Terapia di conversione

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La terapia di conversione, anche detta terapia riparativa o terapia di riorientamento sessuale, è un metodo inteso a cambiare l'orientamento sessuale di una persona dall'omosessualità originaria all'eterosessualità, oppure ad eliminare o quantomeno ridurre i suoi desideri e comportamenti omosessuali. Sono state tentate diverse tecniche, incluse modificazione del comportamento, terapia dell'aversione, psicoanalisi, preghiera e terapie religiose[1] quali l'esorcismo. La terapia di conversione è strettamente associata con il movimento degli ex-gay, il quale presenta una componente religiosa più spiccata[2]. I gruppi di ex-gay tendono principalmente ad evitare le attività sessuali tra persone dello stesso sesso, e solo secondariamente (o a volte per nulla) a cambiare l'orientamento sessuale che sta alla base di quei comportamenti[3].

L'opinione delle organizzazioni mediche e psichiatriche statunitensi è che la ricerca sottostante a questa terapia non sia scientificamente adeguata a stabilire che essa possa essere efficace o sicura, e che esistano anzi alcune prove di quanto essa sia potenzialmente dannosa[4][5][6]. Tutte le maggiori organizzazioni per la salute mentale hanno espresso preoccupazioni al riguardo di questa terapia. L'Associazione degli Psicologi Americani (American Psychological Association) ha affermato che «sembra probabile che la promozione di terapie di cambiamento rinforzi gli stereotipi e contribuisca ad un clima negativo per le persone lesbiche, gay e bisessuali[4]

Le linee guida etiche delle maggiori organizzazioni americane per la salute mentale variano da inviti ammonitori sulla sicurezza e l'efficacia della terapia di conversione e sui pericoli dei pregiudizi ad essa associati (American Psychological Association), alle raccomandazioni rivolte ai medici professionisti di astenersi dall'utilizzare questa terapia (American Psychiatric Association) o dall'indirizzare i pazienti ad altri medici che ne facciano uso (American Counseling Association). Le organizzazioni rispettano comunque il diritto all'autodeterminazione del paziente. In conseguenza dell'opinione medica, la terapia di conversione è ampiamente emarginata[2]. I suoi sostenitori odierni la presentano come una terapia che offre una possibilità a quelle persone infelici di essere attratte dal loro stesso sesso[7].

Il cambiamento dell'orientamento sessuale è divenuto un argomento molto politicizzato, e i dibattiti seguenti «hanno oscurato i dati scientifici chiamando in causa le motivazioni e persino i caratteri degli individui da entrambi i lati del problema[8].» La National Gay and Lesbian Task Force ha descritto il fenomeno come «la destra cristiana [che] ripresenta la sua campagna anti-gay in termini più edulcorati. Invece di denunciare semplicemente gli omosessuali come individui moralmente e socialmente corrotti, la destra cristiana ha cambiato strategia enfatizzando [...] il movimento ex-gay. Dietro questa maschera di compassione, comunque, l'obiettivo rimane lo stesso: ri-eliminare la protezione legale per le persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali [...][9]». Di contro, alcune persone che affermavano di aver tratto beneficio dalla terapia di conversione sono state attaccate da questi gruppi. Randy Thomas ha detto: «Come ex-omosessuale, quando negli anni 80 collaboravo a promuovere la liberazione dei gay, il nostro unico scopo era di ottenere la tolleranza, mentre l'attivismo politico odierno si è spostato dalla tolleranza alla dominazione politica e al potere. È sconcertante guardare un gruppo formato da persone che si dichiaravano oppresse diventare esso stesso oppressore[10]

Storia e sviluppo dottrinale[modifica | modifica sorgente]

Lo sviluppo della terapia di conversione può essere rozzamente diviso in tre periodi: un periodo freudiano precoce, un periodo di generale approvazione della terapia di conversione in un tempo in cui l'istituzione della salute mentale divenne il "principale soprintendente" della sessualità, e un periodo post-Stonewall in cui l'opinione medica generale rinnegò questa terapia.[2]

Freud e i primi sessuologi (1886 - 1939)[modifica | modifica sorgente]

I primi tentativi di classificare l'omosessualità come malattia furono compiuti da un movimento di sessuologi europei alle prime armi negli ultimi anni del diciannovesimo secolo. Nel 1886 il noto sessuologo Richard von Krafft-Ebing mise l'omosessualità in una lista di altre 200 pratiche sessuali deviate nella sua massima opera, Psychopathia Sexualis. Krafft-Ebing ipotizzò che l'omosessualità potesse essere causata o da una «inversione congenita» oppure da una «inversione acquisita».

