Teoria monetaria moderna

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Teoria monetaria moderna (Modern Monetary Theory, MMT) è il termine moderno per indicare il corpo teorico del cartalismo (chartalism in lingua inglese, dal latino "charta" cioè "carta", in attinenza alla natura della moneta cartacea prevista nel sistema della moneta a corso legale e in contrapposizione con la teoria monetaria del metallismo)[1] e con esso si fa riferimento a una teoria economica che intende descrivere nel dettaglio le procedure e le conseguenze dell'utilizzo della moneta a corso legale rilasciata dallo stato.

La teoria fu presentata per la prima volta dall'economista tedesco Georg Friedrich Knapp nel 1895,[2] con l'importante contributo di Alfred Mitchell-Innes. Tale teoria influenzò negli anni trenta il Trattato sulla moneta di John Maynard Keynes,[3] che cita Knapp e il cartalismo nella pagina di apertura.[4] La teoria economica è sostenuta da alcuni economisti post-keynesiani.[5]

Per alcuni autori la teoria monetaria moderna non fa altro che descrivere il sistema monetario in vigore sin dall'abolizione, avvenuta nel 1971, del sistema aureo.[6]

Storia[modifica | modifica sorgente]

La teoria monetaria moderna affonda le sue radici nel cartalismo, del quale è considerata il corpo moderno. Il cartalismo viene elaborato alla fine del XIX secolo dall'economista tedesco Georg Friedrich Knapp,[2] poi ripreso da John Maynard Keynes[3] nel suo Trattato sulla moneta.[4]

Il cartalismo nasce come teoria complementare al circuitismo in quanto in origine essa è pensata per spiegare le cosiddette "interazioni verticali", ovverosia da settore pubblico a privato e viceversa, mentre la teoria del circuitismo nasce invece per illustrare le cosiddette "interazioni orizzontali", ovverosia da privato a privato. Nell'ambito di queste ultime è compreso il concetto, derivante dalla scuola orizzontalista, di moneta-credito ossia di moneta sotto forma di credito.[7][8]

Nello specifico il termine di teoria monetaria moderna viene successivamente coniato dall'economista australiano Bill Mitchell in riferimento a una frase contenuta nel trattato di Keynes.[9] Per queste sue origini, la teoria monetaria moderna è anche definita con il nome di "neo-cartalismo".[10]

Il principale luogo da dove parte il rilancio moderno della teoria è l'Università del Missouri-Kansas City,[11] ove insegnano Randall Wray,[12] Stephanie Kelton,[13] William Black,[14] Michael Hudson,[15] e dove ha sede il Centro per la Piena Occupazione e la Stabilità dei Prezzi di Warren Mosler.[16]

James Kenneth Galbraith è uno dei più celebri sostenitori della teoria e nel 2010 scrive la prefazione del libro di Mosler intitolato Seven Deadly Innocent Frauds of Economic Policy (it. Le sette innocenti frodi capitali della politica economica).[17][18][19]

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

L'assioma fondante la teoria[modifica | modifica sorgente]

Secondo la teoria monetaria moderna, una nazione dotata di sovranità monetaria, ossia di moneta a corso legale che è in libera fluttuazione sul mercato valutario e la cui facoltà di emissione è nella pertinenza esclusiva di istituzioni nazionali controllate dallo stato in modo diretto o indiretto e di debito denominato integralmente in tale moneta,[20] non può mai essere costretta a fallire in quanto la sua "capacità di pagamento" ("ability to pay" in inglese)[21][22] è illimitata parimenti a come è illimitata la sua capacità di stampare moneta.[23][24] Di conseguenza, non ci sono tetti razionali al deficit e al debito sostenibili da parte di una nazione, poiché essa ha un potere illimitato di finanziare questi disavanzi stampando moneta.[25]

Il ruolo della tassazione[modifica | modifica sorgente]

In tale sistema la tassazione non svolge pertanto il ruolo di finanziare la spesa pubblica, bensì di rendere effettivo il controllo dello stato sulla moneta, sulla quantità di massa monetaria circolante e sulla velocità di circolazione della moneta. Potendo così lo stato emettere la propria moneta a volontà, la teoria monetaria moderna sostiene che il livello di tassazione, in specie rispetto alla spesa pubblica, è primariamente non un mezzo di finanziamento delle attività della cosa pubblica bensì uno strumento politico che di fatto regola l'inflazione e la disoccupazione. Pertanto la creazione di deficit o di surplus nel bilancio pubblico è il frutto di una decisione eminentemente di natura politica e non economica da parte dello stato.

Secondo la teoria monetaria moderna, il denaro entra in circolazione attraverso la spesa pubblica. In altre parole, la moneta è prima creata e spesa dallo stato, e solo successivamente avviene l'esazione delle imposte. La tassazione viene impiegata per rendere effettiva l'adozione della moneta a corso legale, conferendole valore mediante la creazione di domanda sotto forma dell'obbligo dell'imposizione fiscale che può essere soddisfatto solo con la valuta nazionale. L'obbligo di pagamento delle imposte con la valuta nazionale, unito alla fiducia e all'accettazione della moneta da parte anzitutto dei cittadini, contribuisce in modo determinante alla conservazione del valore della divisa nel corso del tempo ovverosia al controllo sull'inflazione.[26][27][28][29][30]

Gli effetti della natura della moneta sull'economia pubblica e privata[modifica | modifica sorgente]

L'affermazione che la moneta è dunque "creatura dello stato"[31] comporta sia che non esiste alcuna ragione affinché la spesa pubblica debba essere coperta da un corrispettivo prelievo fiscale[32] sia che lo stato può spendere senza prima avere incamerato gettito fiscale e che perciò può impiegare tutte le risorse necessarie a incrementare l'attività economica e l'occupazione.[33] Ne consegue che secondo gli economisti della teoria monetaria moderna, tra cui James Kenneth Galbraith,[34] l'emissione di moneta veicolata all'aumento della produzione consente allo stato di fare deficit di bilancio, quasi senza limiti, senza un apprezzabile pericolo di inflazione, sin quando non si arriva al pieno impiego.[35][36] Essi argomentano inoltre che, durante le fasi di contrazione economica, la sottrazione di massa monetaria circolante, causata da politiche finalizzate all'ottenimento del surplus nel bilancio statale, comporta un impoverimento del sistema produttivo, dei cittadini e delle imprese, che si vedono sottrarre moneta che altrimenti verrebbe usata per alimentare l'economia.[37] Il surplus nel bilancio pubblico rende lo stato un risparmiatore netto e parallelamente rende il settore privato un debitore netto. L'effetto delle politiche statali atte al perseguimento del surplus di bilancio è quindi di forzare il settore privato a indebitarsi riducendo di conseguenza la ricchezza dei cittadini.[38] Viceversa, il deficit nel bilancio statale contribuisce ad alimentare e a garantire la ricchezza del settore privato, e il debito pubblico risultante da questo deficit è pertanto l'espressione del miglioramento delle condizioni economiche dei cittadini.[39] Il deficit e il debito pubblici sono dunque strumenti, a disposizione dello stato, finalizzati al raggiungimento della massima capacità occupazionale e produttiva di una nazione.[40][36]

