Terme Achilliane
Coordinate: 37°30′8.66″N 15°5′14.65″E / 37.5024056°N 15.0874028°E
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Le terme Achilliane sono delle strutture termali sotterranee databili al IV-V secolo e situate a Catania, sotto Piazza del Duomo. Si accede alle terme passando dal Museo Diocesano di Catania: un corridoio con volta a botte ricavato nell'intercapedine tra le strutture romane e le fondamenta della Cattedrale (il cui accesso è costituito da una breve gradinata di epoche diverse posta a destra della facciata) consente di fare un viaggio nelle viscere della città, dove scorre il fiume Amenano le cui acque risalgono in superficie nella vicina Fontana dell'Amenano nella piazza antistante. Il nome dell'impianto è dedotto da un'iscrizione su lastra di marmo lunense ridottasi in sei frammenti principali molto lacunosi, databile alla prima metà del V secolo, oggi esposta all'interno del Museo civico al Castello Ursino.
Indice |
Storia [modifica]
L'epoca di fondazione dell'edificio è ancora discussa, ma si ritiene probabile che esistesse già nel IV secolo: l'esistenza dell'edificio in epoca costantiniana è ipotizzata in base al reimpiego all'interno della cattedrale di un gruppo di capitelli del periodo, che potrebbero provenire da questo edificio[2].
Sepolti dai terremoti del 4 febbraio 1169 e dell'11 gennaio 1693, i resti - già noti in antico - furono dapprima liberati dal principe di Biscari[3].
Nel 1856, durante la realizzazione della galleria che passa sotto al Seminario dei chierici destinata ad essere la Pescheria di Catania, si trovarono dei ruderi che pure furono attribuiti allo stesso edificio, pertinenti forse ad un calidarium, in quanto vi erano presenti tracce di un pavimento ad ipocausto. La struttura doveva estendersi fino alla via Garibaldi, dove si trovarono altri avanzi[4].
Secondo la ricostruzione planimetrica ottocentesca del complesso[5], la parte attualmente visitabile comprendeva probabilmente solo una parte del frigidarium.
Dal 1974 al 1994 furono chiuse perché considerate insicure. Furono riaperte dopo un restauro del comune (1997) e nuovamente richiuse per problemi di allagamento[6]. Dopo i lavori di pavimentazione della piazza del Duomo (2004-2006) - nel corso dei quali si è ritenuto di coprire l'impianto con una poderosa piastra d'acciaio per rinforzare l'impiantito della piazza stessa - l'edificio termale è stato nuovamente riaperto al pubblico[7].
Struttura [modifica]
Dell'impianto originale si conserva una camera centrale il cui soffitto a crociere è sorretto da quattro pilastri a pianta quadrangolare. Al vano si accede tramite un corridoio con volta a botte che corre in direzione est-ovest[8] e terminante in una porta che si apre su una serie di vasche ad ipocausto parallele tra loro, facenti parte di un complesso sistema di canalizzazione dell'acqua che si estende verso nord. Anche il vano principale si apre con tre ingressi ad arco sulle vasche, ad ovest del vano stesso.
L'ambiente misurerebbe 11,40 m di larghezza e 12,15 m di lunghezza, mentre le stanze ad ipocausto sarebbero lunghe in tutto 18,65 m. Il corridoio misurerebbe 2,50 metri in larghezza per una lunghezza di oltre 16 m.[9]. Una ipotesi molto fantasiosa sulla estensione delle terme la fece nel 1633 il D'Arcangelo[10], erudito di storia locale, il quale fece realizzare una planimetria priva di elementi reali e riconoscibili, sebbene abbia il merito di essere il primo lavoro avanzato in tal direzione. Molto più accurata è la planimetria resa da Sebastiano Ittar nella pianta generale della città di Catania[11]. In essa viene attribuita alle terme una cortina muraria che correva a sud della piazza Duomo, identificata quale muro perimetrale dell'area termale.
