Terzo settore

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Il terzo settore è quel complesso di istituzioni che all'interno del sistema economico si collocano tra lo Stato e il mercato, ma non sono riconducibili né all’uno né all’altro; sono cioè soggetti organizzativi di natura privata ma volti alla produzione di beni e servizi a destinazione pubblica o collettiva (cooperative sociali, associazioni di promozione sociale, associazioni di volontariato, organizzazioni non governative, ONLUS, ecc.).

Il terzo settore (TS) si differenzia dal Primo, lo Stato, che eroga beni e servizi pubblici, e dal Secondo, il mercato o settore forprofit, che produce beni privati, e va a colmare quell'area tra Stato e Mercato nella quale si offrono servizi, si scambiano beni relazionali, si forniscono risposte a bisogni personali o a categorie deboli secondo approcci che non sono originariamente connotati dagli strumenti tipici del mercato, né da puro assistenzialismo. Nel terzo settore vi sono numerosi soggetti attivi come formazioni sociali intermedie. Tra gli studiosi ed analisti non prevale una linea comune su quali organizzazioni o gruppi rappresentino il terzo settore; altri, invece, ritengono che solo le organizzazioni di privato sociale (OPS), come le associazioni di volontariato, le associazioni di famiglie, le cooperative sociali di tipo A e/o B, le fondazioni, le banche etiche, siano reali rappresentanti del terzo settore.[1]

Definizione[modifica | modifica sorgente]

È opportuno ricordare che qualunque definizione si voglia sostenere, il fenomeno studiato non si presta ad essere ricondotto a semplici e definitivi schemi definitori trattandosi di una realtà sociale, economica e culturale in continua evoluzione.

La prima definizione si ritrova in Europa a partire dalla metà degli anni settanta; fu usata per la prima volta nel rapporto Un progetto per l'Europa in ambito comunitario nel 1978 assegnando al Terzo settore una posizione che lo separa concettualmente dallo Stato e dal Mercato, favorendo l'equiparazione dei tre settori a livello di società complessiva. È anche un fenomeno economico (non un insieme di forme organizzative extra-economiche, come inizialmente sostenuto). Le organizzazioni del Terzo Settore forniscono al benessere della società un contributo non inferiore, anche se di natura diversa, da quello di Stato e Mercato.

Le ricerche basate su questo concetto si sviluppano soprattutto a partire dagli anni della "crisi del welfare". Lo svantaggio dell’inquadratura data dal termine Terzo Settore sta nella tendenza a “nascondere” la sfera informale, il mondo vitale, la partecipazione civile che ha spesso rappresentato la spinta per la nascita di organizzazioni all'interno del settore.

In Italia il termine si è diffuso verso la fine degli anni ottanta e, anche se non tipico del nostro contesto culturale, ha convogliato su di sé l'interesse degli studiosi che si occupano delle organizzazioni non profit (ONP). Proprio il tema del non profit fu oggetto dei primi studi da parte degli economisti, volti a individuare classificazioni di questo fenomeno, a conferirgli una piena dignità nell'analisi economica, a studiarne il ruolo all'interno del sistema di Welfare[2].

Contemporaneamente viene formulato un approccio sociologico[3], e ulteriormente approfondito l'approccio economico.[4] Entrambi utilizzano il termine per indicare pratiche e soggetti organizzativi di natura privata ma volti alla produzione di beni e servizi a valenza pubblica o collettiva. Con l'approccio sociologico si evidenzia la valenza espressiva e l'orientamento altruistico delle relazioni che si instaurano all'interno del TS implicando un coinvolgimento personale degli attori. Le indagini sociologiche mirano a individuare gli aspetti di natura motivazionale, culturale, valoriale ed etica dell’agire volontario nelle organizzazioni non profit. L'approccio economico sottolinea la partecipazione alla determinazione del benessere collettivo distinta da quella offerta dal Mercato essendo priva di fini lucrativi. Gli studi economici indagano sul contributo dato dal TS all'economia del Paese, soprattutto in termini di servizi di cura e accudimento delle fasce deboli della popolazione. Si analizzano le fonti di finanziamento delle ONP ed i flussi economico-finanziari intercorrenti tra queste e gli enti pubblici.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

La legislazione italiana ha finora disciplinato alcuni aspetti del Terzo Settore ma non li ha definiti unitariamente dal punto di vista giuridico.

