Ipotesi alternative sull'AIDS

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Visione al microscopio elettronico del virus dell'immunodeficienza umana. I negazionisti dell'HIV/AIDS contestano l'esistenza dell'HIV e/o il suo ruolo nel causare l'AIDS.

Le ipotesi alternative sull'AIDS identificano diverse teorie di alcuni autori, tra questi alcuni appartenenti all'ambito delle cosiddette teorie del complotto, in base alle quali l'AIDS non sarebbe causata dal retrovirus HIV.[1]

Sinossi generale[modifica | modifica sorgente]

Tale ipotesi, scientificamente infondata, viene additata come pseudoscientifica dalla comunità scientifica[1] che evidenzia come il nesso causale tra HIV e AIDS sia ampiamente dimostrato[2][3]. I sostenitori di queste teorie alternative affermano che l'AIDS sarebbe una sindrome conseguente, a loro dire, all'abbassamento delle difese del sistema immunitario, e non ritiene dimostrato che sia il virus a causare questo indebolimento.

Secondo questa ipotesi, del tutto indimostrata scientificamente ed incoerente da un punto di vista biomedico, l'AIDS deriverebbe dalla presunta interazione di una serie di concause che porterebbero all'indebolimento, a volte irreversibile, del sistema immunitario (ad esempio, l'uso o l'abuso di farmaci). La diffusione degli antibiotici, che secondo i sostenitori dell'ipotesi sarebbero usati a sproposito, anche quando non è realmente necessario, avrebbe eccessivamente debilitato il sistema immunitario dei soggetti interessati.

Lo stesso discorso ipotetico varrebbe, secondo loro, per i cortisonici (il cui utilizzo terapeutico è volontariamente volto a deprimere una risposta immunitaria), per gli psicofarmaci e, a seconda delle opinioni, per tutti i tipi di farmaci. In realtà, le opinioni su questo argomento sono diverse, e non necessariamente in relazione fra loro. Tali opinioni alternative possono essere sintetizzate in queste categorie:

  • L'HIV non esiste
  • L'HIV esiste e potrebbe causare l'AIDS, ma non è stato mai provato
  • L'HIV esiste e potrebbe causare l'AIDS, ma soltanto in combinazione con altri fattori
  • L'HIV esiste, ma non è responsabile dell'AIDS: la causa è una combinazione di altri fattori, infettivi e non infettivi.
  • L'HIV esiste, ma è un retrovirus inoffensivo e non è all'origine dell'AIDS: l'AIDS non è, dunque, una malattia infettiva

Simili argomentazioni incontrano le obiezioni della comunità scientifica, che sottolinea come i sostenitori di queste ipotesi ignorino palesemente la chiara evidenza (sia biologica sia clinica) del rapporto diretto di causa-effetto tra HIV e AIDS, ed esprime il timore che tale propaganda priva di basi scientifiche possa costituire una minaccia irresponsabile per la salute pubblica.

Le argomentazioni dei sostenitori delle ipotesi alternative[modifica | modifica sorgente]

I sostenitori delle ipotesi alternative sull'AIDS non concordano su molti aspetti della teoria HIV dell'AIDS, ed il loro pensiero è espresso in sintesi nei paragrafi seguenti; alcune hanno avuto maggiore eco mediatica di altre, in particolare quelle di Peter Duesberg e di alcuni altri.

Ipotesi alternativa 1: l'HIV non esiste[modifica | modifica sorgente]

La tesi sostenuta dalla comunità scientifica internazionale è che HIV-1 e HIV-2 siano responsabili dell'AIDS nell'uomo, che entrambi siano stati isolati, e ne sia stato individuato il genotipo.

L'ipotesi dei dissidenti non è che il retrovirus HIV non esista, bensì che a loro dire non sarebbe stata provata l'esistenza dell'HIV-1[4] dichiarazione che si basa su due presupposti: vi è un solo sistema per isolare perfettamente un virus, ma non è quello applicato nel caso dell'HIV-1.

Dimostrazioni dell'infondatezza dell'ipotesi 1[modifica | modifica sorgente]

Entrambe le affermazioni dei dissidenti sono però false, poiché esistono decine di tecniche per isolare i retrovirus, e tutte sono state impiegate per ricavare l'HIV-1; compreso quello che i dissidenti pretenderebbero sia l'unico metodo, ossia la centrifugazione a gradiente di densità (separazione delle particelle in base alla densità per mezzo di un gradiente di densità variabile)[5][6].