Anticamente i pavimenti (di cui oggi non rimangono che labili tracce) erano in marmo, come dimostrano i resti di una vasca posta al centro dell'aula, mentre alle pareti e sul soffitto vi erano stucchi sicuramente dipinti ispirati al mondo della vendemmia, con eroti e tralci di vite[12].
Iscrizione [modifica]
L'epigrafe[14], scritta in alfabeto e lingua greci è posta su quattro linee ed è formata da sei lastre incise, con lacune peraltro non gravi, ritrovate in diverse epoche, ma originariamente facenti parte di un unico lastrone in marmo lunense. Esse misurano 0,30 metri in altezza ed hanno una lunghezza complessiva di quasi 4,30 metri. Si suppone che tale incisione faccia parte dell'edificio sito al di sotto della piazza Duomo. Ricordiamo anche la presenza di quattro lapidi riportanti la scritta Q. LUSIUS/ LABERIUS/ PROCONSUE/ TÆRMAS, che confermerebbe ulteriormente tale ipotesi e che un tempo erano forse esposte all'ingresso delle terme e in seguito murate sulla base di quattro dei pilastri che dividono le tre navate della cattedrale[15].
Prima del terremoto del 1693, i primi tre frammenti che costituivano la lapide furono murati nella facciata della cattedrale, poi spostati in una parete del vescovato secentesco e da qui vennero trasportati nella antica Loggia. Nel 1702 si ritrovarono altri due frammenti che l'abate Vito Maria Amico unificò con gli altri e tradusse[16]. In seguito furono esposti al Museo del principe Biscari e da qui all'attuale collocazione presso il museo civico del Castello Ursino. L'iscrizione è stata ricomposta utilizzando tutti i frammenti conosciuti ed è messa a terra, appoggiata a una parete, in modo non consono alla sua importanza, della grande sala ovest detta delle Anfore dal 2007.
La lapide usa caratteri greci classici e bizantini e comprime gli spazi tra una parola e l'altra.[17].
Nell'interpretazione che ne dà Francesco Ferrara[18] le terme sono chiamate Achillianai e non Achellianai, come invece riportato da Holm e dal Kaibel e tratterebbe di un ipotetico incendio che rovinò la struttura, restaurata da Flavio Felice Eumazio. Qui inoltre si farebbe riferimento a Massimo Petronio[19], preceduto da un non ben identificato Julium filium Augusti[20]
In una delle interpretazioni, effettuata da Giacomo Manganaro, la lapide la si potrebbe datare al 434 sulla base della successione dei governatori. Sempre secondo il Manganaro in essa si celebrerebbe l'opera di ristrutturazione (forse un ridimensionamento) esplicitamente tendente a economizzare legna da ardere negli ipocausti, conclusa dal neo governatore di Sicilia, Flavio Felice Eumazio, già avviata dal suo predecessore Flavio Liberalio, consularis Siciliae secondo la sua interpretazione, sotto l'imperatore d'Oriente Teodosio II[21]. Tale ricostruzione permetterebbe dunque, sempre secondo l'ipotesi del Manganaro, di dare almeno due nomi ai proconsoli Siciliani della prima metà del V secolo: Eumazio e Liberalio. Inoltre avrebbe riconosciuto il nome di Leone quale architetto artefice del restauro[22]
Galleria [modifica]
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Particolare degli stucchi che decoravano gli interni (si può scorgere la sagoma di un eroto nell'atto di vendemmiare).
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L'incisione lapidea esposta nella Sala delle Anfore al Castello Ursino.
Note [modifica]
- ^ O. D'Arcangelo, Storia delle cose insigni di Catania, Catania 1633
- ^ A. M. Fallico, "Capitelli antichi nella Cattedrale di Catania", in Palladio, n.s.18, 1967, p.171. Le strutture potrebbero essere addirittura databili al III secolo, sulla base degli studi del Wilson; vedi R. J. A. Wilson, Sicily under the Roman Empire. The archaeology of a Roman province. 36 BC -AD 535, Warminster 1990, p. 92
- ^ I. Paternò Castello, Viaggio per tutte le antichità della Sicilia, seconda edizione, postuma, Palermo 1817, pp. 35-36.
