Teofilatto Simocatta

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Teofilatto Simocatta (Theophylaktos Simokates, o semplicemente Simokattes; ... – ...) è stato uno storico bizantino del VII secolo.

Nato in Egitto, studiò legge in un luogo non meglio precisato. Entrato a corte, divenne prefetto e segretario dell'Imperatore Eraclio.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Scrisse, oltre alle Storie, altre due opere:

  • Questioni naturali, raccolta di fenomeni misteriosi (letteratura paradossografica)
  • Lettere morali, di contadini, di cortigiane: appartiene al genere della corrispondenza immaginaria.

L'opera che lo rese celebre fu però le Storie in cui narra in otto libri i venti anni di regno dell'Imperatore Maurizio (582-602). L'opera si apre con un proemio che narra di un dialogo tra la Filosofia e la Storia, quest'ultima risorta dopo la fine della tirannide di Foca (l'assassino di Maurizio) e l'ascesa al potere di Eraclio. I primi libri narrano per lo più della guerra romano-persiana del 572-591 a partire dall'ascesa al trono di Maurizio (quindi a partire dal 582). Nel III libro tuttavia, dopo aver narrato l'inizio della ribellione di Bahram Chobin, interrompe la narrazione per narrare gli inizi della guerra persiana, dal 572 fino all'ascesa dell'Imperatore Maurizio. I Libri IV e V narrano la sconfitta dell'usurpatore Bahram e la fine della guerra persiana. I libri VI e VII sono concentrati sulla guerra balcanica contro gli Avari e gli Slavi, mentre il libro VIII narra la tragica fine del regno di Maurizio, assassinato da una ribellione dell'esercito che elesse come imperatore Foca, descritto a tinte fosche da Teofilatto (chiamato il "ciclope", il "mostro rivestito di porpora" ecc.). Dopo la tragica scena dell'uccisione di Maurizio, Teofilatto scrive che mentre leggeva al pubblico quella parte dell'opera, tutti si misero a piangere e allora lui decise di recitare un'orazione in cui deplorava il crimine orrendo che era stato commesso con l'uccisione di Maurizio. Gli ultimi capitoli narrano sinteticamente che il sovrano di Persia Cosroe II usò come pretesto l'assassinio di Maurizio per dichiarare guerra all'Impero e lodano Eraclio per il fatto che, dopo aver vendicato l'assassinio di Maurizio detronizzando Foca, nel 628 riuscì a vincere i Persiani imponendo loro una pace vantaggiosa all'Impero.

Usò come fonti archivi, relazioni di ambasciatori, testimonianze orali, fonti scritte. L'autore descrive con precisione gli usi e costumi di Avari e Turchi, i vari popoli barbari che erano entrati in contatto con l'Impero. La narrazione degli eventi è spesso interrotta da aneddoti, prodigi, excursus geografici. Lo stile è alto, pieno di metafore e circonluzioni.

Il suo lavoro ha un minore spessore rispetto a quello di Procopio di Cesarea, ma è un'importante fonte d'informazioni sul tardo VI secolo e, in particolare, su come i Bizantini videro e giudicarono Slavi e Persiani.

Ricorda nei capitoli finali infatti la guerra intrapresa dell'imperatore Eraclio I contro i Persiani Sasanidi (602-628), anche se non ricorda gli Arabi che strapparono a Costantinopoli (a partire dal 634) la Siria, la Palestina e l'Egitto e, più tardi, il Nordafrica.

Traduttori illustri[modifica | modifica sorgente]

La prima traduzione latina del Simocatta fu fatta da Niccolò Copernico. Il libro, oggi estremamente raro, fu stampato a Cracovia nel 1509[1]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Michael e Mary Whitby (traduz.), The History of Theophylact Simocatta: An English Translation with Introduction, Oxford University Press, (1986), ISBN 0-19-822799-X

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Owen Gingerich, The book nobody read, Heinemann, London, 2004, pagina 41.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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