla teatrale Rock 'n' Roll Suicide, per certi versi l'album è stato forse sopravvalutato nel corso della storia, grazie anche all'aura che si è creata attorno al personaggio di Bowie-Ziggy e che ha tenuto per anni prigioniero il suo creatore, tanto da indurlo ad "uccidere" la sua creatura annunciandone il definitivo ritiro nello storico concerto del 3 luglio 1973 all'Hammersmith Odeon di Londra. Come scrive Nicholas Pegg in The Complete David Bowie, i brani mancano forse dell'equilibrio presente in Hunky Dory o dell'energia e del sound compatto del successivo Aladdin Sane, a confronto del quale questo lavoro appare più esile sia nella resa vocale che negli arrangiamenti. Tuttavia, Ziggy Stardust rimane uno degli album che più hanno influenzato le generazioni future di artisti che nella pantomima del suo protagonista hanno trovato il primo esempio di teatro-rock.

L'album ha conquistato il disco d’oro negli Stati Uniti il 12 giugno 1974 ed è stato certificato disco di platino nel Regno Unito il 25 gennaio 1982.[1][2]

Tracce[modifica | modifica sorgente]

Le tracce, tranne dove indicato, sono scritte da David Bowie.

  1. Five Years - 4:44
  2. Soul Love - 3:33
  3. Moonage Daydream - 4:35
  4. Starman - 4:13
  5. It Ain't Easy (R. Davies) - 3:00
  6. Lady Stardust - 3:20
  7. Star - 2:50
  8. Hang On to Yourself - 2:40
  9. Ziggy Stardust - 3:13
  10. Suffragette City - 3:25
  11. Rock 'n' Roll Suicide - 3:00

Formazione[modifica | modifica sorgente]

Registrazione[modifica | modifica sorgente]

« ...Mick ha scritto arrangiamenti mozzafiato. Un perfetto collaboratore, lo stile crudo e appassionato della chitarra di Mick, in stile Jeff Beck, era perfetto per Ziggy e gli Spiders. Aveva una tale integrità. Sembrava che ogni nota venisse strappata dalla sua anima... »
(David Bowie, 2002[7])

Le sessioni di registrazione di Ziggy Stardust iniziarono ai Trident Studios di Londra il 9 settembre 1971, pochi mesi prima dell'uscita di Hunky Dory, con la cover di It Ain't Easy del cantautore americano Ron Davies. In un primo tempo si era pensato di includere il brano proprio in Hunky Dory e questo fu uno degli esempi della notevole sovrapposizione fra i due album che furono registrati consecutivamente.[8] L'8 novembre ebbe inizio la prima vera sessione, che produsse Five Years, Soul Love, Moonage Daydream, Hang On to Yourself, Star (che avrebbe dovuto intitolarsi Rock 'n' Roll Star), Ziggy Stardust e Lady Stardust, il cui titolo originario era He Was Alright (The Band Was Altogether). «Registravamo velocemente, come abbiamo sempre fatto», ricordava il produttore Ken Scott, «lavoravamo generalmente dal lunedì al sabato, dalle due del pomeriggio finché non finivamo, generalmente verso mezzanotte».[9] In realtà un demo acustico di Lady Stardust e Ziggy Stardust (con Bowie alla voce, pianoforte e chitarra) venne probabilmente già registrato agli studi Luxemburg nella prima metà del 1971.[10]

La prima scaletta di Ziggy Stardust

Una matrice datata 15 dicembre 1971 consente di osservare la scaletta originale dell'album.[11]

  • Lato A
  1. Five Years
  2. Soul Love
  3. Moonage Daydream
  4. Round and Round
  5. Port of Amsterdam
  • Lato B
  1. Hang On To Yourself
  2. Ziggy Stardust
  3. Velvet Goldmine
  4. Holy Holy
  5. Star
  6. Lady Stardust

Il master del successivo 2 febbraio 1972 rivela la track listing definitiva, tranne per la presenza di Round and Round che sarà rimpiazzata da Starman.[12]

Nel giro di pochi giorni vennero registrate altre tracce destinate a comparire nell'album ma che sarebbero poi state scartate.[13] Oltre a una nuova versione di Holy Holy, già registrata nel 1970 e pubblicata come singolo il 17 gennaio 1971, le sessioni produssero brani come Sweet Head, Velvet Goldmine e altre due cover, Around and Around di Chuck Berry (re-intitolata Round and Round) e Port of Amsterdam di Jacques Brel. Altri brani meno conosciuti comprendono Shadow Man, Only One Paper Left, It's Gonna Rain Again e una nuova incisione, poi tralasciata, di un pezzo degli Arnold Corns, Looking For a Friend. Le registrazioni si conclusero il 4 febbraio 1972, con l'incisione dei master di Suffragette City (che soppiantò all'ultimo momento Velvet Goldmine), Rock 'n' Roll Suicide (che sostituì Holy Holy) e Starman, composta specificamente per il mercato dei singoli.[14] Ultima traccia ad essere registrata, Starman portò all'esclusione di Round and Round nonostante lo stesso Bowie avesse detto in una intervista radiofonica all'inizio del 1972 che sarebbe stata concettualmente il tipo perfetto di canzone per Ziggy da eseguire sul palco.[15] Tra l'altro, sembra che addirittura l’album dovesse inizialmente intitolarsi Round and Round.[16]

A differenza di quanto era avvenuto circa un anno prima per The Man Who Sold the World, in questo caso l’apporto di Bowie durante le sessioni agli studi Trident fu decisivo. «Sapeva perfettamente quello che voleva dal punto di vista musicale», ricordava Ken Scott, «e non voleva saperne di accorgimenti tecnici».[17] Ma c'era un aspetto in particolare che più impressionò il produttore: «La cosa sorprendente di questo album è che molte delle tracce sono suonate dal vivo e la maggior parte delle parti vocali di Bowie sono "first takes"... Ci sono pochissimi artisti con cui ho lavorato in grado di fare parti vocali al primo take quasi ogni volta».[17] Inoltre, al confronto con la lunghezza dei periodi compositivi che avevano preceduto le sessioni di Space Oddity e Hunky Dory, ci sono indicazioni che fanno pensare che la costruzione di Ziggy Stardust sia avvenuta un po' per volta. Infatti, la prima scaletta riportata sulle matrici di dicembre indica che il concetto che completava la linea narrativa dell’ascesa e caduta di Ziggy è stata un’idea dell’ultimo momento, inserita dopo l’arrivo di Starman e Rock 'n' Roll Suicide. Nella sua prima intervista importante a proposito dell’album, rilasciata ad una radio americana nel gennaio 1972, David appariva ansioso di dissipare l'idea che Ziggy Stardust perseguisse una linea narrativa coerente. «Non era partito davvero come un album a tema. Si interruppe perché avevo trovato altre canzoni che volevo mettere nel disco e non c’entravano con la storia di Ziggy... Ciò che troverete sull'album, quando finalmente uscirà, è una storia che non si svolge realmente. Sono solo alcune piccole scene tratte dalla vita di una band chiamata Ziggy Stardust and the Spiders from Mars, che potrebbe essere l’ultimo gruppo sulla Terra perché stiamo vivendo gli ultimi cinque anni del pianeta... Dipende dallo stato in cui vi troverete durante l’ascolto. Dopo che ho scritto un album, la mia interpretazione dei suoi brani è totalmente diversa da quella di quando li scrivevo. Penso che i miei stessi dischi mi abbiano permesso di imparare molto su di me».[18]

Le canzoni scartate[modifica | modifica sorgente]

Rimasta sconosciuta per anni anche ai collezionisti (tanto che lo stesso produttore Ken Scott dichiarò di non ricordare niente della sua incisione),[19] Sweet Head ha un ritmo trascinante e una sfrenata linea vocale che contiene diretti riferimenti testuali a Ziggy, elemento che nell'intero album è presente solo nella title track. Questo particolare, unito alla somiglianza del riff con quello di Hang On to Yourself, ha portato a formulare l'ipotesi che Sweet Head fosse stata messa da parte perché Bowie era riluttante a sovraccaricare l'album con un altro brano "concettuale". Altrettanto degno di nota è il fatto che il testo era particolarmente forte per quei tempi, con riferimenti a gang di rapinatori, latinos e neri, «giovani checche nei furgoni bruciati» («By the faggy parks and the burnt out vans»), e avrebbe sicuramente suscitato polemiche.[19] Come se non bastasse c'è una serie di allusioni alla pratica sessuale suggerita dal titolo della canzone, culminanti nello scherzoso «mentre sei in quella posizione» («while ya down there»), che anticipava la famosa "fellatio simulata" con la chitarra del tour 1972. È uno Ziggy visto come divinità sessuale, un fallico "pavone di gomma" al culmine dell'autocompiacimento che dispensa gratificazione rock («Ziggy's gonna play, and I'm just about the best you can hear!», «Ziggy sta per suonare, e io sono semplicemente il migliore che possiate ascoltare») in cambio di adorazione e favori sessuali. Nel 1990, Sweet Head colse completamente alla sprovvista i fan di Bowie che ne ignoravano l'esistenza, e ci mancò poco che non fosse ascoltabile nemmeno in quell'occasione. Come rivelò Jeff Rougvie della Rykodisc, infatti, inizialmente Bowie si era opposto alla sua uscita, cambiando idea dopo due mesi e dando il suo consenso.[19]

