Terremoto dell'Irpinia del 1980

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« Ad un tratto la verità brutale ristabilisce il rapporto tra me e la realtà. Quei nidi di vespe sfondati sono case, abitazioni, o meglio lo erano. »
(Alberto Moravia, Ho visto morire il Sud)
Terremoto dell'Irpinia del 1980
La mappa dell'intensità della scossa delle 19:34
La mappa dell'intensità della scossa delle 19:34
Data 23 novembre 1980
Ora 19:34:52[1]
Magnitudo Richter 6,5[2]
Magnitudo momento 6,89 ± 0,04[1]
Profondità 30 km
Distretto sismico Irpinia
Epicentro Tra Teora, Castelnuovo di Conza e Conza della Campania
40°51′00″N 15°16′47″E / 40.85°N 15.279722°E40.85; 15.279722
Nazioni colpite Italia Italia
Intensità Mercalli X[1]
Tsunami No
Vittime 2.914[3]

Il terremoto dell'Irpinia del 1980 fu un sisma che si verificò il 23 novembre 1980 e che colpì la Campania centrale e la Basilicata centro-settentrionale. Caratterizzato da una magnitudo del momento sismico di circa 6,9 Richter e del X grado della scala Mercalli[1] con epicentro tra i comuni di Teora, Castelnuovo di Conza, e Conza della Campania, causò circa 280.000 sfollati, 8.848 feriti e 2.914 morti.[3]

La scossa[modifica | modifica wikitesto]

La distruzione subita dalla città di Teora
Castelnuovo di Conza rasa al suolo dal terremoto

Il terremoto colpì alle 19:34[4] di domenica 23 novembre 1980: una forte scossa della durata di circa 90 secondi[5] con un ipocentro di circa 30 km di profondità[6] colpì un'area di 17.000 km²[7] che si estendeva dall'Irpinia al Vulture, posta a cavallo delle province di Avellino, Salerno e Potenza. I comuni più duramente colpiti (decimo grado della scala Mercalli) furono quelli di Castelnuovo di Conza, Conza della Campania, Laviano, Lioni, Sant'Angelo dei Lombardi, Senerchia, Calabritto e Santomenna.[8] Gli effetti, tuttavia, si estesero ad una zona molto più vasta interessando praticamente tutta l'area centro meridionale della penisola: molte lesioni e crolli avvennero anche a Napoli interessando molti edifici fatiscenti o lesionati da tempo e vecchie abitazioni in tufo; a Poggioreale crollò un palazzo in via Stadera, probabilmente a causa di difetti di costruzione, causando 52 morti.[9] Crolli e devastazioni avvennero anche in altre province campane e nel potentino,[10] come a Balvano dove il crollo della chiesa di S. Maria Assunta causò la morte di 77 persone, di cui 66 bambini e adolescenti che stavano partecipando alla messa.[11]

I resoconti dell'Ufficio del Commissario Straordinario hanno quantificato i danni al patrimonio edilizio. È risultato che dei 679 comuni che costituiscono le otto province interessate globalmente dal sisma (Avellino, Benevento, Caserta, Matera, Napoli, Potenza, Salerno e Foggia), 506 (il 74%) sono stati danneggiati.

Le tre province maggiormente sinistrate sono state quelle di Avellino (103 comuni), Salerno (66) e Potenza (45). Trentasei comuni della fascia epicentrale hanno avuto circa 20.000 alloggi distrutti o irrecuperabili. In 244 comuni (non epicentrali) delle province di Avellino, Benevento, Caserta, Matera, Foggia, Napoli, Potenza e Salerno, altri 50.000 alloggi hanno subito danni da gravissimi a medio-gravi. Ulteriori 30.000 alloggi lo sono stati in maniera lieve.[3][12]

L'entità drammatica del sisma non venne valutata subito; i primi telegiornali parlarono di una «scossa di terremoto in Campania» dato che l'interruzione totale delle telecomunicazioni aveva impedito di lanciare l'allarme. Soltanto a notte inoltrata si cominciò ad evidenziarne la più vasta entità. Da una prospezione effettuata nella mattinata del 24 novembre tramite un elicottero vennero rilevate le reali dimensioni del disastro. Uno dopo l'altro si aggiungevano i nomi dei comuni colpiti; interi nuclei urbani risultavano cancellati, decine e decine di altri erano stati duramente danneggiati.