Mentre questa tecnica spesso è utilizzata per la sintesi dell'HIV-1 e di altri lentivirus, nei primi anni settanta sono stati ideati sistemi più elaborati, compresa la riproduzione di molecole infette clonate[7][8][9][10][11][12]. Per fare un esempio, Sinoussi non fu in grado di isolare tre tipi di virus ricorrendo ai sistemi in voga negli anni settanta, e soltanto attraverso la clonazione delle molecole gli scienziati, nel 1980, riuscirono a dimostrare che per far sviluppare gli oncovirus, incapaci di riprodursi, sono utili i virus secondari o aiutanti, in grado invece di replicarsi.

Ipotesi alternativa 2: l'AIDS non soddisfa i postulati di Koch sulle malattie infettive[modifica | modifica sorgente]

Affinché l'HIV come causa dell'AIDS avvalori i postulati di Koch, devono sussistere le seguenti condizioni:

  • essere presente in tutti gli individui affetti da AIDS[13]
  • poter essere isolato in persone malate di AIDS
  • far insorgere la malattia se iniettato in un soggetto sano[14]
  • poter isolare l'HIV di un individuo nuovamente infetto

Idealmente, ed entro i limiti della sperimentazione etica, la dimostrazione della validità di quei postulati aiuta ad individuare in modo abbastanza efficace la causa di una malattia. I dissidenti sostengono che la presunta impossibilità di comprovare questi postulati potrebbe mettere in dubbio che l'HIV è causa di AIDS.

Dimostrazioni dell'infondatezza dell'ipotesi 2[modifica | modifica sorgente]

La comunità scientifica internazionale controbatte a tali ipotesi sottolineando come l'HIV confermi invece i postulati di Koch, e che le eventuali eccezioni sono semplicemente dovute alla scarsa reattività dell'esame HIV, o all'imperfezione delle tecniche di isolamento, piuttosto che all'inesistenza del virus stesso, che è ampiamente identificato.

Nel caso specifico, per quanto riguarda i postulati #1 e #2 in rapporto all'HIV-1, le moderne tecniche di coltura hanno permesso di isolare l'HIV in praticamente tutti i malati di AIDS, come pure in praticamente tutti i soggetti risultati sieropositivi sia nel primo sia nell'ultimo stadio della malattia. Inoltre, la reazione polimerasica a catena (PCR), sistema di riproduzione di una molecola di DNA, ed altre sofisticate tecniche molecolari, hanno consentito ai ricercatori di accertare la presenza di geni HIV in praticamente tutti i malati di AIDS, ed anche in soggetti al primo stadio della sindrome; non è stata rilevata nei pazienti negativi all'HIV che non diventano sieropositivi e sviluppano la malattia. I pochi casi in cui la presenza del virus non è stata riscontrata risultano essere al di sotto del limite dell'errore sperimentale, quindi non significativi.

I rari casi di pazienti che non hanno sviluppato immunodeficienza in seguito ad infezione da HIV sono tutti risultati portatori di mutazioni a carico delle molecole (CD4; CCR5; CXCR4) che mediano l'ingresso del virus nella cellula, quindi fisiologicamente immuni alla malattia. La presenza di soggetti immuni, riscontrata nella maggior parte delle malattie infettive, tuttavia non è condizione che dimostri una mancata conferma dei postulati di Koch[15]

I postulati #3 e #4 sono stati inoltre confermati da circostanze che hanno interessato i tecnici di tre laboratori di analisi, che non evidenziavano fattori di rischio, e che hanno sviluppato o la malattia dell'AIDS, o una grave immunodepressione dopo essere stati esposti accidentalmente ad un'alta concentrazione di HIV clonato in laboratorio. In tutti e tre i casi, l'HIV è stato isolato dal soggetto infettato, monitorato, e ha dimostrato di essere il ceppo infettivo del virus. In un altro caso, la trasmissione dell'HIV da un dentista della Florida a sei suoi pazienti è stata documentata dagli studi genetici sul virus, isolato sia nel medico sia nei pazienti; il dentista e tre di loro si ammalarono di AIDS e morirono, ed almeno uno dei rimanenti ha sviluppato l'AIDS; cinque dei pazienti non erano soggetti a nessun fattore di rischio HIV, a parte le frequenti visite dentistiche a causa di infezioni[16][17][18].

