Terrone

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Terrone è un termine della lingua italiana, utilizzato dagli abitanti dell'Italia settentrionale e centrale come spregiativo[1] per designare un abitante dell'Italia meridionale, talvolta anche in senso semplicemente scherzoso[1].

Ha diverse varianti piuttosto diffuse e riconoscibili nelle lingue locali, come terún / terù / teron (lombardo), terún (ligure), terù / terún / tarún (piemontese), tarùn / taroch / terón (veneto, friulano), teròch / tarón (emiliano-romagnolo), terón / terró (marchigiano) o teróne / taròne in altri idiomi dell'Italia settentrionale, mentre rimane terrone in toscano.

Etimologia

In passato il termine era utilizzato con un altro significato e valenza; solo nel corso degli anni sessanta ha acquisito il senso attuale; presumibilmente deriva dal termine spagnolo "terrones" ovvero zolle, indicando chi lavorava i campi zappando.

Con il termine "terrone" (da teróne, derivazione di terra) si indicava nel XVII secolo un proprietario terriero, o meglio un latifondista[2].

Già tra le Lettere al Magliabechi, l'erudito bibliotecario Antonio Magliabechi (1633-1714) il cui lascito, i cosiddetti Codici Magliabechiani costituiscono un prezioso fondo della Biblioteca Nazionale di Firenze, scriveva (CXXXIV -II - 1277): «Quattro settimane sono scrissi a Vostra Signoria illustrissima e l'informai del brutto tiro che ci fanno questi signori teroni di volerci scacciare dal partito delle galere, contro ogni equità e giustizia, già che ho lavorato tant'anni per terminarlo, e ora che vedano il negozio buono, lo vogliono per loro».

Il termine in seguito fu utilizzato per denominare chi era originario dell'Italia meridionale e con particolare riferimento a chi emigrava dal Sud al Nord in cerca di lavoro, al pari dei nordici milanesi, etichettati come baggiani, che emigravano nelle valli del Bergamasco, come menzionato da Alessandro Manzoni.

Il termine si diffuse dai grandi centri urbani dell'Italia settentrionale con connotazione spesso fortemente spregiativa e ingiuriosa e, come altri vocaboli della lingua italiana (quali villano, contadino, burino e cafone) stava per indicare "servo della gleba" e "bracciante agricolo" ed era riferita agli immigrati del meridione. Gli immigrati venivano quindi considerati, sia pure a livello di folklore, quasi dei contadini sottosviluppati, anche perché in effetti le grandi ondate migratorie dal Sud verso il Nord negli anno '50-70 erano composte perlopiù da masse di semidiseredati. Essi stessi, almeno all'inizio, alla domanda quale lavoro svolgessero precedentemente rispondevano "il terrone", ovvero il bracciante agricolo.

Il termine, che deriva evidentemente da "terra" con un suffisso con valore d'agente o di appartenenza (nel senso di persona appartenente strettamente alla terra) è stato variamente interpretato come frutto di incrocio fra terre (moto) e (meridi)one, come "mangiatore di terra" parallelamente a polentone, "mangiapolenta", cioè l'italiano del nord; come "persona dal colore scuro della pelle, simile alla terra" o anche come "originario di terre soggette a terremoti" ("terre matte", "terre ballerine").

Il suo maggiore utilizzo data comunque essenzialmente agli anni sessanta e settanta e limitatamente ad alcune zone del nord Italia, in seguito alla forte ondata di emigrazione di lavoratori e contadini del meridione d'Italia in cerca di lavoro verso le industrie del nord e in particolare del triangolo industriale (GenovaMilanoTorino). In tale ambito si spiega anche la diffusione del termine: storicamente, grossi movimenti di popolazioni hanno sempre portato con sé anche fenomeni di intolleranza o razzismo più o meno larvati. Successivamente, allo stesso modo è sorta la locuzione "terrone del nord", generalmente per indicare gli italiani del nord-est (principalmente i veneti, detti "boari"), che per ragioni simili cominciarono negli stessi anni ad emigrare verso il nord-ovest, venendo così accomunati agli emigranti meridionali.

Terrone come insulto

Il riconoscimento di terrone come insulto e non come termine folkloristico è un processo che storicamente ha subito molte battute d'arresto e incomprensioni, probabilmente dovute al fatto che solo una parte della popolazione italiana ne riconosceva pienamente la gravità e il suo carattere offensivo[3].

La Corte di Cassazione ha ufficialmente riconosciuto che tale termine ha un'accezione offensiva, confermando una sentenza del Giudice di Pace di Savona e confermando che la persona che l'aveva pronunciata dovesse risarcire la persona offesa dei danni morali[4].