Il risparmio privato e il settore del credito[modifica | modifica sorgente]

La teoria monetaria moderna descrive il risparmio privato come funzionale all'incremento del reddito nazionale. All'aumento del reddito nazionale corrisponde l'incremento del risparmio privato. La spesa statale in deficit ha pertanto il fine di stimolare l'attività economica incrementando così sia il prodotto interno lordo sia il reddito nazionale e perciò anche il risparmio privato. L'attività del settore creditizio nell'ambito della concessione dei prestiti varia in funzione della richiesta di credito da parte dei privati. In situazione di deficit pubblico, lo stato dotato di sovranità monetaria immette moneta nel sistema economico onde finanziare l'acquisto di beni e servizi dai privati e dalle aziende private le quali di conseguenza pagano i loro dipendenti con questo denaro creando perciò un effetto a catena che condiziona la massa monetaria circolante e la velocità di circolazione della moneta. Questo processo tende a ridurre la richiesta di prestiti nei confronti del settore del credito. Si abbassano così anche i tassi di interesse richiesti dal settore del credito per la concessione di prestiti ai privati.[41]

La discrezionalità sul mantenimento del mercato dei titoli pubblici[modifica | modifica sorgente]

La capacità di emettere moneta onde finanziare il settore pubblico comporta che non vi sia la necessità, da parte del governo, di chiedere denaro in prestito ai sottoscrittori privati di titoli di stato. Di conseguenza, non è affatto necessario che lo stato sia soggetto ad accettare i tassi di interesse imposti dal mercato sulle obbligazioni di debito pubblico. Secondo la teoria monetaria moderna è pertanto una misura facoltativa, e non obbligatoria, il mantenimento del mercato dei titoli pubblici in una nazione dotata di sovranità monetaria.[42][43][44][45][46]

Le transazioni verticali[modifica | modifica sorgente]

La teoria monetaria moderna definisce ogni transazione tra il settore pubblico e il settore non pubblico con il termine di "transazione verticale". All'interno del settore pubblico sono inclusi sia il tesoro sia la banca centrale, mentre il settore non pubblico comprende tutti i soggetti privati tra cui il sistema delle banche commerciali, le aziende, i cittadini. Il settore estero comprende compratori e venditori stranieri.[47]

In qualsiasi periodo di tempo dato, il budget statale può essere o in deficit o in surplus. Un deficit si ottiene quando lo stato spende più di quanto tassa; un surplus si ottiene quando lo stato tassa più di quanto spende. Pertanto, secondo la teoria monetaria moderna, ne consegue che il deficit del bilancio pubblico aggiunge un corrispondente attivo finanziario al settore privato in quanto la presenza di un deficit nel bilancio pubblico segnala che lo stato ha depositato più denaro all'interno dei conti correnti bancari dei privati rispetto a quello che ha sottratto in tasse. Un surplus invece significa l'opposto: in totale, lo stato ha prelevato attraverso le tasse più denaro dai conti correnti bancari dei privati rispetto a quanto ne abbia speso. Dunque, per definizione, i deficit di bilancio sono equivalenti ad aggiungere beni finanziari al netto nel settore privato, mentre i surplus di bilancio rimuovono beni finanziari dal settore privato. Questo è rappresentato dalla formula:

(G-T) = (S-I) - NX

dove G rappresenta la spesa pubblica, T sono le tasse, S sono i risparmi, I gli investimenti e NX è l'esportazione netta.

Di conseguenza, la conclusione tracciata dalla teoria monetaria moderna sulla base di questo assunto è che il risparmio netto dei privati è possibile solo se lo stato realizza deficit di bilancio; in caso contrario, il settore privato è obbligato a fare un "risparmio negativo" (dissaving), cioè a ridurre i propri risparmi, quando lo stato adotta un surplus di bilancio.

La teoria monetaria moderna quindi non sostiene il concetto, supportato invece da alcuni keynesiani, che i surplus di bilancio siano sempre necessari in periodi di alta domanda. In accordo con il sistema delineato sopra, i surplus di bilancio rimuovono i risparmi al netto e, durante un periodo di elevata domanda effettiva, ciò può provocare una dipendenza dal settore del credito, da parte dei privati, al fine di finanziare le proprie abitudini di consumo. Più precisamente, la teoria monetaria moderna suggerisce che una situazione di persistente deficit di bilancio è necessaria onde conseguire una crescita economica costante nel tempo evitando contemporaneamente il pericolo deflativo. La teoria monetaria moderna afferma altresì che solamente nel caso in cui l'economia disponesse di una eccessiva domanda aggregata e si trovasse in una situazione di effettivo rischio inflazionistico (in caso, cioè, di boom economico) sarebbe dunque indispensabile ridurre il deficit pubblico perseguendo una politica di surplus.

Il debito e la moneta tra settori pubblico e bancario[modifica | modifica sorgente]

La teoria monetaria moderna ritiene che l'analisi e la comprensione dell'uso delle riserve contabili sia cruciale per capire le interazioni tra settore pubblico e privato. Per questo la teoria monetaria moderna presta particolare attenzione alla realtà operativa delle interazioni tra il governo, la banca centrale e il settore bancario commerciale.[48]

In una nazione dotata di sovranità monetaria, di solito il tesoro detiene un conto corrente presso la banca centrale. Tramite questo conto corrente il tesoro spende, riceve tasse e altri afflussi.[7] Inoltre tutte le banche commerciali hanno similarmente un conto corrente all'interno della banca centrale. Questo permette al settore bancario commerciale di gestire le proprie riserve, che sono la quantità di denaro disponibile a breve termine detenuta da ciascuna banca commerciale.

Sicché, quando lo stato spende, la banca centrale addebita il corrispettivo sul conto corrente del tesoro. A sua volta, il tesoro deposita questo denaro all'interno dei conti correnti dei privati e perciò all'interno del sistema bancario commerciale. Questo afflusso va quindi ad incrementare le riserve totali del settore bancario poiché l'emissione di questo debito pubblico corrisponde a una equivalente immissione di moneta nel sistema economico privato. La tassazione, invece, lavora esattamente al contrario: si drenano risorse e perciò i conti correnti dei privati vengono gravati di un debito verso la pubblica amministrazione, facendo di conseguenza scendere le riserve del sistema bancario commerciale.