Inoltre, nel dicembre del 1999 il CDC (Centers for Disease Control and Prevention) ha ricevuto i rapporti inerenti a 56 persone che esercitano la professione nel settore sanitario insieme alla prova documentata di un'infezione da HIV contratta sul lavoro, e di questi 25 avevano sviluppato l'AIDS in mancanza di altri fattori di rischio. L'insorgenza dell'AIDS a seguito della produzione di anticorpi da HIV è stata più volte riscontrata nei casi di trasfusione di sangue nei bambini e negli adulti, nella trasmissione madre-figlio e negli studi sull'emofilia, sull'uso di droga per iniezione e sulla trasmissione sessuale, in cui l'aumento degli anticorpi è dimostrabile con dei prelievi ripetuti di sangue[19][20]. Per esempio, in un'indagine condotta per dieci anni nei Paesi Bassi, i ricercatori hanno seguito undici bambini contagiati dall'HIV alla nascita da piccole quantità di plasma appartenenti ad un unico donatore di sangue infettato da HIV. In questi dieci anni, otto bambini sono morti di AIDS; gli altri tre hanno evidenziato una diminuzione progressiva dell'immunità delle cellule, e di questi tre, due hanno manifestato sintomi riconducibili all'infezione da HIV[21].

I postulati di Koch sono stati confermati anche su esemplari di animali contagiati da AIDS umano: scimpanzé infettati in laboratorio con HIV hanno sviluppato una grave immunodepressione e AIDS; in topi affetti da immunodeficienza grave mista (SCID), una sindrome che colpisce i neonati e provoca infezioni per lo scarso numero di linfociti T e B, l'HIV provoca casi analoghi di distruzione delle cellule e di patogenesi come quelli accertati nell'uomo. L'HIV-2, una variante meno infettiva dell'HIV, causa di AIDS in soggetti umani, è anche all'origine di una sindrome simile all'AIDS nei babbuini; oltre una decina di virus da immunodeficienza delle scimmie (SIV), imparentato con l'HIV, è causa di AIDS nei macachi dell'Asia; inoltre virus con più genomi, gli SHIV, contenenti un ceppo SIV con diversi geni HIV in luogo dei corrispondenti geni SIV, provoca l'AIDS nei macachi; ad ulteriore riprova del legame di questi virus con l'AIDS, i ricercatori hanno avuto la conferma che virus SIV/SHIV isolati in animali malati di AIDS sono all'origine della malattia se trasmessi ad animali sani[22][23][24][25][26].

Ipotesi alternativa 3: L'AIDS non si comporta come una malattia infettiva[modifica | modifica sorgente]

I dissidenti sostengono che:

  1. la malattia dell'AIDS avrebbe avuto un decorso diverso dalle più comuni patologie infettive, le quali si diffondono con estrema rapidità, a livelli quasi esponenziali; infatti, in confronto a queste, la propagazione dell'AIDS è avvenuta con una certa lentezza, e ciò a loro dire dimostrerebbe che non è dovuta ad un agente infettivo.
  2. I dissidenti hanno anche constatato che nell'America settentrionale e nell'Europa occidentale la diffusione non è casuale, poiché si riscontra maggiormente in determinati gruppi sociali e, inoltre, si suddivide in distinte infezioni collaterali, con patologie specifiche riconosciute come AIDS.
  3. Sempre secondo l'opinione dei dissidenti, l'AIDS in Africa presenterebbe caratteristiche del tutto diverse da quelle dell'analoga sindrome diffusa nei paesi dell'Occidente. Uno fra gli esempi citati è che, in quel continente, colpisce lo stesso numero di uomini e donne, mentre in Nord America e nell'Europa occidentale ne sono affetti più gli uomini che le donne. Viene citata inoltre anche un'altra statistica, secondo la quale l'AIDS nei paesi occidentali è associata soprattutto all'uso di droghe, mentre in Africa con la malnutrizione e la povertà. Questi vengono presentati come presunti segnali indicatori di un'origine non infettiva dell'AIDS.

Dimostrazioni dell'infondatezza dell'ipotesi 3[modifica | modifica sorgente]

Il punto di vista unanime della comunità scientifica internazionale è invece che:

  1. la lentezza con cui l'AIDS si diffonde è da attribuirsi ad un lungo periodo di incubazione dell'HIV, oltre che alle nuove cure e campagne di prevenzione che ne hanno rallentato la propagazione. Esistono del resto numerose patologie infettive molto note a progressione e diffusione lenta: ad esempio, il morbo di Creutzfeldt-Jakob e l'epatite C; in realtà, questo fatto non implica affatto che la malattia non sia contagiosa. La trasmissione attraverso il contatto con i fluidi corporei è stata ampiamente dimostrata, ed è tipica di un'infezione; l'HIV, in merito al contagio attraverso il sangue ed il latte materno, si comporta esattamente come tutti gli altri virus. La gran quantità ed incidenza dei dati a disposizione consente di fare previsioni certe, basate sull'assunto che l'AIDS è una malattia contagiosa e l'epidemiologia non è incompatibile con la causa infettiva.
  2. Ancora, la diffusione maggiore all'interno di gruppi specifici di persone, come eroinomani o omosessuali, con elevata frequenza di rapporti non protetti, avviene proprio perché il contagio si ha, solitamente, per via sessuale o con lo scambio degli aghi.
  3. L'HIV induce lo stato di immunodepressione, la quale, a sua volta, è causa di malattie specifiche tra gruppi diversi di individui. Ad esempio, nel caso di due persone entrambe immunodepresse, se una beve acqua pura e l'altra no, è ovvio aspettarsi che chi abbia bevuto acqua inquinata abbia maggiori probabilità di soffrire di diarrea, malgrado l'affinità delle difese dell'organismo.
  4. Molteplici sono gli elementi che potrebbero spiegare perché l'AIDS è presente in diversi gruppi di persone in continenti diversi, uno dei quali è la pura coincidenza dell'insorgere dei primi casi di malattia in gruppi sociali diversi ed in continenti diversi. Le campagne d'informazione possono avere avuto un effetto positivo in Occidente, cosa che non è avvenuta in Africa; le pratiche sessuali negli Stati Uniti probabilmente sono diverse da quelle africane. Considerato inoltre che povertà, malnutrizione e uso di droghe sono tutti fattori di rischio per l'infezione da HIV, risulta evidente che l'associazione dell'AIDS con l'uso di droghe in nord America e in Europa occidentale deriva dal maggior uso di droghe che viene fatto in queste zone, come l'associazione con malnutrizione e povertà in Africa deriva dalla maggior rilevanza del fenomeno in questo continente. Secondo il più comune punto di vista, nessuno di questi elementi può annullare la certezza che l'HIV sia la causa principale all'interno di questi gruppi.
  5. Dal punto di vista storico, l'insorgenza dell'AIDS nella popolazione mondiale ha accompagnato la comparsa dell'HIV. Negli Stati Uniti, il primo caso di AIDS fu individuato nel 1981 tra omosessuali maschi di New York e californiani e, in precedenza, un esame su alcuni campioni congelati di sangue appartenenti ad un vasto numero di uomini omosessuali ha rivelato la presenza di anticorpi HIV fin dal 1978, non prima. Negli anni successivi, in ogni regione, paese, città dove è apparso l'AIDS, l'evidenza dell'infezione HIV ha preceduto l'AIDS di pochi anni[27][28][29][30].

Ipotesi alternativa 4: l'HIV è innocuo[modifica | modifica sorgente]

Oltre a quanto asserito a proposito dei modi diversi con cui l'AIDS si manifesta in America settentrionale, Europa occidentale ed Africa, un altro elemento citato a sostegno dell'ipotesi alternativa secondo cui l'HIV sarebbe inoffensivo, è il fatto che un esiguo numero di individui positivi all'HIV non contrae alcuna malattia neppure 15 o 20 anni dopo essere risultato positivo al retrovirus; mentre, in alcuni soggetti sieronegativi insorgono quelle che sarebbero diagnosticate come patologie di tipo AIDS, se fossero risultati sieropositivi.

Dimostrazioni dell'infondatezza dell'ipotesi 4[modifica | modifica sorgente]

È stato dimostrato che individui con mutazioni per le molecole (CD4; CCR5; CXCR4) che mediano l'ingresso del virus all'interno dei linfociti e delle altre cellule infettate, non presentano malattia, anche in caso d'infezione, perché il virus non può entrare all'interno di queste. Ciò depone per il ruolo dell'HIV nella patogenesi dell'AIDS. Secondo il punto di vista corrente, prima che l'AIDS si manifesti, è prevedibile un lungo periodo di infezione da HIV, poiché il virus impiega anni per dare origine all'immunodepressione, condizione indispensabile per permettere l'insorgere della malattia opportunistica, ossia quando si verificano determinate circostanze. Prima della scoperta di una terapia, si riteneva che tra l'infezione da HIV e l'insorgere dell'AIDS trascorressero da otto a dieci anni; un periodo lungo che, però, secondo l'opinione corrente degli scienziati, non deve certo far pensare che il virus sia innocuo.

Per quanto riguarda i soggetti affetti da malattie riconducibili all'AIDS in assenza di HIV, gli scienziati affermano che il loro sistema immunitario risultava già compromesso da altri fattori, e non vi è alcuna relazione con la capacità dell'HIV di causare immunodepressione; la quale, in assenza del retrovirus, può anche avere origine da cure chemioterapiche, da gravi difetti genetici, da leucemia, da mononucleosi e da grave malnutrizione.