Registrata alla fine del 1971, Velvet Goldmine rimase inedita fino alla ristampa del singolo di Space Oddity del 1975, quando fu mixata dalla RCA senza consultazione. «Tutta la faccenda è stata condotta senza che io avessi neppure l'opportunità di ascoltare il mixaggio...», fece notare Bowie in seguito, «...l'aveva mixata qualcun altro, una procedura davvero straordinaria».[20] Successivamente la traccia finì su Bowie Rare, prima di apparire nella riedizione EMI/Rykodisc del 1990 di Ziggy Stardust, e avrebbe ispirato nel 1998 il titolo del film omonimo diretto da Todd Haynes. Il compatto sound elettrico degli Spiders from Mars e il testo cantato a raffica si collocano negli stessi territori pruriginosi di Sweet Head e il titolo offre un'ulteriore testimonianza della venerazione di Bowie per il gruppo guidato da Lou Reed. Fino al 15 dicembre 1971 era previsto che il brano, intitolato in origine He's a Goldmine, fosse inserito nel lato B di Ziggy Stardust.[20] Il mese seguente Bowie parlò della sua esclusione in una intervista radiofonica, definendolo «un bel pezzo, molto "David Bowie", ma probabilmente un po' troppo provocatorio».[20]

Cover del classico di Chuck Berry pubblicato nel 1958 come lato B di Johnny B. Goode, Round and Round fu presente nella scaletta di Ziggy Stardust (col titolo originale Around and Around) fino al 2 febbraio 1972, quando sulla bobina del master venne annotato che un brano registrato in extremis, Starman, l'avrebbe sostituita come quarta traccia. «Avrebbe dovuto essere il tipo di canzone che Ziggy eseguiva sul palco», spiegava Bowie nel gennaio 1972 in occasione della sua prima intervista a proposito dell'album e del personaggio che le dà il titolo.[15] «Lo eseguiva in studio in ricordo dei tempi passati, ma il nostro entusiasmo per il pezzo cominciò probabilmente a scemare dopo che lo riascoltammo un po' di volte. Decidemmo di rimpiazzarlo con un brano intitolato Starman. Sinceramente non credo si sia trattato di una grande perdita».[15] Round and Round fu eseguita dal vivo in alcuni concerti dello Ziggy Stardust Tour e pubblicata come lato B di Drive-In Saturday nel 1973, per ricomparire poi in Bowie Rare (1983) e Sound + Vision (1989), dal quale la Rykodisc l'ha estrapolata per pubblicarla come CD singolo promozionale. Nel 1983 è stata pubblicata dalla RCA su uno dei picture disc della serie Life Time (come lato B di Drive-In Saturday).

Altra cover registrata durante le sessioni di Ziggy Stardust, Port of Amsterdam (in alcuni documenti vi si fa riferimento come Amsterdam) è una favola dolceamara di marinai che bevono forte, prostitute e sogni infranti scritta da Jacques Brel ma mai pubblicata su un album in studio. Fu aggiunta al repertorio dal vivo di Bowie già nel 1969 e avrebbe trovato ampio spazio anche durante lo Ziggy Stardust Tour, oltre che nelle sessioni BBC del 5 febbraio 1970 e del 21 settembre 1971. Bowie continuò ad eseguire Amsterdam con gli Spiders per tutta l'estate del 1972 prima che fosse esclusa dal repertorio in favore di My Death, cover di un'altra composizione di Brel (La mort). La versione ufficiale del brano incisa in studio da Bowie fu registrata ai Trident nell'estate 1971, preceduta da un demo nel quale Bowie canta un'ottava sotto per la maggior parte del pezzo, apparso in seguito in alcuni bootleg tra cui Naked and Wired. Fino al 15 dicembre 1971 Amsterdam era ancora candidata ad occupare l'ultima traccia del lato A di Ziggy Stardust ma alla fine fu rimpiazzata da It Aint't Easy. Rimase inutilizzata finché diventò il lato B di Sorrow, nel 1973. In seguito apparve in Bowie Rare e, nel 1990, nella ristampa EMI/Rykodisc di Pin Ups. Il 21 aprile dello stesso anno Bowie ne cantò le strofe iniziali in un concerto a Bruxelles che faceva parte del Sound + Vision Tour. Nel 1983 è stata pubblicata dalla RCA su uno dei picture disc della serie Life Time (come lato B di Sorrow).

Looking For a Friend ricevette la sua unica trasmissione via etere in occasione della sessione BBC registrata il 3 giugno 1971, durante la quale Bowie condivise la parte vocale con Mark Carr Pritchard. Il 17 giugno, agli studi Trident ne fu registrata una versione di 3:15 nell'ambito del progetto Arnold Corns, con la voce solista di Freddi Burretti che aggiunge un'"atmosfera" omosessuale alle inequivocabili implicazioni di uno dei testi più dichiaratamente gay di Bowie: «Been trolling too long, been losing out strong for the strenght of another man» («Sono in cerca da troppo tempo, troppo forte la mancanza della forza di un altro uomo»). Fu ripresa in considerazione durante le sessioni di Ziggy Stardust, quando ne era prevista la pubblicazione come 45 giri ma, a differenza delle altre canzoni registrate a nome Arnold Corns, non era destinata alla gloria (è rintracciabile in bootleg quali The Complete Arnold Corns Session).[21] Nel 1984 l'etichetta scandinava Krazy Kat ha messo in circolazione un 12" non ufficiale che conteneva tutti e quattro i pezzi registrati sotto la sigla Arnold Corns.[21]

Dell'incompiuta Shadow Man (documentata a volte come The Man) esiste solo un demo di 3:45 con chitarra, batteria e voce registrato il 14 settembre 1971, anche se alcuni elementi inducono a pensare che ne fosse stata incisa un'altra versione precedente il 23 aprile.[21] Il testo è una meditazione sull'impatto futuro delle nostre vite presenti, annunciata dal misterioso "uomo ombra": «He'll show you tomorrow, he'll show you the sorrows of what you did today» («Vi mostrerà il domani, vi mostrerà i dispiaceri di quello che avete fatto oggi»).

Ispirazioni e influenze: la costruzione di un alter ego[modifica | modifica sorgente]

Come suggerisce Nicholas Pegg in The Complete David Bowie, tra le molte influenze individuali sul personaggio di Ziggy forse la più evidente è quella esercitata da Iggy Pop, che fu presentato a Bowie nel settembre 1971 durante il suo viaggio a New York. Iggy Pop era praticamente sconosciuto in Gran Bretagna, sebbene David lo avesse già definito il suo cantante preferito in un'intervista per Melody Maker l’anno prima. Di ritorno in Inghilterra, Bowie disse a Ken Scott che il suo nuovo disco sarebbe stato "molto più simile a Iggy Pop". L’esibizione disinibita e spesso violenta, «che liberava la parte animalesca del rock» secondo le parole del cantante inglese, fu un ingrediente fondamentale per l’alter ego che Bowie stava forgiando. Leee Black Childers, già fotografo, futuro manager di Sid Vicious e degli Heartbreakers di Johnny Thunders e in questo periodo personaggio chiave di MainMan, la compagnia di management fondata dal manager di Bowie, Tony DeFries, sostenne in seguito che «l’infatuazione di Bowie per Iggy aveva a che fare con il desiderio di inserirsi nella realtà rock che apparteneva a Iggy e che Bowie non avrebbe mai potuto vivere perché era solo uno studentello d’arte del sud di Londra, mentre Iggy proveniva dalla feccia di Detroit. David Bowie sapeva che non avrebbe mai potuto raggiungere la realtà nella quale Iggy era nato. Così pensò di comprarsela».[22]

Ziggy Stardust: dal musical al disco

Già nel 1973, nel corso di un’intervista per Rolling Stone, David Bowie aveva parlato con William Burroughs del vecchio progetto di mettere in scena l’album come musical nel West End e farne uno spettacolo televisivo.[23] Nel 2004 il cantante è tornato sull'argomento spiegando che Ziggy Stardust era stato inizialmente concepito per il teatro: «Volevo scrivere un musical. Non avevo idea di come andasse fatto o di come i musical sono costruiti, ma l'idea di scrivere qualcosa basato sul rock per Broadway mi incuriosiva davvero ed ho pensato che sarebbe stata una cosa meravigliosa da fare... Davvero non sapevo le modalità di approccio e così ho seguito un corso molto più semplice, ho abbreviato un po' l'idea di musical fino a concepire un concept album e ho creato i personaggi».[24] Di recente è emerso tra i collezionisti un video in 16mm girato da Mick Rock, parte del quale contiene quello che sembra essere un promo televisivo sperimentale per Ziggy Stardust o materiale che doveva essere proiettato nei concerti. In realtà il promo non è mai stato né completato né trasmesso, tuttavia la breve sequenza è interessante e mostra il regista che mette a fuoco a velocità diverse la copertina dell'album, soffermandosi sul titolo e concentrandosi sull'immagine stessa di Ziggy.[25]

Lo stesso discorso vale per Lou Reed, che nel recente passato aveva già influenzato il modo di comporre di Bowie. Nel 2000 Bowie è tornato a parlare dell’influenza esercitata da Lou Reed sulla genesi del personaggio Ziggy Stardust, raccontando un curioso incontro che fece nei primi anni settanta: «Ci sono stati forse due incidenti che hanno contribuito alla creazione di Ziggy Stardust, o almeno mi hanno convinto saldamente che si trattava di un modo interessante per farlo. Uno era il fatto che andai a vedere i Velvet Underground la prima volta che sono stato negli Stati Uniti, nel 1970. Alla fine dello show sono tornato a sedere e abbiamo parlato per circa mezz'ora. Pochi giorni dopo ho detto ad un mio amico che avevo avuto la possibilità di parlare con Lou e che era stato meraviglioso... E lui mi disse "No... no... Lou ha lasciato la band l'anno scorso. Stavi parlando con Doug Yule, il suo sostituto, che è quasi la sua immagine sputata". Ho detto "Stai scherzando!" Si era seduto lì e ho parlato come se fosse Lou e lui mi raccontava di come aveva scritto I'm Waiting for the Man!».[26]

Ritratto di Vince Taylor, una delle principali influenze che hanno contribuito alla creazione del personaggio Ziggy Stardust.