Nel 1896 Sigmund Freud pubblicò le sue teorie sulla psicoanalisi. Freud credeva che tutti gli esseri umani fossero innatamente bisessuali e che l'orientamento omosessuale o eterosessuale manifestato da un determinato individuo fosse il risultato di fattori ambientali che interagivano con spinte sessuali biologiche. Freud espresse seri dubbi sulle potenzialità della conversione terapeutica[2]. In una famosa lettera a una madre che domandava come trattare suo figlio, Freud scrisse:

(EN)
« By asking me if I can help [your son], you mean, I suppose, if I can abolish homosexuality and make normal heterosexuality take its place. The answer is, in a general way, we cannot promise to achieve it. In a certain number of cases we succeed in developing the blighted germs of heterosexual tendencies which are present in every homosexual, in the majority of cases it is no more possible. It is a question of the quality and the age of the individual. The result of treatment cannot be predicted. »
(IT)
« Chiedendomi se posso aiutare [vostro figlio], voi intendete, suppongo, se posso eliminare l'omosessualità e far prendere il suo posto alla normale eterosessualità. La risposta è, in generale, che non possiamo promettere di riuscirci. In un certo numero di casi noi riusciamo a far attecchire i germi appassiti della tendenza eterosessuale che sono presenti in ogni omosessuale, nella maggioranza dei casi non è più possibile. È una questione della qualità e dell'età dell'individuo. Il risultato del trattamento non si può predire. »

Nella stessa lettera, Freud afferma inoltre che «l'omosessualità di sicuro non è vantaggiosa ma non c'è niente di cui vergognarsi, nessun vizio, nessuna depravazione, non può essere classificata come una malattia».

Da questo periodo sino alla metà del ventesimo secolo, i tentativi medici di "curare" l'omosessualità hanno incluso trattamenti chirurgici come isterectomia[11], ovariectomia[12][13], clitoridectomia[11], castrazione[13][14][15], vasectomia[13][16], chirurgia del nervo pudico[17] e lobotomia[13][18]. I tentativi farmacologici hanno incluso la somministrazione di ormoni[19][20], shock farmacologici[21] e trattamenti con stimolanti e tranquillanti sessuali[11]. Altri tipi di tentativi hanno incluso la terapia di aversione[22][23][24], il tentativo di risurre l'avversione per l'eterosessualità[23], l'elettroshock[25][26], la terapia di gruppo[27][28][29][30], l'ipnosi[31][32] e la psicoanalisi[2][33][34]. Mentre alcuni di questi metodi, compreso l'elettroshock e l'uso di emetici, vengono ancora utilizzati[35], al giorno d'oggi anche i maggiori sostenitori di questa terapia bollano gli altri metodi come "sciocchezze"[36].

Nazismo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia degli omosessuali nella Germania nazista e durante l'olocausto.

L'ideologia nazista considerava l'omosessualità come una malattia, poiché era in contrasto con l'immagine del perfetto ariano voluto dagli scienziati nazisti. L'omosessualità era vista come una turba caratteriale, e pertanto doveva essere "curata" mediante l'utilizzo di un qualche tipo di terapia.

Durante l'epoca nazista vennero compilate numerose liste contenenti i nomi di persone gay, e circa 100.000 uomini furono arrestati e mandati nei campi di concentramento per trovare una "cura". La Germania nazista considerava i gay come parte della "Razza Padrona" ariana e pensava di poterli obbligare a tornare ad uno stato di conformismo sessuale e sociale. Gli omosessuali che non modificarono il loro orientamento sessuale vennero mandati nei campi di concentramento per essere avviati al programma di "sterminio attraverso il lavoro". Le lesbiche tedesche non vennero perseguitate fino a questi punti, poiché si pensava che la "conversione" ai canoni sociali e morali nazisti fosse più facile per le donne.