Gli scettici citano un'altra statistica sulle percentuali di infezione da HIV nel corso degli anni. Per quanto riguarda la popolazione degli Stati Uniti, negli ultimi venti anni l'incidenza di HIV è rimasta relativamente costante, suggerendo ai dissidenti l'ipotesi che il retrovirus esisteva già nei primi anni ottanta, quindi è anteriore all'AIDS; opinione alla quale gli scienziati replicano che questo fatto indica soltanto che il numero di nuove infezioni è quasi uguale a quello dei decessi, e per questo motivo si attesta su livelli costanti.

L'errore scientifico dei "dissidenti" è che l'HIV utilizza un sistema di trascrizione del suo materiale genetico diverso dagli organismi a DNA (è un retrovirus a doppia catena di RNA+); questo sistema di trascrizione è molto "infedele" e compie molti errori e, tra quelli isolati, ha moltissime varianti. Anche nello stesso paziente si possono trovare due cloni diversi dello stesso virus e ciò spiega anche la comparsa della resistenza ai farmaci antiretrovirali oggi in commercio. Il fatto è che il virus, nei primi anni dell'infezione, si trova in un equilibrio dinamico con il sistema immunitario; ci sono inoltre aree d'infezione inaccessibili alla terapia, quali il sistema nervoso, i linfonodi e i macrofagi. Il virus è comunque in attiva replicazione all'interno dei linfociti CD4+, ma il numero di cellule infettate e che muoiono viene rimpiazzato da nuove cellule, che vengono a loro volta infettate. Inoltre, condizioni di stress o infezioni virali, promuovono la replicazione del virus e l'infezione di nuove cellule CD4+. Si arriva così ad uno squilibrio, per la progressiva riduzione dei linfociti e alla malattia conclamata in un arco di tempo che può variare da 8 a 12 anni.

A questa ipotesi a volte se ne aggiunge un'altra, secondo la quale tutti i retrovirus sarebbero innocui; ma poiché è ampiamente dimostrato il legame tra alcuni tipi di leucemia da linfocita T e di linfomi con il retrovirus RNA, chiamato virus linfotropo T umano di tipo I (HTLV-1), causa di una grave forma di leucemia diffusa ai Caraibi, in Africa e Giappone, questa ipotesi alternativa ora è meno frequente; in effetti, l'HIV stesso, in origine, fu ritenuto una variante di HTLV, ovvero HTLV-3.

Ipotesi alternativa 5: Il termine AIDS è improprio[modifica | modifica sorgente]

Gli assertori dell'inesistenza dell'AIDS sono del parere che, per accertare la malattia, risulta di fondamentale interesse il test per la ricerca degli anticorpi HIV. Una trentina di patologie riconducibili all'AIDS, tra cui il sarcoma di Kaposi e la polmonite interstiziale plasmacellulare, sono diagnosticate come AIDS solo se è indubbia la prova sierologica del virus HIV, senza il quale queste malattie hanno origine da altre ridotte capacità immunitarie.

In altre parole, l'individuazione della sindrome sarebbe a loro dire un esempio di ragionamento vizioso: dal momento che, per formulare una diagnosi di AIDS è necessaria la presenza di anticorpi HIV, per definizione non può esistere AIDS se non esiste l'HIV. Inoltre, aggiungono i critici, molte malattie riconducibili alla sindrome, come il cancro della cervice uterina, non sono direttamente collegate all'immunodeficienza e non devono essere ritenute una forma di AIDS. Il carcinoma della cervice, ad esempio, è provocato da alcuni ceppi del virus HPV, responsabile anche dei papillomi genitali, il quale, reso neutrale dalle difese immunitarie, non è in grado di evolvere in cancro; il legame con l'AIDS si spiega unicamente con il fatto che un sistema immunitario già compromesso non è in grado di bloccare il virus HPV.

La corrente "antagonista" dichiara inoltre che non esisterebbe a loro dire una definizione omogenea di AIDS dal punto di vista territoriale, portando come esempio l'Africa, dove non è richiesto un esame di laboratorio per diagnosticare la sindrome, poiché le nazioni svantaggiate dal punto di vista economico ritengono che i costi siano inaccessibili perché possa diventare una consuetudine. Questo farebbe sì che l'epidemiologia dell'AIDS nel mondo non avrebbe, a loro dire, modelli o regolamentazioni uniforme.

