Teoria kurganica

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Espansione dei popoli indoeuropei

La teoria kurganica è una teoria linguistica e archeologica che cerca di descrivere la diffusione delle lingue indoeuropee in Eurasia a partire da una patria originaria (Urheimat) individuata nelle steppe comprese tra Mar Nero e Caucaso (steppe pontico-caspiche). Proposta per la prima volta, nelle sue linee generali, da Otto Schrader negli ultimi anni del XIX secolo, l'ipotesi dell'indoeuropeizzazione a partire dalle steppe venne in seguito ripresa da Vere Gordon Childe nel 1926 nel suo libro The Aryans e fu successivamente perfezionata da Marija Gimbutas nel secondo dopoguerra. Alla Gimbutas, in particolare, va ascritta l'identificazione del processo di indoeuropeizzazione con quello della diffusione della cultura kurgan, da lei approfonditamente studiata in numerosi saggi, raccolti nel 1997 nel volume postumo The Kurgan Culture and the Indo-Europeanization of Europe: Selected Articles from 1952 to 1993. Recentemente le teorie della Gimbutas sono state riviste e aggiornate in base alle nuove scoperte archeologiche da vari studiosi tra cui James Patrick Mallory.

Mappa generalizzata dell'espansione Kurgan.

Cronologia[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione della cultura kurgan[modifica | modifica wikitesto]

La cultura kurgan si formò a partire dal VI millennio a.C. nelle steppe pontico-caspiche.

V - IV millennio a.C.[modifica | modifica wikitesto]

Cronologia storica dell'espansione indoeuropea secondo lo schema della teoria kurganica:

Estensione della cultura dell'ascia da combattimento
  • Prime migrazioni di genti indoeuropee (Cultura di Sredny Stog) dalle steppe pontico-caspiche nei Balcani ("Prima ondata Kurgan" 4400-4300 a.C.) dove emerge la Cultura di Cernavoda.
  • Si sviluppano fra i proto-indoeuropei delle steppe le culture di Majkop (nel Caucaso settentrionale) e di Jamna.
  • La cultura dell'ascia da combattimento (o della ceramica cordata) è considerata come la culla dei popoli germanici, celtici, baltici e slavi[2]. Per i sostenitori dell'ipotesi kurgan lo sviluppo iniziale di questo vasto complesso archeologico (derivante dalla cultura delle anfore globulari e da influssi della cultura di Jamna) è da attribuire agli immigrati indoeuropei giunti dalle steppe[3]. A partire dal nucleo originario, localizzabile nell'Europa centro-orientale, si estenderà fino a raggiungere la Scandinavia e la Russia centrale e nord-orientale.
  • La cultura di Jamna si estende dall'Ucraina nei Balcani ("Terza ondata Kurgan" 3100-2900 a.C.). Le tombe a tumulo si propagano in tutta la penisola balcanica sino alla Grecia settentrionale dove questo cambiamento culturale è stato associato alla penetrazione degli Elleni (2300-2200 a.C.)[5]. È probabile che anche le altre lingue paleobalcaniche (oltre il greco), almeno in parte, siano da far risalire a questa terza ondata.
Espansione della cultura del vaso campaniforme
Le culture indoeuropee dell'Asia centrale nel III millennio a.c.

III millennio a.C.[modifica | modifica wikitesto]

