Terremoto della Marsica
| Data | 13 gennaio 1915 |
|---|---|
| Ora | 07:48 |
| Magnitudo momento | 7,0 |
| Epicentro | conca del Fucino |
| Nazioni colpite | |
| Intensità Mercalli | XI |
| Vittime | 30.000[1] |
Il terremoto della Marsica fu un drammatico evento sismico avvenuto il 13 gennaio 1915, che colpì l'intera area della Marsica in Abruzzo e parte del Lazio meridionale.
Indice |
[modifica] Geologia
Il territorio abruzzese è caratterizzato da una notevole attività sismica, legata prevalentemente a processi di distensione crostale. Il campo deformativo plio-quaternario è tuttora attivo.
Il Fucino è un'ampia depressione tettonica circondata da faglie normali e transtensive attive nel Pliocene superiore-Quaternario. È presente anche una fase deformativa compressiva tardo messiniano-pliocenica inferiore schematicamente attribuita a quattro principali unità, a direzione grossolanamente NNO-SSE, convergenti a levante: "Costa Grande-Monte d'Aria", "Monte Cefalone-Monti della Magnola", "Altopiano delle Rocche-Gole di Celano" e "Monte Sirene". Queste strutture compressive deformano sottostanti strati mesozoico-terziarie appartenenti a due domini deposizionali. Il primo raggruppa una sedimentazione persistente di piattaforma annegata nel Miocene e il secondo delle aree anengate nel Mesozoico con sedimentazione persistente di scarpata e di bacino, quest'ultima immediatamente a NE del Fucino. In corrispondenza del primo dominio poggiano le calcareniti a briozoi del Langhiano-Tortoniano, mentre vi è una lacuna tra il Cretacico superiore e la fine del Miocene inferiore. Nel secondo dominio invece vi è una maggior continuità fino al Miocene medio. Questa discrepanza potrebbe essersi creata in concomitanza della fase disgiuntiva legata al rifting liassico che si è mantenuta fino al Miocene medio.
Affiorano depositi continentali alluvio-colluviali attribuibili al Plio-Pleistocene e, in particolare in corrispondenza dell'antico fondo lacustre (sedimenti limosi), all'Olocene.
L'evoluzione quaternaria del bacino è legata all'attività di due principali faglie, una in direzione NO-SE e immersione occidentale, tangente l'ex lago a SudEst, e l'altra, tangene a Nord, in direzione OSO-ENE e immersione meridionale.
Il 1915 non fu solo l'anno in cui l'Italia entrò in guerra, ma si annovera tra i tristi ricordi anche un drammatico terremoto che il 13 gennaio colpì l'intera area della Marsica, con epicentro nell'area fucense, uno dei più catastrofici terremoti avvenuti sul territorio italiano: causò più di 30.000 vittime su un totale di 120.000 persone residenti nelle aree disastrate.
Avvenne alle ore 07:48 raggiungendo l’undicesimo grado della scala Mercalli. La scossa fu avvertita dalla Pianura Padana alla Basillicata[2].
Si formarono scarpate di faglia (fagliazione principalmente olocenica), spaccature del terreno, vulcanelli di fango, frane, variazioni della topografia e cambiamenti chimico-fisici della acque.
L'impianto di drenaggio dell'ex lago sembrò non risentirne molto, ma nel 1920 si decise il rifacimento completo dei tratti di galleria minacciati, mediante tecniche più evolute rispetto al secolo precedente[3].
[modifica] Dati storici
Il terremoto della Marsica fu uno dei più catastrofici avvenuti sul territorio italiano: causò più di 30.000 vittime[1] su un totale di 120.000 persone residenti nelle aree disastrate. Dopo soli sei anni dal terremoto di Messina, avvenuto il 28 dicembre 1908, l'Italia tornò ad essere funestata da un altro violentissimo sisma.
Esso avvenne alle ore 07:48 e alle 07:53. L'intensità fu dell'XI grado della scala Mercalli. In seguito, con metodi storici, la magnitudo è stata stimata in 7.0 Mw. L'epicentro fu nella conca del Fucino, ma l'ondata sismica colpì anche alcune zone dell'Italia centrale al confine col Lazio e la Campania, con effetti pari o superiori al VII grado Mercalli; nei successivi mesi ci furono circa 1.000 repliche.