Dimostrazioni dell'infondatezza dell'ipotesi 5[modifica | modifica sorgente]

Il termine AIDS significa Sindrome da immunodeficienza acquisita e indica l'insieme dei sintomi e delle infezioni associate ad una inadeguatezza non congenita del sistema immunitario nel contrastare le malattie, a causa dell'infezione da HIV. La sindrome, in origine, per motivi di necessità non era riferita all'HIV, dal momento che la definizione è precedente alla sua scoperta; quando fu approvata la teoria che è l'HIV a provocare l'AIDS, il virus fu associato per approfondire la malattia. Nel campo della medicina è molto frequente descrivere una patologia sulla base della sintomatologia e, successivamente, modificare la terminologia medica quando si precisano le cause. Ad esempio, la sindrome della pericardite acuta inizialmente fu descritta in base ai sintomi di dolore toracico, sfregamento del pericardio e versamento pericardiale; una volta stabilito il quadro clinico, in base all'eziologia fu possibile classificare i diversi tipi - infettiva (virale, tubercolare, da fungo), reumatica e non infettiva. Oggi, una diagnosi di pericardite acuta senza una chiara sintomatologia è considerata imperfetta. Come è accaduto in caso di sindromi ancora sconosciute, gli studiosi sono riusciti a conoscere progressivamente l'evoluzione dell'AIDS, rilevando prima i sintomi più evidenti e gravi e più tardi scoprendo quelli meno comuni od irriconoscibili.

La prima definizione di AIDS da parte del CDC nel settembre del 1982 includeva un elenco di tredici malattie, da ritenersi con cautela sintomatiche di un difetto nell'immunità delle cellule in un soggetto del quale non è nota la causa della minor resistenza a quella malattia. La scoperta dell'HIV risale al 1984; l'anno successivo, a seguito di una controversia con gli esperti di epidemiologia, il CDC modificò la definizione corrente di AIDS introducendo una serie di patologie che si sarebbero dovute associare all'AIDS soltanto se si presentavano in concomitanza con un test HIV positivo e che continuarono a diagnosticare casi di AIDS con o senza un test HIV positivo.

A seguito dell'esperienza dei diversi tipi di malattia, venne accertato che il morbo era correlato ad un numero maggiore di affezioni rispetto a quelle classificate in origine, al punto che, nel 1987 il CDC (Centers for Disease Control and Prevention) ne aggiunse alcune, tra cui l'encefalopatia e la tisi, precedentemente escluse dall'elenco perché non menzionate durante l'indagine epidemiologica.

Apparve comunque chiaro che il termine vigente non era suffragato da un'opportuna sperimentazione clinica. Alcuni pazienti avevano contratto il contagio da HIV e soffrivano di malattie riconducibili alla sindrome AIDS; altri erano affetti da malattie derivate dalla sindrome (come una lesione cutanea da sarcoma di Kaposi), eppure erano in salute. Nel gennaio 1993 la definizione di AIDS negli USA venne modificata e la diagnosi fu formulata prendendo come valore di riferimento un numero di cellule CD4 inferiore a 200, oppure una percentuale inferiore a 14 e vennero aggiunte altre patologie sintomatiche sulla base di uno studio epidemiologico: il carcinoma invasivo della cervice uterina, la tubercolosi e la polmonite cronica.

Per questo motivo, la comunità scientifica ritiene che, la modifica della definizione di AIDS, è semplicemente il riflesso di una migliore comprensione della malattia e non un'argomentazione viziosa che richiede un quadro clinico specifico. Esiste ed è sempre esistita, una stretta correlazione tra HIV ed AIDS ed è talmente evidente, perché sono gli anticorpi dell'HIV a definire le caratteristiche della sindrome.

In merito all'uso di diverse definizioni terminologiche, la comunità scientifica osserva come le diverse definizioni di AIDS non derivino dal fatto, comprovato, che sia l'HIV ad essere responsabile dell'AIDS e che, mentre indicano le difficoltà epidemiologiche e statistiche nel mettere a confronto i valori di prevalenza e di incidenza della malattia, esse non sono ovviamente in relazione con il fattore causale.

Inoltre, si tratta ovviamente di un fenomeno che non riguarda soltanto le questioni dell'HIV o dell'AIDS; le definizioni di colesterolo alto ed anemia e molti altri disturbi fisici variano anche secondo i confini politici o le culture. Al giorno d'oggi, per definire l'AIDS, si fa riferimento a due sistemi importanti: uno consigliato dall'Organizzazione Mondiale per la Sanità (WHO) con la frase regole da utilizzare in ambienti con risorse limitate e l'altro raccomandato dai Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), sistema da utilizzare nei paesi in via di sviluppo.