Nei tre giorni successivi al sisma, il quotidiano Il Mattino di Napoli enfatizzò la descrizione della catastrofe. Il 24 novembre il giornale titolò «Un minuto di terrore - I morti sono centinaia», in quanto non si avevano notizie precise dalla zona colpita, ma si era a conoscenza del crollo di via Stadera a Napoli. Il 25 novembre, appresa la vastità e gravità del sisma, si passò a «I morti sono migliaia - 100.000 i senzatetto», fino al titolo drammatico del 26 novembre «Cresce in maniera catastrofica il numero dei morti (sono 10.000?) e dei rimasti senza tetto (250.000?) - FATE PRESTO per salvare chi è ancora vivo, per aiutare chi non ha più nulla»[13]. La cifra dei morti, approssimativa per eccesso soprattutto a causa dei gravi problemi di comunicazione e ricognizione, fu poi ridimensionata fino a quella ufficiale, ma la cifra dei senzatetto non è mai stata valutata con precisione.

Analisi geosismologica[modifica | modifica wikitesto]

Il sensore del sismogramma impazzito esce fuori dal tracciato a seguito della scossa delle 19:34

L'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha appurato che l'area interessata ha subìto tre distinti fenomeni di rottura lungo differenti segmenti di faglia, succedutisi in circa 40 secondi. Tali segmenti sono stati localizzati sotto i monti Marzano, Carpineta e Cervialto. Dopo circa 20 secondi la rottura si è propagata verso SE in direzione della Piana di San Gregorio Magno. Dopo 40 secondi, localizzata a NE del primo segmento, si è verificata la terza rottura di faglia.

La frattura ha raggiunto la superficie terrestre generando una scarpata di faglia ben visibile per circa 35 km. Studiando le registrazioni delle repliche dell'evento si evince una struttura crostale molto eterogenea, come dimostrato dalle variazioni della velocità delle onde P mostrata a differenti profondità, e un processo di rottura estremamente complesso.

Lo scavo di trincee lungo la scarpata di faglia ha permesso di riconoscere e datare forti terremoti predecessori del 1980, avvenuti sulla faglia irpina. Questi risultati dimostrano che la faglia responsabile del terremoto dell'Irpinia ha generato in passato terremoti simili a quello del 1980 e che tali eventi si succedono nel tempo con frequenza di circa 2000 anni.[14]

I mancati soccorsi[modifica | modifica wikitesto]

Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini in visita nelle zone colpite dal sisma
« Non vi sono stati i soccorsi immediati che avrebbero dovuto esserci. Ancora dalle macerie si levavano gemiti, grida di disperazione di sepolti vivi »
(Sandro Pertini, edizione straordinaria Tg2, 26 novembre 1980)

Al di là del patrimonio edilizio, già fatiscente a causa dei terremoti del 1930 e 1962, un altro elemento che aggravò gli effetti della scossa fu il ritardo dei soccorsi. I motivi principali furono due: la difficoltà di accesso dei mezzi di soccorso nelle zone dell'entroterra, dovuta al cattivo stato della maggior parte delle infrastrutture, e la mancanza di un'organizzazione come la Protezione Civile che fosse capace di coordinare risorse e mezzi in maniera tempestiva e ottimale. Il primo a far presente questa grave mancanza fu il presidente della Repubblica Sandro Pertini. Il 25 novembre, nonostante il parere contrario del presidente del Consiglio Forlani e altri ministri e consiglieri,[15] Pertini si recò in elicottero sui luoghi della tragedia, dove lo aspettava l'allora Ministro degli Esteri, il potentino Emilio Colombo.

Di ritorno dall'Irpinia, in un discorso in tv rivolto agli italiani, l'allora Capo dello Stato denunciò con forza il ritardo e le inadempienze dei soccorsi, che sarebbero arrivati in tutte le zone colpite solo dopo cinque giorni.[16] Le dure parole del presidente della Repubblica causarono l'immediata rimozione del prefetto di Avellino Attilio Lobefalo, e le dimissioni (in seguito respinte) del Ministro dell'Interno Virginio Rognoni.[17]

Gli aiuti internazionali[modifica | modifica wikitesto]

Molti Paesi, in seguito alla notizia del terremoto, si attivarono per inviare alle popolazioni colpite non solo soldi per la ricostruzione,[4][18] ma anche unità militari e personale specializzato.[3]