Questo terremoto fu uno dei più disastrosi della storia italiana. La scossa fu avvertita anche a Roma, producendo danni ad alcuni palazzi, ma, nonostante ciò, il Governo tardò e molto a comprendere la vastità dell'area coinvolta e la drammaticità delle conseguenze: l'allarme fu lanciato 12 ore dopo il sisma ed i soccorsi giunsero nelle aree colpite solo all'alba del giorno dopo.
La testimonianza di un sopravvissuto operaio di Avezzano, riportata dal quotidiano Il Mattino del 14 gennaio 1915, è molto eloquente riguardo all'entità di questa catastrofe: "Non mi resi subito conto di ciò che era avvenuto; ritenni dapprima che si trattasse del crollo improvviso dello stesso stabilimento dove ero occupato: catastrofe forse avvenuta per lo scoppio di qualche macchina. Non potevo immaginare quale orribile immane catastrofe si fosse abbattuta sulla ridente Avezzano, così tranquilla e piena di vita. La gamba sinistra mi doleva abbastanza, ma ciò non mi impedì di trascinarmi fino all'aperto. Ma appena fuori, le mie orecchie furono straziate da mille lamenti. Guardai Avezzano e credetti ancora di essere vittima di un orrendo sogno: il castello, gli stabilimenti dagli alti fumaioli, la Chiesa dell'artistico ed agile campanile, tutto era scomparso.
Avezzano era scomparsa ed al suo posto non si scorgevano che pochi muri".
Prima del sisma Avezzano era una cittadina di circa tredicimila abitanti; il prosciugamento del lago Fucino faceva sentire i primi influssi sull'economia dell'area, non solo nell'agricoltura ma anche nel settore terziario.
Il terremoto non colpì solo Avezzano, ma anche tutti i paesi dell'area fucense, i paesi della Valle Roveto e della media Valle del Liri. Avezzano venne completamente rasa al suolo, le vittime furono tantissime, più di 9.000 su un totale di 11.000 abitanti: tra le vittime anche lo stesso sindaco. I pochissimi sopravvissuti (in gran parte feriti) rimasero senza tetto poiché tutti gli edifici crollarono su se stessi tranne uno, al quale è stata applicata targa commemorativa di quella terribile vicenda. Il terremoto isolò completamente la zona e la notizia del disastro fu segnalata solamente nel tardo pomeriggio; i soccorsi, partiti la sera tarda del 13 arrivarono solamente il giorno dopo a causa dell'impraticabilità delle strade causata da frane e macerie. Anche il circondario di Sora fu devastato causando qualche migliaia di morti e gravissimi danni al patrimonio edilizio di Sora, Arpino, Castelliri, Isola del Liri, Pescosolido. Più di 9.000 uomini, fra militari, enti e civili vennero impegnati per i soccorsi, il trasporti dei feriti agli ospedali e la distribuzione dei viveri. A coloro che si distinsero maggiormente fra i soccorritori, venne concessa una medaglia di benemerenza.
L'evento sismico mise in evidenza la non preparazione dello Stato. Erminio Sipari, deputato del collegio di Pescina, portò la protesta di quelle vittime che probabilmente si sarebbero potute salvare. Nell'autunno del 1914 era, inoltre, iniziata la guerra (anche se l'Italia non vi entrò fino al maggio del 1915) e ciò influì pesantemente sull'utilizzo e, soprattutto, sulla permanenza della truppa nella regione colpita. Tra le emergenze del terremoto ci fu il problema degli orfani: la gran parte di loro fu affidata all'Opera Nazionale di Patronato "Regina Elena" ed accolti presso Istituti, grazie al lavoro instancabile del prelato Don Orione, al quale fu affidata la responsabilità di restituire i bambini orfani ai parenti ancora in vita.
Ad Avezzano una sola casa rispettava i criteri di costruzione antisismici (fu l'unica a restare in piedi) ed inoltre l'economia legata al prosciugamento del lago aveva favorito una diffusa speculazione edilizia, dove la maggior parte delle abitazioni veniva costruita velocemente e con materiali inappropriati. E dunque anche questa fu una delle cause che contribuì ad aumentare le proporzioni del disastro.