Ipotesi alternativa 6: Il test HIV sarebbe inaffidabile[modifica | modifica sorgente]

Coloro che mettono in dubbio la teoria HIV come causa di AIDS dichiarano che la tecnica dell'esame della ricerca del virus HIV nell'uomo potrebbe essere difettosa. Uno degli esempi comunemente citati è la possibilità di avere a che fare con un falso positivo, ossia un soggetto sarebbe riscontrato positivo all'HIV, mentre in realtà è negativo (il problema dei "falsi positivi" è però comune a tutte le metodologie di ricerca clinica). Viene anche affermato che la presenza di anticorpi all'HIV dovrebbe comprovare che il virus all'interno dell'organismo stia per essere annientato dal sistema immunitario, piuttosto che essere un sintomo che il virus è attivo.[senza fonte]

Dimostrazioni dell'infondatezza dell'ipotesi 6[modifica | modifica sorgente]

Gli esperti sono perfettamente consapevoli che da tutti i test medici emergono sempre piccoli numeri di falsi positivi e di falsi negativi e si adoperano affinché la percentuale di entrambi sia sempre più bassa. In ogni modo, i ricercatori si basano sui dati relativi ad un gruppo e non ad un singolo individuo, in modo che ogni riscontro ingannevole non travisi i risultati. In effetti, le infezioni diagnosticate per mezzo del test sugli anticorpi, sono uno dei più apprezzati principi della medicina. Sebbene l'ortodossia sostenga che i risultati dei test degli anticorpi HIV siano superiori alla maggior parte dei test sulle malattie infettive sia in termini di reattività (il test di valutazione può dare un riscontro negativo quando l'individuo che vi si sottopone è affetto, in realtà, dalla malattia), sia in termini di specificità (il test può dare un riscontro negativo quando i soggetti testati non hanno contratto la malattia in fase di studio), la realtà è molto diversa. Tutti i test attualmente effettuati ed approvati dal governo, superano del 98% dopo 3 mesi e del 100% dopo i 6 mesi ("periodo-finestra") di sensibilità e specificità, e perciò sono più che affidabili[31]. E tutti i test ammessi contengono una clausola che afferma che non esista un valore in base al quale stabilire l'assenza o la presenza di HIV nel sangue umano.

Grazie a tecnologie come la reazione polimerasica a catena (PCR), o i campioni di DNA, oggi applicate con regolarità in tutti i pazienti nelle nazioni progredite, l'HIV è rintracciabile in quasi tutti i malati sintomatici di AIDS. I test attuali sulla struttura genetica del virus, sugli antigeni e sul virus stesso nei fluidi e nelle cellule, sono molto più reattivi ed affidabili di quelli sulla ricerca degli anticorpi. È anche risaputo che non tutti gli anticorpi hanno un effetto neutralizzante e sono stati individuati molti altri anticorpi generati dall'infezione da HIV. Sebbene non siano diffusi come esami di routine a causa dei costi elevati e della necessità di specifiche attrezzature da laboratorio, queste analisi tecniche dirette hanno confermato la validità dei test sugli anticorpi[32][33][34][35][36][37].

L'asserzione che la presenza di anticorpi sarebbe prova di un'azione di soppressione del virus non è assolutamente corretta. La presenza di anticorpi specifici, sta semplicemente a significare che il sistema immunitario abbia riconosciuto qualcosa di estraneo, non che lo stia eliminando. Molte altre malattie stimolano la produzione di anticorpi, ma non sono certo la risoluzione della malattia[38]. Solo per citarne alcuni, i virus dell'epatite B, C e gli herpesviridae sono virus che rimangono latenti all'interno dell'organismo[39].

Teoria del complotto[modifica | modifica sorgente]

Fotografia del Giugno 2013

Rientrerebbero tra gli argomenti delle teorie sul complotto alcune teorie sono secondo le quali il retrovirus dell'HIV sarebbe stato creato dall'uomo, per finalità politiche.

Tali teorie sono in contraddizione coi dati emersi dalle ricerche sull'origine del virus HIV. Sono del tutto prive di consistenza storica e di riscontri scientifici. Tuttavia ad oggi sono completamente indimostrate.

Il complotto statunitense[modifica | modifica sorgente]

Secondo tale teoria, poco prima della caduta del Muro di Berlino a Fort Detrick (USA) un team segreto avrebbe lavorato per conto del governo ombra statunitense per la creazione di un virus che sarebbe dovuto servire per un suo probabile impiego in uno scontro con i sovietici.