Il medico nazista Carl Vaernet (1893-1965) usò durante la sua carriera iniezioni di ormoni ed altre tecniche nel tentativo di "curare l'omosessualità". Dopo la fine della guerra, il dottor Vaernet venne catturato dalle autorità britanniche ed affidato a quelle olandesi per essere processato per i suoi crimini di guerra contro i gay, anche se apparentemente riuscì poi ad evadere.

Trinceramento (1939-1969)[modifica | modifica sorgente]

Durante i tre decenni tra la morte di Freud (1939) e i moti di Stonewall (1969), la terapia di conversione godette di un'"epoca d'oro" in cui predominarono un trattamento aggressivo degli omosessuali e l'approvazione da parte della comunità psichiatrica[37]. Il panorama degli specialisti in discussione per la terapia di conversione comprendeva Edmund Bergler, Irving Bieber, Albert Ellis, Abram Kardiner, Sandor Rado e Charles Socarides[2]. Rado rifiutava la teoria di Freud sulla bisessualità innata e sosteneva invece che l'eterosessualità fosse l'atteggiamento base per natura e che l'omosessualità fosse causata da una psicopatologia di origine genitoriale[38]. Socarides e Kardiner svilupparono teorie simili: Socarides interpretava l'omosessualità come una malattia derivante da un conflitto tra l'io e l'ego, che solitamente si manifestava dalla tenera età in «un ambiente matriarcale in cui il padre era assente, debole, indifferente o sadico[39]».

I sostenitori della terapia di conversione rifiutavano anche il pessimismo di Freud sulla capacità di cambiare l'orientamento sessuale mediante la psicoterapia: Bieber pubblicò uno studio nel 1962, concludendo che «anche se questo cambiamento potrebbe essere accolto più facilmente da alcuni piuttosto che da altri, è nostra opinione che uno spostamento verso l'eterosessualità sia possibile per tutti quegli omosessuali fortemente determinati a cambiare.» L'omosessualità era considerata una psicopatologia: Ellis, che nei decenni successivi rivide la propria posizione, scrisse nel 1965 che «gli omosessuali fissi nella nostra società sono spesso nevrotici o psicotici [...] perciò, non è possibile trovare da nessuna parte nessun cosiddetto gruppo normale di omosessuali[2]». Questa visione venne avallata dalla prima edizione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-I), pubblicata nel 1952 dall'APA, che classificava l'omosessualità come una malattia mentale.

Evelyn Hooker fu una voce contraria quando pubblicò il suo autorevole[40] scritto "The Adjustment of the Male Overt Homosexual", dove riportò che «gli omosessuali non erano intrinsecamente anormali e che non c'era alcuna differenza tra uomini omosessuali ed eterosessuali in termini di patologia[41]

Gli specialisti che vedevano l'omosessualità e la bisessualità come prodotti di un comportamento appreso, e non innato, adoperarono diverse tecniche di modificazione comportamentale[42]. Queste potevano includere ricondizionamento masturbatorio, visualizzazione ed addestramento alle regole sociali[42]. Le più radicali includevano la terapia di aversione, come la terapia elettroconvulsivante[43]. I casi documentati raccontano di shock elettrici somministrati ai genitali dei pazienti, «talvolta associati ad immagini inquietanti, come ciotole colme di feci ed immagini delle lesioni causate dal sarcoma di Kaposi». In altri casi venne usata la pletismografia, che utilizza dei sensori elettrici collegati ai genitali di una persona per saggiarne l'eccitazione sessuale, in associazione con l'elettroshock per somministrare scariche elettriche al pene del paziente quando si eccitava guardando immagini di persone dello stesso sesso.