Nella città di Avezzano il sisma provocò la morte di 9.238 persone; i danni agli edifici furono così gravi da consentire il recupero solo di poche abitazioni. Avezzano perse i suoi monumenti importanti: il Castello Orsini e la cattedrale di San Bartolomeo. Per assistere od ospitare i terremotati furono realizzate delle strutture conosciute come "Casette Asismiche", che sono visibili ancora oggi. Col passare degli anni sono state trasformate in case, stalle o rifugi ed insieme ai pochi ruderi ancora visibili del terremoto, rappresentano la memoria storica e tangibile dell’evento.
Oggi Avezzano è una città che conta 42.000 abitanti ed è il centro economico più importante della Marsica ed uno dei più importanti dell'Abruzzo. È una città in continua espansione. Essendo stata completamente ricostruita, è priva di un centro storico e la maggior parte degli edifici è costituita da piano terra e primo piano. Solo le costruzioni più recenti presentano più di due piani: ciò perché, nel tempo, i criteri costruttivi antisismici sono cambiati.
Alcuni paesi della Marsica, come Tagliacozzo, si salvarono dal catastrofico terremoto grazie alla base "antisismica" sulla quale posa. In questo luogo in particolare, non si rilevarono particolari danni alle abitazioni, ancora oggi intatte tra le più antiche.
[modifica] Comuni interessati
La maggior parte delle vittime si concentrò nell'area fucense e nei centri maggiori.[4]
- Aielli
- Aschi (Ortona dei Marsi), 400 vittime circa
- Avezzano, 9.238 vittime
- Balsorano
- Capistrello, 93 vittime
- Carrito (Ortona dei Marsi)
- Castellafiume
- Castelnuovo
- Celano, 658 vittime
- Cerchio
- Cese, 719 vittime, 628 sopravvissuti
- Civita d'Antino
- Collelongo
- Collarmele, 847 vittime
- Frattura (Scanno), 120 vittime (pressoché l'intera popolazione)
- Gioia dei Marsi, 3.500 vittime circa
- Lecce nei Marsi, 537 vittime
- Luco dei Marsi
- Magliano de' Marsi, 700 vittime circa
- Massa d'Albe
- Morino
- Goriano Valli
- Pescasseroli, 13 vittime
- Pescina, 5.000 vittime circa
- San Benedetto dei Marsi, 2.700 vittime su 4.200 abitanti (nel 1915 San Benedetto era frazione di Pescina, diventato comune nel 1945; le sue vittime sono incluse nel dato di Pescina)
- Scurcola Marsicana
- Sora, 3.000 vittime circa
- Trasacco, 26 vittime[5]
- Villavallelonga
- Venere dei Marsi
[modifica] Note
- ^ a b Fonte: sito Portale Abruzzo
- ^ Boncio P, Galadini F, Visini F, Pace B, Lavecchia G. Evidenze di tettonica distensiva attiva e sismogenetica in Appennino centrale Società Geologica Italiana 83ma riunione 2006.
- ^ Sabbatini S. Rapporti tra malaria, ambiente, popolazioni e civiltà nell'Italia centrale. La bonifica della piana del Fucino Le infezioni in medicina, n. $,251-256,2001.
- ^ Fonte: sito del Comune di Avezzano
- ^ Fonte: sito del Comune di Trasacco
[modifica] Voci correlate
- Lista di terremoti in Italia
- Terremoto del 6 aprile 2009
- Medaglie, decorazioni ed ordini cavallereschi italiani
[modifica] Collegamenti esterni
- DBMI11 (INGV) Database delle osservazioni macrosismiche dei terremoti italiani
- PortaleAbruzzo.com Sito del portale d'Abruzzo
- comune.avezzano.aq.it Sito dell'amministrazione comunale contenente informazioni dettagliate sul terremoto
- Publiweb.it questa sezione del sito contiene molte immagini storiche del terremoto
- la Marsica.it Ambiente, Cultura e Turismo - foto e video del Terremoto
- TerreMarsicane.it