Teatro delle Muse

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Coordinate: 43°37′08″N 13°30′35″E / 43.618889°N 13.509722°E43.618889; 13.509722

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Teatro delle Muse
Teatro delle Muse-Ancona.jpg
La facciata neoclassica del Teatro delle Muse
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Ancona
Indirizzo Piazza della Repubblica, Ancona
Dati tecnici
Tipo sala rettangolare con tre ordini di gradinate e palchetti laterali
Fossa presente
Capienza 1147 posti
Realizzazione
Costruzione Esterno neoclassico del 1827, interni del 2002
Architetto Pietro Ghinelli
[Teatro delle Muse.org]

Il Teatro delle Muse di Ancona è, tra i teatri in cui attualmente si tengono stagioni liriche, il 13° in Italia per capienza; è inoltre il più grande teatro delle Marche[1]. Si trova nel centro della città, nei pressi di uno degli ingressi principali del porto. Vi si svolge una stagione operistica e di balletto, una di musica sinfonica, una concertistica, una di prosa, oltre ad una rassegna jazz.

Nel timpano è presente un bassorilievo dello scultore neoclassico Giacomo De Maria in cui sono raffigurate le nove Muse, dalle quali il teatro prende il nome. Tra le muse è rappresentato anche Apollo, dio delle arti, e Palemone, dio dei porti. Il significato iconografico del timpano è quindi che le Muse lasciano saltuariamente la loro dimora sul Parnaso (che si intravede nello sfondo) per visitare il teatro di Ancona, posto sulle rive del porto (simboleggiato da Palemone appoggiato alla poppa di una nave classica).

All'interno dell'edificio è presente anche un ridotto da 180 posti.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Antefatti[modifica | modifica sorgente]

Il primo edificio in città espressamente destinato ad essere usato come teatro fu inaugurato nel dicembre 1664 con il nome di Teatro dell'Arsenale; esso fu distrutto nel novembre 1709 da un grave incendio. Due anni dopo fu inaugurato un nuovo edificio con il nome di Teatro della Fenice (il nome ricordava la ricostruzione sulle ceneri del precedente edificio). Una buona parte dei costi per la costruzione del nuovo teatro fu coperta dalle donazioni di facoltose famiglie di Ancona che, in cambio, entrarono a far parte della nobiltà cittadina. Nel 1714 al Teatro della Fenice suonava il celebre violinista Giuseppe Tartini che qui elaborò un modo nuovo di suonare il violino scoprendo il fenomeno del terzo suono (toni risultanti o toni di Tartini) ovvero della risonanza della terza nota dell'accordo, quando si fanno sentire le due note superiori[2].

Il Teatro delle Muse nell'Ottocento e nel Novecento[modifica | modifica sorgente]

Quando il Teatro della Fenice mostrò i segni di un irreparabile degrado, si decise di costruire un nuovo edificio. Furono presentate diverse soluzioni, una delle quali prevedeva che il teatro fosse realizzato in Piazza Grande (ora P. del Papa). Una commissione apposita decise, il 12 febbraio 1819, per la collocazione attuale. Il progetto venne redatto in stile neoclassico dall'architetto Pietro Ghinelli. Sul luogo prescelto sorgeva il medioevale Palazzo del Bargello, che fu quindi demolito. Anche questa volta ci fu un notevole aiuto economico da parte della popolazione e dall'Associazione dei palchettisti, ovvero delle famiglie che in cambio del finanziamento ricevevano la proprietà di un palco.

I lavori iniziano nel 1822 e l'inaugurazione avvenne il 28 aprile 1827 con due opere di Gioachino Rossini: Aureliano in Palmira e Ricciardo e Zoraide. La sala aveva una forma di ferro di cavallo con quattro ordini di palchi ed un loggione, il palco aveva una dimensione di 23 m × 17 m, l'acustica era considerata fra le migliori.

Durante la prima fase dell'attività del teatro (durata 116 anni) furono proposti oltre 360 lavori operistici, con più di 3.460 allestimenti. L'ultima rappresentazione di questa prima fase ci fu durante l'occupazione tedesca.