- ^ A. Holm, Catania Antica, traduzione di G. Libertini, Catania 1925, pp. 54-55.
- ^ La planimetria, insieme alle sezioni longitudinale e latudinale, è tratta dall'opera Antichità della Sicilia, volume V, del duca di Serradifalco (D. Lo Faso Pietrasanta, duca di Serradifalco, Antichità della Sicilia, Palermo 1842, pp.22-23) e riproposta in A. Holm, citato, tavola VII.
- ^ Da queste parti infatti scorre il fiume sotterraneo Amenano, visibile all'interno del vescovato, a pochi metri di distanza dai resti delle terme.
- ^ Terme Achilliane alla luce in La Sicilia, 27 agosto 2006, CT36. I lavori hanno messo alla luce inoltre il piano pavimentale della piazza e una gradinata d'accesso settecentesca. La visita (eccettuata la domenica, giorno di chiusura) si fa su richiesta ed è oggi a pagamento. La gestione delle terme è passata dal comune alla curia vescovile, che, tramite il Museo diocesano ubicato pochi metri più a sud, si occupa dell'accesso alla struttura.
- ^ A sua volta tale corridoio è connesso con l'esterno da un lungo accesso ricavato nell'intercapedine tra le strutture non ancora indagate e le fondamenta della cattedrale e che corre in direzione nord-sud.
- ^ I dati, indicativi, sono stati ricavati dal Wilson (Wilson 1990, p. 92 nota 318) dalla planimetria del Serradifalco (Serradifalco cit, V, pp. 22-23).
- ^ Idem, Storia delle cose insigni di Catania, Catania 1633.
- ^ Idem, Pianta topografica della città di Catania, Catania 1833, n° 40 Terme Achillee.
- ^ A causa di queste decorazioni il popolino credette che i resti fossero appartenuti ad un tempio dedicato a Bacco. Tale ipotesi, erroneamente riportata anche da studiosi autorevoli, venne messa in discussione già dallo stesso I. Paternò Castello che vi riconobbe un impianto termale. Cfr. F. Ferrara, Storia di Catania sino alla fine del secolo XVIII, Catania 1829, p. 219.
- ^ Vi si legge:
(...) ФΛΑΒΙOCФHΛξεYMAεIOCOΛAM (...) I (...) XIACεIΠεNʾAIΘεPMA (IAI) AXIΛΛIANAIεξA (...) IACΔIATYΠωCεωCAN (HΛ) (...) OYCHCTHCε (Π) IC (K) εYCHC (...)/
(...) ΛΙΒΕΡΑΛΙΟΥTΟΥεΥΚAϴωCIωTOYANIKAϴεKACTHNHMεPANΠHCAC ˀ ΛB ˁ εΛATTON (ε) KAYCεNεICTHNΠPOKAYCI (N) (...) εΝΠΗСАС ˀ IH (...) (I) εI ˀṄˀ (...)/
(...) EKAYCεNεICTHNΠPOK (...) YCINKAIεICT (...) NOΠPOΓPAФICεYKAϴOCIωTOCTωNε (...) ΔIωNANAΛωMATωN (...) OεΠIY ˀ(Π) (...) (M) AT (...)/
(...) OYAPXITεKTONO (...) METATHNY (...) IOYAIωNIOYAYΓO (...) TOYTO ʾΔIˀ K (...) IMAξIMOYTOYΛAM (...)/
Le parti mancanti e le lettere illeggibili sono segnalate da (...), mentre le lettere abrase ma ben identificabili sono indicate tra parentesi. La trascrizione ha un valore puramente indicativo, considerato che nell'incisione vi è un uso indifferenziato di caratteri greci e latini, nonché di maiuscole e minuscole - ^ Kaibel, Inscriptiones Graecae, Siciliae et Italiae XIV, 455 = AE 1959,26. Vedi anche: R. J. A. Wilson, "Towns of Sicily during the roman empire", in H. Temporini, J. Vogt, W. Haase (a cura di), Aufstieg und Niedergang der römischen Welt: Von den Anfängen Roms bis zum Ausgang der Republik, Walter de Gruyter, 1972 (ISBN 3-11-001885-3), pp.134-135.
