Tapirus
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Tapirus terrestris |
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| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Phylum | Chordata |
| Classe | Mammalia |
| Ordine | Perissodactyla |
| Famiglia | Tapiridae
Gray, 1821 |
| Genere | Tapirus
Brünnich, 1772 |
| Specie | |
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Tapirus bairdii |
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Il tapiro è un grosso animale erbivoro della classe dei mammiferi. La specie è imparentata con i rinoceronti da una parte e con i cavalli dall'altra, e rappresenta uno dei migliori esempi di distribuzione discontinua: ve n'è una specie nell'Asia sud-orientale, il tapiro asiatico o malese, e tre specie sull'altra sponda del Pacifico, nell'America centrale e meridionale. A dispetto di ciò, le diverse specie sono marcatamente simili. Dalle dimensioni paragonabili ad un asino, ma con zampe più corte, il tapiro raggiunge una lunghezza media di circa 180 cm, ma può arrivare a 240 cm, ed è alto tra i 75 e i 100 cm alla spalla. Ha una conformazione robusta e pesa tra i 225 e i 315 kg. Il muso si prolunga in una breve proboscide, con in cima un paio di narici. Gli occhi sono piccoli e le orecchie ovali, erette e non molto mobili. Le zampe sono relativamente corte, con quattro dita su ciascun piede anteriore e tre su ciascuno dei posteriori; i piedi terminano tutti con piccoli zoccoli. Inoltre, possiede una coda assai corta, della lunghezza di soli 5–10 cm. Il corpo, infine, è ricoperto di corti e densi peli setolosi.
Il tapiro malese ha una vistosa distribuzione di colori, con le parti anteriori e gli arti neri e il resto del corpo bianco; ciò lo rende scarsamente avvistabile nel suo habitat naturale. Degli individui completamente neri sono stati segnalati nella regione sud-orientale di Sumatra, ma è difficile dire se si tratti di individui melanici o di una razza distinta. Le tre specie dell'America centrale e meridionale sono di aspetto simile al tapiro malese, eccetto che per il colore del pelo, che varia dal bruno scuro al rossastro sul dorso, talvolta con colori più chiari sulla testa e sulla gola. Il tapiro brasiliano e quello di Baird hanno una criniera lunga e stretta, non sempre facile da vedere. La pelle del tapiro di montagna è più sottile di quella di altre specie.
Il tapiro malese è diffuso in tutta la Birmania, la Thailandia e la penisola Indocinese, fino alla Malesia e a Sumatra e, secondo alcune voci, è presente anche nel Borneo. Il tapiro brasiliano vive nell'America del Sud, dalla Colombia e dal Venezuela verso sud, fino al Brasile e al Paraguay. Il tapiro di montagna, lanoso o delle Ande, è presente nelle Ande ad altitudini fino ai 4200 m, in Colombia e in Ecuador, e, probabilmente, anche nel Perù settentrionale e nel Venezuela occidentale. Il tapiro di Baird è diffuso dal Messico meridionale, attraverso l'America centrale, fino alla Colombia e all'Ecuador ad ovest delle Ande.
Indice |
Naso molto sensibile [modifica]
I tapiri vivono nelle foreste tropicali umide, sempre nei pressi di una buona provvista d'acqua. Bevono molto e trascorrono gran parte del loro tempo a nuotare, a sguazzare nell'acqua e a rotolarsi nel fango come i rinoceronti. Si dice che siano timidi; vivono da soli o in coppie e raramente si possono vedere, giacché di solito, di giorno, si rifugiano nelle foreste, venendo fuori per nutrirsi solo di notte. Sono agili e, se necessario, possono correre velocemente. Quando sono disturbati, cercano rapidamente rifugio in acqua o si precipitano nel fitto della boscaglia. Molto raramente, per quel che si sa, si rivoltano contro l'inseguitore, attaccandolo con i denti o precipitandoglisi contro, abbattendolo e calpestandolo. È comunque la femmina che di solito mette in mostra questo insolito coraggio, per difendere i piccoli.