  • Stati Uniti Stati Uniti: 70 milioni di dollari, 136 uomini con 6 elicotteri della Compagnia paracadutisti del 509º Battaglione.
  • bandiera Germania Ovest: 32 milioni di dollari, 1 ospedale da campo con 90 sanitari; 650 uomini e 3 elicotteri del 240º Battaglione Genio pionieri; 1 gruppo di esperti della Croce Rossa; 47 volontari-elettricisti, un gruppo di salvataggio, un gruppo depurazione; 16 cani da salvataggio con guida.
  • Arabia Saudita Arabia Saudita: 10 milioni di dollari.
  • Iraq Iraq: 3 milioni di dollari.
  • Algeria Algeria: 500.000 dollari.
  • Belgio Belgio: 1 squadra sanitaria di 10 uomini e un'autoambulanza.
  • Francia Francia: équipe di ricerca dei superstiti composte da 291 uomini con cani da valanga; 59 militari medici e specialisti nel soccorso; 12 autoambulanze e 1 elicottero autoambulanza con personale medico.
  • Austria Austria: 1 ospedale militare da campo con 130 sanitari.
  • Jugoslavia Jugoslavia: 12 squadre di ricerca con elettrosonde composte di 41 uomini.
  • Svizzera Svizzera: 14 squadre cinofile e 2 elicotteri speciali per soccorso.

La ricostruzione[modifica | modifica wikitesto]

A Laviano, paese in cui i morti per il sisma furono un quinto della popolazione (303 deceduti su circa 1500 abitanti), le prime case in legno (una ventina) con servizi compresi arrivarono già nel febbraio 1981. Il 25 aprile 1981, a 122 giorni dal terremoto, gli alloggi in legno tipo chalet realizzati dal gruppo Rubner - che si insediò nel 1990 in Irpinia con uno stabilimento di produzione a Calitri[19][20] - diventarono 150, per un totale di 450 persone ricoverate.[21]

La ricostruzione fu, però, anche uno dei peggiori esempi di speculazione su di una tragedia.[5][22] Infatti, come testimonia tutta una serie di inchieste della magistratura, per le quali sono state coniate espressioni come Irpiniagate, Terremotopoli o il terremoto infinito,[23] durante gli anni si sono inseriti interessi loschi che dirottarono i fondi verso aree che non ne avevano diritto, moltiplicando il numero dei comuni colpiti: 339 paesi in un primo momento,[24] che diventarono 643 in seguito a un decreto dell'allora presidente del Consiglio Arnaldo Forlani nel maggio 1981,[25] fino a raggiungere la cifra finale di 687[26], ossia quasi l'8,4% del totale dei comuni italiani.

Più di settanta centri furono integralmente distrutti o seriamente danneggiati e oltre duecento ebbero consistenti danni al patrimonio edilizio. Centinaia di opifici produttivi e artigianali furono cancellati con perdita di migliaia di posti di lavoro e danni patrimoniali per decine di migliaia di miliardi di lire.[27]

Il numero dei comuni colpiti, però, fu alterato per losche manovre politiche e camorristiche lievitando nel corso degli anni. Alle aree colpite, infatti, venivano destinati numerosi contributi pubblici (stime del 2000 parlano di 5.640 miliardi nel corso degli anni),[25] ed era interesse dei politici locali far sì che i territori amministrati venissero inclusi in quest'area. La ricostruzione, nonostante l'ingente quantità di denaro pubblico versato, fu per decenni incompleta. A Torre Annunziata attualmente esistono due quartieri, Penniniello e il Quadrilatero delle Carceri, distrutti dal terremoto del 1980, ma malgrado le ingenti somme di denaro che si sono continuate a stanziare – 10 milioni di euro per il primo nel 2007,[5] 1,5 milioni di euro per il secondo nel 2009[28] – ancora non è stata completata la loro ricostruzione. Questi quartieri oggi sono diventati la principale roccaforte della camorra (il Quadrilatero delle Carceri è ancora oggi il quartier generale del clan Gionta) ed una delle più agguerrite piazze di spaccio della regione Campania.[29]

I contributi per il rilancio economico[modifica | modifica wikitesto]

Sul modello del terremoto del Friuli, la ricostruzione anche in Irpinia venne incentrata sul rilancio industriale. Nonostante il territorio non presentasse caratteristiche industriali già da prima del sisma, la pioggia di contributi costituì una tentazione irrefrenabile per molti. Il meccanismo di captazione dei fondi pubblici prevedeva la costituzione di imprese che fallivano non appena venivano intascati i contributi. I finanziamenti arrivarono talmente concentrati da non riuscire ad essere spesi. In sette anni, ventisei banche cooperative aprirono gli sportelli nella zona terremotata (nove nella sola provincia di Avellino), arrivando a fare prestiti alle imprese del Nord Italia.[30]