Nel 1966, lo psicologo Martin E.P. Seligman scrisse che la terapia di aversione «funzionava sorprendentemente bene» nel modificare l'orientamento sessuale, con fino al 50% degli uomini sottoposti a tale terapia che non esercitavano più le loro tendenze omosessuali[44]. Questi risultati produssero quello che Seligman descrisse come «un grande scoppio di entusiasmo verso il cambiamento dell'omosessualità [che] sommerse la comunità terapeutica», dopo che i suoi studi vennero resi pubblici nel 1966[44]. Tuttavia, lo stesso Seligman precisò che i risultati erano stati falsati: gran parte degli uomini trattati che avevano smesso di interessarsi agli altri uomini erano in realtà bisessuali. Tra gli uomini che erano esclusivamente gay, la terapia di aversione aveva avuto molto meno successo[44].

Questi metodi vennero utilizzati anche dagli enti governativi. Nel 1952, il governo britannico sottopose Alan Turing a queste tecniche dopo la sua accusa di aver avuto rapporti sessuali con un uomo. Negli anni 70-80, l'esercito sudafricano le utilizzò ampiamente su persone sospettate di essere gay. Recentemente, nel 1992, il Phoenix Memorial Hospital venne accusato di aver utilizzato queste tecniche su bambini di dieci anni[45]. La terapia di aversione non è più considerata dall'APA un trattamento appropriato per la cura dell'omosessualità[46], ma in India, dove l'omosessualità è illegale, questi metodi vengono ancora utilizzati[47].

La reazione post-Stonewall contro la terapia di conversione[modifica | modifica sorgente]

I moti del 1969 allo Stonewall Inn diedero vita ad un movimento per la visibilità e le riforme politiche a favore dei gay e delle lesbiche

Nel 1969, i moti di Stonewall diedero origine al movimento per i diritti dei gay ed aumentarono la visibilità delle persone LGBT. Nel 1973, dopo un'intensa pressione da parte dei gruppi gay, di nuove informazioni scientifiche portate da ricercatori come Evelyn Hooker e Kinsey, e del dissenso nella classe psichiatrica, l'APA tolse l'omosessualità dalla lista delle malattie mentali[48] con il 58% dei votanti a favore della mozione[49]. Nel 1974 l'American Bar Association appoggiò il Model Penal Code, un codice di leggi che tra le altre cose decriminalizzava gli atti omosessuali tra adulti consenzienti, e nel 1992 l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) rimosse l'omosessualità dalla sua lista di malattie mentali, sostituendola con l'orientamento sessuale egodistonico. Al giorno d'oggi, le maggiori organizzazioni americane per la salute mentale sostengono che la terapia di conversione è potenzialmente dannosa e che non c'è alcuna ricerca scientificamente adeguata in grado di dimostrarne l'efficacia o la sicurezza[4].

Nel 1976 venne fondata un'organizzazione cristiana chiamata Exodus International, che cominciò ad offrire un sostegno da parte di associazioni religiose per cambiare l'orientamento sessuale delle persone. Il gruppo prende ispirazione dall'affermazione cristiana che le relazioni fra persone dello stesso sesso sono un peccato[50]. Essi credono che l'attrazione per il proprio sesso non sia una scelta e che sia causata da diversi fattori, compresi fattori ambientali quali un genitore del proprio sesso assente o distante, iper-coinvolgimento con un genitore del sesso opposto, abuso sessuale, esposizione precoce alla pornografia o ad un linguaggio sessuale, brutte esperienze con attività specifiche per il proprio sesso, isolamento da coetanei dello stesso sesso, od umiliazione verbale in tenera età; chiamano questi soggetti strugglers[50], "lottatori". Al giorno d'oggi, Exodus è la più nota organizzazione ex-gay, in grado di farsi occasionalmente pubblicità su intere pagine di giornali o nelle bacheche. Nel giugno 2013, Exodus ha chiuso e il presidente ha chiesto scusa per i "traumi", la "vergogna" e le "false speranze" causati dall'organizzazione.[51]

Nuovi modelli di psicoanalisi e la definizione "riparativa"[modifica | modifica sorgente]

La definizione riparativa nacque nel 1983 quando la psicologa ricercatrice Elizabeth Moberly coniò il termine spinta riparativa per riferirsi alla stessa omosessualità maschile, interpretando il desiderio sessuale di un uomo per altri uomini come il tentativo di compensare un mancato rapporto tra padre e figlio durante l'infanzia[52][53]. La psicologa incoraggiava i suoi pazienti ad instaurare legami con coetanei e figure guida del loro stesso sesso per frenare l'attrazione fisica omosessuale[53]. Talvolta il termine terapia riparativa viene impropriamente usato come sinonimo di terapia di conversione, anche se in realtà è solo un tipo di terapia di conversione[54].