Il tapiro è dotato di elevate capacità di udito e di olfatto. Il suo muso è molto mobile e sensibile e può essere spostato da una parte all'altra, proteso e ritratto, mettendo il tapiro in condizione di esplorare un'area di terreno di circa 30 cm di diametro senza muovere il resto della testa. Inoltre, in virtù di questa mobilità della proboscide, le narici possono essere poste a terra in ogni punto entro tale circonferenza, permettendo un completo esame di ogni centimetro di suolo raggiunto. Poi, quando trova qualcosa che vale la pena di mangiare, l'animale spinge il muso all'interno della vegetazione e rapidamente ritrae la proboscide, che sembra quasi sparire entro il muso. Quando solleva nuovamente la testa, la proboscide viene ancora una volta protesa per continuare la ricerca del cibo.
I tapiri emettono una gran varietà di richiami, compreso un distinto suono metallico prodotto dalla lingua e dal palato, quando l'animale è in pericolo o soffre.
Brucatori accorti [modifica]
I tapiri brucano la vegetazione acquatica e le foglie, i germogli, i rametti e i frutti delle piante che crescono basse, specialmente giovani germogli verdi. Succede che danneggino giovani colture di cereali, ma i danni più gravi vengono arrecati ai raccolti di canna da zucchero e di meloni, specialmente nell'America centrale e meridionale. Inoltre, sono particolarmente ghiotti di sale e compiono regolari visite al più vicino luogo di distribuzione di sale da leccare.
Giovani variamente colorati [modifica]
I tapiri si riproducono durante tutto l'arco dell'anno. Dopo un periodo di gestazione di circa 13 mesi, viene partorito un solo piccolo, raramente due. I giovani tapiri di tutte le specie sono scuri e distintamente colorati con strisce longitudinali e macchie gialle e bianche sul corpo e sulle zampe, un insieme di colori che di solito sparisce a 6-8 mesi. Comunque, il giovane tapiro è in grado di accompagnare la madre poco tempo dopo la nascita. La durata della vita del tapiro, a giudicare dagli esemplari tenuti in cattività, è di circa 30 anni.
Distruzione dell'habitat [modifica]
Il nemico principale del tapiro malese è la tigre, mentre le specie del Nuovo Mondo cadono preda del giaguaro e dell'anaconda. Gli orsi mangiano talvolta il tapiro di montagna. In alcune zone, i tapiri vengono cacciati sia per la loro carne che per sport. Il più grande pericolo, tuttavia, in tempi recenti, è rappresentato dalla distruzione del loro habitat naturale. Questo pericolo è più acuto in Asia, dove l'espansione è più rapida che in America.
Lunga discendenza [modifica]
Ossa di tapiri fossili sono state rinvenute in Europa ed in Asia, e anche nell'America settentrionale e meridionale. I più antichi di questi reperti datano di 50 milioni di anni fa e molte di queste ossa, benché ovviamente della stessa famiglia, differivano da quelle del tapiro di oggi. Ciononostante, circa 20 milioni di anni fa esistevano dei tapiri che assomigliavano considerevolmente alle specie attuali. La loro ampia distribuzione si è poi ridotta, fino a limitarsi ora a due regioni circoscritte e nettamente separate. È sorprendente come essi siano stati tanto a lungo e così largamente diffusi; non tanto sorprendente è anche il fatto che alcuni di essi siano giunti fino ad oggi, poiché, tra tutti i grossi animali della terra, essi sono probabilmente i più completamente indifesi. Infatti sono normalmente lenti e cauti nei loro movimenti, di solito con il muso vicino a terra, e non sono praticamente mai all'erta per evitare eventuali pericoli. È probabile che la proboscide abbia contribuito più di ogni altra cosa alla loro sopravvivenza. In effetti, può rappresentare una sentinella altamente efficiente, saggiando costantemente l'aria in ogni direzione, perfino durante la ricerca del cibo, poiché viene girata e contorta senza posa, con le narici spalancate. Quindi, quando si afferma che il tapiro è timido, si dovrebbe dire piuttosto che esso è sensibilissimo al suo ambiente e pronto a darsi alla fuga. Dunque, può essere questa la ragione principale per la quale i tapiri, pur di così lontana discendenza ed ora così nettamente separati dal punto di vista geografico, hanno subìto tanti pochi cambiamenti: essi si sono così bene adattati alla vita da non aver bisogno di alcun cambiamento. Sicché, il segreto della loro sopravvivenza può essere ben rappresentato da quella corta, ma straordinaria proboscide.
