Tenochtitlán

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Tenochtitlan)

Tenochtitlán (o México-Tenochtitlán) fu la capitale dell'impero azteco. Fondata nel 1325[1], sorgeva su un'isola nel lago Texcoco, nell'attuale Messico centrale. La città fu rasa al suolo nel 1521 dai conquistadores spagnoli: sulle sue macerie fu costruita Città del Messico e nel corso dei secoli gran parte del lago Texcoco fu prosciugato.

La fondazione[modifica | modifica sorgente]

L'aquila che mangia il serpente, uno dei tradizionali emblemi messicani

Numerose tribù si avvicendarono sulle sponde del lago, senza però riuscire ad insediarsi definitivamente nel territorio. Fu con l'arrivo degli Aztechi, un popolo originario di Aztlán (un insediamento nel deserto a nord del Messico), che quest'area cominciò a fiorire.

Gli Aztechi lasciarono Aztlán guidati da un'antica profezia, secondo cui avrebbero dovuto stabilirsi e fondare la loro città in un luogo sacro, che gli sarebbe stato annunciato dalla visione di un'aquila che mangia un serpente in cima ad un cactus. Scorsero quest'immagine nell'isola al centro del lago Texcoco e lì, nel 1325, decisero di costruire Tenochtitlán (dal nome del leggendario fondatore e capo Tenoch). Quell'immagine oggi è raffigurata nello stemma del Messico ed è presente al centro della bandiera messicana.

Al loro arrivo, i Mexica (nome nahuatl con cui gli Aztechi si riferivano a loro stessi) dovettero fare i conti con la diffidenza delle popolazioni autoctone. Contaminarono la loro cultura con quella tolteca, specie in ambito religioso, ma subirono un lungo assoggettamento mercenario alla città di Azcapotzalco, capitale del regno tepaneco. Nel 1428, la potenza militare di Tenochtitlán ebbe il sopravvento sulla città nemica, che fu invasa e distrutta dal tlatoani (imperatore) Itzcóatl.

I coloni intervennero sulla zona secondo la tecnica chinampa (dall'originale nahuatl chinamitl), un avanzato sistema di drenaggio che permise agli Aztechi di estendere il terreno edificabile per la loro città e nel contempo di distribuire l'acqua per l'irrigazione agricola.

Lo Splendore[modifica | modifica sorgente]

Plastico dell'antica città

La civiltà azteca crebbe rapidamente e Tenochtitlán divenne la città più importante dell'America centrale. Le dominazioni azteche diventarono un impero culturalmente egemone sulle regioni circostanti, tecnologicamente avanzato e a connotazione fortemente religiosa. Gli Aztechi ebbero contatti commerciali con il Golfo del Messico, con l'Oceano Pacifico e perfino con l'impero Inca.

Tenochtitlán era collegata alla terraferma attraverso ponti e terrapieni (le calzadas) e l'urbanistica cittadina prevedeva una rete di strade e canali, di modo che ogni zona potesse essere raggiunta sia a piedi che in canoa. Era inoltre dotata di un funzionale acquedotto.

Ai tempi dell'arrivo degli spagnoli il territorio di Tenochtitlán era suddiviso in quattro sezioni principali, raggruppate in centri amministrativi locali chiamati calpulli. Ogni unità locale nominava i propri capi militari, religiosi e civili nel rispetto della volontà dei rappresentanti dei calpulli manifestata nelle assemblee.[2]

Era compito di una nobiltà burocratica la gestione della amministrazione pubblica, che doveva occuparsi delle attività giuridiche, di quelle fiscali comprendenti l'esazione delle tasse, della assegnazione dei campi, di accertare l'approvvigionamento e la suddivisione delle raccolte, dei beni prodotti dagli artigiani e di contrattazione con i popoli vicini. Il loro titolo, inizialmente, non era ereditario.

La classe sacerdotale era impegnata non solo nell'espletamento delle pratiche religiose, ma anche dell'educazione dei giovani nobili, all'interno di strutture scolastiche chiamate calmecac. Le materie che imparavano erano soprattutto l'astronomia, la storia, la religione e la scrittura.[2]

Nel XV secolo, in seguito a un'esondazione del lago Texcoco, l'imperatore Ahuitzotl avviò una maestosa ricostruzione di Tenochtitlán che andava eseguita secondo la volontà divina: a seguito dell'ampliamento della Grande Piramide (o Templo Mayor), ordinò infatti il tragico sacrificio di 20.000 uomini in onore della struttura (1487).

La fine[modifica | modifica sorgente]

Le rovine

Il conquistador spagnolo Hernán Cortés giunse a Tenochtitlán l'8 novembre 1519. Nei suoi diari, raccontò di non aver mai visto città più grande ed efficiente al mondo. In Europa, solo Napoli, Parigi e Costantinopoli erano tanto estese. L'imperatore dell'epoca, Montezuma II (o Motecuzòma: Montezuma era la storpiatura spagnola del vero nome), credendo che Cortés fosse il dio Quetzalcoatl, descritto come un bianco dalla barba lunga, di ritorno a Tenochtitlán per riformare i costumi e le leggi, lo accolse magnificamente.

In quegli anni, la popolazione di Tenochtitlán si aggirava tra i 200.000 e i 250.000 abitanti.

Il 13 agosto del 1521, Cortés e i suoi uomini, aiutati da alcune popolazioni locali ostili agli aztechi, conquistarono Tenochtitlán dopo una sanguinosa battaglia (battaglia di Tenochtitlán) che sterminò la popolazione e ridusse la città in macerie. Ciò che restava della città fu smantellato, demolito, distrutto o dato a fuoco. Sulle ceneri di Tenochtitlán fu costruita Città del Messico.

Negli anni settanta, furono installati degli scavi archeologici e le rovine della città vennero portate alla luce. Alcune delle più importanti, come la Grande Piramide, sono aperte ai visitatori. Oggi, lo Zócalo (piazza principale di Città del Messico) si trova su quella che un tempo fu il Centro ceremonial (piazza centrale e mercato di Tenochtitlán) e molte delle calzadas originali corrispondono alle moderne strade della capitale.

Huey tlatoani di Tenochtitlán[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ John Pohl, Aztec Warrior: AD 1325-1521, p. 8
  2. ^ a b "Le Americhe e la civiltà", di Darcy Ribeiro, ed.Einaudi, Torino, 1975, pag.126-135

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]