Il controllo sul tasso di interesse e i suoi effetti sul sistema bancario commerciale[modifica | modifica sorgente]

Virtualmente tutte le banche centrali impostano un target per il tasso di interesse. Per conseguire tale obiettivo una banca centrale non ha alcun'altra scelta, secondo la teoria monetaria moderna, se non di intervenire attivamente all'interno delle operazioni bancarie commerciali.

Nella maggior parte delle nazioni le riserve delle banche commerciali depositate presso la banca centrale devono avere un bilancio positivo alla fine di ogni giorno; in altre nazioni la quota soggetta a tali requisiti è denominata in proporzione ai passivi detenuti da una banca (ad esempio i depositi dei clienti). Reserve requirement (obbligo di riserva) è il nome usato per definire questi requisiti. Alla fine di ogni giorno, una banca commerciale deve esaminare la situazione finanziaria delle riserve presenti nei propri conti correnti. Quelle banche che sono in deficit hanno l'opzione di chiedere in prestito, alla banca centrale, i fondi richiesti al mantenimento del reserve requirement, alla quale pagano un tasso di interesse attivo (talvolta chiamato anche tasso di sconto) sulla cifra prestata. D'altro canto, le banche che hanno riserve eccedenti possono semplicemente lasciare tali eccedenze all'interno della banca centrale e guadagnare un tasso di sostegno (support rate) da questo deposito. Qualche nazione, come il Giappone, ha un tasso di sostegno pari a zero.[48]

Quando una banca ha più riserve di quelle necessarie a sostenere il reserve requirement, essa cerca di vendere queste sue riserve extra a banche che sono in deficit. Questo atto di compravendita è conosciuto come prestito sul mercato interbancario. La banca in surplus cerca di guadagnare un tasso più alto rispetto al tasso di sostegno che la banca centrale paga sulle riserve; d'altra parte le banche in deficit vogliono pagare un tasso più basso rispetto al tasso di sconto che le banche centrali richiedono per il prestito e che è notoriamente alto. Così si presteranno riserve tra di loro finché ogni banca avrà raggiunto il reserve requirement. In un sistema bilanciato, dove cioè vi sono abbastanza riserve totali disponibili per tutte le banche onde fare fronte alle richieste di prestito dei privati, il target a breve termine per il tasso di interesse è a metà tra il tasso di sostegno e il tasso di sconto.[48]

D'altra parte la teoria monetaria moderna sottolinea che la spesa governativa ha un effetto su questo procedimento. Se, in un certo giorno, lo stato spende più di quanto tassa, gli attivi finanziari al netto sono di conseguenza inseriti all'interno del sistema bancario. Questo porta a un surplus delle riserve all'interno di tutto il sistema.

In questo caso, il tentativo di vendere le riserve eccedenti forza il tasso di interesse a breve termine verso il basso in direzione del tasso di sostegno (o a zero, nel caso in cui il tasso di sostegno non sia previsto). Ciò comporta che quando c'è un surplus nel sistema, e tutte le banche possono sostenere il proprio obbligo di riserva, non ci sarà domanda per queste riserve in surplus. Il tasso di interesse che le banche applicano sulle riserve cadrebbe quindi verso il tasso di sostegno: a questo punto le banche in surplus manterrebbero le riserve all'interno della banca centrale e ne guadagnerebbero il tasso di sostegno. La teoria monetaria moderna ritiene pertanto che la teoria tradizionale del crowding out (cosiddetto effetto spiazzamento ma più letteralmente "sfollamento"), secondo la quale la spesa governativa è considerata causa del rialzo dei tassi di interesse, è necessariamente sbagliata. La spesa governativa, secondo la teoria monetaria moderna , porta il tasso di interesse a breve termine ad abbassarsi. La teoria monetaria moderna sottolinea tuttavia che obbligazioni a lungo termine come i titoli pubblici a lunga scadenza possono influenzare la struttura temporale, cioè il termine, dei tassi di interesse. In situazioni di incertezza economica, ad esempio, il debito a lungo termine può non essere desiderato dal mercato, e ciò può comportare che per questo particolare tipo di debito vengano richiesti alti interessi influenzando di conseguenza la curva dei rendimenti. Per ovviare a questo fenomeno, gli economisti della teoria monetaria moderna argomentano dunque che è preferibile che lo stato eviti totalmente di emettere titoli pubblici a lungo termine e pertanto che lo stato possa anche limitarsi unicamente alla emissione di obbligazioni a breve termine.[7] Oppure, in alternativa, al fine di eliminare ogni possibile rischio connesso all'utilizzo di tali strumenti finanziari, lo stato può altresì decidere di smettere del tutto di effettuare qualsiasi nuova emissione di titoli e obbligazioni.[49]

Il caso opposto si verifica quando lo stato riceve più tasse in un particolare giorno rispetto a quanto spende. In questa circostanza l'eventualità che un deficit di riserve si manifesti in tutto il sistema diviene concreta. Come risultato, i fondi in surplus saranno richiesti sul mercato interbancario e di conseguenza il tasso di interesse a breve termine salirà verso il tasso di sconto. Quindi, se la banca centrale vuole mantenere un tasso di interesse a metà tra il tasso di sostegno e il tasso di sconto, essa deve intervenire regolando la liquidità complessiva presente nel sistema onde assicurarsi che la giusta quantità di riserve nel sistema bancario sia sempre mantenuta.

La banca centrale può fare questo tramite una transazione verticale, ad esempio comprando e vendendo titoli pubblici all'interno del mercato aperto. Il giorno in cui le riserve presenti nel sistema bancario sono in eccesso, la banca centrale può dunque intervenire emettendo moneta anche sotto forma di titoli pubblici, e quindi anche vendendo titoli di stato, rimuovendo di conseguenza riserve dal sistema bancario allorquando i singoli privati muovono i loro fondi per pagare l'acquisto di tali titoli. Il giorno in cui, viceversa, le riserve presenti nel sistema bancario sono insufficienti, la banca centrale può acquistare titoli pubblici detenuti dai singoli privati aggiungendo di conseguenza riserve al sistema bancario. È importante notare che la banca centrale può acquistare titoli semplicemente creando moneta senza ricevere in alcun modo finanziamenti. Si tratta di una iniezione di riserve direttamente all'interno del sistema bancario. Come risultato, la teoria monetaria moderna implica che la banca centrale di una nazione sia incapace di influenzare le decisioni inerenti alla spesa pubblica. Se una banca centrale vuole conseguire il proprio target nei confronti del tasso di interesse, essa può quindi comprare e vendere titoli di stato all'interno del mercato aperto per mantenere la giusta quantità di riserve nel sistema.

Le transazioni orizzontali[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Circuito Monetario.

