Tanacetum vulgare

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Tanaceto
Tanacetum vulgare - harilik soolikarohi Keilas2.jpg
Tanacetum vulgare
Stato di conservazione
Status none NE.svg
Specie non valutata
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Asteroideae
Tribù Anthemideae
Sottotribù Tanacetinae
Genere Tanacetum
Specie vulgare
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi II
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Asteroideae
Tribù Anthemideae
Sottotribù Anthemidinae
Nomenclatura binomiale
Tanacetum vulgare
L., 1753
Nomi comuni

Erba amara selvatica
Atanasia
Solfina
Taneda

Il Tanaceto (Tanacetum vulgare L., 1753) è una pianta erbacea perenne a fiori gialli, appartenente alla famiglia Asteraceae.

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia di appartenenza del “Tanaceto” (Asteraceae) è la più numerosa nel mondo vegetale, organizzata in 1530 generi per un totale di circa 22.750 specie[1]. Nelle classificazioni più vecchie la famiglia delle Asteraceae viene chiamata anche Compositae.
Il genere di appartenenza (Tanacetum) è mediamente numeroso e comprende circa 70 specie, diffuse quasi unicamente nelle regioni temperate dell'emisfero boreale delle quali meno di una decina sono proprie della flora italiana.
All'interno della famiglia delle Asteraceae l' “Erba amare selvatica” (come viene anche chiamata comunemente questa pianta) fa parte della sottofamiglia delle Tubiflore; sottofamiglia caratterizzata dall'avere capolini con fiori ligulati alla periferia e fiori tubulosi al centro, squame dell'involucro ben sviluppate e frutti con pappo.
In particolare il “Tanaceto” fa parte del Gruppo di Tanaceto vulgare che comprende, oltre alla pianta di questa scheda, anche le altre seguenti specie[2]:

  • Tanacetum audiberti (Req.) DC – Erba amara sardo-corsa : l'infiorescenza è formata da pochi capolini (4 -10) ed è semplice; i vari segmenti delle foglie sono molto ravvicinati (massimo 1 mm).
  • Tanacetun siculum (Guss.) Strobl. - Erba amara siciliana : l'infiorescenza è formata da molti capolini; i vari segmenti delle foglie sono a disposizione più larga (oltre 1 mm di distanza uno dall'altro); la forma dei capolini è campanulata (larghezza 4 – 5 mm; lunghezza 6 mm).

Variabilità[modifica | modifica wikitesto]

Nell'elenco che segue sono indicate alcune varietà e sottospecie (l'elenco può non essere completo e alcuni nominativi sono considerati da altri autori dei sinonimi della specie principale o anche di altre specie):

  • Tanacetum vulgare L. fo. crispum (L.) Fernald (1936)
  • Tanacetum vulgare L. fo. vulgare
  • Tanacetum vulgare L. subsp. boreale (Fisch. ex DC.) Á. Löve & D. Löve (1975)
  • Tanacetum vulgare L. var. boreale (Fisch. ex DC.) Trautv. & C.A. Mey. (1856)
  • Tanacetum vulgare L. var. crispum DC. – Arquebuse (questa varietà non è spontanea ma deve essere coltivata = cultivar) : il margine delle foglie è particolarmente arricciato. Viene coltivata soprattutto per confezionare dei liquori casalinghi.

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

La specie di questa scheda ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco che segue indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Chrysanthemum audiberti (DC.) P.Fourn.
  • Chrysanthemum tanacetum Visiani
  • Chrysanthemum tanacetum Karsch, non Visiani
  • Chrysanthemum vulgare (L.) Bernhardi, non (Lam.) Gaterau
  • Pyrethrum tanacetum Bernhardi
  • Pyrethrum vulgare (L.) Boissier
  • Tanacetum audibertii (Req.) DC.
  • Tanacetum boreale Fisch. ex DC.
  • Tanacetum elatum Salibs. (1796)
  • Tanacetum officinarum Crantz (1766)

Specie simili[modifica | modifica wikitesto]

Le specie che più si avvicinano a quella di questa scheda sono ovviamente quelle appartenenti al Gruppo di Tanaceto vulgare (Tanacetum audiberti e Tanacetun siculum) le cui differenze sono indicate più sopra.
Al di fuori di questo gruppo una pianta abbastanza simile è il Balsamita major Desf. (sinonimo = Tanaceto balsamita L.); si differenzia soprattutto per la lamina fogliare che non è pennatosetta.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome generico (Tanacetum), derivato dal latino medioevale “tanazita” che a sua volta deriva dal greco ”athanasia” (= immortale, di lunga durata) probabilmente sta a indicare la lunga durata dell'infiorescenza di questa pianta; in altri testi si fa riferimento alla credenza che le bevande fatte con le foglie di questa pianta conferissero vita eterna[3].
Il nome specifico (vulgare) indica che si tratta di una specie molto comune.
Il binomio scientifico attualmente accettato (Tanacetum vulgare) è stato proposto da Carl von Linné (Rashult, 23 maggio 1707 – Uppsala, 10 gennaio 1778) biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione Species Plantarum del 1753.
In lingua tedesca questa pianta si chiama Rainfarn; in francese si chiama Taniasie vulgaire; in inglese si chiama Tansy.

