Taxi. Le strade del Cairo si raccontano

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« Parlo di alcune storie, e non di tutte, perché diversi amici avvocati mi hanno detto che la loro pubblicazione sarebbe bastata a farmi sbattere in galera con l'accusa di calunnia e diffamazione; e che la pubblicazione di certi nomi contenuti in determinate storie e barzellette, di cui sono pieni gli occhi e le orecchie delle strade egiziane, è un affare pericoloso… davvero pericoloso, amici miei. »
Taxi. Le strade del Cairo si raccontano
Titolo originale Taxi. Hawadit al-mashawir
Autore Khaled Al Khamissi
1ª ed. originale 2007
Genere racconti
Sottogenere Sociologia
Ambientazione Il Cairo, 2005-2006
Protagonisti Khaled Al Khamissi
Coprotagonisti Tassisti
Antagonisti Il Cairo

Taxi è una raccolta di racconti scritta dallo scrittore e regista egiziano Khaled Al Khamissi. Pubblicato al Cairo nel 2007, l'opera è un viaggio nella sociologia urbana della capitale egiziana attraverso le voci dei tassisti. Primo libro scritto in dialetto egiziano.

Questo libro riprende la tradizione delle Maqamat che ebbero in Yusuf Idris, Badi al-Zaman al-Hamadani e in Qasim ibn Ali i loro massimi rappresentanti.

Indice

[modifica] Trama

Sottolineando le più diverse specie di tassisti del pianeta, questo sorprendente ritratto svela le inquinate e spietate strade del Cairo, una città che semplicemente rifiuta di fermarsi. Raccogliendo 58 monologhi fittizi dei tassisti cairoti, l'autore ricrea esperienze reali mentre attraversa la città. Questo romanzo porta i lettori su una montagna russa di emozioni irregolari e rumorose come le strade esplosive e caotiche della città. Descritte come una sociologia urbana, una etnografia contemporanea, un classico della storia orale e anche un lavoro di poesia in movimento, queste narrazioni raccontano storie di lotta per la sopravvivenza e per la dignità degli 80.000 tassisti del Cairo. Scritta in modo colloquiale, questa singolare antologia combina acute riflessioni con le intuizioni di fede dell'uomo della strada.

[modifica] Scrittura

Taxi è il primo libro egiziano scritto in dialetto che raggiunge il successo. Una tradizione di scritti in dialetto - arabo colloquiale - è sempre esistita nel mondo arabo, ma non ha mai ottenuto l'approvazione dell'establishment letterario. Tuttavia, negli ultimi anni una nuova generazione di giovani arabi autori - tra cui Mohamed Salah al-'Azab, Ahmed al-Aidi, Ahmed Nagi, Imam e Tareq al-Nail Tokhi - ha iniziato un innovativo movimento letterario conosciuto come al-Riwaya Al-Gadida (Il nuovo romanzo), legata al fenomeno dei blogger.[1]

[modifica] Critica

Questo libro ha ricevuto molte recensioni positive:

  • «Dopo la lettura di Taxi il visitatore avrà imparato molte cose sulla vita quotidiano degli egiziani, sulle loro frustrazioni, sulle loro piccole grandi miserie, sul disprezzo quasi generale delle istituzioni e, soprattutto, sulla loro mancanza di prospettive.»[2]
  • «Dalle chiacchiere con i conducenti è scaturito un libro, in breve divenuto un bestseller. Perché le storie ascoltate nelle convulse vie della capitale lasciano trapelare una denuncia caustica e ironica del malessere sociale che attraversa il Paese.»[3]
  • «Pur essendo un'opera di fiction (...) non è un vero romanzo, ma un insieme di quadri in cui si affrontano i temi caldi come la politica, l'economia, la sanità e l'istruzione.»[4]
  • «Un giornalista, qualche decina di tassisti e una valanga di proteste contro il governo e i politici. Non è la riedizione della rivolta italiana delle auto bianche, ma il soggetto di un libro campione di vendite in Egitto: Taxi, di Khaled Al Khamissi.»[5]
  • «Il libro composto da conversazioni in taxi è diventato un best-seller che attraversa il paese. Un ritratto della società egiziana, come l'era del 79enne presidente Hosni Mubarak che si avvicina alla fine.»[6]
  • «Il libro parla della resistenza dello spirito umano, è una potente cronaca della colossale lotta per la sopravvivenza.»[7]
  • «Lo leggerai in un giorno e poi tornerai a comprare copie per tutti i tuoi amici.»[8]
  • «Un lavoro innovativo che dipinge un quadro veritiero della situazione della società egiziana di oggi, come si è visto da parte di un importante settore sociale.»[9]
  • «Guidano come matti, usano le mani e non i semafori per imporsi nel folle traffico del Cairo, e non hanno il tassametro. Ognuno di loro ha una storia da raccontare, come nel best seller di Khalid Al Khamissi, «Taxi», che dipinge la città con le parole dei suoi tassisti.»[10]