La teoria monetaria moderna definisce ogni transazione endogena al settore privato, incluso il sistema bancario commerciale, con il termine di "transazione orizzontale" descrivendo così il ruolo del prestito anche all'interno del sistema bancario.

Per la teoria monetaria moderna, i prestiti bancari creano sempre un debito e un deposito di uguali dimensioni. Di conseguenza, la quantità al netto dei beni finanziari (depositi e passività) non può essere modificata attraverso operazioni bancarie. Ovviamente i depositi creati attraverso l'attività bancaria del prestito aumentano la disponibilità di moneta. Successivamente questi depositi possono defluire da una banca all'altra e ciò deve essere bilanciato alla fine della giornata per soddisfare l'obbligo di riserva. Tuttavia è bene ribadire che le banche commerciali non possono creare beni finanziari senza creare una corrispondente passività in quanto solo il settore pubblico - nello specifico, la banca centrale - è capace di fare questo. (Vedasi, in proposito, le transazioni verticali)

Come conseguenza, la teoria monetaria moderna rifiuta la nozione tradizionale del moltiplicatore monetario secondo la quale la capacità creditizia bancaria è completamente vincolata sia ai depositi bancari sia ai requisiti di capitale. La teoria monetaria moderna non afferma che la disponibilità di asset monetari della singola banca sia completamente irrilevante e non influenzi le sue decisioni in merito alla concessione del credito; ovviamente ciascuna banca pondera i possibili effetti, in termini di rapporto costi - benefici, nel prestare denaro al di là delle proprie riserve creditizie anche in relazione all'onere da corrispondere per prendere a prestito tali fondi dal mercato interbancario o dalla banca centrale al fine di rispettare i necessari requisiti di capitale. In questo ambito il netto contrasto tra le teorie economiche mainstream e la teoria monetaria moderna si evidenzia nel fatto che essa afferma che la capacità creditizia di una banca è potenzialmente infinita. Le decisioni riguardanti la concessione di credito da parte delle banche commerciali si basano quindi esclusivamente sulle previsioni inerenti alla capacità pagatoria del richiedente e alla redditività - i requisiti di capitale sono solo uno dei fattori condizionanti la redditività generabile dall'operazione.[50]

Importazioni ed esportazioni[modifica | modifica sorgente]

La teoria monetaria moderna considera le importazioni e l'esportazioni all'interno dell'ambito delle transazioni orizzontali, sostenendo che una esportazione rappresenta la volontà della nazione esportatrice di acquistare valuta della nazione importatrice. Il seguente esempio ipotetico è coerente con ciò che accade nel mercato valutario FX e può essere utilizzato, per illustrare le basi della teoria, sull'import-export:

"Un importatore australiano (A) deve pagare per alcuni beni giapponesi. L'importatore andrà in banca e chiederà di trasferire 1000 yen sul conto corrente giapponese della azienda giapponese (B) dell'importatore rivolgendosi al mercato valutario FX. Troverà un individuo (C) che vuole scambiare 1000 yen per 100 dollari australiani. Così trasferisce i 100 dollari australiani a C. Poi prende i 1000 yen e li trasferisce sul conto corrente bancario dell'azienda giapponese esportatrice."

In questa maniera, la transazione è completa. Chi ha reso la transazione possibile (ossia con un prezzo accettabile per l'importatore) è stato C in qualità di mediatore per lo scambio valutario. Quindi la teoria monetaria moderna deduce che l'importazione sia stata resa possibile dalla richiesta di valuta straniera ossia dal desiderio del possesso di tale valuta, e ne conclude che le importazioni sono un beneficio economico per la nazione importatrice poiché le vengono consegnati beni reali consumabili che in altra maniera non sarebbe stato possibile ottenere.[51][51]

Le esportazioni sono, d'altro canto, un costo economico per la nazione esportatrice in quanto essa cede beni reali che, viceversa, avrebbe potuto consumare. La teoria monetaria moderna non trascura, comunque, il fatto che la nazione importatrice ha dato parte della sua moneta in mano straniera, e il possesso di questa moneta rappresenta un futuro diritto sui beni della nazione importatrice. Questo diritto futuro è, in pratica, una opzione d'acquisto sui beni della nazione importatrice che pertanto può in avvenire ritrovarsi a cedere beni propri. Cessioni, queste, che come sottolineato più sopra sono un costo. Inoltre la teoria monetaria moderna non sottovaluta che importazioni di merci a basso prezzo possano causare il fallimento di aziende locali che realizzano beni simili ma a costi più alti generando di conseguenza disoccupazione.

Una buona parte degli economisti della teoria monetaria moderna etichettano questa considerazione come facente parte di un discorso soggettivo basato sul valore e non sull'economia: sta alla nazione, in altri termini, decidere di considerare i benefici di un import a basso costo per merci di uno specifico settore piuttosto che la conseguente perdita d'impiego nazionale in quel particolare settore. La teoria monetaria moderna non ignora, altresì, l'effetto di una sovrabbondanza di beni disponibili con una domanda estremamente poco elastica quali il petrolio ad esempio, ed è coerente con la teoria monetaria moderna che una nazione, in gran parte dipendente dalle importazioni, possa esperire uno shock causato dalla carenza di beni se il livello di interscambio commerciale diminuisce in maniera significativa. Uno dei compiti delle banche centrali può e deve quindi essere lo scambio monetario sul mercato valutario FX al fine di evitare ripercussioni eccessive sui tassi di cambio tra le divise.[52]

Pertanto una importazione al netto crea il possesso straniero della propria moneta. Tuttavia è importante rilevare come in realtà la moneta non lasci mai effettivamente la nazione importatrice. Il possessore straniero della moneta locale può sia spenderla nell'acquisto di beni locali sia depositarla nel sistema bancario locale. In ambedue queste prospettive, il denaro finisce nel sistema bancario locale.[53] Alla stessa maniera, e concordemente con quanto già illustrato precedentemente, anche nel caso in cui il possessore straniero della moneta locale acquisti titoli pubblici denominati in tale moneta e rilasciati dalla nazione emettente questa stessa moneta, il denaro versato alla maturazione del titolo pubblico non può che ritornare, in ultima analisi, nella nazione di emissione come se fosse ivi sempre rimasto. (Le banche possono tuttavia concorrere tra loro al fine di attrarre questo denaro emettendo strumenti finanziari, quali obbligazioni e titoli, rivolti al mercato estero. Questo fenomeno è definito con il termine di offshore funding.)

È da evidenziare come l'assunzione, da parte dello stato, di debito denominato in divise estere sia, secondo la teoria monetaria moderna, un effettivo rischio economico per la nazione così indebitata giacché essa non può creare valuta straniera. Di conseguenza, per riuscire a pagare questo debito entro la sua maturazione, è necessario assicurarsi che durante tale periodo la domanda estera della propria moneta sia sempre elevata e costante. Un collasso del tasso di cambio valutario potrebbe potenzialmente moltiplicare il debito più volte in maniera asintotica, rendendone impossibile l'estinzione.