- ^ Cfr. l'opera di S. Ittar esposta al Museo Civico di Catania: Raccolta degli antichi edificj di Catania. Rilevati e disegnati da Sebastiano Ittar Architetto e Disegnatore di Ruderi. A Milord William Bentinck Ministro Pluripotenziario della gran Brettagna in Sicilia, Catania 1812. I quattro frammenti sono indicati nell'incisione come Iscrizioni scolpite ne' plinti di quattro basi delle Colonne appartenenti al portico di queste Terme.
- ^ Vito Maria Amico, Catana illustrata: sive sacra, et civilis urbis Catanae historia, Catania 1741-1746, ricordato anche da Francesco Ferrara; cit., p. 319.
- ^ L'iscrizione è riprodotta come IG XIV, n. 455; qui il Kaibel ne da' una rapida descrizione e un accenno di interpretazione.
- ^ Ferrara, p. 321
- ^ MAξIMOY-TOY-ΛAM(ΠΡΟΤΑΤΟΥ) secondo la ricostruzione di Manganaro; cfr. G. Manganaro, Iscrizioni latine e greche di Catania tardo-imperiale, in «Archivio storico per la Sicilia orientale», IV serie, anni XI e XII, 1958 e 1959, Catania.
- ^ IOYΛIω-NIOY-AYΓO(YC)TOY, contestando che il Giulio Filippo citato potesse essere il figlio dell'imperatore Filippo l'Arabo; Ferrara, p.320. Per il Manganaro sarebbe qui da leggersi invece AIωNIOY-AYΓO(YC)TOY, cioè l'"immortale Augusto", Flavio Teodosio
- ^ G. Manganaro, cit., pp. 25-28. Il Manganaro crede di potervi riconoscere un architetto Leone, a cui spettava un tot salariale (interpretando "...ματ..." come "τελέσματα", cioè gli artigiani astretti alla retribuzione salariale). In nota egli si dilunga sull'origine etimologica delle "Terme Achelleiane", citate anche negli atti di S. Euplio a Catania («Orpheus», 1957, 55), ipotizzando la presenza di una statua di Achille o un culto ad esso dedicato "attestato anche nel 375 e nel 396 d.C. (ZOSIM, IV, 18; V, 6) [lo stesso Giustiniano è rappresentato come Achille in una statua a Costantinopoli (CHARLES WORTH in «Journ. Hell. St.», 1943, p. 10)]", piuttosto che per il probabile "nome di un proprietario (JORDAN in «Hermes», 1975, 4, 17 s.)".