Il sipario rappresentava un momento fondamentale della storia cittadina: l'imperatore Traiano che sfilava trionfalmente sotto l'arco a lui dedicato, per celebrare la vittoria nelle guerre daciche. La scelta di raffigurare questo episodio intendeva ricordare il ruolo di Ancona come porta d'Oriente, aperta verso nuovi orizzonti geografici e culturali.

All'interno del Teatro trasferì la propria sede il Casino Dorico, società fondata nel 1806, ritrovo culturale e mondano della nobiltà cittadina; nelle sue sale si organizzavano feste danzanti, competizioni di poesia e di canto, concerti, ricevimenti e conferenze.

Fra il 1881 e il 1949 la piazza antistante fu sede di uno dei principali capolinea della rete tranviaria di Ancona, a sottolineare l'importanza del teatro.

Il 1º novembre 1943 un bombardamento dell'aviazione inglese danneggiò la copertura dell'edificio, che dovette interrompere così la sua attività.

Il restauro iniziò solo nei primi anni sessanta; suscitò molte critiche la decisione di demolire e ricostruire la sala interna con strutture moderne lasciando intatti solo lo scalone d'onore, le facciate esterne e il salone delle feste. Anche a causa di queste polemiche, oltre che per problemi sorti con la società dei palchettisti, il progetto venne accantonato.

Le sale del Casino Dorico, non toccate dalla guerra, vennero decorate in stile moderno dall'arch. Leonello Cipolloni e al loro interno continuarono a svolgersi feste e incontri culturali; naturalmente questi incontri erano ormai aperti a tutta la cittadinanza, e non solo ai nobili.

Il Teatro delle Muse oggi[modifica | modifica sorgente]

Successivamente venne elaborato il progetto che portò al teatro attuale e che prevedeva il restauro di ciò che rimaneva del teatro ottocentesco oltre alla realizzazione di una sala moderna concepita come una grande piazza. Venne realizzato anche un sipario tagliafuoco su disegno di Valeriano Trubbiani.

Il teatro venne finalmente riaperto al pubblico il 13 ottobre 2002, dopo 59 anni. L'evento tanto atteso da tutta la cittadinanza fu sentito dai cittadini come uno storico segno di rinascita culturale e di riscatto. Il concerto inaugurale fu diretto dal maestro Riccardo Muti. Durante il concerto inaugurale il maestro Riccardo Muti si complimentò con la città per la tenacia con la quale perseguì l'obiettivo di riaprire il proprio massimo teatro; non risparmiò però critiche al progetto realizzato, per il fatto che aveva portato all'installazione di costose ringhiere che impedivano una buona visibilità a numerosi spettatori. Le ringhiere furono successivamente modificate.

Particolarmente apprezzato fu il sipario tagliafuoco di Trubbiani che, unico nel suo genere, fu pensato come opera d'arte e non come mero ausilio di sicurezza. È ispirato al precedente sipario ottocentesco e raffigura con ironia il trionfo di Traiano, con un gigantesco sole raggiato che simboleggia la ritrovata vitalità del Teatro.

Il tenore anconitano Franco Corelli, assurto a fama mondiale, era presente all'inaugurazione del 2002. Dopo la sua morte lo si volle ricordare ponendo alla sommità dello scalone ottocentesco d'ingresso un busto, opera dello scultore Guido Armeni, e un ritratto in abiti di scena; inoltre il nome di Corelli si affiancò al titolo ufficiale del Teatro.

Attualmente il Teatro delle Muse ospita una stagione operistica che ha una risonanza anche nazionale, soprattutto per le nuove produzioni, che poi vengono esportate in altri teatri italiani. Inoltre è sede del Teatro Stabile delle Marche (uno dei diciassette teatri pubblici nazionali), dell'Orchestra Filarmonica Marchigiana (una delle tredici Istituzioni Concertistiche Orchestrali italiane riconosciute dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali), della Corale Marchigiana Vincenzo Bellini. Un settore dell'edificio accoglie un centro di documentazione, che conserva testimonianze della secolare attività del Teatro delle Muse e raccoglie la documentazione delle stagioni più recenti.