La difficoltà nel pagamento di questo debito può portare la nazione al fallimento. Lo stato può anche tentare l'adozione di una strategia basata sull'export oppure di effettuare un aumento del tasso di interesse onde attrarre investitori stranieri verso la propria moneta. Ognuna di queste scelte comporta ripercussioni negative sull'economia.[54]

La crisi del debito, iniziata nel 2009 nelle nazioni denominate "PIIGS", riflette questo rischio in quanto Portogallo, Irlanda, Italia, Spagna, Grecia hanno emesso debito in una moneta praticamente a loro straniera - l'euro - che sono impossibilitati a creare essi stessi.

L'utilizzo prescrittivo[modifica | modifica sorgente]

Sulla base degli aspetti descrittivi esposti, autori e fautori della teoria monetaria moderna indicano una serie di metodologie per gestire l'economia. Queste indicazioni spaziano lungo tutto il panorama politico, dalle garanzie sul lavoro appoggiate dalla sinistra ai tagli delle tasse tradizionalmente appoggiati dalla destra.

I cartalisti sostengono che il sistema della moneta a corso legale sia preferibile al sistema della moneta merce. Nel sistema della moneta a corso legale è possibile per il governo spendere a deficit stimolando il mercato in modo altrimenti impossibile in un sistema basato sulla moneta merce. Essi affermano inoltre che i sistemi a moneta unica, come ad esempio l'euro, creano squilibri commerciali determinanti instabilità economica che alla fine sfocia in un sistema monetario impraticabile.[55]

Per i cartalisti la garanzia occupazionale è il metodo migliore di conseguire il pieno impiego e la stabilità dei prezzi. In altri termini lo stato si fa carico di assicurare, tramite l'offerta di posti di lavoro solitamente a salario minimo nel settore pubblico, una occupazione a tutti i cittadini di modo tale che questo sistema funga da misura tampone di stabilizzazione automatica per l'economia nel suo complesso. La garanzia occupazionale difatti agirebbe in modo elastico e anticiclico, pertanto alla sua diminuzione si ridurrebbe il deficit rallentando la corsa di una economia in piena accelerazione e alla sua espansione si aumenterebbe il deficit stimolando le economie depresse.

Alcuni tra i principali sostenitori della teoria monetaria moderna, come Warren Mosler, propongono ampie riduzioni fiscali o una completa sospensione delle tasse (tax holiday) in caso di alta disoccupazione e bassa crescita economica. Secondo la teoria monetaria moderna, ridurre la pressione fiscale può favorire la ripresa sia dell'economia che dei consumi aumentando così produzione e occupazione.

Critiche[modifica | modifica sorgente]

La teoria ha ricevuto ampie critiche da una vasta gamma di scuole di pensiero economico. L'economista neo-keynesiano e premio Nobel Paul Krugman ritiene che la visione, propugnata dalla teoria monetaria moderna, secondo cui il deficit non sia importante fino a quando si ha una propria valuta è "semplicemente non corretta".[56]

Gli economisti che sostengono la teoria monetaria moderna hanno risposto sottolineando come le posizioni critiche tradiscano una incomprensione della teoria. Sebbene i critici rappresentino spesso la teoria monetaria moderna come sostenitrice dell'idea che "i deficit non contano",[56] gli autori cartalisti hanno espressamente affermato che questo non è un principio contenuto nella teoria.[57]

L'economista della scuola austriaca Robert P. Murphy afferma che "l'immagine del mondo descritta dalla teoria monetaria moderna non è all'altezza delle aspettative" e che tale descrizione sembra essere "totalmente sbagliata".[58] Daniel Kuehn, ricercatore associato del Centro Lavoro, Servizi Umani e Popolazione presso l'Urban Institute di Washington D.C., manifesta piena sintonia con l'opinione di Murphy, affermando che "l'economia non è la contabilità" e che "confondere pareggio di bilancio e leggi comportamentali è cattiva economia".[59]

In specie la critica di Murphy è illustrata con un esempio ipotetico nel quale Robinson Crusoe vive in un mondo senza sistema monetario, dimostrando come sia possibile per Crusoe risparmiare tramite entrate precedenti e accertando così che, nonostante ciò che gli economisti della teoria monetaria moderna sostengono, il deficit pubblico non è necessario al risparmio. Gli economisti cartalisti hanno però sottolineato che i principii cardine della teoria monetaria moderna hanno come scopo fondamentale quello di descrivere l'economia di un stato dotato di sovranità monetaria.[57][60]

Murphy inoltre contesta la teoria monetaria moderna in quanto egli ritiene che i titoli pubblici non siano patrimonio netto per il settore privato nel suo complesso dal momento che il titolo potrà essere riscattato solo alla sua maturità cioè solo dopo che il governo "avrà raccolto i fondi necessari provenienti dallo stesso gruppo di contribuenti in futuro".[58]

In risposta a questa osservazione i proponenti della teoria monetaria moderna evidenziano come il pagamento degli interessi sui titoli pubblici non debba necessariamente derivare dalle tasse, poiché gli acquisti di questi titoli possono avvenire attraverso la creazione di moneta piuttosto che per mezzo della tassazione.[61]

Brad DeLong, ex membro della presidenza Clinton e professore di economia alla Berkeley, ha suggerito che la teoria monetaria moderna non sia una teoria bensì una tautologia.[62] Ulteriori critici hanno dichiarato che la teoria monetaria moderna "ignora le lezioni della storia" ed è "fatalmente imperfetta".[63]

Eladio Febrero Paños, professore di economia presso l'Università di Castiglia-La Mancia, sottolinea come la moneta moderna tragga il suo valore intrinseco dalla sua capacità di annullare l'indebitamento privato delle banche, in particolare in qualità di moneta a corso legale, piuttosto che nel pagamento dell'imposizione fiscale.[64] Tuttavia non è chiaro se questa sia una critica, dal momento che le banche fanno completo affidamento sul servizio monetario offerto dallo stato e sulla moneta da esso scelta come divisa attraverso il sistema bancario centrale.