Per rilanciare venti zone industriali tra Campania e Basilicata vennero stanziati 7.762 miliardi di lire (circa 8 miliardi di € del 2010). Il costo finale fu dodici volte superiore al previsto in provincia di Avellino e diciassette volte in provincia di Salerno. Secondo la relazione finale della Corte dei Conti,[31] i costi per le infrastrutture crebbero fino a punte «di circa 27 volte rispetto a quelli previsti nelle convenzioni originarie». Il 48,5% delle concessioni industriali (146 casi) venne revocato. La Corte dei Conti accusa «la superficialità degli accertamenti e l'assenza di idonee verifiche», approvate senza «adeguatamente ponderare situazioni imprenditoriali già fragili e già originariamente minate per scarsa professionalità o nelle quali la sopravvalutazione dell'investimento, in relazione alle capacità imprenditoriali, ha portato al fallimento dell'iniziativa». Nel 2000, 76 aziende risultavano già fallite, ma solo una piccola parte dei contributi (il 21% nella provincia di Salerno) era stato recuperato.[30]

Il dopo-sisma[modifica | modifica wikitesto]

« L'uso di 50-60mila miliardi stanziati per l'Irpinia rimase un porto nelle nebbie [...] quel terremoto non aveva trasformato solo una regione d'Italia, ma addirittura una classe politica »
(Indro Montanelli in Le stanze, BUR, 2004)

La prima stima dei danni del terremoto, che venne fatta nel 1981 dall'ufficio dello Stato (organo speciale atto a coordinare le operazioni di calcolo dei danni per conto della presidenza del Consiglio), parlava di circa 8.000 miliardi di lire.[32] La stessa cifra è cresciuta in maniera esponenziale, fino a superare quota 60.000 miliardi di lire nel 2000,[33] e 32 miliardi di euro nel 2008.[34] Attualizzandola al 2010, secondo Sergio Rizzo la stima supererebbe i 66 miliardi di euro.[30]

La Commissione Scalfaro[modifica | modifica wikitesto]

La legge 7 aprile 1989, n. 128, istituì la Commissione parlamentare d'inchiesta sull'attuazione degli interventi per la ricostruzione e lo sviluppo dei territori colpiti dai terremoti del novembre 1980 e del febbraio 1981 della Campania e della Basilicata, alla cui Presidenza viene eletto Oscar Luigi Scalfaro:[35] è un organismo bicamerale con gli stessi poteri della magistratura, costituito da venti deputati e altrettanti senatori con il compito di accertare quanto realmente lo Stato avesse speso, sino a quel momento, per la ricostruzione delle aree terremotate.[36] Nella relazione conclusiva presentata in Parlamento il 5 febbraio 1991, la somma totale dei fondi stanziati dal Governo italiano raggiungerà la cifra di 50.620 miliardi di lire, così suddivisi: 4.684 per affrontare i giorni dell'emergenza; 18.000 per la ricostruzione dell'edilizia privata e pubblica; 2.043 per gli interventi di competenza regionale; 8.000 per la ricostruzione degli stabilimenti produttivi e per lo sviluppo industriale; 15.000 per il programma abitativo del comune di Napoli, e le relative infrastrutture; 2.500 per le attività delle amministrazioni dello Stato; 393 residui passivi.[37]

Le inchieste successive[modifica | modifica wikitesto]

Circa l'inchiesta del filone Mani Pulite denominata Mani sul terremoto, di cui scrive Panorama nel 1992, Daniele Martini racconta: «in Irpinia la Guardia di Finanza scoprì fienili trasformati in piscine olimpiche mai ultimate, o in ville. Individuò finanziamenti indirizzati a imprenditori plurifalliti e orologi con brillanti regalati con grande prodigalità ai collaudatori dello Stato».[38] Nel marzo del 1987 alcuni giornali, tra cui l'Unità e L'Espresso, rivelarono che le fortune della Banca Popolare dell'Irpinia erano strettamente legate ai fondi per la ricostruzione dopo il terremoto in Irpinia del 1980.[39] Tra i soci che traevano profitto dalla situazione c'era la famiglia di De Mita con Ciriaco proprietario di un cospicuo pacchetto di azioni che si erano rivalutate grazie al terremoto. I titoli erano posseduti anche da altri parenti. Seguì un lungo processo che si concluse nell'ottobre del 1988 con la sentenza: «Secondo i giudici del tribunale romano chiamato a giudicare sulla controversia, era giusto scrivere che i fondi del terremoto transitavano nella banca di Avellino e che la Popolare è una banca della Dc demitiana». Appresa la sentenza, l'Unità pubblicò il 3 dicembre un articolo in prima pagina dal titolo eloquente: «De Mita si è arricchito con il terremoto».[38] Nell'inchiesta Mani sul terremoto saranno coinvolte 87 persone tra cui Ciriaco de Mita, Paolo Cirino Pomicino, Salverino De Vito, Vincenzo Scotti, Antonio Gava, Antonio Fantini, Francesco De Lorenzo, Giulio Di Donato e il commissario Giuseppe Zamberletti.[40] Sul coinvolgimento di politici e di vari amministratori si sono levate numerose denunce e promosse alcune inchieste che hanno portato a diversi arresti.[41][42][43][44]