In un libro del 1991 Joseph Nicolosi sosteneva che[55]:

(EN)
« [e]ach one of us, man and woman alike, is driven by the power of romantic love. These infatuations gain their power from the unconscious drive to become a complete human being. In heterosexuals, it is the drive to bring together the male-female polarity through the longing for the other-than me. But in homosexuals, it is the attempt to fulfill a deficit in wholeness of one’s original gender »
(IT)
« [o]gnuno di noi, sia uomo che donna, è guidato dal potere dell'amore romantico. Queste infatuazioni traggono il loro potere dalla spinta inconscia a diventare un essere umano completo. Negli eterosessuali, è la spinta a riunire i poli maschio-femmina attraverso il desiderio per l'altro. Ma negli omosessuali, è il tentativo di riempire un vuoto nella completezza del sesso originale dell'individuo »

Questo libro fu accusato di essere «un trattato religioso sull'omosessualità sottilmente mascherato da documento scientifico. Nel nuovo paradigma religioso cum scientifico, la salute mentale viene definita come conformismo alle norme ed ai valori tradizionali[37]».

Le basi psicoanalitiche delle teorie di Moberly, Nicolosi e Socarides hanno portato la psicoanalisi a guadagnare «il suo mitico status di implacabile avversario delle identità gay e lesbiche[37]». Questa concezione è arrivata sino ai giorni nostri nonostante molti psicoanalisti abbiano ormai ripudiato le teorie anti-gay, e sia l'American Psychoanalytic Association (APsaA) che l'American Academy of Psychoanalysis abbiano rilasciato numerose dichiarazioni contro la discriminazione. L'APsaA ha inoltre condannato esplicitamente il NARTH, dichiarando che «quell'organizzazione non aderisce alla nostra politica contro la discriminazione e [...] le loro attività sviliscono i nostri membri omosessuali[56]

Molti operatori nel campo della salute mentale ai giorni nostri considerano la terapia di conversione inaffidabile, ma qualcuno la tenta ancora[2]. Nicolosi, Socarides e Benjamin Kaufman hanno fondato nel 1992 la National Association for Research & Treatment of Homosexuality (NARTH), un'organizzazione relativamente marginale per la salute mentale che costituisce il baluardo dei sostenitori della terapia di conversione. Piuttosto che come un tentativo di "curare" l'omosessualità, i sostenitori di questa terapia tendono a presentarsi come offerenti di una "possibilità di cambiamento" per tutti quegli omosessuali che si sentono insoddisfatti del loro orientamento sessuale. Questo modello terapeutico preferisce solitamente cercare di minimizzare il desiderio sessuale naturale dei pazienti, piuttosto che tentare di cambiarne l'oggetto. Alcuni conservatori di stampo religioso sostengono questo movimento, sia ideologicamente che finanziariamente. John Paulk, fondatore di Focus on the Family, ha dichiarato: «Come chiesa, dobbiamo continuare a far sentire la nostra voce contro la radicale propaganda omosessuale e intanto cercare di aiutare chi è intrappolato in questo stile di vita [...] è compassionevole avvertire [la gente] dei pericoli dell'omosessualità, per cercare di risparmiare alle persone il dolore e lo struggimento di un tale comportamento. Contemporaneamente, dobbiamo sempre ricordare che molti si rivolgono all'omosessualità proprio perché si sono sentiti rifiutati dalle persone più vicine ad essi. La chiesa non deve unirsi a quel rifiuto, ma piuttosto essere un'oasi di grazia, guarigione e speranza[57]

Fuori dagli Stati Uniti[modifica | modifica sorgente]

Lo sviluppo di modelli teorici nei Paesi al di fuori degli Stati Uniti che possiedono organizzazioni riconosciute per la tutela della salute mentale ha seguito solitamente la storia di questa nazione (anche se spesso con un'evoluzione più lenta), passando da una concezione patologica ad una non-patologica dell'omosessualità[58]. Alcuni Paesi, come la Cina, non hanno mai praticato ampiamente la terapia di conversione e sono rimasti indifferenti alle sue teorie, mentre in altri la pratica è diminuita con il cambiamento della concezione dell'omosessualità.