Documenti provenienti dagli archivi della Stasi, resi pubblici dal quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, rivelarono che fu il biologo Jaocb Segal a ideare questa teoria cospirativa la quale però non era abbastanza solida da essere propagandata ufficialmente dalla Stasi. Tuttavia fu appoggiata dal KGB e fu fatta circolare ugualmente.[40]

La comunità medica[modifica | modifica sorgente]

Secondo alcuni teorici del complotto, la comunità medica avrebbe già creato una cura contro l'HIV (così come per il cancro, vedi Cancro e medicina alternativa), la quale però sarebbe sotto il controllo di un presunto Nuovo Ordine Mondiale, che vorrebbe impedire la diffusione della cura o del vaccino relativo per continuare a ricevere le ingenti somme dell'industria farmaceutica e dei soldi spesi nella ricerca.[senza fonte]

Il movimento dissidente[modifica | modifica sorgente]

Tra le persome che hanno sempre sostenuto ipotesi alternative ricordiamo la figura di Peter Duesberg, professore di Biologia Cellulare e Molecolare presso l'University of California, Berkeley, il quale ha contribuito più di ogni altro scienziato dissidente al dibattito. Tuttavia c'è stato chi ha messo in discussione la "teoria dell'HIV" prima di Duesberg, e fra questi anche ricercatori appartenenti allo stesso NIH. Prima del 1984, molte furono le ipotesi avanzate per spiegare la nuova epidemia. Fattori come l'abuso occasionale di droga e di farmaci, determinati ambienti sociali, infezioni da malattie veneree, modelli comportamentali ed altro furono presi in esame dai ricercatori. A seguito dell'aumento a livello mondiale dei casi di AIDS tra i soggetti sottoposti a trasfusioni di sangue, emofiliaci, partner sessuali infetti, ed altri gruppi di individui, si appurò che la malattia si trasmetteva attraverso il contatto con il sangue ed i rapporti sessuali, e si affermò quindi l'ipotesi dell'HIV come causa predominante (Cohen, 1994a; Horton, 1995).

Uno dei primi a mettere in dubbio il ruolo dell'HIV nel morbo AIDS fu Casper Schmidt, il quale nel 1984 scrisse un articolo sul Journal of Psychohistory intitolato "The Group-Fantasy Origins of AIDS" (Schmidt, 1984) in cui sosteneva che l'AIDS sarebbe un esempio di "epidemic hysteria" (isteria epidemica), in cui gruppi di persone inconsciamente darebbero forma concreta ai conflitti sociali, e paragona la malattia a casi documentati di isteria epidemica del passato, che furono ritenuti erroneamente di origine infettiva. L'elevato livello di speculazione teorica dell'articolo, unito alle scarsissime conoscenze allora disponibili sulla biologia dell'HIV, rendono però la tesi dell'autore scientificamente falsa e del tutto infondata, sia da un punto di vista psicologico, che biologico e medico.

Una delle ultime vittime del negazionismo è Karri Stokely, attivista del movimento, morta il 26 aprile 2011 di patologia AIDS correlata, quattro anni dopo la cessazione volontaria della terapia antiretrovirale prescritta.[41]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Cohen J, The Duesberg phenomenon (PDF) in Science, vol. 266, nº 5191, dicembre 1994, pp. 1642–4, Bibcode:1994Sci...266.1642C, DOI:10.1126/science.7992043, PMID 7992043. URL consultato il 22 giugno 2009.
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    «…the evidence that HIV causes AIDS is scientifically conclusive.».
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  14. ^ Koch R. (1884) Guanto mezzo Kaiser Gesundh 2, 1-88. Nota: Come provato da Koch stesso riguardo a tubercolosi e colera, tale postulato non trova sempre riscontro: non tutti gli organismi esposti ad un agente contagioso acquisteranno l'infezione. La Noninfection può essere dovuta: chance o al sistema immunitario di ospite che respinge con successo l'agente patogeno d'invasione; immunità acquistata, come da esposizione o dalla vaccinazione precedente; o l'immunità genetica, come con la resistenza a malaria ha conferito possedendo almeno un allele della cellula falciforme.
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  41. ^ http://davidsyner.blogspot.com/2011/05/karri-stokely.html, http://www.hivforum.info/viewtopic.php?t=6071&mforum=lilanew

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Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Dissenso (siti "complottisti")[modifica | modifica sorgente]

Siti scientifici e medici[modifica | modifica sorgente]

Riferimenti generali[modifica | modifica sorgente]