Il teatro nella letteratura[modifica | modifica sorgente]

Il Teatro delle Muse compare nelle pagine di un romanzo di avventura di Sherlock Holmes: Anarchici e Siluri, di Joyce Lussu. All'interno del suo salone delle feste, mentre si svolge una conferenza di Arturo Vecchini, avvengono importanti azioni di spionaggio che non sfuggono al celebre investigatore privato. In queste pagine sulle Muse Sherlock Holmes conosce il noto scienziato anconitano Luigi Paolucci.

Stagioni operistiche[modifica | modifica sorgente]

Ottocento e Novecento[modifica | modifica sorgente]

Girolamo Bonaparte, presente all'inaugurazione delle Muse nel 1827
Il soprano Carlotta Ungher, che cantò alle Muse nel 1835
Re Vittorio Emanuele II, presente alla prima del 1861

Nella prima fase di attività del teatro (1827-1943) si tenevano due stagioni liriche annuali. La principale era in primavera, in coincidenza con le festività di S. Ciriaco, e prevedeva la rappresentazione di opere serie e di balletti; era d'obbligo l'allestimento di scenografie nuove e la scelta di artisti di fama riconosciuta. Durante il carnevale, allora celebrato con particolare sfarzo, si teneva una stagione dedicata ad opere buffe o semiserie. Tra le stagioni passate si ricordano le seguenti, per particolare importanza.

  • 1827

Stagione inaugurale del teatro; la prima (Aureliano in Palmira di Gioachino Rossini) vede la presenza nel pubblico del principe Girolamo Bonaparte, fratello di Napoleone.

  • 1828

Andarono in scena altre due opere di Rossini: L'assedio di Corinto e la Semiramide[3]

  • 1829

Tra le altre opere, fu rappresentato il melodramma Giulietta e Romeo, di Nicola Vaccaj; il ruolo di Romeo fu sostenuto dall'applauditissima Clorinda Corradi, uno dei più celebri contralti italiani della prima metà dell'Ottocento[3].

  • 1835

Tra le altre rappresentazioni della stagione si ricorda la Ines de Castro, tragedia lirica di Giuseppe Persiani. Il soprano fu Carlotta Ungher, di cui Rossini disse: «la Unger possiede l'ardore del sud, l'energia del nord, polmoni di bronzo, voce d'argento e talento d'oro»; il tenore era Luigi Duprez e il basso Carlo Porto.

  • 1856

In occasione di un centenario riguardante il patrono cittadino S. Ciriaco, si tenne una stagione straordinaria, con la rappresentazione di due opere di Giuseppe Verdi: il Trovatore e della versione censurata de I vespri siciliani: la Giovanna di Guzman; si era infatti ancora sotto occupazione austriaca e l'opera fu giudicata dagli occupanti troppo patriottica. Si esibì, ricevendo ampi consensi, il tenore Giacomo Galvani[4]. Il balletto vide la presenza della celebre ballerina Augusta Maywood.

  • 1861

Grande stagione allestita in occasione dell'annessione di Ancona al Regno d'Italia e della visita del suo primo re Vittorio Emanuele II: fu inaugurata con l'opera di Giuseppe Verdi Il trovatore, alla presenza del sovrano, salutato con "un tuono di applausi e di evviva"[5].

  • 1873

Colossale rappresentazione dell'Aida il 3 maggio; era la quinta volta in assoluto che si rappresentava quest'opera.

  • 1877

Fu rappresentato il Mefistofele di Arrigo Boito, con il celebre basso Nannetti.

  • 1927

Stagione straordinaria, che celebrò il primo centenario della costruzione del teatro.

  • 1943

L'ultima volta che si levò il palcoscenico delle Muse nel XX secolo fu durante l'occupazione tedesca, per uno spettacolo di varietà al quiale parteciparono le truppe occupanti. Si cantò tra l'altro Lili Marlene e "Ho un sassolino nella scarpa", di Gorni Kramer.

Anni Duemila[modifica | modifica sorgente]

Si riporta per intero l'elenco delle opere tenute alle Muse dopo la seconda inaugurazione del 2002.