L’asse Pop/Reed venne completato da un altro influsso fondamentale, quello di Marc Bolan. All'epoca delle sessioni di Ziggy Stardust, il vecchio amico di Bowie aveva raggiunto la celebrità, reinventando il suo modo di scrivere con un nuovo vocabolario di fantascienza urbana e trasformando la sua band in una formazione elettrica. Come scrive Nicholas Pegg in The Complete David Bowie, la personalità schiva e diffidente del cantante dei T. Rex, così come lo stile sospirato del suo modo di cantare vicino al microfono, vennero assimilati negli atteggiamenti di Ziggy. Lo stesso vale per gli elementi anni cinquanta presenti nelle performance di Bolan e, naturalmente, per il suo modo di truccarsi.

Ma se c’è un personaggio in particolare che può essere individuato come modello principale di Ziggy si tratta del rocker anglo-americano Vince Taylor. Nato nel Middlesex e trasferitosi negli Stati Uniti con la famiglia durante gli anni quaranta, Taylor aveva pubblicato per la Parlophone un paio di singoli fallimentari incluso Brand New Cadillac, di cui i Clash faranno una cover nel 1979 in London Calling. Dopo essersi ricavato una nicchia di fans ed aver firmato un contratto per l’etichetta francese Barclay nel 1961, la sua tendenza eccentrica e caratteriale fu potenziata da un consumo crescente di alcol e droghe.[27] Lo stile di vita esagerato ebbe un impatto immediato su David Bowie che lo incontrò a Londra nel 1966. «Andai ad alcune feste con lui», ricorderà parecchi anni dopo, «ed era fuori di testa, completamente flippato. Si portava appresso cartine dell’Europa e ricordo distintamente che una volta aprì una mappa a Charing Cross Road, fuori dalla stazione della metropolitana, la mise per terra e si inginocchiò con in mano una lente. Mi chinai con lui e disse che stava evidenziando tutti i luoghi dove gli UFO avrebbero dovuto atterrare nei mesi successivi. Era fermamente convinto che ci fosse un fortissimo legame tra lui, gli alieni e Gesù Cristo».[28] Taylor andò progressivamente perdendo il contatto con la realtà e le sue esibizioni furono costellate da una serie di incidenti sul palco finché una notte, stando alle parole di Bowie, «si presentò in scena vestito di bianco, dicendo che tutta la sua faccenda con il rock era stata una bugia, che in realtà lui era Gesù Cristo. Questa fu la fine di Vince, della sua carriera e di tutto il resto. Fu la sua storia che divenne uno degli elementi essenziali di Ziggy e della sua visione del mondo».[28]

L'origine del nome Ziggy Stardust[modifica | modifica sorgente]

Nel 1990 Bowie ha raccontato alla rivista Q che il nome Ziggy derivava da una sartoria di Londra chiamata "Ziggy's", davanti alla quale passò una volta in treno. «Aveva un'aria da Iggy ma era una sartoria, allora pensai "Beh, l'intera faccenda riguarderà i vestiti". Così, quasi per scherzo decisi di chiamarlo Ziggy».[26] Per ciò che riguarda invece il termine "Stardust", l’origine richiama un eccentrico cantante statunitense country degli anni settanta chiamato Norman Carl Odom, più noto come Legendary Stardust Cowboy, il cui unico successo era stata una canzone del 1968 intitolata Paralysed e la cui celebrità era basata su una disastrosa apparizione nel programma televisivo americano Rowan & Martin's Laugh-In. «Tutti risero di lui e se ne andò piangendo», ricordava Bowie nel 1996.[26] «Suonava la chitarra e aveva un trombettista con una gamba sola... Assemblavano la loro musica senza la consapevolezza che ci dovrebbero essere regole da seguire. E così andavano in direzioni che non verrebbero in mente neanche ad un musicista semi-qualificato ... è da lui che ho preso il nome Stardust».[26] Lo stesso Odom ha poi dichiarato: «Di certo sarebbe bello se David Bowie mi avesse pagato qualche cosa per l'utilizzo di una parte del mio nome in Ziggie [sic] Stardust».[26] Nel 2002 Bowie ha provato a sdebitarsi scegliendo Legendary Stardust Cowboy per suonare al Meltdown Festival e nello stesso anno ha inserito una cover di un suo brano del 1968, I Took a Trip (On a Gemini Spaceship) nel suo album Heathen. «Quando ho letto sul suo sito che pensava che, dato che avevo preso in prestito il suo nome, almeno avrei dovuto cantare una delle sue canzoni, mi sono sentito in colpa e ho voluto fare ammenda immediatamente. Così ho rifatto una delle sue migliori canzoni».[26]

Ascesa e caduta dell'ultima rockstar[modifica | modifica sorgente]

« Ziggy Stardust è uno sfarzoso assortimento di riff, insidie, melodramma e stile e il culmine logico del glam. »
(Stephen Thomas Erlewine, AMG[29])

Nell'intervista comparsa su Rolling Stone nel 1973, Bowie raccontava a William Burroughs che, contrariamente all'opinione comune, Ziggy Stardust non è un extraterrestre ma un umano che casualmente entra in contatto con forze da un'altra dimensione attraverso la sua radio e che, scambiando i loro messaggi per rivelazioni spirituali, adotta sulla Terra un ruolo messianico, mentre gli "infinti", creature aliene prive di passioni, lo utilizzano come tramite per una invasione che distruggerà il mondo.[23] «La fine arriva quando arrivano gli "infiniti". Ziggy è consigliato in un sogno dagli "infiniti" di scrivere la venuta di un uomo delle stelle, così scrive Starman, che è la prima notizia di speranza che le persone ricevono.. Nello spettacolo teatrale, uno di loro assomiglia a Brando, un altro è un newyorkese di colore».[23] Ancora, «quando gli infiniti arrivano, prendono pezzi di Ziggy per renderli reali, perché nel loro stato originale sono anti-materia e non possono esistere nel nostro mondo. E lo fanno a pezzi sul palco durante Rock 'n' Roll Suicide. Appena Ziggy muore sul palco, gli infiniti prendono i suoi elementi e diventano visibili».[23] Se poco di questa storia risulta chiaro sull'album, c’è da considerare che, lungo la sua carriera, Bowie ha spesso reinterpretato il proprio lavoro per adattarlo alla tendenza del momento, come suggeriva nella stessa intervista: «...quando un artista ha completato la sua opera essa non gli appartiene più... guardo semplicemente ciò che ne fa la gente».[23]

Descrizione dei brani[modifica | modifica sorgente]

Five Years[modifica | modifica sorgente]

La batteria di Mick Woodmansey dà inizio all'album con un brano apocalittico che annuncia la notizia della fine del mondo prevista tra cinque anni. Come scrisse Michael Watts il 1º luglio 1972 su Melody Maker, «il cupo messaggio apocalittico di Five Years deve qualcosa liricamente a Lou Reed»,[30] anche se le immagini di una società che va in rovina sembrano trarre ispirazione da film come La guerra dei mondi e Il giorno dei trifidi, segnalando l'essenza del nuovo tema trattato da Bowie, umane aspirazioni e rapporti deteriorati espressi nell'idioma dei racconti di fantascienza britannici.[31] Ancora una volta, come sostenuto da Nicolas Pegg in The Complete David Bowie, così come nell'album precedente il senso di alienazione dell'artista inglese è rappresentato attraverso un procedimento di dissimulazione teatrale. Se in Quicksand stava "vivendo in un film muto" ("I'm living in a silent film"), adesso si sente "come un attore" ("I felt like an actor") nel momento in cui, come il barone von Frankenstein, trasmette il soffio vitale alla sua nuova creatura:

La fine del mondo secondo David Bowie

In un'intervista pubblicata su Rolling Stone nel novembre 1973, il cantante descrisse lo scenario che intendeva evocare in Five Years: «È stato annunciato che il mondo finirà per esaurimento di risorse naturali. Ziggy si trova nella condizione di avere accesso a quello che tutti i ragazzi hanno sognato di ottenere... Ziggy faceva parte di un gruppo rock e i ragazzi non vogliono più il rock 'n' roll. Non c'è più corrente elettrica per suonarlo. Il consigliere di Ziggy gli dice di raccogliere notizie e di cantarle, perché non esiste più l'informazione. Così Ziggy comunica la notizia, ed è una notizia terribile».[31] Durante il Dinah Shore Show trasmesso dalla CBS il 3 gennaio 1976, rispondendo a una domanda a proposito della sua tanto pubblicizzata paura di volare, David dichiarò che in origine la canzone era stata ispirata da un sogno nel quale lo spettro di suo padre lo aveva ammonito di non volare mai più, aggiungendo che gli rimanevano solo cinque anni di vita.[31] Negli stessi giorni, in un'intervista su Rolling Stone dichiarò : «Ho pensato a mio fratello e ho scritto Five Years».[31]