Il sisma in cifre[modifica | modifica wikitesto]

  • Regioni colpite: 3 (Campania, Basilicata e Puglia).
  • Comuni colpiti: 687 (542 in Campania, 131 in Basilicata e 14 in Puglia). Di questi, 37 «disastrati», 314 «gravemente danneggiati» e 336 «danneggiati».[45] In totale, l'8,5% per cento degli 8.086 comuni italiani.[46]
  • Superficie colpita: 17.000 km².[7]
  • Popolazione coinvolta: 6 milioni di abitanti.[47]
  • Abitazioni distrutte o danneggiate dal sisma: 362.000.[38]
  • Contributi pubblici dello Stato italiano, secondo la Commissione parlamentare d'inchiesta (prima dell'approvazione della legge finanziaria 1991): 50.902 miliardi di lire (circa 26 miliardi di euro).[48]
  • Contributi pubblici dello Stato italiano, all'anno 2008: 32.363.593.779 €, attualizzabili a circa 66 miliardi di euro al valore del 2010.[49]
  • La finanziaria 2007 prevede un contributo quindicennale di 3,5 milioni di euro per la ricostruzione.[50]
  • In Italia è ancora oggi in vigore un'accisa di 75 lire (4 centesimi di euro) su ogni litro di carburante acquistato, imposta dallo Stato per il finanziamento della ricostruzione dei territori colpiti dal sisma.[51]

Lista dei comuni disastrati[52][53][modifica | modifica wikitesto]

I comuni classificati come "disastrati" dal DL n. 19 del 1981 sono:

Comune Provincia Vittime Contributi per la ricostruzione Indice del danno
Avellino Avellino Avellino 82 278.611.000 euro 90
Bisaccia Avellino Avellino 2 123.204.000 euro 63
Calabritto Avellino Avellino 92 90.732.000 euro 92
Calitri Avellino Avellino 6 113.777.000 euro 62
Caposele Avellino Avellino 81 103.463.000 euro 80
Conza della Campania Avellino Avellino 184 65.324.000 euro 90
Lioni Avellino Avellino 228 159.716.000 euro 90
Morra De Sanctis Avellino Avellino 42 76.064.000 euro n.d.
Salza Irpina Avellino Avellino 1 18.577.000 euro 76
San Mango sul Calore Avellino Avellino 84 71.975.000 euro 97
San Michele di Serino Avellino Avellino 25 37.877.000 euro 71
Sant'Andrea di Conza Avellino Avellino 0 38.564.000 euro 61
Sant'Angelo dei Lombardi Avellino Avellino 482 128.720.000 euro 90
Senerchia Avellino Avellino 65 46.455.000 euro 90
Solofra Avellino Avellino 25 92.374.000 euro n.d.
Sorbo Serpico Avellino Avellino 0 20.062.000 euro 78
Teora Avellino Avellino 137 76.631.000 euro 90
Torella dei Lombardi Avellino Avellino 28 79.242.000 euro 85
Bella Potenza Potenza 0 n.d. 55
Balvano Potenza Potenza 77 n.d. 80
Brienza Potenza Potenza 1 n.d. n.d.
Castelgrande Potenza Potenza 11 n.d. 70
Muro Lucano Potenza Potenza 21 n.d. 60
Pescopagano Potenza Potenza 21 n.d. 85
Potenza Potenza Potenza 12 n.d. n.d.
Ruvo del Monte Potenza Potenza 0 n.d. n.d.
Vietri di Potenza Potenza Potenza 7 n.d. 70
Castelnuovo di Conza Salerno Salerno 85 50.829.000 euro 91
Colliano Salerno Salerno 2 81.123.000 euro 78
Laviano Salerno Salerno 303 92.777.000 euro 98
Ricigliano Salerno Salerno 27 56.742.000 euro 77
Romagnano al Monte Salerno Salerno 1 25.729.000 euro 89
Salvitelle Salerno Salerno 10 28.665.000 euro 72
San Gregorio Magno Salerno Salerno 28 160.410.000 euro 89
Santomenna Salerno Salerno 65 40.734.000 euro 84
Valva Salerno Salerno 10 76.643.000 euro 83

Opere sul terremoto dell'Irpinia[modifica | modifica wikitesto]

Arte[modifica | modifica wikitesto]

Cinema e TV[modifica | modifica wikitesto]

Musica[modifica | modifica wikitesto]

  • Unonoveottozero - Molotov d'Irpinia (dall'album Le nuvole del cielo terrone, 2011).

