Teatro di Torino

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Teatro di Torino
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Torino
Indirizzo Via Verdi, 26
Dati tecnici
Capienza 1.400 posti
Realizzazione
Costruzione XIX secolo (1857)
Architetto Giuseppe Bollati

Ubicato in via Verdi 26, nel centro della città, a pochi metri di distanza dalla Mole Antonelliana, il Teatro di Torino fu uno dei primi e più gloriosi teatri del capoluogo piemontese, i cui attuali ruderi costituiscono l'unica memoria superstite delle distruzioni causate dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Il Teatro Scribe[modifica | modifica wikitesto]

In origine si chiamava Teatro Scribe e fu edificato nel 1857, su progetto dell'architetto Giuseppe Bollati. La sala era un trionfo di dorature e vantava quattro ordini di palchi con loggione, per una capienza complessiva di 1.400 spettatori. Insieme al Carignano e al vicino Regio, costituiva uno dei palchi più importanti della capitale del Regno di Sardegna.

Il declino avvenne dopo il 1865, con il contestatissimo trasferimento del ruolo di capitale prima a Firenze e poi a Roma. Da allora il teatro ospitò solamente eventi minori quali feste in maschera, balli di carnevale e saltuarie rappresentazioni di compagnie filodrammatiche.

Nel 1915 il Teatro Scribe divenne noto prevalentemente come ribalta preferita per compagnie dialettali.

La rinascita: il Teatro di Torino[modifica | modifica wikitesto]

Ridotto a teatro consumato, la rinascita la si deve a quell'eclettico imprenditore che fu Riccardo Gualino. Dopo aver inaugurato nel 1925 un piccolo teatro privato in via Galliari, Gualino acquistò lo Scribe e, dopo un attento restauro coadiuvato dal critico d'arte Lionello Venturi, lo rinominò Teatro di Torino. L'intento del celebre imprenditore mecenate fu quello di finanziare un teatro d’avanguardia, dove concertisti e compagnie di prosa di alto livello si esibissero fuori dal repertorio tradizionale. La direzione artistica fu affidata a Guido Maggiorino Gatti, che, con slancio innovativo, scelse di rappresentare anche opere di Alfano, Bloch, Casella, Hindemith, Kódaly, Malipiero, Perrachio, Pizzetti e Prokof'ev.

Il 26 novembre dello stesso anno ebbe luogo la solenne inaugurazione e, per l'evento, si scelse di rappresentare una sfarzosa edizione dell'Italiana in Algeri di Gioachino Rossini, ostentando un grande fondale dipinto dal noto pittore torinese Gigi Chessa e scritturando i migliori interpreti dell'epoca.

In seguito, il Teatro di Torino ospitò le migliori compagnie di prosa del tempo e si dotò di un'orchestra stabile di altissimo livello, finanziata dallo stesso Gualino, diretta dal maestro Vittorio Gui. Numerose e apprezzatissime furono poi le rappresentazioni di teatro contemporaneo di autori come Berthold Brecht, Luigi Pirandello ed Enrico Prampolini; successivamente furono anche rappresentate alcune opere di avanguardia ispirate alla corrente futurista. Contestualmente, andò sviluppandosi anche una scuola di danza di alto livello, grazie all'impegno di Bella Hutter e Raja Markmann.

Il Teatro di Torino visse dunque una nuova, intensa stagione che ritrovò positivo riscontro nell'intellighenzia torinese, divenendo un riferimento di rilievo per il panorama culturale della città. Malauguratamente, questa rinascita si rivelò troppo breve ed effimera. Dopo appena cinque anni dalla trionfale apertura, il Teatro di Torino cessò la sua attività il 18 dicembre del 1930, a causa del dissesto economico che travolse il suo ispirato fondatore, Riccardo Gualino.

L'Auditorium Eiar[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1931 il Teatro di Torino fu acquistato dall'Eiar (la futura Rai), facendone il primo Auditorium Eiar d'Italia. Operando per quasi quindici anni, divenne la prima sede della propria Orchestra Sinfonica Nazionale, oggi ubicata presso il nuovo Auditorium Rai di Via Rossini. Inoltre qui, a partire dal 1931 la Rai effettuò i primi esperimenti di trasmissione televisiva e fu ubicata la prima sede dell'Eiar.[1]

I bombardamenti[modifica | modifica wikitesto]

Tuttavia il destino segnò nuovamente la tormentata storia del teatro. La sua vicinanza al Distretto Militare di via Verdi 16 e alla vicina caserma di corso San Maurizio, lo posero al centro dei bombardamenti anglo-americani del 9 dicembre del 1942, quando fu centrato da un ordigno che lo sventrò, distruggendo completamente la grande sala, lasciando in piedi soltanto i muri perimetrali e parte del foyer.

Il teatro oggi ed eventuali sviluppi futuri[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio attualmente continua ad essere di proprietà della Rai ed è circondato da una sorta di distretto della comunicazione in quanto, nelle immediate vicinanze, trovano sede il Museo Nazionale del Cinema, il Museo della Radio e della Televisione, la sede storica della Rai e la sede dei corsi di laurea in Scienze della Comunicazione e in Discipline dell'Arte, della Musica e dello Spettacolo.

Si sono ipotizzate nuove sorti per questo edificio, indicandolo come probabile sede di un futuro Museo dell'Informatica, da un'idea dell'imprenditore torinese Marco Boglione.[2][3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ BasicPress.com
  2. ^ Un italiano si aggiudica l'Apple 1 per 158mila euro e ci spiega perché - Il Sole 24 ORE
  3. ^ L' Apple 1 per il museo di Boglione - Repubblica.it » Ricerca

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Guido M. Gatti (a cura di), Riccardo Gualino e la cultura torinese: le manifestazioni del teatro di Torino, Centro Studi Piemontesi, Torino 1970
  • Enrico Fubini, La musica a Torino: tra conservazione e innovazione, in Città di Torino, Assessorato per la Cultura (a cura di), Torino tra le due guerre, Musei Civici, Torino 1978, pp. 228–243
  • Guido Davico Bonino, Il teatro, in Nicola Tranfaglia (a cura di), Storia di Torino. Gli anni della Repubblica, Vol. IX, Einaudi, Torino 1999, pp. 555–651
  • Angelo D’Orsi, La cultura a Torino tra le due guerre, Einaudi, Torino 2000
  • Alessandro Martini, Teatri e teatri d’opera in Italia tra le due guerre mondiali. Modelli, protagonisti, progetti, in Loretta Mazzoni, Stefano Santini (a cura di), Architettura dell’Eclettismo.
  • AA. VV., Il teatro dell’Ottocento e del primo Novecento. Architettura, tecniche teatrali e pubblico, Liguori, Napoli 2010, pp. 321–379

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]