Testimone d'accusa (film 1957)

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Testimone d'accusa
Tyrone Power in Witness for the Prosecution trailer 2.jpg
Leonard Vole (Tyrone Power) sul banco degli imputati
Titolo originale Witness for the Prosecution
Paese di produzione Stati Uniti
Anno 1957
Durata 116 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere thriller
Regia Billy Wilder
Soggetto Agatha Christie
Sceneggiatura Billy Wilder
Produttore Arthur Hornblow Jr. per E. Small Production
Distribuzione (Italia) DEAR (1957)
Fotografia Russell Harlan
Montaggio Daniel Mandell
Musiche Matty Malneck, Ralph Arthur Robert
Scenografia Alexandre Trauner
Costumi Edith Head
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

Testimone d'accusa (Witness for the Prosecution) è un film del 1957 diretto da Billy Wilder.

È tratto dalla omonima commedia di enorme successo di Agatha Christie, a sua volta rielaborata da un racconto minore dell'autrice. Secondo la stessa Christie, la versione diretta da Billy Wilder è il miglior film tratto da una sua opera. La commedia fu comunque riadattata più volte per il cinema.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Sir Wilfrid Robarts, un avvocato penalista di successo, torna al lavoro dopo settimane di degenza forzata in ospedale, in seguito a un infarto. Più deciso che mai a riprendere in mano casi e reputazione il più in fretta possibile, ignorando le disposizioni del proprio medico e della coriacea e petulante infermiera Miss Plimsoll, Robarts accetta di ricevere in studio il collega e procuratore Mayhew (ribattezzato "Mason" dal doppiaggio italiano), che intende affidargli la difesa dello squattrinato e ingenuo Leonard Vole, accusato dell'omicidio di Emily French, una ricca vedova.

La colpevolezza di Vole sembra lampante, ma Sir Wilfrid è attratto dalla sfida professionale e, dopo qualche titubanza e malgrado l'ostinata opposizione di Miss Plimsoll, accetta di assumere la difesa di Vole, coadiuvato dal collega Brogan-Moore. Vole viene tratto in arresto quando si scopre che la French gli ha lasciato in eredità la somma di 80.000 sterline, e la sua posizione si aggrava. Ma a fornirgli un alibi è la moglie Christine Vole, che si presenta nello studio di Sir Wilfrid, affermando, pur senza particolare convinzione, di aver visto tornare a casa il marito all'ora esatta in cui veniva commesso il delitto.

Si scoprirà che la donna non era la legittima moglie di Vole, ma si era fatta sposare da lui avendo già un marito, per poter lasciare la Germania distrutta dalla guerra e trovare una vita serena in Inghilterra. Il processo inizia e vengono ascoltati in aula i testimoni, tra cui Janet McKenzie, la governante di Emily French, che si dimostra ostile nei confronti dell'imputato. A sorpresa, l'accusa chiama a deporre proprio Christine Helm, la quale cambia inaspettatamente versione, negando di essere legalmente sposata con l'imputato e affermando che Vole in realtà è tornato a casa circa quarantacinque minuti dopo rispetto a quanto riferito in precedenza, con gli abiti insanguinati.

L'inattesa testimonianza a suo sfavore fa precipitare Vole nella disperazione, mentre Sir Wilfrid vede vacillare la linea difensiva fino ad allora impostata, poiché la deposizione della fredda e determinata Christine Vole è risultata estremamente convincente. Sir Wilfrid viene quindi contattato da una misteriosa donna dall'accento cockney, che dichiara di essere in possesso di una serie di lettere d'amore scritte dalla signora Vole al suo amante. Intravedendo la possibilità di screditare la testimonianza della Vole, Sir Wilfrid ottiene il carteggio, compresa una lettera in cui la Vole scrive espressamente di voler incastrare il marito con una falsa testimonianza per liberarsene, e lo presenta in tribunale, riuscendo abilmente a rovesciare la situazione e a scatenare l'indignazione del pubblico.

La giuria, impressionata dal clamoroso crollo emotivo di Christine Helm, dalle cui lettere risulta evidente il desiderio di sbarazzarsi del marito, proclama Vole innocente ed emette un verdetto di non colpevolezza che scatena l'entusiasmo del pubblico presente in aula. Sir Wilfrid, mentre riceve i complimenti dai legali avversari e i ringraziamenti da parte di Leonard Vole, ma non è del tutto soddisfatto poiché è convinto che alcuni aspetti della vicenda non siano stati chiariti. Rimasto a riflettere nell'aula ormai vuota, viene raggiunto da Christine Vole e dall'imputato oramai assolto.