Poesia[modifica | modifica wikitesto]

Radio[modifica | modifica wikitesto]

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

  • 90 secondi, dopo - Scritto ed interpretato da Lucilla Falcone, Associazione Culturale La buona creanza.[57]
  • Rossa luna di novembre - di Claudia Iandolo, Liberamente, Avellino, 1997.

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia - Mappa dei risentimenti dei comuni colpiti. URL consultato il 23 giugno 2012.
  2. ^ Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia - Italian Accelerometric Archive. URL consultato il 20 dicembre 2010.
  3. ^ a b c d Resoconto dei Vigili del Fuoco. URL consultato il 29 giugno 2012.
  4. ^ a b Giuseppe Caldarola, Quando in Irpinia crollò anche la Prima Repubblica in Il Riformista, 7 aprile 2009. URL consultato il 13 maggio 2009.
  5. ^ a b c Terremoto/Memoria: la ricostruzione infinita dell'Irpinia in Asca, 18 aprile 2009. URL consultato il 13 maggio 2009.
  6. ^ Antonio Canino, Guida d'Italia - Campania, Touring Club Italiano, 1981.
  7. ^ a b Ispro - Irpinia trent'anni dopo
  8. ^ Emanuela Guidoboni, Gianluca Valensise, Il peso economico e sociale dei disastri sismici in Italia negli ultimi 150 anni, Bononia University Press, 2011, ISBN 88-7395-683-1.
  9. ^ Si veda il resoconto stenografico pubblicato dalla Camera dei deputati il 4 dicembre 1980.
  10. ^ Sabina Licursi, Il civile nello spazio urbano: interazioni tra società, istituzioni e politica a Potenza, Rubbettino Editore, 2005, p. 48, ISBN 88-498-1363-5.
  11. ^ I terremoti a Balvano. URL consultato il 13 maggio 2009.
  12. ^ Dipartimento della Protezione Civile - 23 novembre 1980: Terremoto in Campania e Basilicata. URL consultato il 13 maggio 2009.
  13. ^ Fate presto: anche dall'arte un appello per uscire dall'emergenza rifiuti in Eco di Salerno, 2 febbraio 2008. URL consultato il 13 maggio 2009.
  14. ^ Cosa è accaduto durante il terremoto dell'Irpinia
  15. ^ Giovanni Minoli, La Storia siamo noi - 23 novembre 1980: la terra trema in Irpinia in Rai Educational. URL consultato il 27 maggio 2009.
  16. ^ Giovanni Minoli, La Storia siamo noi - I soccorsi in Irpinia in Rai Educational. URL consultato il 27 maggio 2009.
  17. ^ Daniele Bignami, Protezione civile e riduzione del rischio disastri. Metodi e strumenti di governo della sicurezza territoriale e ambientale, Maggioli Editore, 2010, ISBN 88-387-4437-8.
  18. ^ Paolo Liguori, Inchiesta sul terremoto in Irpinia (PDF). URL consultato il 14 maggio 2009.
  19. ^ Legno è Rubner, la storia di un successo - Cronologia. URL consultato il 7 aprile 2010.
  20. ^ Saie 2000: Il legno in edilizia. URL consultato il 15 settembre 2009.
  21. ^ Antonello Caporale, Terremoto, all'epoca dell'Irpinia le case furono consegnate prima in la Repubblica, 15 settembre 2009. URL consultato il 15 settembre 2009.
  22. ^ Giovanni Minoli, La Storia siamo noi - La ricostruzione in Irpinia in Rai Educational. URL consultato il 27 maggio 2009.
  23. ^ Antonello Caporale, Il terremoto infinito in la Repubblica, 16 novembre 2000. URL consultato il 22 maggio 2009.
  24. ^ Relazione sullo stato di attuazione degli interventi previsti dalla legge 14 maggio 1981, n.219, e successive modifiche ed integrazioni, nei territori colpiti dagli eventi sismici del novembre 1980 e del febbraio 1981, X legislatura, Atti Parlamentari, doc. LX-bis n. 7, pag. 10.
  25. ^ a b Antonello Caporale, Irpinia, vent'anni dopo in la Repubblica, 13 dicembre 2004. URL consultato il 14 maggio 2009.
  26. ^ Gian Antonio Stella, Il vero nemico: tutti terremotati in Corriere della Sera, 19 aprile 2009. URL consultato il 22 maggio 2009.
  27. ^ Encarta - Il terremoto del 1980 in Basilicata e Campania. URL consultato il 19 giugno 2012.
  28. ^ Intervento presidente Bassolino - incontro con Di Pietro (PDF). URL consultato il 21 maggio 2009.
  29. ^ Ippolito Negri, La grande abbuffata: Mani rapaci sull'Irpinia del terremoto, ASEFI, 1996, ISBN 88-86818-08-4.
  30. ^ a b c Sergio Rizzo, I professionisti delle macerie in Corriere della Sera, 4 ottobre 2010. URL consultato il 29 novembre 2010.
  31. ^ Relazione della Corte dei Conti - Realizzazione di nuove aree industriali per insediamenti produttivi nelle zone danneggiate dal sisma negli anni 80/81, 15 dicembre 2000
  32. ^ Giuseppe D'Avanzo, Il Tesoro mette sott'accusa la ricostruzione dell'Irpinia in la Repubblica, 24 novembre 1989, p. 6. URL consultato il 20 maggio 2009.
  33. ^ Eleonora Bertolotto, Irpinia, mancano 5mila miliardi in la Repubblica, 24 novembre 2000, p. 2. URL consultato il 20 maggio 2009.
  34. ^ Secondo la relazione della Corte dei Conti stilata nell'estate 2008 da Anna Maria Carbone Prosperetti i soldi stanziati per il sisma del 1980 sarebbero 32.363.593.779 euro
  35. ^ Marzio Breda, Scalfaro: odiato per le indagini sul terremoto in Corriere della Sera, 23 novembre 2000, p. 7. URL consultato il 15 settembre 2009.
  36. ^ Dopo il terremoto, la ricostruzione - Commissione Scalfaro. URL consultato il 15-09-2009.
  37. ^ Commissione parlamentare d'inchiesta sulla attuazione degli interventi per la ricostruzione e lo sviluppo dei territori della Basilicata e della Campania colpiti dai terremoti del novembre del 1980 e febbraio 1981, X legislatura, Relazione conclusiva, Atti Parlamentari, doc. XXIII n. 27, vol. I, tomo I, pag. 16.
  38. ^ a b c Daniele Martini, Mani sul terremoto in Panorama, 1992. URL consultato il 20 maggio 2009.
  39. ^ Paolo Liguori, Pioggia d'oro nelle casse della Popolare in Il Giornale, 23 novembre 1988. URL consultato il 21 maggio 2009.
  40. ^ Le mani della politica su 58.000 miliardi di lire stanziati per la ricostruzione dopo il sisma dell'80 in Il Tempo, 8 aprile 2009. URL consultato il 21 maggio 2009.
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  42. ^ Fulvio Bufi, Irpinia, scandalo ricostruzione. arrestato ex supercommissario in Corriere della Sera, 6 dicembre 1993, p. 17. URL consultato il 21 maggio 2009.
  43. ^ Le Voci dell'Italietta - Irpinia Day in Voce della Campania, 25 novembre 2000. URL consultato il 21 maggio 2009.
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  45. ^ Commissione parlamentare d'inchiesta sulla attuazione degli interventi per la ricostruzione e lo sviluppo dei territori della Basilicata e della Campania colpiti dai terremoti del novembre del 1980 e febbraio 1981, X legislatura, Relazione conclusiva, Atti Parlamentari, doc. XXIII n. 27, vol. I, tomo I, pag. 85.
  46. ^ Dato Istat del 1981 citato in ANCI - I comuni italiani 2009
  47. ^ Stefano Ventura, I terremoti italiani e la protezione civile citato in Storia e Futuro nº 22, marzo 2010
  48. ^ Si veda il resoconto stenografico pubblicato dal Senato della Repubblica il 26 novembre 1991.
  49. ^ relazione della Corte dei conti stilata nell'estate del 2008 da Anna Maria Carbone Prosperetti, citata dal Corriere della Sera
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  51. ^ Terremoto: Abissinia, Vajont, Irpinia. Gli interventi sulle accise in Asca, 22 aprile 2009. URL consultato il 21 maggio 2009.
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  53. ^ Paesi "disastrati"
  54. ^ Terrae motus - La collezione. URL consultato il 21 maggio 2009.
  55. ^ Lucio Amelio, nuovo Terrae Motus, nuovo catalogo. URL consultato il 21 maggio 2009.
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  57. ^ 90 secondi, dopo - La buona creanza