(EN)
« Your face, your race, the way that you talk,
I kiss you, you're beautiful, I want you to walk... »
(IT)
« Il tuo viso, la tua razza, il tuo modo di parlare,
Ti bacio, sei bello, voglio che tu cammini... »

Oltre alle varie spiegazioni fornite da David Bowie sulla genesi di Five Years, altre fonti di ispirazione sono rappresentate da due poesie, London di William Blake e il poema At Launchtime - A Story of Love del poeta inglese Roger McGough, che Bowie aveva inserito nel suo spettacolo di cabaret nel 1968.[31] Il racconto tragicomico dell'abbandono sessuale che si diffonde su un autobus quando giunge la notizia che all'ora di pranzo ci sarà la fine del mondo, contiene diverse immagini che Bowie avrebbe adattato per Five Years. Bowie registrò la traccia vocale in due riprese separate, evidenziando così il "cambio di marcia" che porta al climax del ritornello finale. «David cominciò molto piano», spiegò Ken Scott, «così per ottenere il miglior suono possibile dovetti alzare il livello di registrazione ma, come sapete, lui alla fine diventa una specie di generatore di potenza e quindi mi toccava cambiare tutte le regolazioni. Nella seconda metà della canzone l'estensione della voce è abbastanza diversa e quindi fu necessario aggiustare i livelli per compensare la differenza».[9] Un procedimento simile sarà usato da Tony Visconti durante le registrazioni di "Heroes", cinque anni più tardi.

Five Years venne eseguita dal vivo per la prima volta nella sessione BBC trasmessa il 7 febbraio 1972 (pubblicata in Bowie at the Beeb) e venne riproposta il giorno dopo nel programma The Old Grey Whistle Test (versione inclusa nel DVD Best of Bowie. Si trova anche in Live Santa Monica '72, Stage e A Reality Tour, oltre che in numerosi bootleg. Ha fatto parte delle scalette dello Ziggy Stardust Tour e dello Station to Station Tour ed è riapparsa nel corso dello Stage Tour. Nel 1985 avrebbe dovuto chiudere il set di brani preparati per il Live Aid ma David decise di sacrificarla per consentire la proiezione di un filmato che invitava ad una sottoscrizione per l'Etiopia.[31] Il 12 dicembre 1978 fu proposta durante il concerto al Budokan di Tokyo e trasmessa nello Young Music Show dalla giapponese NHK e il 9 settembre 2005 è stata eseguita con gli Arcade Fire al Fashion Rocks Concert tenutosi alla Radio City Music Hall di New York, trasmesso da VH1 (versione pubblicata nel Live EP digitale uscito lo stesso anno).

Soul Love[modifica | modifica sorgente]

Il collegamento tra il presagio di Five Years e l'esplosione di glam della successiva Moonage Daydream è questo melodico brano nel quale Bowie descrive una serie di malinconiche manifestazioni d'amore: una madre che piange sulla tomba del figlio, l'amore del figlio per l'ideale in nome del quale si è sacrificato, una coppia di giovani amanti. Considerata spesso fuori luogo nel contesto dell'album, Soul Love in realtà contribuisce a fornire immagini e sensazioni di tipo più religioso. L'"amore spirituale" a cui il cantante fa riferimento è un tipo di adorazione religiosa e, naturalmente, l'anima è il principio spirituale che i cristiani credono si incarni in tutti gli esseri umani. Il verso iniziale potrebbe anche riferirsi al lutto di Maria dopo la crocifissione di Gesù (il "figlio coraggioso") e, in questa luce, lo "slogan" potrebbe rappresentare l'umanità.[32]

(EN)
« Stone Love, she kneels before the grave,
a brave son - who gave his life
to save the slogan »
(IT)
« Amore di pietra, lei si inginocchia davanti alla lapide,
un figlio coraggioso - che diede la sua vita
per salvare lo slogan »

La canzone fece un paio di apparizioni durante il tour americano del 1973 e di nuovo dieci anni dopo, nelle prime due serate del Serious Moonlight Tour, mentre conobbe un periodo di impiego continuato come brano fisso dal vivo solamente in occasione dello Stage Tour del 1978. Parte del concerto tenuto il 12 dicembre al Budokan di Tokyo venne trasmesso dalla televisione giapponese NHK all’interno dello Young Music Show. Versioni live di Soul Love si trovano solo in alcuni bootleg, tra cui Into the Labyrinth, Another Stage e Complete Dallas Rehearsals. Mick Ronson ne incise una versione country & western nel 1975, col nuovo titolo Stone Love (Soul Love), che rimase a lungo nei cassetti prima di riapparire negli anni novanta come bonus track in varie riedizioni di brani interpretati dal chitarrista di Hull.

Moonage Daydream[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Moonage Daydream.

Considerata la chiave di volta dell'album, Moonage Daydream si inserisce sulla dissolvenza finale di Soul Love e Ziggy Stardust fa finalmente la sua comparsa. L'ascoltatore viene così immerso nell'intreccio di sesso e fantascienza surreale che occupa la parte centrale dell'album dal messia androgino venuto dallo spazio, sospeso tra le radici del rock e il destino dell'umanità. Il brano venne inciso inizialmente per il progetto Arnold Corns e pubblicato come 45 giri circa un anno prima dell'uscita di Ziggy Stardust, in una forma ancora lontana dalla versione dell'album caratterizzata da un poderoso arrangiamento e dal tentativo di Bowie di dare alla sua interpretazione vocale un tono da rock 'n' roll americano.

Starman[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Starman (brano musicale).

Uno dei brani più celebri di David Bowie, Starman rivela il messaggio proveniente dallo spazio che interrompe una trasmissione radiofonica per raccontare la storia di un "uomo delle stelle" che, attraverso la radio, entra in contatto con i giovani di una Terra ormai condannata promettendo la salvezza del pianeta. Come rivelerà Bowie nel 1974, Ziggy Stardust non è l'uomo delle stelle ma solo il suo messaggero terreno, contrariamente all'opinione secondo cui spesso si dipinge Ziggy come un extraterrestre.[33] Nonostante le molte interpretazioni che il brano ha generato, stando alle parole di Bowie l'idea di base era che «le creature dello spazio sono abbastanza reali e umane, e che la prospettiva di incontrare altri esseri dovrebbe renderci felici».[33]

It Ain't Easy[modifica | modifica sorgente]

Bowie sarebbe venuto a conoscenza di questo "blues bianco" scritto dall'americano Ron Davies per il suo LP del 1970 Silent Song Through the Land attraverso Mick Ronson, anche se all'epoca delle sessioni di registrazione di Ziggy Stardust la canzone era tutt'altro che sconosciuta. Ne erano già state incise due cover dai Three Dog Night nel 1970 e da Long John Baldry nel 1971 e Dave Edmunds ne registrò una versione per l'album Rockpile proprio lo stesso mese in cui uscì Ziggy Stardust. Caratterizzata dalla slide guitar di Mick Ronson e dalle evoluzioni vocali di Bowie, che dispiega il suo forzato accento americano con l'accompagnamento di Dana Gillespie, la canzone che chiude il lato A dell'album mantiene l'atmosfera religiosa con uno stile gospel dei cori e dei contenuti e suona molto come uno spiritual,[8] sebbene l'aspetto devozionale acquisti, come suggerito da Nicholas Pegg in The Complete David Bowie, un senso più oscuro nel contesto delle implicazioni messianiche di Ziggy Stardust e delle sue reiterate professioni di sfiducia nell'establishment religioso.

(EN)
« Well all the people have got their problems,
that ain't nothing new,
with the help of the good Lord we can all pull on through. »
(IT)
« Beh, ognuno ha i suoi problemi,
non è una novità,
con l’aiuto di nostro Signore possiamo farcela tutti quanti. »

Bowie aveva interpretato It Ain't Easy per la prima volta nel periodo Arnold Corns come brano di chiusura della sessione BBC del 3 giugno 1971 (versione poi inclusa in Bowie at the Beeb). La versione dell'album si distingue per il fatto di essere stata la prima traccia incisa per Ziggy Stardust, anche se in origine era stata destinata a far parte di Hunky Dory.[8] Negli Stati Uniti fu pubblicata anche come lato B dell’EP promozionale di Space Oddity, sempre nel 1972 ma non fu mai inserita nelle scalette dal vivo e l’unica versione live rimane quella già citata eseguita alla BBC.