(EN)
« Evidence shows that LGB people are open to seeking help for mental health problems. However, they may be misunderstood by therapists who regard their homosexuality as the root cause of any presenting problem such as depression or anxiety. Unfortunately, therapists who behave in this way are likely to cause considerable distress. A small minority of therapists will even go so far as to attempt to change their client's sexual orientation. This can be deeply damaging. Although there is now a number of therapists and organisation in the USA and in the UK that claim that therapy can help homosexuals to become heterosexual, there is no evidence that such change is possible. »
(IT)
« Le prove dimostrano che le persone LGB sono disposte a cercare aiuto per i problemi di salute mentale. Comunque, potrebbero essere fraintesi da terapisti che considerino la loro omosessualità come la radice di ogni altro problema esistente, come la depressione o l'ansia. Sfortunatamente, i terapisti che si comportano in questa maniera causeranno probabilmente un notevole stress. Una piccola minoranza di terapisti potrebbe arrivare addirittura a cercare di cambiare l'orientamento sessuale del loro cliente. Questo può essere profondamente dannoso. Anche se esiste un certo numero di terapisti e di organizzazioni negli USA e nel Regno Unito che sostengono che la terapia possa aiutare gli omosessuali a diventare eterosessuali, non c'è nessuna prova che questo cambiamento sia possibile. »
(Church Times, 20 marzo 2008)
  • In Cina, la psichiatria e la psicologia occidentali vennero importate durante un "movimento di occidentalizzazione" verso la fine del secolo XIX. A quei tempi, il mondo occidentale vedeva l'omosessualità come una malattia mentale, e pertanto quella fu la mentalità ereditata dalla Cina. Durante questo periodo, il comportamento sessuale degli omosessuali venne aspramente perseguitato, un grande cambiamento dall'atteggiamento di generale (anche se non totale) accettazione che era prevalso negli anni precedenti. Questa visione durò per tutti gli anni settanta, nonostante il marcato cambiamento dei modelli teorici occidentali sull'orientamento sessuale, durante un periodo di particolare chiusura del governo cinese nei confronti dell'informazione sulla sessualità umana. Dopo il 1980, l'informazione divenne più accessibile, e l'atteggiamento cominciò a mutare. Nel 2000, sotto le pressioni sia dell'APA che dell'ACA, l'omosessualità venne rimossa dalla Chinese Classification of Mental Disorders (CCMD-III), e rimpiazzata con l'orientamento sessuale ego-distonico[60]. I tentativi di utilizzare la terapia di conversione sono comunque rari in Cina[61].
  • In Italia, sono state condotte poche ricerche da parte dell'ambiente psichiatrico sull'omosessualità. I primi studi tendevano a descriverla come una patologia o un arresto dello sviluppo. Più di recente, l'atteggiamento ha cominciato a cambiare: «con un ritardo di circa dieci anni, l'Italia ha seguito [...] la visione dei professionisti americani nei confronti dell'omosessualità[65]
  • In Germania, le organizzazioni di psicologia, psichiatria e sessuologia all'inizio del secolo XX consideravano l'omosessualità come una patologia. Comunque, a seguito dell'aumentata visibilità della comunità omosessuale durante l'epidemia di AIDS della fine degli anni ottanta, e la declassificazione dell'omosessualità come malattia mentale nell'ICD-10, sono prevalsi modelli di pensiero che considerano l'omosessualità come non patologica[66].
  • Il consesso psichiatrico del Giappone ha rimosso l'omosessualità dalla sua lista di malattie psichiatriche nel 1995[67].
  • In Norvegia, un Paese noto per la sua legislazione fortemente favorevole ai diritti LGBT, il cambiamento da una concezione patologica ad una non patologica dell'omosessualità cominciò negli anni settanta, a seguito della declassificazione dell'APA nel 1973. Nel 2000, l'Assemblea Generale della Norwegian Psychiatric Association votò con una schiacciante maggioranza la seguente risoluzione sulla terapia di conversione[68]:
(EN)
« Homosexuality is no disorder or illness, and can therefore not be subject to treatment. A 'treatment' with the only aim of changing sexual orientation from homosexual to heterosexual must be regarded as ethical malpractice, and has no place in the health system. »
(IT)
« L'omosessualità non è né un disordine né una malattia, e perciò non può essere sottoposta a nessun trattamento. Un "trattamento" con l'unico scopo di cambiare l'orientamento sessuale da omosessuale ad eterosessuale dev'essere considerato una negligenza etica, e non ha nessuno spazio nel sistema sanitario. »
(Reider Kjær, Look to Norway? Gay Issues and Mental Health Across the Atlantic Ocean, 2003)
  • L'ICD-10 (Classificazione Internazionale delle Malattie) dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, che viene ampiamente utilizzata nel mondo assieme al DSM-IV, stabilisce che «l'orientamento sessuale in sé non deve essere considerato come una malattia[69]». Elenca invece come un disordine l'orientamento sessuale ego-distonico, che insorge quando «l'identità di genere o la preferenza sessuale (eterosessuale, omosessuale, bisessuale o prepuberale) non è in dubbio, ma l'individuo desidera che siano differenti a causa di disturbi psicologici e comportamentali associati, e può cercare trattamento al fine di modificarla[69]
    Si noti che la clausola e può cercare trattamento al fine di modificarla descrive il sintomo della malattia e non la possibilità, da parte di terapeuta, di modificare l'orientamento sessuale, infatti l'ICD non è altro che la classificazione internazionale delle malattie e dei problemi correlati, non esprime mai alcun giudizio su come intervenire.
  • L'APA ha eliminato l'omosessualità egodistonica dal DSM-IV nel 1987 e non condivide la diagnosi né dell'omosessualità né dell'omosessualità egodistonica come malattia[70].

