Testa di donna con turbante

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Testa di Donna con turbante
Autore Guido Reni[senza fonte]
Data 1615 circa[senza fonte]
Tecnica Olio su tela
Dimensioni 39 cm × 29,5 cm 
Ubicazione Collezione privata

Testa di Donna con Turbante è un dipinto a olio su tela di 39x29,5 cm realizzato circa nel 1615 dal pittore italiano Guido Reni[senza fonte] ed è conservato in una collezione privata.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Dipinto di altissima qualità, dalla grande forza esecutiva e di chiara impostazione classica, potrebbe essere identificato[senza fonte] con il ritratto di "Donna con turbante" riportato da Carlo Cesare Malvasia nella Felsina Pittrice del 1678, mentre un ritratto di Donna di Guido Reni era ancora menzionato nel terzo salone di palazzo Cambiaso a Genova, nel 1840.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Il ritratto di una giovane donna dai lineamenti forti, che riportano ai canoni della bellezza più classica della Grecia antica, occupa tutta lo spazio della superficie pittorica.

Le proporzioni del viso, grande quasi al naturale, sono perfette. L'ovale, appena reclinato, è di tre quarti e con un leggerissimo scorcio.

Il naso è dritto e nobile e gli occhi castani, sono grandi e ben distanziati tra loro. Lo sguardo, fermo e penetrante, quasi severo, è rivolto alla sua sinistra. Le labbra, leggermente socchiuse, sono carnose e di un rosso intenso. La carnagione, giovane e compatta, è olivastra e le gote, leggermente arrossate. Le sopracciglia, folte, sono lunghe e dal bel disegno. La fronte è ampia e armonica.

Un leggero foulard di seta verde, con le cimose bianche e sottilissimi ricami di filo rosso inseriti nella trama del tessuto, le fascia la gola e, coprendo orecchie e parte delle guance, sale, avvolgendosi al capo come un morbido turbante, annodato sul retro, tra fiocchi e pendenti di perle.

Un prezioso diadema, con enorme rubino centrale e una perla incastonata in un pendente a goccia, ferma un'acconciatura all'antica fatta di grosse trecce, di scuri capelli castani.

Stile[modifica | modifica sorgente]

il soggetto riprende con qualche minima variante, la figura del viso di una delle figlie, del dipinto eseguito tra il 1615 e il 1616 rappresentante "Loth e le Figlie", oggi conservato nella National Gallery di Londra.

Lo stile però più libero e sciolto, rispetto all'esecuzione più compassata, rigida e controllata del Loth e le figlie di Londra, unito a una maggior leggerezza nei panneggi e a una maggior freschezza espressiva, anche a livello cromatico, farebbe pensare quasi ad uno studio preparatorio, un preliminare per la figura della figlia, che poi nel tempo ha avuto vita propria, autonoma, come dipinto compiuto.

Era infatti prassi per i grandi maestri del Barocco, bolognesi in primis, fare cassa sfruttando al massimo ogni intuizione creativa, ottenendo con il minimo sforzo il massimo profitto con più repliche o derivazioni autografe dello stesso soggetto, come possiamo riscontrare per la "Maddalena penitente con Angeli" della Galleria Nazionale d'Arte Antica di Roma, conosciuta in almeno altre tre, quattro versioni pressoché identiche (A. Mazza) o nelle innumerevoli repliche di mezze figure di evangelisti e di santi, come "San Matteo e l'Angelo" della Pinacoteca Vaticana di Roma (C. Garboli) per quanto riguarda Guido Reni, mentre Annibale Carracci replicava il "Ragazzo che beve conservato nella Christ Church di Oxford nella versione pressoché identica, conservata da Nathan a Zurigo, la "Venere e Adone" nelle due versioni del Museo del Prado di Madrid e del Kunsthistorisches Museum di Vienna, ed estrapolava la Santa Caterina dalla composizione della "Madonna con il bambino e Santi" storicamente conosciuta come la Madonna di San Luca e conservata oggi al Louvre di Parigi per comporre la "Santa Margherita" conservata nella chiesa Santa Caterina dei Funari a Roma (G. Malafarina). Anche Guercino desumeva la Donna con spugna dal "San Sebastiano soccorso" oggi alla Pinacoteca Nazionale di Bologna per ricavarne una "Sibilla" mezza figura oggi in collezione Denis Mahon a Londra, o la sorella seduta ne la "Resurrezione di Lazzaro" al Louvre di Parigi, per farne la Maddalena conservata in collezione privata a New York. (Stone)

A maggior ragione questa regola valeva per Guido Reni che, come ci ricordava Carlo Cesare Malvasia, era alla continua ricerca di reperire denaro, perché troppo avvezzo alla bella vita, amante del ben vestire e posseduto dal demone del gioco.

Cromaticamente, anche l'abbondare di verdini ed azzurrini che traspaiono dall'incarnato e caratterizzano i famosi lividetti tante volte menzionati dal Malvasia, uniti alla sicurezza esecutiva e alla sapiente delicatezza del tocco, confermano la paternità a Guido Reni.

Molto vicino nelle misure alla piccola tela rappresentante il "Ritratto di Vecchia" conservato nella Pinacoteca Nazionale di Bologna, questo Ritratto di Donna con Turbante, è certamente da collocare nel periodo immediatamente seguente il ritorno da Roma, quando Guido Reni, ancora permeato dal fascino del lume "naturale" del Caravaggio, ricerca una notevole solidità del modellato, prestando tutta la sua attenzione alle figure che occupano per intero lo spazio a disposizione. (Pepper)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Felsina pittrice: vite de pittori bolognesi, Carlo Cesare Malvasia, 1678
  • Vita di Guido Reni. L'Aristotile dei pittori, Carlo Cesare Malvasia, Lea Marzocchi, 1980
  • Dizionario Geografico Storico - Statistico - Commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna vol VII, Goffredo Casalis, Vittorio Angius, 1840, Ed. G. Maspero
  • L'opera completa di Guido Reni; Cesare Garboli; Edi Baccheschi, 1971, ed. Milano: Rizzoli
  • Guido Reni 1575 – 1642, Nuova Alfa Editoriale, 1988. ISBN 9786001223068
  • Carracci e dintorni, Autore: Alberto Cottino - Emilio Negro - Massimo Pirondini - Nicosetta Roio ISBN 88-8052-004-0