Lady Stardust[modifica | modifica sorgente]

« Una canzone in cui le correnti di frustrazione e trionfo si fondono in una desolazione assoluta. »
(Richard Cromelin, Rolling Stone, 20 luglio 1972[34])

L'introduzione al pianoforte di Mick Ronson apre il lato B di Ziggy Stardust con questa malinconica melodia che rievoca la carismatica esibizione dal vivo della rockstar. Sebbene intriso di alcuni americanismi ("awful nice", "outta sight"), il contenuto di Lady Stardust ha in realtà un'impronta decisamente britannica. Bowie allude infatti ad una caduta in disgrazia in stile Oscar Wilde ma si suppone che il brano fosse sostanzialmente dedicato a Marc Bolan, uno dei padri del glam rock che aveva già tracciato il percorso per la reincarnazione di David nei panni di Ziggy.[34]

(EN)
« People stared at the makeup on his face,
Laughed at his long black hair, his animal grace »
(IT)
« La gente fissò il trucco sul suo volto,
Rise ai suoi lunghi capelli corvini, la sua grazia animale »

Nonostante, secondo alcune fonti, Bowie abbia aggiunto le parole "Get some pussy now" proprio alla fine della canzone,[34] ancora una volta nella narrazione di Bowie non mancano i riferimenti religiosi, testimoniati dalla versione demo in cui si fa riferimento al rifiuto di Cristo da parte di Pietro: "Oh! how I lied when they asked if I knew his name" ("Oh, come ho mentito quando hanno chiesto se conoscevo il suo nome"). Nella versione dell'album è diventato "Oh! how I sighed when they asked if I knew his name" ("Oh, come ho sospirato quando hanno chiesto se conoscevo il suo nome").[34] La versione dell'album fu incisa agli studi Trident i primi di novembre del 1971 anche se il demo acustico era già stato registrato nella residenza di Bowie ad Haddon Hall nel mese di aprile, con addirittura due titoli, He Was Alright (The Band Was Altogether) e A Song for Marc.[34] Il demo completo (3:56) si trova in bootleg quali Little Toy Soldier e The '69 Tapes mentre una versione ridotta (3:35) è stata inclusa come traccia bonus nella riedizione EMI/Rykodisc di Ziggy Stardust del 1990.[34]

Bowie registrò Lady Stardust per due sessioni BBC, l'11 gennaio e il 23 maggio 1972, rintracciabili nel bootleg The Rise and Rise of Ziggy Stardust Vol 3/4 (la seconda anche in Bowie at the Beeb). Successivamente è stata eseguita di rado dal vivo, a partire dalle date del 19 e il 20 agosto 1972 per gli show al Rainbow Theatre (che si trovano, rispettivamente, nei bootleg Starman Over The Rainbow e Rainbow Theatre). In questi concerti Bowie intonava Lady Stardust come numero di apertura mentre sul maxischermo veniva proiettata, tra le altre, proprio l’immagine di Marc Bolan.[34] Un’altra occasione fu il concerto alla Music Hall di Boston del 1º ottobre (immortalato nel bootleg Ziggy In Boston), mentre la versione eseguita durante il concerto al Budokan di Tokyo il 12 dicembre 1978 è stata trasmessa dalla tv giapponese all’interno del programma Young Music Show. Una nuova versione semi-acustica, con l'accompagnamento vocale di Gail Ann Dorsey, fu registrata l’8 gennaio 1997 in occasione dello special BBC ChangesNowBowie, rintracciabile nel bootleg Divine Symmetry.

Star[modifica | modifica sorgente]

Secondo l’interpretazione che ne dà Nicolas Pegg in The Complete David Bowie, Star coglie un momento determinante di Ziggy che riflette su come "varrebbe la pena di fare qualsiasi cosa pur di diventare una rockstar". Il raggiungimento dello status di stella del rock viene visto quasi come un tipo di salvezza e da questo punto di vista la canzone (per la quale Bowie ha ammesso di aver "preso in prestito" il coro d’accompagnamento da Lovely Rita dei Beatles)[35] garantisce un nesso narrativo tra il malinconico ritratto di Lady Stardust e la megalomania autoreferenziale della successiva Hang On to Yourself. Sempre secondo Nicolas Pegg, al di là dei percorsi narrativi dell'album il brano ricalca le fantasie di molti adolescenti e dà voce alla frustrazione dello stesso Bowie per non aver sfruttato a pieno le sue potenzialità:

(EN)
« I could fall asleep at night as a rock & roll star...
I could fall in love all right as a rock & roll star... »
(IT)
« Potrei addormentarmi la notte come una star del rock 'n' roll...
Potrei innamorarmi davvero come una star del rock 'n' roll... »

David Stopps, manager del Friars Club di Aylesbury dove Bowie tenne alcune delle prime serate dello Ziggy Stardust Tour, ha raccontato che all'inizio del 1971, prima di essere inclusa nell'album la canzone venne offerta ad una band britannica chiamata Chameleon (il cui cantante era Les Payne).[35] Un demo registrato presso i Radio Luxemburg Studios di Londra (battuto all’asta da Christie's nel 2000) venne perciò inviato a Payne, il quale voleva che a produrre Star fosse proprio David Bowie. Per contro, la Chrysalis impose un "vero" produttore, col risultato che l'incisione dei Chameleon non fu mai effettuata.[35] Così come per altri brani dell'album, il demo era molto diverso dalla versione definitiva nello stile e nei contenuti. Tra le differenze nel testo c'è il verso iniziale «Tony went to fight in Belfast, Rudi stayed at home to starve» («Tony è andato a combattere a Belfast, Rudi è rimasto a casa a intristire»), che in origine recitava «If someone had the sense to hear me, if someone had the time to see» («Se qualcuno avesse il buon senso di ascoltarmi, se qualcuno avesse il tempo per vedere»).[35]

La canzone non fu eseguita dal vivo fino allo Stage Tour del 1978. La versione contenuta in Stage fu pubblicata negli USA anche nel maxi singolo promozionale che includeva versioni live di What In the World e Breaking Glass. Venne "riesumata" per il Serious Moonlight Tour del 1984, inizialmente come numero d'apertura che seguiva ad una breve introduzione tratta da The Jean Genie (rintracciabile in bootleg come Bad Segebeerg '83).

Hang On to Yourself[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Moonage Daydream#Il lato B.

Così come Moonage Daydream, anche Hang On To Yourself fu concepita inizialmente per il progetto Arnold Corns, anche se il testo della versione originale (dal titolo leggermente diverso, Hang Onto Yourself) non conteneva ancora nessun accenno alle performance sul palco, alle groupie o agli stessi Spiders from Mars. Il testo della versione definitiva dà vita a una metafora nella quale il rock assume la forma di sesso, ambizione e appagamento, fino al raggiungimento dello status di rockstar che prefigura la caduta di Ziggy Stardust.

Ziggy Stardust[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ziggy Stardust (brano musicale).

Caratterizzato da un testo ricco di allusioni (da Marc Bolan a Jimi Hendrix e Lou Reed, tra gli altri), Ziggy Stardust rappresenta l'ascesa e la caduta della superstar fantascientifica protagonista della storia, cavalcando una delle più famose melodie rock eseguite da Mick Ronson. I citati Weird e Gilly sarebbero in realtà Trevor Bolder e Mick Woodmansey.[36]

Suffragette City[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Starman (brano musicale)#Il lato B.

Con il pianoforte sincopato in stile Little Richard e la chitarra martellante di Mick Ronson, Suffragette City può essere letta come la richiesta di un ragazzo che vuole essere lasciato solo con la sua partner oppure, sulla stessa linea di John, I'm Only Dancing, un mutamento di sesso da partner maschile a femminile: ("Hey man, Henry don't be unkind, go away... I can't take you this time, no way... there's only room for one and here she comes..." - "Hey amico, Henry non essere scortese, sparisci... non ti posso portare stavolta, proprio no... c’è posto per una persona sola ed eccola che arriva").

Rock 'n' Roll Suicide[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rock 'n' Roll Suicide.

L'album si chiude con questo brano dalle spiccate caratteristiche teatrali che racconta le ultime ore di Ziggy e che rappresenta una sorta di riflessione sullo status di rockstar, con implicazioni più profonde rispetto al carattere fantascientifico dell'album: «Quando sei tanto giovane non riesci a credere che ti possa venire meno la capacità di essere così entusiasta e spavaldo nei confronti del mondo, della vita, dell’esperienza», dichiara Bowie in quel periodo, «sei convinto di avere praticamente scoperto tutti i segreti della vita. Rock 'n' Roll Suicide era un modo per dichiarare la fine dell’effetto-giovinezza».[37]

I singoli[modifica | modifica sorgente]

Nove delle undici tracce di Ziggy Stardust sono state pubblicate come 45 giri nel corso degli anni. Le uniche eccezioni sono rappresentate da Five Years e Lady Stardust.

