Teoria del comportamento pianificato
Nel 1991 Icek Ajzen, per superare i limiti della Teoria dell'azione ragionata (TRA di Martin Fishbein e Ajzen), introduce un nuovo elemento, formulando così la Teoria del comportamento pianificato (TPB dall'inglese Theory of planned behavior). La variabile introdotta consiste nel controllo comportamentale percepito, cioè la percezione che un soggetto ha di poter mettere in atto un comportamento voluto. Questo controllo va ad influire sull'intenzione di attuare un dato comportamento e sull'effettivo comportamento stesso (per esempio in un'ottica di mercato questo comportamento potrebbe essere l'acquisto di un prodotto).
Vengono così superati i limiti della TRA, la quale prevedeva una sistematica valutazione delle "norme soggettive" (le aspettative che altre persone per noi significative hanno rispetto al nostro comportamento, cioè approvazione o disapprovazione, e la nostra motivazione a compiacerle), la valutazione sistematica delle conseguenze del comportamento e la valutazione delle aspettative per il valore dell'oggetto del comportamento (ciò è meglio comprensibile sempre se si pensa all'acquisto di un prodotto).
Ma questa condotta intenzionale, basata su un costante monitoraggio di costi e benefici del comportamento, non tiene conto del fatto che, in certe situazioni e contingenze, non sempre un soggetto ha a disposizione le risorse cognitive, temporali e motivazionali per poter analizzare e valutare in modo così accurato il proprio agire e le sue conseguenze.
In questo contesto Ajzen introduce appunto il controllo comportamentale percepito nello schema di relazione e di influenza che l'atteggiamento ha sul comportamento.
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