Tempio di Artemide
| Tempio di Artemide Ἀρτεμίσιον (Artemision) |
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|---|---|
I resti del tempio di Artemide ad Efeso |
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| Civiltà | Greca |
| Utilizzo | Tempio |
| Epoca | 560 a.c. circa |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Scavi | |
| Date scavi | 1987 |
| Organizzazione | Università di Vienna |
Il Tempio di Artemide (in greco antico: Ἀρτεμίσιον Artemision, in latino: Artemisium) era un tempio ionico dedicato alla dea Artemide, situato nella città di Efeso, nell'attuale Turchia, a circa 50 km dalla città di Smirne.
Indice |
Studi [modifica]
Prima degli scavi archeologici condotti nel 1987 ad opera dell'Università di Vienna si riteneva che la struttura, nel suo complesso, dovesse risalire al 560 a.C., cioè all'epoca dell'Impero achemenide. Al giorno d'oggi nulla rimane, se non qualche minimo resto, del grande tempio che, per le sue enormi dimensioni e la splendida architettura, fu considerato una delle sette meraviglie del mondo antico.
In effetti, la forma dell'edificio più nota è da attribuire all'iniziativa del re Creso di Lidia, e fu menzionata per la prima volta da Antipatro di Sidone che stilando la lista delle meraviglie del mondo antico ne decantava la bellezza e, paragonandolo agli altri monumenti, sosteneva che essi non ne reggessero il confronto.
In realtà, il tempio creseide andò a collocarsi su strutture architettoniche precedenti, che gli archeologi hanno studiato assiduamente per decenni. In particolare, l'edificio più antico dovrebbe coincidere con un periptero risalente all'VIII secolo a.C., mentre la base centrale del tempio fu appunto edificata solo in un secondo momento dall'architetto Chersifrone, per ordine di Creso, alla metà del VI secolo a.C. e quindi il tempio completo era di tipo diptero octastilo.
Venne distrutto da un incendio doloso nel 356 a.C. ad opera di Erostrato, un pastore che motivò il suo gesto deliberato con la sola intenzione di "passare alla storia", cosa che tragicamente e puntualmente avvenne.
La leggenda afferma che Artemide stessa non abbia protetto il suo tempio in quanto era troppo impegnata a sorvegliare la nascita di Alessandro Magno, che ebbe luogo nella stessa notte.
Il grande tempio di Artemide fu ricostruito ma poi fu nuovamente distrutto, stavolta dai Goti, nel 262, al tempo dell'imperatore Gallieno. Ricostruito ancora una volta dagli efesini, fu chiuso nel 391 a seguito dell'editto di Teodosio che vietava i culti pagani. Nel 401 venne infine distrutto dai cristiani guidati da Giovanni Crisostomo.
Il sito del tempio fu riscoperto nel 1869 da una spedizione finanziata dal British Museum, assieme a numerosi reperti e sculture provenienti dal tempio ricostruito, anche se oggi la perduta meraviglia del mondo non è più visibile.
Influenza culturale [modifica]
Eraclito, stando a quanto riportato nel testo Vite dei filosofi di Diogene Laerzio, visse nel tempio di Artemide in solitudine e vi depose il suo libro.
Ricostruzioni [modifica]
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Riproduzione ottocentesca di un conio emesso sotto Marco Antonio Gordiano Pio. La facciata rappresentata è chiaramente quella del tempio distrutto nel 262 dai Goti.
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Il tempio di Artemide secondo una fantasiosa ricostruzione cinquecentesca (incisione a colori di Martin van Heemskerck). Appare evidente l'associazione architettonica tra il tempio e gli edifici di culto cristiani coevi al van Heemskerck, palesata dalle volute manieriste di raccordo tra gli elementi di facciata.
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Altra fantasiosa ricostruzione del XVI secolo (olio su legno di Hendrik van Cleve). La posa dei personaggi, l'aspetto dell'edificio, la replica degli oggetti intorno alla scena di primo piano può condurre all'idea che le due opere seguissero un unico canone interpretativo.
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Incisione del 1880 di Sidney Barclay rappresentante il tempio di Artemide e facente parte di una raccolta rappresentante le sette meraviglie del mondo.
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Planimetria del tempio secondo E. Falkener (1862). Le colonne a mezza tinta sono le columnae caelatae secondo l'Autore.
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Pianta dell'edificio secondo J. T. Wood, (1877).
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Ricostruzione di colonna e plinto figurato del 1907 di J. Fergussons
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Modellino del tempio secondo le più recenti ipotesi ricostruttive. Si attenzioni la statua della dea al centro del grande edificio, posta in uno spazio vuoto: l'Artemision infatti doveva presentarsi come una sorta di cortile circondato da un immenso portico, il cui aspetto esterno tuttavia rievocava l'immagine canonica del tempio a capanna.
Bibliografia [modifica]
- Plinio, Naturalis historia xxxvi:14; Pomponio Mela, i:17; Tolomeo, 5; Plutarco, Vita di Alessandro (il rogo dell'Artemisium).
- F. Barello, "Archeologia della moneta", pp. 48-50, Roma 2006.
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