Théodore Chassériau

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Théodore Chassériau, Autoritratto
Macbeth e Banquo

Théodore Chassériau (Samaná, 20 settembre 1819Parigi, 8 ottobre 1856) è stato un pittore francese, di impronta romantica, apprezzato per i suoi ritratti, i dipinti a tema religioso e storico, i murali allegorici e le immagini ispirate ai suoi viaggi in Algeria.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Toilette di Esther (1841)

Chassériau nacque a Santo Domingo originario di una antica famiglia francese da parte paterna, e di una famiglia di proprietari terrieri creoli da parte materna.

Nel 1821 la famiglia si trasferì a Parigi, dove già in età precoce Chassériau dimostrò di possedere un buon talento artistico, al punto da consentirgli di entrare, appena undicenne, nell'atelier di Jean-Auguste-Dominique Ingres, conquistando l'ammirazione del suo maestro che lo ribattezzò il Napoleone della pittura.[1]

Quando Ingres venne nominato, nel 1834 direttore di Villa Medici a Roma, Chassériau seguì il maestro in questa trasferta biennale.

Rientrato a Parigi, espose al Salon in un momento creativo di sintesi tra il classicismo di Ingres ed il romanticismo di Eugène Delacroix, affermandosi nel 1838 con la Venere anadiomene. Le sue grandi pitture murali influenzarono molto il giovane Puvis de Chavannes.

I suoi lavori della prima maturità furono Susanna e i vecchi e Venere del 1839, Diana sorpresa da Atteone e Andromeda sulle rocce del 1840, nei quali elaborò un suo gusto ed un suo ideale nella raffigurazione dei nudi femminili, che evidenziarono un lento distacco dalla castigatezza di Ingres ed un maggiore accostamento alla sensualità romantica di Delacroix.[2]

Le principali opere a tema religioso di quegli anni furono il Cristo sul Monte degli Olivi e una Santa Maria di Egitto per la chiesa di Santa Maria di Parigi completate nel 1843.

Intensa fu, contemporaneamente l'attività di ritrattista, ben rappresentata dal Ritratto di padre Dominique Lacordaire (1840) e Le due sorelle (1843), nei quali manifestò una maggiore propensione per colori esotici, gradualmente intensificata dopo il viaggio del 1846 in Algeria.

Il fantasmo di Banquo, 1854, 54 x 64 cm, Reims, Museo delle Belle-Arti

Nel 1849 sviluppò tematiche influenzate dal soggiorno africano, manifestate in Ali-Ben-Hamet, califfo, Arabo visita i suoi vassalli e Donne ebree alla finestra (ora al Louvre).

Dopo aver decorato la Corte dei conti, nel 1853 vinse al Salon con il Tepidarium, risultata una delle sue migliori opere del periodo maturo, ispirata da una classica situazione di vita pagana pompeiana.

Dell'ultimo periodo si ricordano anche una Ninfa dormiente e la decorazione nella chiesa di San Rocco a Parigi.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Guégan, Stéphane; Pomaréde, Vincent; Prat, Louis-Antoine (2002), Théodore Chassériau, 1819-1856: the unknown romantic., New Haven e Londra, Yale University Press, ISBN 1-58839-067-5, pag.168
  2. ^ "Le Muse", De Agostini, Novara, 1965, Vol.III pag.237

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Fisher, Jay M.(1979). Théodore Chassériau: Illustrations for Othello. Baltimora, The Baltimore Museum of Art, ISBN 0-912298-50-2
  • Guégan, Stéphane; Pomaréde, Vincent; Prat, Louis-Antoine (2002). Théodore Chassériau, 1819-1856: the unknown romantic. New Haven e Londra, Yale University Press. ISBN 1-58839-067-5

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