  • L'Europa centro-orientale oramai completamente indoeuropeizzata linguisticamente e culturalmente diventa così un secondo Urheimat[6], Centro secondario dal quale si irradieranno tutte quelle culture protostoriche che favoriranno l'indoeuropeizzazione dell'Europa occidentale e meridionale[7]. La divisione centum-satem è completata.
  • Originatasi verosimilmente nella penisola Iberica (Gimbutas la faceva derivare invece dalla balcanica cultura di Vučedol[8]), la cultura del vaso campaniforme, giunta nell'area dei Paesi Bassi e del Reno si fonde con la cultura dell'ascia da combattimento assorbendo tratti indoeuropei, forse proto-celtici[9]. Durante il III e il II millennio a.C. il popolo del vaso campaniforme ricolonizza, in un movimento detto di riflusso, una vasta porzione dell'Europa occidentale tra cui le isole britanniche, la penisola iberica, l'Italia centro-settentrionale e le due isole maggiori, Sardegna e Sicilia. Si tratta probabilmente della seconda apparizione di popolazioni indoeuropee in territorio italiano; infatti una prima possibile avanguardia indoeuropea in Italia è stata più volte associata alle culture eneolitiche di Remedello, del Rinaldone e del Gaudo[10]. In particolare le statue stele erette dai Remedelliani presenterebbero segni distintivi riconducibili all' "ideologia indoeuropea" ; questa supposizione si basa sul fatto che vi sono alcune similitudini con le steli antropomorfe ritrovate in Ucraina appartenenti alla cultura indoeuropea di Jamna[11].
  • Le popolazioni indoeuropee delle steppe russe colonizzano l'Asia centrale dove nasce la Cultura di Poltavka e la Cina occidentale dove si sviluppa la cultura di Afanasevo (associata ai Tocari o proto-Tocari[12]). La cultura di Poltavka venne seguita dalla cultura di Sintashta (2100-1800 a.C.) e dalla cultura di Andronovo (2000-1200 a.C.), quest'ultima è vista come la cultura che diede origini ai popoli indoiranici e al carro da guerra. L'assoluta irreperibilità di reperti ascrivibili alla cultura di Andronovo in India ha fatto ipotizzare ad alcuni studiosi che gli Indoiranici durante la loro graduale discesa verso sud abbiano via via abbandonato le loro tradizioni nomadiche della steppa adottando lo stile di vita stanziale e urbanizzato del cosiddetto BMAC, complesso archeologico bactriano-margiano. Si conclude che le popolazioni indoiraniche di cultura di Andronovo, originariamente stanziate nel territorio dell'odierno Kazakistan, si spostarono verso sud nel territorio dell'odierno Turkmenistan/Tagikistan dove adottarono la cultura urbanizzata di BMAC, dopodiché a causa di avvenimenti sconosciuti (il prof. Viktor Sarianidi parla di catastrofi naturali a seguito di cambiamenti climatici) si spostarono ancora una volta stabilendosi definitivamente prima in India, dove introdussero alcuni aspetti culturali del BMAC, e successivamente in Iran[13].

II millennio a.C.[modifica | modifica wikitesto]

Espansione dei campi di urne.

I millennio a.C.[modifica | modifica wikitesto]

Espansione dei Celti di Hallstatt e La Tène.
  • Gli Sciti, originatisi dalla cultura di Srubna, si espandono verso ovest nelle steppe pontico-caspiche (costringendo forse i Cimmeri a migrare a sud del Caucaso) da dove si spingono successivamente in Europa orientale[18].
  • Le popolazioni celtiche della cultura di Hallstatt e di La Tène si diffondono in gran parte dell'Europa occidentale ed orientale influenzando, in parte, anche l'area germanica e illirica.
  • A seguito delle conquiste greche e romane la lingua greca e latina viene parlata in tutta l'area del Mediterraneo ed oltre. Le popolazioni germaniche iniziano la loro calata verso sud soggiogando e "germanizzando" le popolazioni celtiche che in precedenza abitavano l'Europa centro-orientale.

Invasione o diffusionismo?[modifica | modifica wikitesto]

Gimbutas sosteneva che le espansioni della cultura Kurgan furono essenzialmente una serie di incursioni militari attraverso le quali la nuova ideologia guerriera e patriarcale si impose sulla pacifica cultura matriarcale della Vecchia Europa, processo osservabile tramite la comparsa di insediamenti fortificati e delle tombe dei capi-guerrieri:

« Il processo di indoeuropeizzazione è stato un processo di trasformazione culturale, non fisica. Questo processo deve essere inteso come una vittoria militare attraverso la quale venne imposto un nuovo sistema amministrativo, la lingua e la religione ai gruppi indigeni[19]»

Successivamente la Gimbutas evidenziò sempre più la natura violenta di questo processo di transizione dal culto della Dea Madre a quello patriarcale esplicitato dal culto del dio celeste (Zeus, Dyaus). Molti studiosi che accettano lo scenario generale della teoria kurganica sostengono che il passaggio fu probabilmente molto più graduale e pacifico rispetto a quanto suggerito da Gimbutas. Le migrazioni non furono certo il frutto di operazioni militari studiate e concordate ma l'espansione durata generazioni di varie tribù e culture scollegate fra loro. Fino a che punto le culture indigene siano state amalgamate pacificamente o violentemente cancellate rimane ancora un punto controverso fra i sostenitori dell'ipotesi Kurgan.

James Patrick Mallory ha accettato l'ipotesi Kurgan come teoria standard sull'origine dei popoli indoeuropei ma giustifica le critiche allo scenario dell'invasione militare proposto dalla Giumbutas:

« Si potrebbe pensare in un primo momento che le evidenze a sostegno della soluzione Kurgan ci obblighino ad accettarla completamente. Ma i critici esistono e le loro obiezioni si possono riassumere molto semplicemente: Quasi tutti gli argomenti a sostegno di una invasione e trasformazione culturale sono maggiormente spiegabili escludendo l'espansione Kurgan e la maggior parte degli indizi presentati o sono contraddetti da altri indizi o sono il risultato di una sbagliata interpretazione della storia culturale dell'Europa orientale, centrale e settentrionale[20]»

