Terza Convenzione di Ginevra

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La terza Convenzione di Ginevra protegge i combattenti legittimi che, nel corso di un conflitto armato internazionale, cadano in potere del nemico.

Il trattamento umanitario previsto dalla III Convenzione di Ginevra del 1925 è il frutto di un negoziato fra stati che ha cercato di tenere conto di due esigenze diverse:

  • L'esigenza di sicurezza dello Stato che detiene il prigioniero;
  • L'esigenza di fedeltà al proprio paese del prigioniero.

Il prigioniero di guerra, infatti, non essendo cittadino della potenza detentrice non è legato ad essa da alcun dovere di fedeltà, ma anzi come soldato è spesso vincolato al dovere di cercare di combattere per il proprio paese.

Pertanto, ad esempio, se il prigioniero tenta la fuga e non riesce a raggiungere le proprie linee, potrà essere punito solo disciplinarmente e non penalmente. Se nel tentare la fuga uccide o ferisce dei nemici e non riesce a raggiungere le proprie linee potrà essere perseguito penalmente.

I prigionieri possono essere internati in campi. Ai soldati semplici può essere assegnato lavoro manuale, ai sottufficiali può essere assegnato lavoro di supervisione. Non è permesso assegnare lavoro agli ufficiali, a meno che loro stessi lo richiedano. I prigionieri non possono essere obbligati a lavori di carattere militare.

Ai delegati del Comitato Internazionale della Croce Rossa è concessa la visita ai prigionieri senza testimoni.

La terza Convenzione di Ginevra è fondata sui diritti dei prigionieri di guerra quali vittime di guerra, mentre le precedenti convenzioni dell'Aia del 1899 e del 1907 (identiche fra di loro) sono fondate sul dovere del trattamento da parte dei militari detentori. Fu risottoscritta a Ginevra nel 1949, in sostituzione della precedente convenzione del 17 giugno 1925.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]