La posizione della comunità scientifica[modifica | modifica sorgente]

Non esistono studi definitivi che abbiamo comprovato l'effettiva uscita dall'omosessualità da parte di omosessuali che dicono di essere approdati all'eterosessualità; i pochi esistenti non sono mai stati sottoposti a revisione paritaria e vengono aspramente contestati per la loro metodologia d'indagine ritenuta ascientifica.

L'Ordine Nazionale degli Psicologi ha preso una posizione molto chiara e netta, sanzionando pesantemente queste prassi, considerate ascientifiche e contrarie al Codice Deontologico degli Psicologi Italiani.

Molte sono state le pressioni contro la terapia riparativa. Alcuni organismi (tra cui l'Ordine nazionale degli psicologi italiano) sostengono persino che non sia etico nemmeno sottoporre a terapia gli adulti che lo chiedono [71][72][73][74], non rientrando l'omosessualità in una categoria patologica; altri considerano inappropriato che un professionista alimenti o supporti l'aspettativa che l'assistito possa cambiare orientamento sessuale [75]. David Satcher, Surgeon General degli Stati Uniti, ha pubblicato un rapporto che afferma che "non esistono prove scientifiche valide che l'orientamento sessuale possa essere cambiato"[76]. Nel gennaio 2012, Alan Chambers, presidente di Exodus International (la più importante organizzazione promotrice delle terapie riparative, poi chiusa il 19 giugno 2013[77]) ha dichiarato che il 99,9% dei soggetti al trattamento non ha vissuto un cambiamento dell'orientamento, e ha chiesto scusa per lo slogan "Change is possible"[78]; due anni prima, Tonino Cantelmi, presidente dell’Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici, sosteneva che "le teorie riparative non sono praticabili e sono riprovevoli."[79]