Paese Data Lato A Lato B Dettagli Note
Regno Unito Regno Unito 7 maggio 1971 Moonage Daydream Hang Onto Yourself Versioni alternative registrate nel periodo Arnold Corns.
28 aprile 1972 Starman Suffragette City Uscito anche in Germania, Francia, Olanda, Sud Africa e Grecia. Negli Stati Uniti uscirà il mese successivo, così come in Angola, Argentina, Brasile, Canada e Jugoslavia, a settembre in Giappone e a novembre in Australia e Nuova Zelanda.
Stati Uniti Stati Uniti giugno 1972 Space Oddity / Moonage Daydream Life on Mars? / It Ain't Easy EP promozionale allegato all'edizione americana di Ziggy Stardust, raggiunse la quindicesima posizione in classifica.
Regno Unito Regno Unito 7 settembre 1972 John, I'm Only Dancing Hang On to Yourself Ripubblicato il 13 aprile 1973, a settembre anche in Francia, Olanda e Germania.
Spagna Spagna ottobre 1972 Starman John, I'm Only Dancing Uscito a novembre anche in Italia.
Stati Uniti Stati Uniti 24 novembre 1972 The Jean Genie Hang On to Yourself Uscito anche in Argentina, Olanda, Portogallo, Israele (nel gennaio 1973), Germania, Australia e Nuova Zelanda (nel febbraio 1973).
Regno Unito Regno Unito The Jean Genie Ziggy Stardust Uscito anche in Canada, Francia, Spagna (il 24 dicembre 1972) e Italia (nel gennaio 1973).
dicembre 1972 Space Oddity It' Ain't Easy Uscito anche in Giappone nel marzo 1973.
Portogallo Portogallo Starman / Hang On to Yourself John, I'm Only Dancing / Suffragette City EP pubblicato in Portogallo dalla RCA.
Messico Messico gennaio 1973 Space Oddity Starman Sul disco sono riportati anche i titoli tradotti: Un viaje al espacio e El hombre de las estrellas.
Regno Unito Regno Unito 11 aprile 1974 Rock 'n' Roll Suicide Quicksand Uscito anche negli Stati Uniti, in Francia, Germania, Olanda, Canada, Nuova Zelanda, Turchia e Jugoslavia.
21 febbraio 1975 Young Americans Suffragette City Versione tratta da David Live, uscito anche in Brasile, Germania, Portogallo, Francia, Jugoslavia e, ad aprile, in Italia, Giappone, Australia e Nuova Zelanda.
9 luglio 1976 Suffragette City Stay Uscito anche in Australia, Francia, Germania, Spagna e Stati Uniti.
Giappone Giappone settembre 1978 Soul Love Black Out Versione live dall'"Heroes" Tour.
Regno Unito Regno Unito 17 novembre 1978 Breaking Glass Art Decade / Ziggy Stardust Versione live dall'"Heroes" Tour, uscito anche in Spagna, Belgio, Olanda e Francia.
Stati Uniti Stati Uniti novembre 1978 Star Suffragette City Versione live dall'"Heroes" Tour.

Cover[modifica | modifica sorgente]

Se si esclude It Ain't Easy, che è già una cover, tutte le altre tracce dell'album sono state eseguite da altri artisti. Tra le canzoni più "reinterpretate" ci sono quelle uscite come 45 giri, soprattutto Suffragette City (Alice in Chains, Big Audio Dynamite, Boy George, Frankie Goes to Hollywood e Red Hot Chili Peppers tra gli altri) ma anche Starman (10,000 Maniacs, Culture Club, Leningrad Cowboys), Moonage Daydream (Racer X, L.A. Guns, White Stripes), Hang On to Yourself (Contraband, The Germs, Gilby Clarke) e Rock 'n' Roll Suicide (Tony Hadley).

Anche le rimanenti tracce sono state oggetto di cover nel corso degli anni:

  • Five Years

- Fish, in Songs from the Mirror del 1993
- Marian Gold (ex leader degli Alphaville), in United del 1996
- Gli Endless in The Dark Side of David Bowie del 1997
- i Cyclefly, in A 70's Glitter Glam Rock Experience del 2000
- i Cybernauts, in Cybernauts Live del 2000
- The Polyphonic Spree, nel CD singolo Hanging Around 1 del 2002
- Seu Jorge, nella colonna sonora The Life Aquatic with Steve Zissou del 2004
- gli Arcade Fire, in .2 Contamination - A Tribute to David Bowie del 2006
- Christian Beach, in Hero - The MainMan Records Tribute to David Bowie del 2007
- Camille O'Sullivan, in Live At The Olympia del 2008
- Techno Cowboy, in The Ziggy Stardust Omnichord Album del 2009
- The Postmarks, in By The Numbers del 2009
- gli Old 97's, nell'EP Mimeograph del 2010

  • Soul Love

- Roger McGuinn, come bonus track (versione demo) in Cardiff Rose del 1976
- Marti Jones, in Match Game del 1986
- Cerys Matthews, come singolo nel 2006
- i Genuflex, in We Were So Turned On del 2010

  • Lady Stardust

- The Conscience Pilate, in Movie Scene Street del 1998
- i Des de Moor, in Darkness and Disgrace del 2003
- Seu Jorge, nella colonna sonora The Life Aquatic with Steve Zissou del 2004
- Danny Michel, in Loving the Alien: Danny Michel Sings the Songs of David Bowie del 2007
- i Techno Cowboy, in The Ziggy Stardust Omnichord Album del 2009

  • Star

- i Suran Song in Stag, in Pure Agitator del 1999
- i Frankenstein 3000, in Hero: The Main Man Records Tribute to David Bowie del 2007
- Billy Bragg, in Billy Bragg, Vol. 1 del 2006
- i Techno Cowboy, in The Ziggy Stardust Omnichord Album del 2009

  • Ziggy Stardust

- i Bauhaus, come singolo nel 1982
- gli Exploding Boy, in New Generation del 1992
- i Def Leppard, in versione acustica come lato B del singolo Slang del 1996
- i White Buffalo, in Come Again del 1997
- The Moog Cookbook, in Plays the Classic Rock Hits del 1997
- i Nuit d'Octobre, in The Dark Side of David Bowie del 1997
- The Gourds, in Gogitchyershinebox del 1998
- Jeff Dahl, in I Was a Teenage Glam-Fag - Volume 1 del 1998
- i Grade, in And Such Is Progress del 1998
- gli Stun Gun, in Goth Oddity 2000 - A Tribute to David Bowie del 2000
- i Cybernauts, in Cybernauts Live del 2000
- i Dogooder, in Sound + Vision - The Electronic Tribute to David Bowie del 2002
- The String Quartet, in Tribute to David Bowie del 2002
- Seu Jorge, in The Life Aquatic Studio Sessions del 2005
- i Thursday Night Collective, in Hero - The Main Man Records Tribute to David Bowie del 2007
- i Balzac, in Hatred: Destruction = Construction del 2007
- Ariana Delawari, in We Were So Turned On del 2010
- gli Andrew Jackson Jihad, nella raccolta Rompilation del 2012

Pubblicazione e accoglienza[modifica | modifica sorgente]

The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars fu pubblicato nel Regno Unito il 6 giugno 1972, mentre Bowie era in pieno Ziggy Stardust Tour e aveva già iniziato a promuovere le canzoni dell'album in patria. Su Melody Maker, Michael Watts giudicò il disco «un po' meno istantaneamente accattivante di Hunky Dory», prevedendo allo stesso tempo che avrebbe avuto «un successo commerciale molto maggiore...».[30] James Johnson di New Musical Express scrisse: «Non c'è niente che Bowie vorrebbe di più che essere una scintillante superstar, e potrebbe ancora accadere. Ormai tutti dovrebbero sapere quanto è straordinario e questo ultimo pezzo di fantasia può solo migliorare ulteriormente la sua reputazione».[48] La rivista Beat Instrumental definì Ziggy Stardust «un album per ogni serio appassionato di rock» e «un assaggio delle cose che verranno».[49]

La stampa su Ziggy Stardust
  • Cash Box (1972): «Un altro esempio del genio brillante di David Bowie. Un album da portare con se negli anni ottanta».[50]
  • Melody Maker (1972): «L'avvicinamento di Bowie alla celebrità sta accelerando alla velocità della luce».[30]
  • Phonograph Record (1972): «Ziggy Stardust è l'Aftermath degli anni settanta, dove ogni brano è un successo e non ci sono riempitivi».[51]
  • New Musical Express (1990): «Musicalmente Ziggy Stardust è stato ed è uno dei dischi pop più freschi e vivaci di sempre».[52]
  • Muze (1995): «Con Ziggy, Bowie ha creato un valido alter ego con cui scendere sul pianeta e devastare il terreno fertile del rock. Così facendo, ha prodotto la creazione rock più originale della musica degli ultimi 20 anni».[53]
  • Q Magazine (1997): «Il vero capolavoro di Bowie.... forse ha cambiato la vita di persone in un colpo solo più di tutti gli altri, prima e dopo».[54]

Ma le critiche più entusiaste arrivarono dagli Stati Uniti, dove l'album uscì il 1º settembre. Richard Cromelin di Rolling Stone accolse Ziggy Stardust come «l’album più ambizioso nei temi e musicalmente più coerente realizzato finora da David Bowie, il disco in cui confluiscono le energie migliori dei suoi lavori precedenti», concludendo che «Bowie ha portato a compimento questa opera complessa con stile consumato, offrendoci un esempio di grande rock and roll... con tutta l'intelligenza e la passione necessarie per dargli dimensioni adeguate e con un profondo senso di umanità che emerge immancabilmente dietro la facciata della star».[55] La rivista Cashbox giudicò le canzoni «uniformemente brillanti» e la produzione di Bowie e Ken Scott «praticamente impeccabile»,[50] mentre Jim Bickhart del Phonograph Recorder apprezzò Ziggy Stardust in quanto «album di rock and roll che parla di rock and roll», che metteva in mostra «una delle personalità più speciali del rock... Se dovesse diventare una stella della grandezza di Ziggy Stardust lo avrebbe ampiamente meritato...».[51]