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • Salvatore Biazzo, Mimmo Caratelli e Aldo de Francesco, Ultime voci dall'epicentro, Tullio Pironti editore, Napoli, 1981.
  • Mario Caciagli, Democrazia Cristiana e potere nel Mezzogiorno, Firenze, Guaraldi, 1977.
  • Antonello Caporale, Terremoti Spa. Dall'Irpinia all'Aquila. Così i politici sfruttano le disgrazie e dividono il Paese, Rizzoli, 2010.
  • Andrea Cinquegrani, Enrico Fierro e Rita Pennarola, Grazie, sisma. Pomicino, Gava, Scotti, De Mita. 10 anni di potere e terremoto, La Voce della Campania, 1990.
  • Ada Becchi Collidà, Catastrofi. Sviluppo e politiche del territorio: alcune riflessioni sull'esperienza italiana; in Archivio di studi urbani e regionali, 1988 n. 31.
  • Carmine Daniele e Mario D'Antino (a cura di), La legislazione sulla ricostruzione e lo sviluppo delle zone terremotate della Campania, Basilicata, Puglia e Calabria.
  • Pietro Funaro, Mani sul terremoto. Campania anni Ottanta, l'altra faccia dell'emergenza, Spazio Creativo Publishing, 2012.
  • Donato Gervasio, Polvere alla luna, Bologna, Giraldi Editore, 2010.
  • Luigi Graziano, Clientelismo e mutamento politico, Milano, FrancoAngeli, 1990.
  • Luigi Graziano, Clientelismo e sviluppo politico: il caso del Mezzogiorno, Milano, 1974.
  • Valentino Izzo, 23111980: un giorno apparentemente come a tanti altri, 2010.
  • Paolo Liguori, Il terremoto della ricchezza. Inchiesta sull'Irpiniagate, Ugo Mursia Editore, 2009.
  • Goffredo Locatelli, Irpiniagate: Ciriaco De Mita da Nusco a Palazzo Chigi, Newton Compton, 1989.
  • Fondazione MIdA, Le macerie invisibili, rapporto 2010.
  • Fondazione MIdA, La fabbrica del terremoto. Come i soldi affamano il Sud, rapporto 2011.
  • Fabrizio Mangoni e Mario Pacelli, Dopo il terremoto la ricostruzione, Edizione delle Autonomie, Roma, 1981.
  • Fabrizio Mangoni e Mario Pacelli, Dopo il terremoto: la seconda fase, Edizione delle Autonomie, Roma, 1982.
  • Ippolito Negri, La grande abbuffata: Mani rapaci sull'Irpinia del terremoto, Terziaria, 1996, ISBN 88-86818-08-4.
  • Salvatore Rea, Si fa presto a dire sinistra: storia di Ciriaco De Mita dalla Magna Grecia a Palazzo Chigi, Leonardo, 1990, ISBN 88-355-0082-6.
  • Manlio Rossi-Doria, La terra dell'osso, Edizioni Mephite, Atripalda, 2003.
  • Giovanni Russo e Corrado Stajano, Terremoto: le due Italie sulle macerie del Sud, volontari e vittime, camorristi e disoccupati, notabili e razzisti, borghesi e contadini, emigranti e senzatetto, Garzanti, Milano, 1981.
  • Amalia Signorelli, Chi può e chi aspetta. Giovani e clientelismo in un'area interna del Mezzogiorno, Liguori, Napoli, 1983.
  • Stefano Ventura, Non sembrava novembre quella sera, Edizioni Mephite, 2010.