La diffusione in Italia[modifica | modifica sorgente]

In Italia la teoria monetaria moderna è stata introdotta e presentata all'attenzione dell'opinione pubblica da giornalisti economici quali ad esempio Paolo Barnard[65] e Federico Rampini.[66]

In più occasioni in Italia si sono svolti seminari sulla teoria monetaria moderna e sono ivi intervenuti come relatori i principali economisti a livello mondiale che sostengono tale teoria, quali Warren Mosler, Mathew Forstater, William Black, Marshall Auerback, Michael Hudson, Stephanie Kelton, Alain Parguez.[67][68]

Relativamente alla Teoria Monetaria Moderna esistono in Italia diversi gruppi di attivisti che promuovono la divulgazione della scuola economica. Le associazioni principali sono Rete MMT e MEMMT.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Stephanie Kelton, "The State, the Market, and the Euro: Chartalism Versus Metallism in the Theory of Money", Edward Elgar Publishing, 2003
  2. ^ a b Knapp, George Friedrich, The State Theory of Money, Macmillan and Company, 1924, pp. vii.
  3. ^ a b L. Randall Wray, The Neo-Chartalist Approach to Money, Working Paper No. 10, Center for Full Employment and Price Stability, 2000.
  4. ^ a b Keynes, John Maynard: A Treatise on Money, 1930, pp. 4, 6
  5. ^ Washington Post, 19 febbraio 2012, Dylan Matthews: "Modern Monetary Theory, an unconventional take on economic strategy", p.3 Modern Monetary theorists hold fast to the tradition established by “post-Keynesians” such as Joan Robinson, Nicholas Kaldor and Hyman Minsky, who insisted Samuelson’s theory failed because its models acted as if, in Galbraith’s words, “the banking sector doesn’t exist.”
  6. ^ Harvard International Review, 16 ottobre 2011, Winston Gee: "Debt, Deficits, and Modern Monetary Theory" The most important misperception is that MMT is in some way outlining an ideal or a new regime that could be introduced. The reality is that MMT just describes the system that most countries in the world live under and have lived under since 1971, when the US president at the time, Richard Nixon, suspended the convertibility of the US dollar into gold. At that point, the system of fixed exchange rates—in which all countries agreed to fix their currencies against the US dollar, which was in turn benchmarked in price against gold—was abandoned. So since that day, most of us have been living in what we call a fiat currency system.
  7. ^ a b c "Deficit Spending 101 - Part 3" Bill Mitchell, 2 March 2009
  8. ^ "In the spirit of debate...my reply" Bill Mitchell, 28 September 2009
  9. ^ Washington Post, 19 febbraio 2012, Dylan Matthews: "Modern Monetary Theory, an unconventional take on economic strategy", p.1 “Modern Monetary Theory” was coined by Bill Mitchell, an Australian economist and prominent proponent, but its roots are much older. The term is a reference to John Maynard Keynes, the founder of modern macroeconomics. In “A Treatise on Money,” Keynes asserted that “all modern States” have had the ability to decide what is money and what is not for at least 4,000 years.
  10. ^ The Economist, 31 dicembre 2011, "Marginal revolutionaries" neo-chartalism, sometimes called “Modern Monetary Theory”
  11. ^ Micromega, Federico Rampini: "La Rivoluzione che viene dagli Usa" Così come la destra reaganiana ebbe il suo pensatoio nell'Università di Chicago (dove regnava negli anni Settanta il Nobel dell'economia Milton Friedman), oggi l'equivalente "a sinistra" sono la University of Missouri a Kansas City
  12. ^ University of Missouri-Kansas City, Department of Economics, Randall Wray Professor of Economics. Primary Fields: Modern Money Theory, Financial Instability, Economic Development, Post Keynesian Economics
  13. ^ Washington Post, 19 febbraio 2012, Dylan Matthews: "Modern Monetary Theory, an unconventional take on economic strategy", p.1 Stephanie Kelton, a professor at the University of Missouri at Kansas City
  14. ^ University of Missouri-Kansas City, School of Law, William Black Bio: Bill Black is an associate professor of economics and law
  15. ^ Frankfurter Allgemeine Zeitung, 3 dicembre 2011, Michael Hudson: "Der Krieg der Banken gegen das Volk" Michael Hudson. Bekannt wurde der Professor der Wirtschaftswissenschaften an der Universität von Missouri in Kansas City
  16. ^ The Huffington Post, Warren Mosler, full bio Co-Founder and Distinguished Research Associate of The Center for Full Employment And Price Stability at the University of Missouri in Kansas City
  17. ^ La Repubblica, 21 febbraio 2012, Federico Rampini: "Se il deficit non è un peccato la rivoluzione degli economisti Usa". È una rivoluzione copernicana, il cui alfiere porta un cognome celebre: James K. Galbraith
  18. ^ Mosler, Warren: Seven Deadly Innocent Frauds of Economic Policy, Valance Co., 2010, ISBN 9780692009598; also available in .DOC
  19. ^ Meridionalisti Italiani in festa a Vasto “Le sette innocenti frodi capitali della politica economica”
  20. ^ Forbes, 10 settembre 2012, John T. Harvey: "It Is Impossible For The US To Default".
    • “The United States can pay any debt it has because we can always print money to do that. So there is zero probability of default.” Alan Greenspan
    • “In the case of United States, default is absolutely impossible. All U.S. government debt is denominated in U.S. dollar assets.” Peter Zeihan, Vice President of Analysis for STRATFOR
    • “In the case of governments boasting monetary sovereignty and debt denominated in its own currency, like the United States (but also Japan and the UK), it is technically impossible to fall into debt default.” Erwan Mahe, European asset allocation and options strategies adviser
    • “There is never a risk of default for a sovereign nation that issues its own free-floating currency and where its debts are denominated in that currency.” Mike Norman, Chief Economist for John Thomas Financial
    • “There is no inherent limit on federal expenses and therefore on federal spending…When the U.S. government decides to spend fiat money, it adds to its banking reserve system and when it taxes or borrows (issues Treasury securities) it drains reserves from its banking system. These reserve operations are done solely to maintain the target Federal Funds rate.” Monty Agarwal , managing partner and chief investment officer of MA Managed Futures Fund
    • “As the sole manufacturer of dollars, whose debt is denominated in dollars, the U.S. government can never become insolvent, i.e., unable to pay its bills. In this sense, the government is not dependent on credit markets to remain operational.” Federal Reserve Bank of St. Louis
    • “A sovereign government can always make payments as they come due by crediting bank accounts — something recognized by Chairman Ben Bernanke when he said the Fed spends by marking up the size of the reserve accounts of banks.” L. Randall Wray, Professor of Economics at the University of Missouri-Kansas City and a Senior Scholar at the Levy Economics Institute