- ^ Riportiamo di seguito il testo per come si sarebbe dovuto leggere, integrato dal Manganaro (op. cit., pag. 29):
ΦΛΑΒΙΟС ΦΗΛΙΞ ЄΥΜΑΘΙΟС Ο ΛΑΜΠΡ[ΟΤ(ΑΤΟС) ΥΠΑΤΙΚΟС ΤΗС СΙΚΗΛωΝ ЄΠΑ]ΡΧΙΑС ЄΙΠЄΝ ' ΑΙ ΘΕΡΜΑΙ ΑΙ ΑΧΙΛΛΙΑΝΑΙ ЄΞ ΑΡ[Χ]ΑΙΑС ΔΙΑΤΥΠωСЄωС ΑΝΗΛ[ωСΑΝ ΠΗСΑС С'(?)ΚΑΘЄΚΑСΤΗΝ ΗΜЄΡΑΝ. ΤΗΛ]ΟΥСНС ТНС ЄПІСКЄΥΗС Є[Κ ΔΙΑΤΑΓΜΑΤΟС ΦΛΑΒΙΟΥ]
ΛΙΒЄΡΑΛΙΟΥ ΤΟΥ ЄΥΚΑΘωСІωΤΟΥ ΑΝΗ[ΛωСАΝ ЄΛΑΤΤ(ΟΝ).ΤΟ ΚΑΠΝΙСТΗΡΙΟΝ]ΚΑΘΕΚΑСТНΝ ΗΜЄΡΑΝ ΠΕСАС ' ΛB ' ЄΛΑΤΤΟΝ ЄКАΥСЄΝ ЄІС ΤΗΝ ΠΡΟΚΑΥСІΝ[ΚΑΙ ЄІС ΤΗΝ ΥΠΟΚΑΥСІΝ ЄΛΑΤΤΟΝ ЄКАΥ]СЄΝ ΠΗСАС ' IH '.[ΤΟ ΠΟ]ΙЄІ ΝΟΜΙСΜΑ[Α'(?).ΟСОΝ ΤΟ ΚΑΠΝΙСТНРІОΝ]
ЄΚΑΥСЄΝ ЄІС ΤΗΝ ΠΡΟΚΑΥСІΝ ΚΑΙ ЄІС Τ[ΗΝ ΥΠΟΚΑΥСІΝ ΗΜЄΡΑС Κ(?),ЄΔωΚЄ]Ν Ο ΠΡΟΓΡΑΦΙС ЄΥΚΑΘΟСІωΤΟС(ЄΚ)ΤωΝ Є[І]ΔΙωΝ ΑΝΑΛωΜΑΤωΝ Π[ΡΟС ΧΑΡΙΝ. Η ЄΠΙСΚЄΥΗ ЄТЄΛЄСА]ТО ЄПІ Υ(ΠЄΡ)Τ(?)[ΤЄΛЄС]ΜΑΤ[ΟΙС,ЄПІΜЄΛΗС(ΑΜЄΝΟΥ)ΛЄОΝΤΟС(?)]
ΤΟΥ ΑΡΧΙΤЄΚΤΟΝΟС, ΜЄТА ΤΗΝ ΥΠ[ΑΤΙΑΝ ΤΟΥ ΚΥΡ(ΙΟΥ) ΦΛΑΒΙΟΥ ΘЄОΔΟ]СΙОΥ ΑΙωΝΙΟΥ ΑΥΓΥСТОΥ ΤΟ 'ΔΙ' Κ[Α]Ι ΜΑΞΙΜΟΥ ΤΟΥ ΛΑΜΠ[ΡΟΤ(ΑΤΟΥ)......]
Bibliografia [modifica]
- I. Paternò Castello, Viaggio per tutte le antichità della Sicilia, seconda edizione, postuma, Palermo 1817.
- F. Ferrara, Storia di Catania sino alla fine del secolo XVIII, Catania 1829.
- A. Holm, Catania Antica, traduzione di G. Libertini, Catania 1925.
- G. Manganaro, Iscrizioni latine e greche di Catania tardo-imperiale, in «Archivio storico per la Sicilia orientale», IV serie, anni XI e XII, 1958 e 1959, Catania.
- A. M. Fallico, Capitelli antichi nella Cattedrale di Catania in «Palladio», n.s.18, 1967.
- H. Temporini, J. Vogt, W. Haase (a cura di), Aufstieg und Niedergang der römischen Welt: Von den Anfängen Roms bis zum Ausgang der Republik, Walter de Gruyter, 1972 (ISBN 3-11-001885-3).
- R. J. A. Wilson, Sicily under the Roman Empire. The archaeology of a Roman province. 36 BC -AD 535, Warminster 1990.
- Kalle Korhonen,la collez.epigrafica del Museo civico di Catania, Univ. Helsinki, 2003
Voci correlate [modifica]
Collegamenti esterni [modifica]
- Maria Teresa di Blasi, Il Filo di Arianna - Il Duomo e le Terme Achilliane, Catania 1997, nel sito del Comune di Catania.