Teodulfo

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Teodulfo, o Theodulfus (750 circa – 821 circa), è stato un poeta ispano-visigoto attivo alla corte di Carlo Magno, dopo il 784.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Abate di Fleury, fu eletto vescovo di Orléans prima del 798, l'anno in cui fu mandato da Carlo Magno a Narbona e in Provenza come missus dominicus.

Quando l'imperatore Ludovico il Pio nel 817 emise l'Ordinatio imperii, il nipote Bernardo d'Italia si ribellò agli zii e diede il via una rivolta conclusasi nel 818. Teodulfo fu accusato di aver collaborato alla rivolta e perciò fu imprigionato e in prigione morì nel 821. Gli successe come vescovo di Orléans, Giona.

Fu uno dei promotori della cosiddetta "rinascita carolingia" presso l'Accademia Palatina, tanto che fu soprannominato Pindarus per la sua attività di poeta. Fu autore di sermoni (Sermones), poesie religiose, morali, didascaliche e encomiastiche (Carmina), ma anche di trattati su controversie teologiche come la natura della Trinità (De ordine baptismi, Interpretatio missae, De processione spiritu sancti).

La sua opera più famosa fu l'inno Gloria laus et honor che fu inserito nella liturgia della domenica delle Palme.

La sua opera è caratterizzata da una sagace ironia, ciò nonostante alcune delle sue epistole, quelle "contra iudices" furono di spunto a Cesare Beccaria per il famoso trattato "Dei delitti e delle pene". In queste lettere infatti, Teodulfo invita i giudici a essere equi nel comminare pene proporzionate al delitto, fornendo una bella e profonda riflessione sull'essenza della giustizia e del diritto.

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