Bibliografia [modifica]
- Pictures of T. bairdii x T. terrestris cross taken by Sheryl Todd, The Tapir Gallery, web site of the Tapir Preservation Fund
- Gorog, A. 2001. Tapirus terrestris, Animal Diversity Web. Accessed June 19, 2006
- Witmer, Lawrence, Scott D. Sampson, and Nikos Solounias. “The proboscis of tapirs (Mammalia: Perissodactyla): a case study in novel narial anatomy”. Journal of Zoology, 1999, The Zoological Society of London; p. 251
- Witmer, p. 249
- Colbert, Dr. Matthew, 2002, "Tapirus terrestris" (On-line), Digital Morphology. Accessed June 20, 2006
- Ballenger, L. and P. Myers. 2001. "Tapiridae" (On-line), Animal Diversity Web. Accessed June 20, 2006
- Huffman, Brent. Order Perissodactyla at Ultimate Ungulate
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- Tapirs Described, the Tapir Gallery
- Janssen, Donald L., DVM, Dipl ACZM, Bruce A. Rideout, DVM, PhD, Dipl ACVP, Mark E. Edwards, PhD. "Medical Management of Captive Tapirs (Tapirus sp.)." 1996 American Association of Zoo Veterinarians Proceedings. Nov 1996. Puerto Vallarta, Mexico. Pp. 1-11
- Ashley, M.V., Norman, J.E. and Stross, L.: "Phylogenetic analysis of the perissodactylan family tapiridae using mitochondrial cytochrome c oxidase (COII) sequences." Mammal Evolution. 3:315-326, 1996.
- Woodland Park Zoo Animal Fact Sheet: Malayan Tapir (Tapirus indicus)
- "Wildfacts" sheet on the Brazilian Tapir (Tapirus terrestris),'' BBC Science and Nature
- Morris, Dale. “Face to face with big nose.” BBC Wildlife, March 2005, p. 37.
- Morris, page 36.
- TPF News, Tapir Preservation Fund, Vol. 4, No. 7, July 2001. Si veda la sezione sullo studio di Charles Foerster.
- Houck, M.L., S.C. Kingswood, A.T. Kumamoto. “Comparative cytogenetics of tapirs, genus Tapirus (Perissodactyla, Tapiridae). Cytogenetics and Cell Genetics 2000; 89: 110-115 (DOI: 10.1159/000015587)
- Mountain Tapir Conservation at the Cheyenne Mountain Zoo
- "Woman's arm bitten off in zoo attack", Associated Press report by Jay Hughes, 20 Nov 1998
- "Lost Costa Rica minister found with tapir bite", Reuters, 23 Apr 2006 01:11:51 GMT
- Goudot, Justin. "Nouvelles observations sur le Tapir Pinchaque (Recent Observations on the Tapir Pinchaque)," Comptes Rendus, Paris 1843, vol. xvi, pp. 331–334. Available online with English translation by Tracy Metz. Report contains accounts of wild Mountain Tapirs shying away from human contact at salt deposits after being hunted, and hiding.
Altri progetti [modifica]
Collegamenti esterni [modifica]
- IUCN/SSC Tapir Specialist Group
- The Tapir Gallery at The Tapir Preservation Fund website
- Andes-Amazon Botany Program Tapir Project
- In the Name of the Tapir: Confusions and Conclusions a paper by Stefan Seitz about misidentification of tapirs by zoo visitors, including a zoological description of tapirs in rhyme
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