Bibliografia scientifica[modifica | modifica wikitesto]

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  • S. Porfido, E. Esposito, A.M. Michetti, A.M. Blumetti, E. Vittori, G. Tranfaglia, L. Guerrieri, L. Ferreli, L. Serva, Areal distribution of ground effects induced by strong earthquakes in the Southern Apennines (Italy), Surveys in Geophysics, vol. 23, p. 529-562, 2002.
  • S. Porfido, E. Esposito, L. Guerrieri, E. Vittori, G. Tranfaglia, R. Pece, Seismically induced ground effects of the 1805, 1930 and 1980 earthquakes in the southern Apennines, boll. Società Geologica Italiana, vol. 126, p. 333-346, 2007.
  • D. Postpischl, A. Branno, E.G.I. Esposito, G. Ferrari, A. Marturano, S. Porfido, V. Rinaldis, M. Stucchi, Southern Italy November 23, 1980 earthquake. Macroseismic survey, 7 ECEE, Atene, p. 25-51, 1982.
  • D. Postpischl, A. Branno, E.G.I. Esposito, G. Ferrari, A. Marturano, S. Porfido, V. Rinaldis, M. Stucchi, The Irpinia earthquake of November 23, 1980, Atlas of isoseismal maps of italian earthquakes, CNR-PFG N. 114 V.2A., 1985.
  • L. Serva, E. Esposito, L. Guerrieri, S. Porfido, E. Vittori, V. Comerci, Environmental effects from five historical earthquakes in southern Apennines (Italy) and macroseismic intensity assessment contribution to INQUA EEE Scale Project. Quaternari Int., vol. 173, p. 30-44, 2007.

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