Teodem

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: navigazione, cerca
Teodem
Leader Luigi Bobba
Stato Bandiera dell'Italia Italia
Fondazione 2006
Dissoluzione
Sede
Partito Partito Democratico
Ideologia Cristianesimo democratico, Cristianesimo sociale
Collocazione
Coalizione
Partito europeo
Gruppo parlamentare europeo
Affiliazione internazionale
Seggi Camera
Seggi Senato
Seggi Europarlamento
Seggi Consiglio regionale
Testata
Organizzazione giovanile
Iscritti
Colori
Sito web

Teodem è una corrente interna al Partito Democratico di stampo democristiano, cristiano-sociale e socioconservatore.

Indice

[modifica] Storia

Nati a ridosso delle Elezioni politiche italiane del 2006, dei Teodem fanno parte alcuni parlamentari cattolici del Partito Democratico, in precedenza membri di Democrazia è Libertà - La Margherita, che si sono caratterizzati per un forte attivismo nel campo dei temi etici, a partire dal referendum sulla procreazione medicalmente assistita, l'opposizione ai DICO e le dure critiche alle norme anti-omofobia incluse nel Trattato di Amsterdam. Del gruppo fanno attualmente parte un deputato (Luigi Bobba), tre senatori (Benedetto Adragna, Luigi Lusi[1] e Antonino Papania[senza fonte]) e un europarlamentare (Patrizia Toia).[2] Del gruppo, inizialmente facevano parte anche Donato Mosella e Emanuela Baio Dossi, che scelgono poi di seguire Francesco Rutelli in Alleanza per l'Italia, e Marco Calgaro, Enzo Carra, Renzo Lusetti, Dorina Bianchi e Paola Binetti che aderiscono all'Unione di Centro.

Nel settembre 2008 alcuni teodem, guidati da Luigi Bobba e Paola Binetti, hanno dato vita all'associazione Persone e Reti, con la "benedizione" di Francesco Rutelli.[3][4]

[modifica] L'abbandono della Binetti

Il gruppo subisce il duro colpo dell'abbandono di Paola Binetti, storica guida, che il 1º febbraio 2010, aveva già spiegato con un'intervista a La Stampa di "non credere più al progetto del Pd" e aveva auspicato la nascita di un nuovo Centro tra l'Udc e l'Api.[5][6][7] La Binetti lascia ufficialmente il Pd il 14 febbraio 2010, annunciando il suo contestuale passaggio all'Unione di Centro, e spiegando che con Pierferdinando Casini spera di[8]

« rifare la Dc di De Gasperi, un partito-pensatoio del 15-20% che riesca finalmente a rappresentare le istanze e i valori in cui credo, insieme a Rutelli e pezzi cattolici del Pdl e del Pd come Marini, Fioroni, Franceschini, Castagnetti, Bachelet, Bobba. »

Questa scelta ha causato numerose reazioni nel mondo degli opinionisti, con Sergio Soave, editorialista dell'Avvenire, che ha parlato di "strana sufficienza di un partito ormai secolarizzato"[9]; Giorgio Merlo, deputato popolare, ha auspicato la riorganizzazione di un'area popolare all'interno del PD[10]; posizione simile quella di Paolo Giaretta, popolare anche lui, che si è detto convinto del fatto che "il Pd sia la casa dei cattolici sociali.[11]

[modifica] Ideologia

Il termine teodem è un neologismo coniato da Luigi Bobba, senatore ed ex presidente delle ACLI, spesso usato dai mass media, in ambito politico, per indicare le correnti cattoliche schierate politicamente con il centro-sinistra (e il Partito Democratico, in particolare) e caratterizzate dall'aderenza alle posizioni etiche e dottrinali propugnate dalla Chiesa cattolica.[12] Nel linguaggio politico comune il termine ha finito per significare integralista cattolico schierato nel centro-sinistra. Ciò non significa che i teodem assumano posizioni conservatrici in tutti i campi: per esempio, aderiscono all'impostazione cristiano-sociale in campo economico.[senza fonte]

Nata come provocazione linguistica (è evidente infatti il richiamo sonoro al termine teocon), Bobba in realtà intende il termine come un sinonimo di cattolico democratico, volendo indicare coloro che fanno discendere il proprio agire politico da valori ispirati da una scelta di fede, con tutte le necessarie mediazioni. In questo senso, si vuole reagire alle posizioni - secondo Bobba trasversalmente presente negli schieramenti politici - di chi ritiene i diritti individuali alla stregua di diritti assoluti, ritenendo che l'affermazione dei diritti debba essere corretta dalla responsabilità sociale dell'individuo.[13]

[modifica] Il dibattito intorno alla diaspora

Il 15 gennaio 2010 Mario Lavia, giornalista di Europa, scrive che «la “diaspora” dei Teodem assomiglia di più ai tristi tramonti dei gruppetti politici che non ad un esito alto e consapevole: e pensare a quanto hanno contato in questi anni, i teodem, dal punto di vista della discussione politica e culturale, nella vita prima della Margherita e poi del Pd»[14], imputando lo sgretolamento della corrente all'uscita di Francesco Rutelli dal Pd.

La risposta, da parte di Paola Binetti, Enzo Carra, Luigi Bobba, Donato Mosella e Marco Calgaro con una lettera pubblicata sempre su Europa il 28 gennaio, ha teso a specificare che i teodem «non sono mai stati una corrente del Pd», piuttosto un'aggregazione di cattolici impegnati in politica che riflettono sul senso del loro impegno e sulle questioni davanti alle quali spesso il cattolico si trova, e che la scelta di nuove strade da parte di esponenti teodem non modifica in alcun caso l'approccio politico verso questioni che la coscienza del cattolico considera non negoziabili («no a mediazioni in cui ci sia il rischio di un relativismo più o meno strisciante»)[15].

A sua volta, in risposta ai cinque summenzionati esponenti, la già eurodeputata DC (poi PDS) Paola Gaiotti De Biase, essa stessa cattolica, ha criticato quest'ultima lettera, sublimando la posizione dei suoi estensori come nemica della laicità: «L’apertura al dialogo, che è evocata nell’articolo, è una buona proposta. Ma ad una condizione: che nessuno pretenda di parlare in nome di Dio»[16].

Ha fatto eco anche l'articolo del dirigente radicale Francesco Pullia, che in riferimento alla sollevata questione di convivenza cattolica sollevata dai Teodem ha detto: «quella che viene chiamata questione cattolica è, in realtà, questione clericale e come tale va chiamata e intesa.»[17]

Già tempo prima, però, l'ulivista Franco Monaco aveva espresso la propria contrarietà sulla permanenza dei Teodem nel Pd.[18][19]

Il 15 febbraio, Emanuela Baio Dossi sceglie di abbandonare il Pd e spiega così le ragioni del suo abbandono: «Noto con crescente preoccupazione che la dirigenza del partito si preoccupa essenzialmente di recuperare consensi a sinistra, e lascia senza voce quelle forze moderate e riformiste che potrebbero invece rappresentare in futuro una nuova maggioranza: esempi eloquenti di questo stato di cose sono la mancata elaborazione di politiche chiare sul lavoro, sulla famiglia e sul federalismo che non fanno che mostrare lo stato di confusione in cui versa il partito. Da moderata scelgo i moderati»[20].

[modifica] Voci correlate

[modifica] Note

[modifica] Collegamenti esterni

Strumenti personali
Namespace

Varianti
Azioni
Navigazione
Comunità
Stampa/esporta
Strumenti
Altre lingue