Un'ulteriore critica ad uno degli aspetti centrali della cultura Kurganica come la intende la Gimbutas proviene dagli storici militari. Questi fanno notare[21] che fino al 1000 a.C. (o poco prima) i cavalli non erano cavalcabili, o meglio non erano cavalcabili in battaglia. La cultura Kurgan allevò i cavalli dal 4.000 a.C. fin verso il 2.000-2.100 a.C. per mangiarli e come animali da soma, poi imparò ad usarli per trainare agili carri da caccia, corsa e guerra, e a cavalcare in maniera incontrollata (con nasiere e senza sella o sottopancia) solo dopo circa un millennio di tentativi e di selezione del cavallo fu possibile montarlo in maniera utile per poterlo impiegare in battaglia, fu cioè possibile controllare il cavallo con una mano o con le gambe e contemporaneamente impugnare un'arma.

I Kurgan non avrebbero quindi avuto quella superiorità militare sui popoli privi di cavalleria, oltretutto fino alla scoperta del carro leggero, e soprattutto a quelle dal morso e dell'arte equestre, nessun popolo fu "veramente" nomade, ma i Kurgan vanno interpretati come l'espressione di una civiltà dedita ad una pastorizia transumante con al centro insediamenti fluviali. La scoperta della cavalcabilità del cavallo (tra il 1100 e il 1000 a.C.) fu una rivoluzione che mise in moto le steppe occidentali. Forse ad est degli Altaj già con l'addomesticazione della Renna si era verificato un fenomeno analogo, poiché la renna, a differenza di buoi, pecore, capre e cavalli usati dai Kurgan, si adatta poco a condizioni di vita semi stanziali e transumanti.

Conclusioni[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante le critiche ricevute la teoria dell'invasione calcolitica, nella forma proposta dalla Gimbutas appare oggi una teoria fortemente accreditata e sostenuta da basi scientifiche.

Essa si può riassumere in questi termini:

  1. le tribù indoeuropee erano società patriarcali, governate da un *regs (un re che era un capo guerriero eletto, ben diverso dai re-dèi egizi e mesopotamici), e caratterizzate da una prima divisione gerarchica fra guerrieri, sacerdoti e lavoratori, con donne e schiavi relegati in secondo piano;
  2. gli Indoeuropei avevano una religione politeistica con al centro figure di dèi padri celesti, in opposizione alle religioni delle dee madri tipiche delle popolazioni preindoeuropee (i pantheon dei popoli indoeuropei storicamente noti sono frutto di una fusione con la religione di substrato, con gli dèi padri che faticano a tenere a bada le dee madri: vedi le scene da un matrimonio della coppia olimpica Zeus - Hera)
  3. gli Indoeuropei si imposero sulle popolazioni neolitiche in virtù del fatto che padroneggiavano la tecnologia del bronzo e avevano addomesticato il cavallo; il prevalere dell'indoeuropeo sulle lingue che precedevano l'indoeuropeizzazione è il frutto dell'imposizione di una nuova lingua da parte di un'élite militare.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nel contesto della teoria kurganica la cultura del bicchiere imbutiforme viene considerata come pre-indoeuropea appartenente alla Vecchia Europa
  2. ^ The Oxford Introduction to Proto-Indo-European and the Proto-Indo-European World (Oxford Linguistics) - J. P. Mallory and D. Q. Adams, 2006, p. 452, Oxford University Press
  3. ^ J. P. Mallory, Douglas Q. Adams , pp. 127-128
  4. ^ James Patrick Mallory (1989), In Search of the Indo-Europeans, New York: Thames and Hudson
  5. ^ J. P. Mallory, Douglas Q. Adams , p. 340-341
  6. ^ Francisco Villar, p.425
  7. ^ Francisco Villar, pp. 106-107
  8. ^ Gimbutas, The Civilization of the Goddess: the world of Old Europe, 1991:372ff.
  9. ^ J. P. Mallory, Douglas Q. Adams , p. 53-54-55
  10. ^ J. P. Mallory, Douglas Q. Adams , pp. 318
  11. ^ J. P. Mallory, Douglas Q. Adams , pp. 544-546
  12. ^ J. P. Mallory, Douglas Q. Adams , p. 6
  13. ^ J. P. Mallory, Douglas Q. Adams , pp. 72-74
  14. ^ Francisco Villar, p.575
  15. ^ J. P. Mallory, Douglas Q. Adams , pp. 311
  16. ^ Francisco Villar, p.480
  17. ^ Francisco Villar, p.531
  18. ^ Marija Gimbutas, Bronze Age Cultures in Central and Eastern Europe, p. 355.
  19. ^ Marija Gimbutas, p.309
  20. ^ James Patrick Mallory, p.185
  21. ^ si veda ad esempio R. Drews, "Guerrieri a cavallo, I primi cavalieri in Asia centrale e in Europa (4000-900 a.C.)", Gorizia 2010.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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