Tathatā

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Tathatā è un sostantivo femminile sanscrito (devanāgarī तथता) che indica la "la vera natura della cose", l' "autentica natura della realtà".

È un termine che indica in particolare una dottrina fondamentale del Buddhismo Mahāyāna.

In italiano si può rendere anche come "talità", "quiddità" o "sicceità".

Tathatā corrisponde, nel Buddhismo Mahāyāna alla realtà delle cose così come è in sé stessa prima della loro organizzazione deformata dal nostro pensiero.

Nel II capitolo del Sutra del Loto quando uno dei suoi più importanti discepoli, Śāriputra, lo interroga sulla dottrina più profonda, il Buddha Śākyamuni non risponde con la dottrina delle Quattro nobili verità ma con la dottrina della dieci tathatā ( caratteristiche, natura, essenza, forza, azione, causa, condizione, retribuzione, frutto e uguaglianza di tutte queste talità tra loro ).

La dottrina delle Quattro nobili verità, secondo i mahāyānisti è una dottrina hīnayāna che occorre per rimuovere gli "oscuramenti passionali" ma non è ancora la dottrina completa.

È con la dottrina delle tathatā che si rimuovono gli "oscuramenti cognitivi" conseguendo l'onniscienza (sarvajñāna) raggiungendo così la bodhi dei buddha, l'anuttarā-samyak-saṃbodhi.

In ultima analisi Tathatā è, nel Mahāyāna, l'equivalente dell' "Assoluto"[1].

Nelle altre lingue asiatiche il termine sanscrito tathātā è così reso:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Philippe Cornu. Dizionario del Buddhismo. Milano, Bruno Mondadori, 2003, pag.644