La comunità scientifica non ha mai trovato prove che attestino l'efficacia delle "terapie di conversione". Organismi come l'American Psychological Association e l'American Psychiatric Association hanno espresso le proprie perplessità al riguardo. Già nel 2000 l'American Psychiatric Association, in un suo documento ufficiale, invitava ad effettuare delle ricerche per valutare i rischi e i benefici del trattamento, al di là della sua reale efficacia che risulta insondabile. Nel maggio del 2007, l'American Psychological Association ha istituito una commissione che, tra i propri compiti, si è proposta di analizzare la letteratura scientifica inerente alle terapie con pazienti che hanno avuto problematiche riguardanti il proprio orientamento sessuale, in particolare quella a partire dal 1997, anno della sua ultima risoluzione ufficiale in materia. All'interno di questa letteratura scientifica era previsto anche lo studio di quella che riguarda le terapie riparative, di cui si sono valutati l'efficacia sull'orientamento sessuale, i potenziali danni, e la presenza di eventuali benefici di altro tipo.[80] La commissione ha concluso che:

(EN)
« From this review, we have drawn two key conclusions. The first finding from our review is that there is insufficient evidence that SOCE are efficacious for changing sexual orientation. Furthermore, there is some evidence that such efforts cause harm. [...] The second key finding from our review is that those who participate in SOCE, regardless of the intentions of these treatments, and those who resolve their distress through other means, may evolve during the course of their treatment in such areas as self-awareness, selfconcept, and identity. »
(IT)
« Da questa revisione abbiamo tratto due conclusioni chiave. La prima è che non ci sono prove sufficienti che i SOCE siano efficaci per cambiare orientamento sessuale. In aggiunta, ci sono alcune prove che tali tentativi procurano danni. [...] La seconda scoperta chiave è che coloro che partecipano ai SOCE, a prescindere dagli scopi di tali trattamenti, e coloro che risolvono il loro distress tramite altri mezzi, possono evolvere durante il corso del loro trattamento in aree come la auto-consapevolezza, il selfconcept, e l'identità. »
(American Psychological Association, Report of the American Psychological Association Task Force on Appropriate Therapeutic Responses to Sexual Orientation, agosto 2009)

Inoltre, la pubblicazione consiglia ai genitori, ai tutori, alle persone giovani e alle loro famiglie di evitare i trattamenti che raffigurano l'omosessualità come una malattia mentale o un disordine dello sviluppo.[81]

Nel 2009, il Royal College of Psychiatrists ha dichiarato che "condivide le perplessità dell'American Psychiatric Association e dell'American Psychological Association, riguardo al fatto che le posizioni esposte da parte di organismi come l'Associazione nazionale per la ricerca e la terapia dell'omosessualità (NARTH) negli Stati Uniti non sono supportate dalla scienza".[82]

Aspetti legali[modifica | modifica sorgente]

  • il 29 ottobre 2011, Jerry Brown, governatore della California, ha firmato una legge che rende illegali le terapie riparative per i minorenni. La legge è entrata in vigore il 1 gennaio 2013.[83][84]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Vedi Terapia riparativa#Storia e sviluppo dottrinale.
  2. ^ a b c d e f g h Kenji Yoshino, Covering in Yale Law Journal, vol. 111, n. 4, 2002-01, pp. 179 et seq..
  3. ^ Amy E. Peebles, It’s Not Coming Out, So Then What Is It? Sexual Identity and the Ex-Gay Narrative (PDF) in Texas Linguistic Forum, vol. 47, aprile 2003, pp. 155–164. URL consultato il 26 giugno 2008.
  4. ^ a b c For a Better Understanding of Sexual Orientation and Homosexuality (PDF), American Psychological Association. URL consultato il 26 giugno 2008.
    «To date, there has been no scientifically adequate research to show that therapy aimed at changing sexual orientation (sometimes called reparative or conversion therapy) is safe or effective.».
  5. ^ Just the Facts About Sexual Orientation & Youth: A Primer for Principals, Educators and School Personnel, American Academy of Pediatrics, American Counseling Association, American Association of School Administrators, American Federation of Teachers, American Psychological Association, American School Health Association, The Interfaith Alliance, National Association of School Psychologists, National Association of Social Workers, National Education Association, 1999. URL consultato il 26 giugno 2008.
  6. ^ K. H., APA Maintains Reparative Therapy Not Effective, Psychiatric News (news division of the American Psychiatric Association), 15 gennaio 1999. URL consultato il 26 giugno 2008.
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Voci correlate[modifica | modifica sorgente]