Ciò nonostante, così come era accaduto per l'album precedente anche in questo caso l'entusiasmo mostrato dalla stampa statunitense non corrispose alle vendite. Mentre in patria salì rapidamente fino al 5o posto, rimanendo in classifica per più di due anni, nelle classifiche americane Ziggy Stardust raggiunse solo la 75a posizione.[56] Leee Black Childers, braccio destro del manager di Bowie, ha dichiarato nel 1986: «Ziggy Stardust era stato appena pubblicato in Inghilterra e David se la stava cavando bene ma nessuno aveva sentito parlare di lui in America, così Tony DeFries ci diede una scatola con 25 copie per darle a chi pensavamo le avrebbe apprezzate, e in realtà si è rivelata una buona idea. Li abbiamo portati fino al Max's Kansas City e ne abbiamo data una al proprietario Micky Ruskin, una al DJ e una alla giornalista Lisa Robinson. Le abbiamo semplicemente distribuite ai pazzi, agli artisti e alle persone che erano sempre sulla scena a New York».[57] Del resto, Bowie stesso ha rivalutato l’album parecchi anni dopo la sua uscita, ammettendo nel 1990 di trovare il disco "molto esile".[58] «Sembrava molto potente allora. Forse sono migliorati gli impianti, adesso ha un suono "magrolino". Certo, gli arrangiamenti d’archi che ammiccano alle classifiche, l’elegante pianoforte e i controllati assolo di chitarra del disco sono in sorprendente contrasto con l’assalto proto-punk degli Spiders dal vivo, ma questo fa parte della sua formula vincente. A metà strada fra le sofisticate ballate acustiche di Hunky Dory e l’esplosione glam di Aladdin Sane, le sue visioni di alienazione e declino sono convogliate in un linguaggio commerciale, quasi da easy listening. È un colpo ben piazzato, in modo da attrarre una gamma di ascoltatori più ampia possibile».[58]

Paese Data ingresso in classifica Massima posizione Settimane di permanenza Note
Regno Unito Regno Unito
1º luglio 1972
5a
106
31 gennaio 1981
33a
62
23 giugno 1990
25a
4
20 luglio 2002
36a
2
9 ottobre 2004
17a
5
Australia Australia
18 settembre 1972
11a
-
Italia Italia
21a
-
Stati Uniti Stati Uniti
75a
72
23 giugno 1990
93a
9
8 luglio 2002
17a
-

Ziggy Stardust si trova al 35o posto nella lista dei 500 migliori album della rivista Rolling Stone[62] e nel 2006 TIME lo ha incluso tra i migliori 100 album di tutti i tempi.[63] Il disco ha trovato posto anche in classifiche "alternative" a quelle ufficiali, ovvero quelle stilate da riviste specializzate, network televisivi e/o radiofonici.

Rivista/Network Classifica Posizione Note
Regno Unito New Musical Express The 100 Greatest British Albums Ever
63
All Times Top 100 Albums
40
Greatest Albums Of The '70s
7
Regno Unito Channel 4 Best Albums Of The Millennium
20
Regno Unito Classic Rock The 100 Greatest British Rock Albums Ever
5
Regno Unito The Guardian The 100 Best Albums Ever
7
Regno Unito Melody Maker All Time Top 100 Albums
34
Regno Unito Mojo The 100 Greatest Albums Ever Made
29
The 100 Records That Changed the World
31
Regno Unito Q Magazine The 100 Greatest British Albums Ever
25
The 50 Best Albums of the 70s
11
Regno Unito Sounds The 100 Best Albums of All Time
4
Regno Unito The Observer 50 Albums That Changed Music 1956-2006
11
The 100 Greatest British Albums
11
Regno Unito The Times The 100 Best Albums of All Time
25
Stati Uniti Trouser Press Best Albums (1972)
2
Stati Uniti Out The 100 Greatest, Gayest Albums
1
Stati Uniti Pitchfork Top 100 Albums of the 1970s
81
Stati Uniti Radio WXPN The 100 Most Progressive Albums
20
Stati Uniti Rolling Stone The 500 Greatest Albums of All Time
35
Top 100 Albums of the Last 20 Years
6
Stati Uniti VH1 The 100 Greatest Albums of Rock 'n' Roll
48
Irlanda Hot Press The 100 Best Albums Ever
50
Italia Epoca The 100 Best Albums of All Time
7
Norvegia Adresseavisen The 100 Best Albums of All Time
6
Svezia Slitz The 50 Best Albums of All Time
8
Finlandia Soundi The 50 Best Albums of All Time
12
Paesi Bassi Muziekkrant OOR The Best Albums of the 70s
2
The 100 Best Albums of All Time
45
Germania Sounds The 50 Best Albums of the 1970s
11
Austria Wiener Zeitung The 100 Best Albums of the 20th Century
54
Francia Libération Best Albums 1968-88
12
Spagna Rock de Lux The 100 Best Albums of the 1970s
7
The 200 Best Albums of All Time
6
Australia Juice The 50 Best Albums of All Time
30
Giappone CDNow 100 Essential Albums
10
Israele Yedioth Ahronoth Top 99 Albums of All Time
1
Polonia Tylko Rock 100 Albums that Shook Polish Rock
63
Messico Pure Pop The 10 Most Important Albums of All Time
2

Edizioni successive[modifica | modifica sorgente]

« Sono sorpreso che 30 anni dopo l'evento ne stiamo ancora parlando... Il rock 'n' roll non era ancora vecchio in quel momento, come potevamo saperlo? Nel bene e nel male, Ziggy Stardust e il suo creatore, David Bowie, sono stati responsabili di più di una carriera nella musica pop di quanto si possa immaginare. »
(Ken Scott, 2002[67])

Nel 1988, i CD di David Bowie pubblicati dalla RCA vennero cancellati dalla produzione in risposta alla scelta del cantante di non rinnovare il contratto con la casa discografica.[68] I diritti non vennero subito riassegnati e Ziggy Stardust divenne uno dei dischi più richiesti ma non disponibili fino al 1990, quando tutti gli album originali, da Space Oddity a Scary Monsters, vennero ripubblicati in sequenza dalla Rykodisc come parte del catalogo "The Sound+Vision Series", mentre la EMI si occupò della pubblicazione al di fuori degli Stati Uniti.[68]

Oltre alla versione classica, che includeva 5 tracce bonus, uscì anche un'edizione limitata "Deluxe" in un cofanetto personalizzato con il cd e un libretto di 72 pagine con la storia di Ziggy, dal concepimento del personaggio attraverso la registrazione e i concerti, nonché oltre 40 fotografie di Mick Rock e del fotografo giapponese Masayoshi Sukita.

Tracce bonus della riedizione EMI/Rykodisc 1990

  1. John, I'm Only Dancing (versione remixata) - 2:43
  2. Velvet Goldmine (uscita nel 1975 come lato B, con Changes, del maxi singolo di Space Oddity) - 3:09
  3. Sweet Head (inedita) - 4:14
  4. Ziggy Stardust (demo acustico registrato nel 1971) - 3:35
  5. Lady Stardust (demo registrato nel 1971) - 3:35

Per promuovere ulteriormente la riedizione di Ziggy Stardust, la Rykodisc pubblicò anche un "Press Kit" costituito, tra l'altro, da un vinile dynaflex rimasterizzato e un picture disc, la copia di un articolo di Rolling Stone e una foto promozionale su carta patinata con immagini di "Bowie-Ziggy" scattata da Masayoshi Sukita nell'agosto 1972. Nel 1994 la Rykodisc ha ripubblicato l'album in formato Au20 Gold CD, mentre nel luglio 2002, per il 30o anniversario la EMI ha distribuito una versione rimasterizzata con un cd bonus contenente 12 tracce, tra cui un differente mix di Moonage Daydream utilizzato nel 1998 per uno spot televisivo della Dunlop.[67]

Tracce bonus della riedizione EMI 2002

Le tracce, tranne dove indicato, sono scritte da David Bowie.

  1. Moonage Daydream (versione Arnold Corns) - 3:53
  2. Hang Onto Yourself (versione Arnold Corns) - 2:55
  3. Lady Stardust (demo) - 3:34
  4. Ziggy Stardust (demo) - 3:38
  5. John, I'm Only Dancing - 2:49
  6. Velvet Goldmine - 3:14
  7. Holy Holy (nuova registrazione del 1972) - 2:26
  8. Amsterdam (Jacques Brel, Mort Shuman) - 3:25
  9. The Supermen (versione registrata durante le sessioni di Hunky Dory) - 2:41
  10. Round and Round (Chuck Berry) - 2:44
  11. Sweet Head - 4:53
  12. Moonage Daydream (remix) - 4:47

Copertina[modifica | modifica sorgente]

« Al piano superiore dello studio abbiamo fatto l'inserto stile Arancia Meccanica. L'idea era quella di ottenere un look a metà tra l'immagine di Malcolm McDowell con un occhio mascarato e un insetto. Era l'epoca di Wild Boys di William S. Burroughs... ed era un incrocio tra questo e Arancia Meccanica che cominciò a mettere insieme la forma e l'aspetto di ciò che Ziggy e gli Spiders stavano per diventare. »
(David Bowie, 1993[69])
David Bowie e gli Spiders from Mars a The Old Grey Whistle Test nel febbraio 1972. L'abito indossato da Bowie è lo stesso che compare sulla copertina di Ziggy Stardust

