Tempietto di Seppannibale

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Coordinate: 40°30′58″N 17°12′19″E / 40.515966°N 17.205238°E / 40.515966; 17.205238

Tempietto di San Pietro Veterano a Seppannibale
Veduta absidale del tempietto di Seppannibale
Veduta absidale del tempietto di Seppannibale
Paese bandiera Italia
Regione Puglia
Località Fasano
Religione cattolica
Diocesi Conversano-Monopoli
Anno consacrazione
Architetto {{{Architetto}}}
Stile architettonico altomedievale (longobardo, con influenze bizantine)
Inizio costruzione VIII secolo
Completamento IX secolo
Demolizione {{{Demolizione}}}
Sito web

Il tempietto di Seppannibale[1] sorge nel territorio di Fasano, lungo la SS 16, a ridosso di una lama nei pressi della masseria Seppannibale Grande, di cui fa parte. Conosciuto con il toponimo Seppannibale, riferito al nome della masseria di pertinenza, Seppannibale Grande, era forse in origine denominato San Pietro Veterano, come testimonierebbero alcuni documenti di età medievale. In due donazioni (1086 e 1099) Goffredo, conte di Conversano, donò la chiesetta di San Pietro Beterano all'abate Lorenzo di Monopoli.

Indice

[modifica] Struttura

La costruzione, a pianta quasi quadrata, è di piccole dimensioni, circa 8 m per lato, e di volumi compatti. Per la messa in opera sono stati utilizzati grossi blocchi di pietra locale (tufo calcarenitico) disposti su filari regolari e legati tra loro da pochissima malta.

Nella facciata, limitata in alto dal tetto a doppio spiovente, si apre un'unica porta d'ingresso coronata da un arco lunettato; al di sotto un architrave decorato con una piccola crocetta simile a quella presente nell'iscrizione dedicatoria all'interno dell'edificio. Si notano ancora, ai lati della porta d’ingresso e in alto a sinistra, alcune grosse pietre sporgenti rispetto al filo del parametro murario e ammorsate nella muratura originaria. Sul lato settentrionale dell'edificio, è presente un altro ingresso, di dimensioni inferiori rispetto all'ingresso sulla facciata.

A destra dell'ingresso laterale si apre una monofora, come anche nella parete meridionale; le due monofore sono attualmente tamponate. La stessa apertura ritorna sulla zona absidale, al termine delle due navate, ben visibili nella loro struttura originaria, ma ridotte a due semplici oculi. L'abside è completamente crollata.

Al di sopra delle falde del tetto, in corrispondenza della navata centrale, si ergono due piccoli tamburi, con monofore su quasi tutti i lati, su cui si innestano le cupolette.

Lo spazio interno dell'edificio è diviso in tre navate, scandite da archi che poggiano al centro su una coppia di pilastri e, all'estremità, su una coppie di semipilastri non visibili nella planimetria. Su tali elementi architettonici, sono collocati grossi capitelli e semicapitelli bassi e schiacciati, decorati da motivi a foglie allungate, percorse da nervature.

Particolare degli affreschi

Lo spazio della navata centrale risulta qualificato dalla presenza delle cupole, di uguale altezza ma allungate, di sezione quasi parabolica, arricchite nei tamburi, oltre che da monofore, da quattro nicchie angolari, in parte ancora affrescate.

Le due navate laterali sono coperte da una volta a semibotte rampante, interrotta, all'altezza dei due archi, da due archi diaframma affrescati ma ora in parte crollati. La presenza degli archi diaframma sembra non essere in linea con il progetto originario, come se fossero stati aggiunti successivamente, in una seconda fase edilizia.

Nella zona absidale, lungo la ghiera dell'arco, si trova un'iscrizione in caratteri latini:

« HUNC TEMPLUM DEI EGO [monogramma: SERGIUS EPISCOPUS] [2] FIAERI ROGAVIT »

L'interno doveva essere totalmente affrescato: i resti tuttora visibili, per quanto frammentari, mostrano alcune figure (forse Profeti) e scene tratte dal libro dell'Apocalisse.

Secondo G. Simoncini l'edificio è databile al XI - XII secolo, con riflessi derivati dal mondo greco; altri studiosi lo collocano invece tra il IX e il X secolo, per l'influenza bizantina nella tipologia architettonica. Da ultima G. Bertelli, propone una datazione tra gli ultimi decenni dell'VIII secolo e i primi del IX secolo, basandosi sulla datazione del ciclo pittorico, che rimanda alla pittura di ambiente campano beneventano; secondo la studiosa anche l'iscrizione è databile non oltre la fine dell'VIII secolo.

L'edificio risulta essere un unicum nel panorama architettonico altomedievale per le soluzioni adottate.

[modifica] Gli scavi archeologici

Negli anni novanta, Gioia Bertelli, docente di archeologia paleocristiana e altomedievale presso il dipartimento di studi classici e cristiani dell'Università degli Studi di Bari, si è occupata delle indagini archeologiche dell'edificio religioso e dell'insediamento correlato ad esso.

Nella zona antistante alla chiesa sono emerse tracce di un abitato tardo antico, la cui fase di vita è compresa tra il IV e l'VII secolo. Le strutture tardoantiche si appoggiavano su muri di età precedenti (molto probabilmente di età romana, per il ritrovamento di monete degli imperatori Vespasiano, Antonino Pio e Commodo).

Al di sotto dell'edificio sacro sono state rinvenute tracce di muratura, forse un recinto sacro, con la presenza di animali (testa di un cervide, capretta integra, capro intero con nella bocca un chiodo di bronzo, una moneta e nei pressi una lucerna). La datazione è approssimabile all'inizio dell'impero.

[modifica] Note

  1. ^ http://www.brindisiweb.com/provincia/fasano_seppannibale.htm>
  2. ^ il monogramma era stato letto anche come RADEMPRANDUS o come SICHELFERT.

[modifica] Bibliografia

  • Gioia Bertelli, Il tempietto di Seppannibale in territorio di Fasano, in Società, cultura, economia nella Puglia medievale, atti del convegno di studi "Il territorio a sud-est di Bari in eta medievale" (Conversano, 13-15 maggio 1983) a cura di Vito L'Abbate. Dedalo, Bari 1985, pp.235-276.
  • Gioia Bertelli, Cultura longobarda nella Puglia altomedievale: il tempietto di Seppannibale presso Fasano, con uno studio epigrafico di Giuseppe De Spirito; rilievi fotogrammetrici di Maurizio Minchilli, Edipuglia, Bari 1994. ISBN 8872281202
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