[modifica] Premessa indispensabile (Estratto pp. 5-7)

Da lunghi anni sono un cliente di prim'ordine dei taxi. Con loro ho girato dappertutto per le strade e i vicoli del Cairo, tanto da imparare i discorsi e i vari trucchi del mestiere meglio di qualsiasi tassista (non me ne vogliate se mi vanto un poco!). Amo le storie dei tassisti perché rappresentano a pieno diritto un termometro dell'umore delle indomabili strade egiziane. In questo libro vi sono alcune storie che ho vissuto e ascoltato, tra l'aprile del 2005 e il marzo del 2006. Parlo di alcune storie, e non di tutte, perché diversi amici avvocati mi hanno detto che la loro pubblicazione sarebbe bastata a farmi sbattere in galera con l'accusa di calunnia e diffamazione; e che la pubblicazione di certi nomi contenuti in determinate storie e barzellette, di cui sono pieni gli occhi e le orecchie delle strade egiziane, è un affare pericoloso… davvero pericoloso, amici miei. La cosa mi ha rattristato molto perché i racconti popolari e le barzellette, privati di una memoria, andranno perduti. Ho tentato di riportarli qui, così come sono, narrati nella lingua della strada. Una lingua speciale, rude, vitale, schietta. Estremamente diversa dalla lingua cui ci hanno abituato i convegni e i salotti buoni. Di certo il mio ruolo in questa sede non sta nel rivedere l'accuratezza delle informazioni che ho registrato e trascritto. Perché l'importante sta in quello che un individuo dice nella sua società, in un particolare momento storico, attorno a una determinata questione: nella scala di priorità di questo libro, l'intento sociologico viene prima di quello descrittivo. La maggior parte dei tassisti appartiene a una classe sociale schiacciata dal punto di vista economico e vessata da un lavoro fisicamente devastante. La perenne posizione seduta in auto sgangherate spezza loro la schiena. Il traffico e il caos permanente delle strade cairote annichilisce il loro sistema nervoso e li conduce all'esaurimento. La corsa – in senso letterale – dietro il guadagno, tende i loro nervi fino al limite estremo. A questo si aggiunga il continuo tira e molla coi clienti, a causa dell'assenza di una tariffa stabilita, e coi poliziotti, che li sottopongono a una quantità di vessazioni che farebbero stare quieto nella tomba anche il defunto Marchese de Sade. Inoltre, se calcolassimo in termini matematici il ritorno economico del taxi, considerando le spese legate all'usura, le percentuali dovute all'autista, le tasse, le multe, ecc., ci renderemmo conto che si tratta di un'attività a perdere in tutto e per tutto. Al contrario, questi imprenditori, non mettendo in conto la quantità di spese impreviste, immaginano che possa fruttare guadagno. Ne risultano auto logore, sfasciate e sudice, con a bordo autisti che lavorano come schiavi. Una serie di provvedimenti del governo ha portato l'impresa taxi a un incremento senza precedenti, facendo arrivare il loro numero alla cifra di ottantamila soltanto al Cairo. Con una legge emanata nella seconda metà degli anni novanta, il governo ha consentito la conversione di tutte le vecchie auto in taxi, insieme all'ingresso delle banche nel mercato dei finanziamenti di auto pubbliche e private. In questo modo, folle di disoccupati si sono riversate nella classe dei tassisti, entrando in una spirale di sofferenza mossa dalla corsa al pagamento delle rate bancarie; dove lo sforzo atroce di quei dannati si trasforma in ulteriore guadagno per banche, aziende automobilistiche e importatori di pezzi di ricambio. Di conseguenza diventa possibile trovare tassisti con ogni tipo di competenza e livello d'istruzione, a partire dall'analfabeta, fino a giungere al laureato (ma non ho mai incontrato tassisti col dottorato, finora…). Costoro detengono un'ampia conoscenza della società, perché la vivono concretamente, sulla strada. Ogni giorno entrano in contatto con una varietà impressionante di uomini. Attraverso le conversazioni si sommano nelle loro coscienze punti di vista che penetrano intensamente la condizione della classe dei miserabili d'Egitto, tant'è vero che, molto spesso, ritrovo nelle analisi politiche dei tassisti una profondità superiore a quella di tanti commentatori politici che riempiono di chiacchiere il mondo. Perché la cultura di questo popolo si rivela nelle sue anime più semplici. Un popolo grandioso e ammirevole, il vero maestro di chiunque voglia imparare.