Esistono differenti definizioni attribuite al non profit[5] riconducibili ai diversi ambiti disciplinari, tuttavia studi recenti hanno evidenziato delle caratteristiche comuni che definiscono i criteri ai quali dovrebbe sottostare l’organizzazione operante nel TS:

  • l'assenza di distribuzione dei profitti;
  • l'avere natura giuridica privata (anche se alcune organizzazioni, come le IPAB, hanno ancora un forte controllo pubblico);
  • il disporre di un atto di costituzione formale oggetto di un contratto formalizzato o di un accordo esplicito fra gli aderenti;
  • l'essere basata sull’autogoverno;
  • il disporre di una certa quota di lavoro volontario;
  • l'essere un'organizzazione con una base democratica (elezione delle cariche e partecipazione effettiva degli aderenti).

Come attestano i censimenti del 1999 e del 2001, l'ISTAT ha utilizzato solamente i primi due criteri citati mentre il requisito riguardante la base democratica è sancito da specifiche leggi nazionali. Tutte le caratteristiche sopraelencate tuttavia non si possono considerare come elementi che costituiscono la definizione di Terzo Settore . Esse semmai si ritrovano spesso come criteri cui fanno riferimento gli interventi legislativi. Ciò significa che non sempre sono tutte compresenti.

Per non confondersi[modifica | modifica sorgente]

Azione Volontaria, Terzo Sistema, Economia Civile, Terza Dimensione, Privato Sociale, Settore non profit sono le diverse denominazioni attribuite al Terzo Settore. In Italia, almeno nel linguaggio istituzionale, ha prevalso il termine Terzo Settore ma tutte le denominazioni elencate fanno riferimento ad un fenomeno diffuso nei Paesi occidentali: le istituzioni che stanno tra Stato e Mercato ma non sono riconducibili né all’uno né all’altro.

Ogni denominazione ha un suo paradigma che considera soltanto alcuni aspetti del fenomeno, tralasciandone degli altri. I punti di vista prevalenti sono quelli sociologici, economici e politologici.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Corbisiero F., Scialdone A., Tursilli A. (2009), Lavoro flessibile e forme contrattuali non standard nel Terzo settore, FrancoAngeli, Milano
  2. ^ Fra gli altri:
    • Ascoli U., Welfare state e azione volontaria, in Stato e mercato, n. 13, 1985
    • Gui B., Le organizzazioni produttive private senza fine di lucro. Un inquadramento concettuale, in Economia pubblica, n.4/5, apr.-mag., pp. 183-192, 1987
  3. ^ Cesareo, La società flessibile, Franco Angeli, Milano 1985
  4. ^ Ranci, La regolazione pubblica del Terzo Settore nelle politiche di welfare, paper presentato al seminario su “La ricerca sul Terzo Settore in Italia: risultati e prospettive”, Milano 1994; Zamagni, L'economia civile come forza di civilizzazione per la società italiana, manoscritto, Università di Bologna; Zamagni (a cura di), Economia, democrazia, istituzioni in una società in trasformazione, Bologna, Il mulino, 1997.
  5. ^ Ad esempio quelle riportate e analizzate in: G. Barbetta - F. Maggio, Nonprofit, Bologna, 2002

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • G. Barbetta - F. Maggio, Nonprofit, editore Il Mulino, Bologna, 2002, ISBN 8815084762
  • F. Corbisiero - A. Scialdone - A. Tursilli, Lavoro flessibile e forme contrattuali non standard nel Terzo settore , Franco Angeli, Milano, 2009, ISBN 978-88-568-1114-8
  • L. Violini - A. Zucchella, Il terzo settore tra cittadinanza dell'impresa e contesto costituzionale sussidiario, in Non Profit, n. 2/2003
  • P. Venturi - N. Montanari, Modelli e forme del decentramento: ruolo e sviluppo del terzo settore, A.I.C.CO.N., Forlì, 2005
  • C. Cattaneo, Terzo settore, nuova statualità e solidarietà sociale, Giuffrè editore, Milano, 2001, ISBN 8814088209
  • P. Consorti, "Il codice del terzo settore. Le norme in materia di nonprofit e volontariato", editore La Tribuna, 2007, 850 pag, ISBN 8861320554
  • S. Zamagni (cur.), "Libro bianco sul Terzo settore", editore Il Mulino, Bologna, 2011, ISBN 9788815150165
  • Alfredo Amodeo, Bibliografia su volontariato e terzo settore, 2006, pp. 26, file pdf di 79 Kb.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]