  21. ^ Forbes, 24 febbraio 2014, John T. Harvey: "Four Reasons You Should Consider Washington's Deficit As Your Surplus". The US can never be forced to default on debt denominated in its own currency. One might reasonably ask, even if the above is true, won’t an increasing debt level leave us in danger of national default? No, it will never do so as long as the debt is in a money we are permitted to issue. This should be the least controversial statement one can make about the debt
  22. ^ The Huffington Post, 11 agosto 2011, Warren Mosler: "Connecting the Dots. Deficit Reduction Is Now Only About Inflation, Not Insolvency": government always has the 'ability to pay'
  23. ^ Micromega, Federico Rampini: "La Rivoluzione che viene dagli Usa" La sua affermazione più sconvolgente, ai fini pratici, è questa: non ci sono tetti razionali al deficit e al debito sostenibile da parte di uno Stato, perché le banche centrali hanno un potere illimitato di finanziare questi disavanzi stampando moneta
  24. ^ Washington Post, Dylan Matthews: "Modern Monetary Theory, an unconventional take on economic strategy", p.2 This claim, that money is a “creature of the state,” is central to the theory. In a “fiat money” system like the one in place in the United States, all money is ultimately created by the government, which prints it and puts it into circulation. Consequently, the thinking goes, the government can never run out of money. It can always make more.
  25. ^ Micromega, Federico Rampini: "La Rivoluzione che viene dagli Usa" non ci sono tetti razionali al deficit e al debito sostenibile da parte di uno Stato, perché le banche centrali hanno un potere illimitato di finanziare questi disavanzi stampando moneta.
  26. ^ Harvard International Review, 16 ottobre 2011, Winston Gee: "Debt, Deficits, and Modern Monetary Theory" In a fiat currency system, the currency has legitimacy because of legislative fiat: the government tells us that’s the currency and then legislates it as such. The currency has no intrinsic value. What gives it value, what motivates us to use the currency that the government suggests, is the fact that all tax obligations are denominated in and have to be extinguished with that currency. We have no choice. If you live in America, for example, you have to pay American taxes to the IRS with American dollars. So demand for the currency, otherwise worthless bits of paper, is driven by the fact that all tax obligations have to be extinguished with that currency.
  27. ^ Washington Post, 19 febbraio 2012, Dylan Matthews: "Modern Monetary Theory, an unconventional take on economic strategy", p.2 Taxes, in fact, are key to making the whole system work. The need to pay taxes compels people to use the currency printed by the government. Taxes are also sometimes necessary to prevent the economy from overheating. If consumer demand outpaces the supply of available goods, prices will jump, resulting in inflation (where prices rise even as buying power falls). In this case, taxes can tamp down spending and keep prices low.
  28. ^ ^ Riviera Oggi, 3 marzo 2012, Pier Paolo Flammini: "La MMT Modern Money Theory spiegata ad un ragazzo (ben sveglio)" Le tasse, secondo gli economisti MMT, servono per equilibrare il mercato della moneta attraverso un sistema di prelievo equo verso i cittadini: con esse si elimina una parte della moneta circolante nel caso ci sia il rischio di iper-inflazione.
  29. ^ Micromega, Federico Rampini: "La Rivoluzione che viene dagli Usa" Secondo Galbraith Jr. «l'inflazione è un pericolo vero solo quando ci si avvicina al pieno impiego, e una situazione del genere si verificò in modo generalizzato nella prima guerra mondiale». Di certo non oggi. Il deficit pubblico nello scenario odierno è soltanto benefico, a condizione che venga finanziato dalle banche centrali: comprando senza limiti i titoli di Stato emessi dai rispettivi governi.
  30. ^ Business Insider, 27 dicembre 2011, John Carney: "Here's What Modern Monetary Theory And Austrian Economics Have In Common", p.2 Here is a genuine difference between the Austrians—especially those of the Rothbardian stripe—and the MMTers. The MMTers do indeed envision the government using taxes to accomplish what is good for the economy—which, for the most part, means combating inflation. They think that the government may need to use taxation to snuff out inflation at times. Alternatively, the government can also reduce its own spending to extinguish inflation.
  31. ^ Washington Post, 19 febbraio 2012, Dylan Matthews: "Modern Monetary Theory, an unconventional take on economic strategy", p.2 This claim, that money is a “creature of the state,” is central to the theory.
  32. ^ Washington Post, 19 febbraio 2012, Dylan Matthews: "Modern Monetary Theory, an unconventional take on economic strategy", p.2 there is no reason the amount of money the government takes in needs to match up with the amount it spends. Indeed, its followers call for massive tax cuts and deficit spending during recessions.
  33. ^ The Economist, 31 dicembre 2011, "Marginal revolutionaries" because paper currency is a creature of the state, governments enjoy more financial freedom than they recognise. The fiscal authorities are free to spend whatever is required to revive their economies and restore employment. They can spend without first collecting taxes; they can borrow without fear of default.
  34. ^ La Repubblica, 21 febbraio 2012, Federico Rampini: "E se la risposta alla crisi fosse stampare più soldi?" Il "nuovo Keynes" oggi non è un profeta isolato. Galbraith Jr. è solo il più celebre dei cognomi, ma la Mmt è una vera scuola di pensiero, ricca di cervelli e di think tank.
  35. ^ Il Foglio, 22 febbraio 2012, Carlo Pelanda: "Si stampi moneta in emergenza, ma farlo come routine è pericoloso" la stampa di carta moneta da parte della Banca centrale a favore del governo può consentire a questo di fare deficit di bilancio, quasi senza limiti, senza un apprezzabile pericolo di inflazione, sin quando non si arriva al pieno impiego.
  36. ^ a b Harvard International Review, 16 ottobre 2011, Winston Gee: "Debt, Deficits, and Modern Monetary Theory" Deficits can be too large, just as they can be too small, and the aim of government is to make sure that they’re just right to employ all available productive capacity.
  37. ^ Washington Post, 19 febbraio 2012, Dylan Matthews: "Modern Monetary Theory, an unconventional take on economic strategy", p.1 If the government is running a surplus, money is accruing in government coffers rather than in the hands of ordinary people and companies, where it might be spent and help the economy.
  38. ^ Washington Post, 19 febbraio 2012, Dylan Matthews: "Modern Monetary Theory, an unconventional take on economic strategy", p.5 According to Modern Monetary Theory, when the government runs a surplus, it is a net saver, which means that the private sector is a net debtor. The government is, in effect, “taking money from private pockets and forcing them to make that up by going deeper into debt,”