Stereotipi ed estensioni

Spesso vengono associati a questo epiteto caratteristiche personali negative, tra le quali ignoranza, scarsa voglia di lavorare, disprezzo di alcune norme igieniche e soprattutto civiche. Analogamente, soprattutto in alcune accezioni gergali, il termine ha sempre più assunto il significato di "persona rozza" ovvero priva di gusto nel vestire, inelegante e pacchiana, dai modi inurbani e maleducata, restando un insulto finalizzato a chiari intenti discriminatori. Inoltre vengono spesso associati al termine anche tratti somatici e fisici, come la carnagione scura, la bassa statura, le gote alte, caratteristiche fisiche storicamente preponderanti al Sud rispetto al Nord Italia.

Nella letteratura

Spesso il termine terrone è stato utilizzato nella letteratura del Novecento da noti autori in diverse loro opere.

  • Marino Moretti: «Alla veglia funebre non ce li volevano loro, nessuno di loro, quattro o cinque impiegati di concetto, buona gente, amici, colleghi e, tanto per cambiare, terroni.»
  • Anna Banti: «Nella luce rossastra della lampadina accesa (era già notte) vide che la terrona stava di nuovo frugando nella sporta.»
  • Giuseppe Marotta: «Noi terroni cerchiamo di abituarci alle strade di Milano.»
  • Cesare Pavese: «Cantare sapeva, suonare anche, perché non tentare di riuscire un artista, come quei terroni che gli stavano tra i piedi?»
  • Beppe Fenoglio: «I settentrionali, primi gli emiliani, attaccarono i meridionali, Terroni, sudici, terra da pipe, abissini!»
  • Aldo Busi: «Una bruta teruna l'è una bruta teruna anche se l'è notaia.»
  • Pier Vittorio Tondelli: «Poco più tardi arrivano i terroni e invadono il tavolo portando altre sedie. Giusy fa per alzarsi, non gli piace la nuova compagnia col Salvino capobanda.»
  • Giovanni Arpino: «"Molta nebbia?" "Umidità. A tonnellate. Ottima per le mie ossa terrone", spregiò Tramontano.»
  • Giovanni Pirelli: «Una volta le dissi: noi meridionali siamo fatti così, scherziamo alla maniera nostra. E lei: macché meridionali; terroni, terronacci.»
  • Dino Buzzati: «"Non so se di Napoli o della Calabria" fa la Luisella, la terroncina la chiamavano.»
  • Beppe Fenoglio: «Johnny s'imbatté in un terroncino costernato per una giubba che gli arrivava ai ginocchi e furono felici dell'immediato baratto.»
  • Pier Paolo Pasolini: «In quelle baracche risiedevano i terroni che lavoravano i campi per una micragna.»

Nella musica

  • Terronia è il titolo di un brano musicale della cantante Mina.
  • «Soldato Nencini, semianalfabeta e per giunta terrone...», da una canzone del cantautore Enzo Jannacci.
  • «Noi siamo qui, non sente alcuno. El me diseva 'sto brütt terún», da Ma mi di Giorgio Strehler e Fiorenzo Carpi.
  • «hann finì de tribulà sti terùn, sti terùn...» da Il bonzo di Cochi e Renato.
  • Italiano Terrone Che Amo, titolo di una canzone dei bolognesi Skiantos.
  • «chi odia i terroni, chi canta Prévert, chi copia Baglioni...» strofa di Il cielo è sempre più blu di Rino Gaetano.
  • «Sono un terron, sono un terrone vero però, mi piace tanto Bossi perciò, il Piave mormorò» ritornello di una parodia di Porompompero cantata da Leone di Lernia.
  • Terrone è il titolo di un brano musicale del rapper Ensi
  • Terrone, ignorante, magnate 'o ssapone, lavate cu ll'idrante è un verso della canzone Curre curre guaglio' dei 99 Posse

Nel cabaret

L'utilizzo del termine viene spesso utilizzato nel cabaret, avendo generato anche un linguaggio slang utilizzato principalmente da due attori e comici come Diego Abatantuono, nella figura del terrunciello, e da Giorgio Porcaro.

Viene anche utilizzato molto spesso da Aldo, Giovanni & Giacomo. Infatti, Giovanni e Giacomo prendono in giro Aldo chiamandolo "terrone", in modo ironico e scherzoso, in quanto Aldo è un attore di origine meridionale.

Note

  1. ^ a b sulla Treccani
  2. ^ Samira Leglib, Dai “terroni” agli “extracomunitari” in Oggi7 (magazine domenicale di America Oggi), 26-10-2008. URL consultato il 16-08-2009.
  3. ^ " terrone sara' lei, grazie " per molti rimane un'offesa in Corriere della Sera, 04-04-1992, p. 19. URL consultato il 16-08-2009.
  4. ^ Lo chiamavano «terrone», sarà risarcito in Corriere della Sera, 20-04-2005. URL consultato il 16-08-2009.

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