Dimensioni[modifica | modifica sorgente]

  • posti a sedere totali: 1147
    • divisi in 3 gallerie per 553 posti, di cui 8 per disabili; platea 504 posti, di cui 6 per disabili; balconate laterali 104 posti.
  • palcoscenico: 360 m²
  • fossa orchestrali: 105 m²
  • sipario: 14 m × 9 m
  • foyer: 150 m²
    • foyer artisti: 60 m²
  • teatro ridotto: capienza 180 posti

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Teatro delle Muse - Il teatro oggi
  2. ^ Se si canta un duo in terze, il basso è sottinteso per ogni orecchio sensibile, esso si fa sentire distintamente quando sul violino si esegue un seguito di terze perfettamente giuste: «se non sentite il basso» diceva Tartini ai suoi allievi, «le vostre terze o le vostre seste sono imperfette»
  3. ^ a b Autori vari, Teatri, arti e letteratura, Volume 11 (interamente consultabile su Google libri), Tip. Government della Volpe al Sassi, 1830 (pagina 88)
  4. ^ Voce "Giacomo Galvani sull'enciclopedia Treccani
  5. ^ Cronaca della guerra d'Italia del 1859 ...: 1861-1862 (interamente consultabile su Google libri), Tipografia Tiberina, 1863 (pagina 218)
  6. ^ La stagione lirica 2010-2011 ha compreso anche un concerto lirico di Sonia Ganassi, vincitrice della settima edizione del premio internazionale Franco Corelli e una serata dedicata al 150º anniversario dell’Unità d’Italia
  7. ^ Il resto del Carlino. edizione di Ancona del 14 novembre 2011

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Antonio Leoni, Ancona illustrata, Ancona, Dalla Tipografia Baluffi, 1832, pp. 433–434.
  • Ottaviano Morici, Il Teatro delle Muse di Ancona nelle vicende e nella tradizione. Memoria pubblicata nella ricorrenza dell'80º anniversario della inaugurazione del Teatro, Roma, Tipografia delle Mantellate, 1909.
  • Giuseppe Paleani, Il Casino Dorico anconitano. Memorie raccolte dal suo ex segretario Giuseppe Paleani, Ancona, Stabilimento Tipografico del Commercio, 1921, pp. 73–84.
  • Ottaviano Morici, I cento anni del Teatro delle Muse di Ancona MDCCCXXVII - MCMXXVII, Ancona, Stabilimento Tipografico Economico A. Nacci & C., 1927.
  • Filiberto Sternini, Piccola storia del Teatro delle Muse di Ancona: dalla celebrazione del suo primo centenario (1927) alla distruzione per cause belliche (1943), Ancona, Stabilimento Romani, 1972.
  • Antonio Fazi, I teatri d'Ancona, Falconara Marittima, Edizioni SAGRAF, s.a. [1979?], pp. 21–50.
  • Giorgio Marchetti, Quella bomba sulle Muse: psicologia di un teatro, Ancona, Remel, 1997.
  • Fabio Mariano, Il Teatro nelle Marche. Architettura, Scenografia e Spettacolo, (presentazione di A.M. Matteucci), Banca delle Marche, Ed. Nardini, Fiesole 1997.
  • Fabio Brisighelli (a cura di), Le Muse, un teatro, la sua storia: esemplari, fonti e ricerche per una mostra, Catalogo della Mostra di Ancona, 11 ottobre-28 dicembre 2002, Ancona, Tip. Emmepiesse, 2002.
  • Marco Salvarani (a cura di), Le Muse. Storia del Teatro di Ancona, Ancona, Il lavoro editoriale, 2002.
  • Giorgio Mangani (a cura di), Quaderno delle Muse. Il teatro di Ancona e la sua storia, inserto redazionale a Il Comune di Ancona, 5 (2002).
  • Cristiano Marchegiani, Istruzioni per "un nuovo progetto di facciata" ed altre modifiche "suggerite" a Pietro Ghinelli per il progetto del teatro delle Muse di Ancona. Valadier occulto coautore?, in Studia Picena. Rivista marchigiana di storia e cultura, 68 (2003), pp. 447–524.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]