  39. ^ Harvard International Review, 16 ottobre 2011, Winston Gee: "Debt, Deficits, and Modern Monetary Theory" In MMT, we see public debt as private wealth and the interest payments as private income. The outstanding public debt is really just an expression of the accumulated budget deficits that have been run in the past. These budget deficits have added financial assets to the private sector, providing the demand for goods and services that have allowed us to maintain income growth. And that income growth has allowed us to save and accumulate financial assets at a far greater rate than we would have been able to without the deficits.
  40. ^ Harvard International Review, 16 ottobre 2011, Winston Gee: "Debt, Deficits, and Modern Monetary Theory" From a macroeconomic point of view, the spending and tax decisions of government should be such that total spending in the economy is sufficient to produce the level of real output at which firms will employ the available labor force. This is the goal, and the particular budget outcomes must serve this goal.
  41. ^ Harvard International Review, 16 ottobre 2011, Winston Gee: "Debt, Deficits, and Modern Monetary Theory"
  42. ^ Riviera Oggi, 3 marzo 2012, Pier Paolo Flammini: "La MMT Modern Money Theory spiegata ad un ragazzo (ben sveglio)" la possibilità di emettere quantità di moneta teoricamente infinita per finanziare il settore pubblico non implica la necessità (come avviene ora in maniera drastica nei paesi dell’Eurozona) di chiedere il denaro necessario per queste eventualità ai sottoscrittori privati di titoli pubblici, accettando il tasso di interesse imposto dal mercato. Questo significa che il mercato dei titoli pubblici non esisterà più in un paese MMT? No. Significa che il mercato dei titoli pubblici è una misura facoltativa e non obbligatoria.
  43. ^ Roosevelt Institute, 26 novembre 2009, Randall Wray: "Why Congress Should NOT Increase the Government’s Debt Limit" How would this work if we eliminate sales of Treasury bills and bonds? In effect, the Fed would offer an overdraft to the Treasury rather than to the private banks. Now the Treasury could spend without first moving deposits to the Fed. This would increase the deposit of the recipient of the Treasury’s spending and also the reserves of the recipient’s bank. Banks would earn interest on their reserves-at the rate the Fed chooses. The only change to current operating procedure is to give the Treasury the right to overdrafts-something the Fed already allows to private banks. Voila! No more Treasury bills and bonds issued.
  44. ^ Political Economy Research Institute - University of Massachusetts Amherst, Gennaio 2012, Brett Fiebiger, Scott Fullwiler, Stephanie Kelton, Randall Wray: "Modern Monetary Theory: a debate" “Treasury debt could be eliminated entirely if the central bank were to simply pay interest on reserves, or if the Fed were to adopt zero as its overnight interest rate target.”
  45. ^ EconoMonitor, 20 luglio 2011, Randall Wray: "Raise the Debt Limit or Abolish the Debt?" Bond sales are simply a reserve-draining operation that offer bonds as an alternative to reserves. The real purpose is to let banks earn interest on reserves. In the old days (up to two years ago) reserves paid zero interest; they now pay 25 basis points. So… just stop selling the bonds.
  46. ^ The Economist, 31 dicembre 2011, "Marginal revolutionaries" Budget-makers need not cower before the bond-market vigilantes. In fact, they need not bother with bond markets at all.
  47. ^ "Deficit Spending 101 - Part 1 : Vertical Transactions" Bill Mitchell, 21 February 2009
  48. ^ a b c "Unconventional monetary policies: an appraisal" by Claudio Borio and Piti Disyatat, Bank for International Settlements, November 2009
  49. ^ The Huffington Post, 21 gennaio 2010, Warren Mosler, "Proposals for the Banking System". Proposal for the Treasury: cease all issuance of Treasury securities. Instead any deficit spending would accumulate as excess reserve balances at the Fed. No public purpose is served by the issuance of Treasury securities with a non convertible currency and floating exchange rate policy. Issuing Treasury securities only serves to support the term structure of interest rates at higher levels than would be the case. And, as longer term rates are the realm of investment, higher term rates only serve to adversely distort the price structure of all goods and services.
  50. ^ "Money multiplier and other myths" Bill Mitchell, 21 April 2009
  51. ^ a b "Do current account deficits matter?" Bill Mitchell, 22 June 2010
  52. ^ Foreign Exchange Transactions and Holdings of Official Reserve Assets, Reserve Bank of Australia
  53. ^ "Modern monetary theory and inflation – Part 1" Bill Mitchell, 7 July 2010
  54. ^ "There is no financial crisis so deep that cannot be dealt with by public spending – still!" Bill Mitchell, 11 October 2010
  55. ^ Gold as an asset class | PRAGMATIC CAPITALISM
  56. ^ a b Paul Krugman, Deficits and the Printing Press (Somewhat Wonkish) in The New York Times, 25 marzo 2011. URL consultato il 17 luglio 2011 (archiviato dall'url originale il 17 luglio 2011).
  57. ^ a b Bill Mitchell, To challenge something you have to represent it correctly, 13 agosto 2011. URL consultato il 13 agosto 2011.
  58. ^ a b Robert P. Murphy, The Upside-Down World of MMT, Ludwig von Mises Institute, 9 maggio 2011. URL consultato il 17 luglio 2011.
  59. ^ Daniel Kuehn, Murphy on the MMTers, 9 maggio 2011. URL consultato il 17 luglio 2011.
  60. ^ Bill Mitchell, Gold standard and fixed exchange rates - myths that still prevail, 28 maggio 2009. URL consultato il 13 agosto 2011.
  61. ^ Bill Mitchell, Deficit spending 101, 13 agosto 2011. URL consultato il 13 agosto 2011.
  62. ^ Brad DeLong, Is "Modern Monetary Theory" Modern or Monetary or a Theory?, 15 aprile 2011. URL consultato il 17 luglio 2011.
  63. ^ Jack Sparrow, The Trouble With Modern Monetary Theory, Business Insider, 20 dicembre 2010. URL consultato il 17 luglio 2011.
  64. ^ Eladio Febrero, Three difficulties with Neo-Chartalism in Jornadas de Economía Crítica, vol. 11, 27 marzo 2008.
  65. ^ Rolling Stone, Luca Pakarov: "Affossati ma consapevoli: intervista a Paolo Barnard"
  66. ^ La Repubblica, 22 febbraio 2012, Federico Rampini: "La teoria monetaria moderna ci salverà dalla Grande Contrazione?"
  67. ^ Il Fatto Quotidiano, David Marceddu: "L’argentinizzazione e il rischio default. In 2000 a “lezione” di economia"
  68. ^ Televideo, Massimiliano Piacentini: "La crisi? Dipende dalla moneta"

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • John Maynard Keynes, A Treatise on Money, 1930
  • George Friedrich Knapp, The State Theory of Money, Macmillan and Company, (1924)
  • Warren Mosler, Soft Currency Economics, January 1994
  • L. Randall Wray, "Understanding Modern Money", Elgar Publishing (1998), ISBN 9781845429416
  • Pavlina R. Tcherneva, Chartalism and the tax-driven approach to money, in A Handbook of Alternative Monetary Economics, edited by Philip Arestis & Malcolm C. Sawyer, Elgar Publishing (2007), ISBN 978-1-84376-915-6
  • Warren Mosler, Le Sette Innocenti Frodi Capitali Della Politica Economica, Edizioni Arianna, 2012, ISBN 978-88-89943-93-9, www.edizioniarianna.it.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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