Christine si getta al collo del suo amato, lieta dell'assoluzione. Spiega all'avvocato che tutto era stato una farsa: la misteriosa donna dall'accento cockney non era altri che lei travestita, con in mano delle lettere falsificate: dovendo rinunciare a deporre in favore del suo partner, ella aveva preferito testimoniargli contro, e questo allo scopo di essere sbugiardata in pubblico dall'avvocato e quindi indirettamente di salvarlo. Tutto ciò doveva accadere anche al costo di dover scontare una pena per falsa testimonianza. La testimone però non sa che Vole da tempo ha trovato ancora un'altra donna, la quale all'ultimo momento compare in scena tra lo sgomento di Christine, che in presenza della nuova amante viene duramente respinta da Vole. Profondamente ferita e umiliata, Christine trova un tagliacarte con il quale colpisce al ventre il suo ex partner, vendicandosi dell'ignobile tradimento. La nuova amante è inorridita e scioccata, mentre Miss Plimsoll commenta stupefatta l'accaduto dicendo: l'ha ammazzato; tuttavia l'avvocato corregge la sua infermiera, precisando che più di averlo ammazzato, Christine lo ha giustiziato. Stando così le cose, nell'ultimo scambio delle battute annuncia che in seguito sarà proprio lui ad occuparsi della difesa della donna.

Cast[modifica | modifica sorgente]

  • Per il ruolo di Leonard Vole, Billy Wilder propose anzitutto William Holden; prima di scritturare Tyrone Power, furono considerati anche Kirk Douglas, Roger Moore, Jack Lemmon, Gene Kelly e Glenn Ford. Tyrone Power accettò il ruolo solo quando gli fu offerto un doppio contratto, per girare Testimone d'accusa e Salomone e la regina di Saba, con un compenso di 300.000 dollari a film: egli però morì durante le riprese del secondo film, nel quale fu sostituito da Yul Brynner.
  • Per il ruolo di Christine furono prese in considerazione Rita Hayworth e Ava Gardner.
  • Questo è l'ultimo film interpretato sia da Una O'Connor sia da Tyrone Power, entrambi morti per infarto (lei nel 1959, lui nel 1958).
  • Charles Laughton ed Elsa Lanchester erano nella vita reale marito e moglie.
  • Pur di mostrare integralmente le gambe di Marlene Dietrich, fu scritta e girata un'intera scena che costò 90.000 dollari.
  • Una O'Connor è l'unica attrice che ha interpretato lo stesso ruolo sia nelle 645 rappresentazioni teatrali dell'opera, sia nel film.
  • Elsa Lanchester e Una O'Connor avevano già lavorato insieme ne La moglie di Frankenstein del 1935.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Differenze con il racconto[modifica | modifica sorgente]

  • La commedia è ambientata interamente in tribunale, mentre il film, come il racconto, aggiunge scene con altre ambientazioni.
  • Il personaggio di Miss Plimsoll è stato scritto appositamente per il film.
  • Nel racconto l'avvocato difensore protagonista è un personaggio piuttosto scialbo; al contrario quello eccellentemente caratterizzato da Charles Laughton nel film spicca per il suo carattere scorbutico, le sue intemperanze nei confronti delle prescrizioni del medico e le sue raffinatissime astuzie professionali.
  • Nel racconto, il nome della moglie di Vole non è Christine, ma Romaine; inoltre la donna è austriaca e non tedesca, e mancano riferimenti alla Seconda Guerra Mondiale.
  • Nel racconto Emily French è una donna nubile settantenne, mentre nel film è una vedova di mezza età.
  • Nel finale, il film sembrerebbe attenersi fedelmente al racconto, ma al già notevolissimo colpo di scena contemplato nel racconto stesso la versione cinematografica fa seguire altre vicende non meno sorprendenti.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Si racconta, anche se non è certo, che neppure gli attori protagonisti conoscessero il finale a sorpresa del film, rivelato loro l'ultimo giorno di riprese.
  • Tutti coloro che parteciparono alle riprese (cast, troupe e comparse) furono obbligati a firmare un documento in cui si impegnavano a non rivelare a nessuno il finale a sorpresa del film. La famiglia reale inglese, che visionò il film in anteprima, dovette firmare lo stesso documento.
  • Nella scena in cui Vole e la ricca vedova si incontrano al cinema, il film in proiezione ha per protagonista Jesse James, un personaggio realmente interpretato da Tyrone Power in Jess il bandito (1939).
  • Marlene Dietrich era così sicura che avrebbe ricevuto una nomination all'Oscar per il film, che in occasione di uno show a Las Vegas chiese di essere presentata al pubblico citando l'avvenimento: lo show fu un fiasco dopo che si seppe che non era stata candidata.
  • Alfred Hitchcock dichiarò: "Spesso ho avuto modo di incontrare molti ammiratori che si complimentavano per Testimone d'accusa, credendo che l'avessi diretto io. Quando lo feci notare a Wilder, egli mi disse che molti ammiratori si complimentavano con lui per Il caso Paradine, credendo che lo avesse diretto lui."
  • La prova del monocolo usata da Sir Robarts è un espediente che Charles Laughton vide utilizzare al proprio avvocato, Florance Guedella, legale anche di Marlene Dietrich.
  • Billy Wilder pretese molte prove di trucco prima di girare la scena della stazione, in cui Sir Wilfrid e Mayhew incontrano la volgare donnetta dall'accento cockney: per mostrare la sua soddisfazione di fronte al pesante make up definitivo, Wilder disse alla sua interprete che assomigliava a «George C. Scott vestito da donna».

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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