Le foto destinate a comparire su Ziggy Stardust vennero scattate da Brian Ward nel gennaio del 1972 a Londra, davanti ad un edificio in Heddon Street in cui il fotografo aveva lo studio.[70] Sia la foto di copertina che quella del retro vennero realizzate in bianco e nero e colorate successivamente dal grafico Terry Pastor, «per raggiungere l'ultra-realistico stile fiabesco della copertina dell'album», come scrisse la rivista Q nel 1998.[71] La tuta da paracadutista che indossa Bowie, che appare blu sulla copertina, è in realtà la stessa tuta verde che verrà indossata nel febbraio 1972 per l'esibizione nel programma televisivo The Old Grey Whistle Test.[72] Complessivamente vennero scattate 17 foto, alcune con Bowie in posa davanti al 23 di Heddon Street (da diverse angolazioni), altre dentro e intorno alla cabina telefonica rossa serie K2 che compare sul retro, più alcuni primi piani.[73] L'insegna K.West che si vede sopra la figura di Bowie/Ziggy era quella di una società di distribuzione di pellicce che nel 1972 occupava il primo piano.[74] Secondo lo scrittore Mark Paytress, l'atmosfera "temporalesca", l'aspetto solitario di Bowie sotto l'insegna sporgente e la colorazione da cartone animato/sci-fi) della copertina possono aver avuto le sue radici nel film L'occhio che uccide, diretto nel 1960 da Michael Powell, in cui un serial killer filma le sue vittime mentre le uccide: «I titoli scorrono. Un occhio lampeggia sullo schermo e la prima scena è svelata. È... la copertina di The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars. Il protagonista del film avvicina una prostituta, in piedi accanto ad un muro in una strada scarsamente illuminata. Rifiuti di carta in primo piano, sul lato destro. Più avanti, sopra e tra gli edifici oscurati, c'è il cielo notturno...».[75] Il nome del cantante e il titolo dell’album, scritti con caratteri identici, della stessa grandezza e del medesimo colore giallo acido, aumentavano invece l’identificazione di Bowie con Ziggy Stardust.

Nonostante l'insegna K.West e la cabina telefonica originale siano ormai scomparse da Heddon Street, i fan non hanno mai smesso di fare visita a quello che è stato citato come sito storico nell'ambito musicale dalla London's Handbook Guide to Rock and Pop, uscita nel 1997.[76] Lo stesso Bowie vi tornò nel marzo 1993 e rilasciò le sue impressioni in un articolo uscito su Rolling Stone il 10 giugno successivo: «Avrei dovuto immaginarlo... tutto è sparito ovviamente. C'era anche lo studio di un fotografo chiamato Brian Ward, e al di fuori dell'edificio c'era una cabina telefonica... È un peccato che l'insegna sia sparita, la gente vi leggeva così tanto in essa. Pensavano che K.West dovessere essere una sorta di codice per "quest" (ricerca, inchiesta, ndr). Tutto assumeva questo genere di sfumature mistiche».[69]

Curiosamente, nell'inserto originale dell'album non era riportato il testo di It Ain't Easy e la durata di Starman era sbagliata (2:39 invece di 4:16).

Nel gennaio del 2010 la copertina di Ziggy Stardust è stata scelta dalla Royal Mail (insieme a quelle di altri 9 album di artisti britannici) per il set di francobolli "Classic Album Cover".[77]

Omaggi e citazioni: Ziggy Stardust nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

La band pop punk irlandese Rudi ha preso il nome dal verso «Rudi stayed at home to starve» della canzone Star, mentre Joe Elliott, cantante dei Def Leppard, ha rivelato di aver avuto un gatto di nome Ziggy Stardust e due pesci rossi chiamati Weird e Gilly (citati nella title track).[78] In molte altre occasioni l'immaginario di Ziggy Stardust ha trovato posto nella musica e, in generale, nella cultura popolare:

L'eredità di Ziggy Stardust
  • Ian McCulloch (Echo and the Bunnymen): «È uno dei più grandi album di tutti i tempi. Era completo, innovativo, magico... Ha cambiato la mia vita».[79]
  • Gary Kemp (Spandau Ballet): «Nel 1969 ho visto un uomo camminare sulla Luna ed ho pensato che il mio futuro sarebbe stato nello spazio. E poi ecco che arriva Ziggy e mi suona la colonna sonora».[80]
  • Dougie Payne (Travis): «Dopo averlo ascoltato la prima volta quando avevo sette anni è rimasto con me, così ho avuto come un ventennale rapporto con il disco che ancora non è svanito del tutto».[81]
  • Nell'ottobre 1972, gli Strawbs pubblicarono il singolo Lay Down il cui lato B, intitolato Backside, era accreditato a "Ciggy Barlust and the Whales from Venus".
  • Ziggy Stardust è menzionato nella canzone del 1973 Herra Mirandos dell'artista finlandese Hector, che aveva i capelli alla Ziggy (anche se non rossi) nella prima parte degli anni settanta.[82]
  • Nel CD eponimo del gruppo svedese Gyllene Tider del 1990 c’è una traccia intitolata Åh Ziggy Stardust (Var Blev Du Av?), traducibile con "Oh Ziggy Stardust (che ne è stato di te?)".
  • Nell’album di Dave Stewart intitolato Greetings From the Gutter, uscito nel 1994, c'è la traccia Chelsea Lovers che riporta il verso «Stardust lovers in a Ziggy cartoon» ("gli amanti di Stardust in un cartone animato di Ziggy"). Le note di copertina riportano tra l'altro "Thanks to Mr. B.", che potrebbe spiegare il (non accreditato) contributo vocale di Bowie nell'album.[84]
  • In una scena del film L'ultimo dei grandi re, diretto nel 1996 da David Keating, il protagonista Frankie Griffin dice: «Mi dispiace, ma Elvis ha fatto il suo tempo, Bowie è molto meglio». Quando la madre di Frankie getta i suoi dischi fuori dalla finestra si nota anche Ziggy Stardust.[85]
  • Il cantautore brasiliano Alvin L. menziona "il lato B di Ziggy Stardust" nella canzone Aprender del suo primo album solista del 1997, citandolo come "una delle cose che hanno cercato di dirgli qualcosa".[86]
  • Il ritornello di una canzone di Bon Jovi dell'album del 2000 Crush, intitolata Captain Crash and the Beauty Queen from Mars, inizia con «Dressed up just like Ziggy, but he couldn't play guitar» ("Vestito proprio come Ziggy, ma non riusciva a suonare la chitarra").
  • Nel 2007, il musicista Saul Williams ha intitolato il suo album The Inevitable Rise and Liberation of NiggyTardust!.
  • Nel 2009, Techno Cowboy ha eseguito l’intero album, intitolato in questo caso The Ziggy Stardust Omnichord Album, usando solo l'Omnichord.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Disco d'oro, riaa.com. URL consultato il 26 luglio 2013.
  2. ^ a b Disco di platino, bpi.co.uk. URL consultato il 26 luglio 2013.
  3. ^ Formato digitale, 5years.com. URL consultato il 21 luglio 2013.
  4. ^ LP Altri formati, illustrated-db-discography.nl. URL consultato il 21 luglio 2013.
  5. ^ Vendite album, guardian.co.uk. URL consultato il 26 luglio 2013.
  6. ^ Introduzione, 5years.com. URL consultato il 21 luglio 2013.
  7. ^ David Bowie 2002, 5years.com. URL consultato il 21 luglio 2013.
  8. ^ a b c It Ain’t Easy, 5years.com. URL consultato il 21 luglio 2013.
  9. ^ a b Intervista a Ken Scott, 5years.com. URL consultato il 21 luglio 2013.
  10. ^ Demo di Ziggy Stardust e Lady Stardust, 5years.com. URL consultato il 21 luglio 2013.
  11. ^ Prima scaletta, 5years.com. URL consultato il 21 luglio 2013.
  12. ^ Seconda scaletta, 5years.com. URL consultato il 21 luglio 2013.
  13. ^ Canzoni escluse, 5years.com. URL consultato il 22 luglio 2013.
  14. ^ Registrazioni, 5years.com. URL consultato il 22 luglio 2013.
  15. ^ a b c Round and Round, 5years.com. URL consultato il 22 luglio 2013.
  16. ^ Primo titolo album, 5years.com. URL consultato il 22 luglio 2013.
  17. ^ a b Dichiarazioni di Ken Scott, 5years.com. URL consultato il 22 luglio 2013.
  18. ^ Intervista radio 1972, 5years.com. URL consultato il 22 luglio 2013.
  19. ^ a b c Sweet Head, 5years.com. URL consultato il 22 luglio 2013.
  20. ^ a b c Velvet Goldmine, 5years.com. URL consultato il 22 luglio 2013.
  21. ^ a b c Looking For a Friend, 5years.com. URL consultato il 23 luglio 2013.
  22. ^ Leee Black Childers, 5years.com. URL consultato il 23 luglio 2013.
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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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  • David Buckley, Strange Fascination, Londra, Virgin Books, 2001.
  • Laura Gerevasi, Le canzoni di David Bowie, Roma, Editori Riuniti, 2005.
  • Roy Carr e Charles Shaar Murray, Bowie: An Illustrated Record, New York, Eel Publishing, 1981.
  • George Tremlett, David Bowie: Living on the Brink, New York, Carroll & Graf, 1997.
  • Peter e Leni Gillman, David Robert Jones Alias David Bowie, Milano, Sperling & Kupfer, 1989.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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