[modifica] Traduzione

Taxi è il primo libro egiziano di successo scritto per tre quarti in dialetto. Oltre alle cause e le conseguenze socio-politiche legate all'ingresso prorompente del dialetto nella letteratura egiziana contemporanea, il traduttore dalla lingua araba deve tener conto di una situazione linguistica complessa, in quanto il suo lavoro di traduzione/interpretazione si muove entro un quadro eterogeneo che spazia dall'arabo coranico al dialetto popolare. L'italiano colloquiale con cui è resa la parlata dei tassisti è stato talvolta colorato da termini ed espressioni dialettali meridionali, per lo più napoletane. Questo trova le sue ragioni nel retroterra linguistico del traduttore Ernesto Pagano, e nelle affinità culturali che un meridionale può riscontrare in maniera oggettiva ed empatica confrontandosi con i cairoti. Affinità che inevitabilmente emergono anche nella maniera di concepire le espressioni idiomatiche, gli appellativi, le battute. Fa eccezione il racconto XLI, dove è stato scelto di interpretare col romanesco la parlata del tassista, descritta dall'autore come quella del Limbi, una macchietta del cinema contemporaneo egiziano.

[modifica] Racconti

  • I - La grazia di Dio
  • II - I mangia mazzette
  • III - L'intifada dei ladri
  • IV - La corsa e il sonno
  • V - …odafone
  • VI - Sadat, protettore dei migranti
  • VII - È tutto un bizness
  • VIII - Mi piaceva Ciarz Bronzon
  • IX - Il Giorno del Giudizio è vicino
  • X - Iraq… Terra mia
  • XI - Niqab e tacchi a spillo
  • XII - Tamburi di guerra
  • XIII - Cancelliamo la parola americano
  • XIV - Nubi
  • XV - Meglio le Marlboro che il matrimonio
  • XVI - La coscienza e la fame
  • XVII - Fuad, broker tassista
  • XVIII - Un popolo di mendicanti
  • XIX - Elezioni e terrorismo
  • XX - L'associazione illegale dei Fratelli
  • XXI - Pesce, latte e tamarindo
  • XXII - Monologo sull'Iraq
  • XXIII - Lavo il mio spirito nelle acque del Nilo
  • XXIV - 450 lire al mese
  • XXV - Coppa d'Africa: vietato ai poveri
  • XXVI - Solidarietà tassinara
  • XXVII - Affilare i coltelli
  • XXVIII - Cairo cab
  • XXIX - Magari Albertino mi diventa un genio
  • XXX - Scarpe sporche
  • XXXI - ZZZ… Zoccola!
  • XXXII - Deficienza alimentare
  • XXXIII - Mamma Sissi
  • XXXIV - Quando Mubarak va a passeggio
  • XXXV - Edizione «Moine e inciuci»
  • XXXVI - Sarchiapone presidente
  • XXXVII - Caramelle amare
  • XXXVIII - L'invasione dei tucusa
  • XXXIX - Apprendista contrabbandiere
  • XL - Niente diretta
  • XLI - Filosofia del tassinaro
  • XLII - Il mio sogno
  • XLIII - Devastazione edilizia
  • XLIV - La casa abitata
  • XLV - Come la polvere in un bicchiere crepato
  • XLVI - Carte false
  • XLVII - Tragedia egiziana, all'indiana
  • XLVIII - La cantata del tassista
  • XLIX - Mubarak? Un pezzo di pane
  • L - Risate di pancia
  • LI - Impotenza di polli
  • LII - Se il suicidio non fosse peccato…
  • LIII - Mubarak? A me non mi vuole bene
  • LIV - Sicuramente
  • LV - I ricchi predoni della strada
  • LVI - Emicrania
  • LVII - Calvario burocratico
  • LVIII - Angelo nero

[modifica] Note

  1. ^ L'uso dell'arabo colloquiale egiziano è un interessante novità nel mondo dell'editoria. Se la lingua del popolo è sempre stata relegata al massimo ai dialoghi tra i personaggi, di recente sta cominciando ad acquisire una sua dignità letteraria e questo accade grazie a quel potentissimo strumento ch è Internet. Fiorisce anche in Egitto il fenomeno dei Blog, la maggior parte dei quali scritti in arabo egiziano.
  2. ^ Patrice Claude, Internazionale.
  3. ^ Elisa Pierandrei, Il Sole 24 Ore.
  4. ^ Omayma Abdel-Latif, Internazionale.
  5. ^ Paolo Casicci, La Repubblica
  6. ^ Liz Sly, Chicago Tribune
  7. ^ Baheyya, anonimo ma influente blogger egiziano
  8. ^ Baheyya: Art Commentary Media
  9. ^ Galal Amin, economista e sociologo dell'Università Americana del Cairo
  10. ^ Il Giornale, Sabato 18 luglio 2009

[modifica] Edizioni

[modifica] Collegamenti esterni

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