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

Descrizione delle parti della pianta
Il portamento
Località : Triches, Limana(BL), 450 m s.l.m. - 22/9/2006

Si tratta di una pianta erbacea la cui altezza può variare da 30 a 150 cm. La forma biologica della specie è emicriptofita scaposa (H scap); ossia è una pianta perennante con gemme poste al livello del suolo con fusto allungato e mediamente foglioso. È una pianta glabra o scarsamente pelosa. Il profumo dei fiori (non molto gradevole) è simile alla canfora con tracce di rosmarino.

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Secondarie da rizoma.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

  • Parte ipogea: la parte sotterranea del fusto consiste in un rizoma strisciante ramificato.
  • Parte epigea: la parte aerea del fusto è robusta, diritta e si ramifica alla sommità; la superficie è subglabra.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

La foglia

Le foglie, lungo il fusto, sono disposte in modo alterno. Quelle basali sono picciolate, mentre le cauline sono sessili. La lamina è pennatosetta di secondo ordine, ossia sono divise in circa sette- undici paia di segmenti che sono di nuovo divisi in lobi più piccoli con i bordi acutamente seghettati, dando alla foglia l’apparenza della felce. La foglia principale ha un contorno ovato, mentre i singoli segmenti sono lanceolati. La superficie delle foglie è glabra. Le foglie basali appassiscono velocemente. Lunghezza del picciolo : 5 – 15 mm. Dimensione della foglia principale : larghezza 5 – 8 cm; lunghezza 9 – 15 cm. Dimensione dei segmenti : larghezza 1 cm; lunghezza 4 – 5 cm.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

Infiorescenza
Località : Triches, Limana(BL), 450 m s.l.m. - 22/9/2006

L'infiorescenza è formata da diversi capolini lungamente peduncolati in formazioni corimbose terminali, fitte e composte. La struttura dei capolini è quella tipica delle Asteraceae : un peduncolo sorregge un involucro emisferico composto da più squame verdi che fanno da protezione al ricettacolo sul quale s'inseriscono due tipi di fiori: quelli esterni ligulati (in questo caso assenti) e quelli interni tubulosi (di colore giallo) che in questa pianta superano notevolmente l'involucro. Le squame sono disposte in modo multiseriato ed embricato; hanno una forma oblunga-lanceolata con una lieve crenatura dorsale; i margini sono scariosi di colore bruno, mentre all'apice sono arrotondate e sfrangiate; sono inoltre diseguali fra di loro. Il ricettacolo è nudo (senza pagliette) con superficie leggermente convessa e alveolata. Dimensione dei capolini: larghezza 7 – 9 mm (massimo 12 mm); lunghezza 4 – 5 mm. Fiorisce da luglio a settembre.

Fiore[modifica | modifica wikitesto]

I capolini

I fiori sono zigomorfi, tetra-ciclici (formati cioè da 4 verticilli: calicecorollaandroceogineceo) e pentameri (calice e corolla formati da 5 elementi). Sono inoltre tutti ermafroditi (in realtà quelli del giro più periferico sono solamente femminili).

* K 0, C (5), A (5), G 2 (infero)[4]

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

Il frutto è un achenio liscio a cinque coste longitudinali a sezione trasversale pentagonale. Le coste non contengono cellule mucillaginifere (come viceversa in altri generi vicini) e le “vallecole” (canali longitudinali interposti alle costolature) sono prive del canale resinifero[2][5]. La parte apicale è troncata e si presenta con una corona dentata. Lunghezza dell'achenio: 2 mm. Lunghezza della corona apicale (pappo): 0,2 – 0,4 mm.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

  • Geoelemento: il tipo corologico (area di origine) è Eurasiatica; si pensa comunque che questa specie non sia indigena dell'Europa.
  • Diffusione: in Italia è una pianta comune su tutto il territorio (manca in qualche area del sud e in Sardegna – è presente in Sicilia). In Europa è ovunque presente, anche sui rilievi (escluse le Alpi Dinariche). Mentre in Asia è comune soprattutto nelle aree occidentali. Si trova anche nell'America del nord.
  • Habitat: l'habitat tipico per questi fiori sono gli incolti e i pendii erbosi montani, i margini delle strade oppure lungo le sponde dei corsi d'acqua. Il substrato preferito è sia calcareo che siliceo; il terreno quindi deve avere un pH neutro con medi valori nutrizionali e con suolo mediamente secco.
  • Diffusione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare fino a 1600 m s.l.m.; frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali/: collinare e montano.

Fitosociologia[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa scheda appartiene alla seguente comunità vegetale[6]:

Formazione : comunità perenni nitrofile
Classe : Artemisietea vulgaris
Ordine : Onopordetalia acanthii

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Farmacia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sostanze presenti: nei fiori sono presenti delle gomme e una sostanza amara chiamata “tanacetina”; nelle foglie invece sono presenti dei glucosidi, acido gallico, oli essenziali ricchi di canfora e eteri vari[7]. Contiene anche flavonoidi.
  • Proprietà curative: Per molti anni il tanaceto è stato impiegato come erba medicinale. Un'usanza irlandese della metà dell’ottocento suggerisce un bagno in una soluzione di tanaceto e sale come cura per i dolori articolari. Il amaro fatto con i fiori di T. vulgare è stato usato con efficacia per secoli come antielmintico (vermifugo). Biscotti al tanaceto erano serviti durante la Quaresima per prevenire i vermi intestinali, infatti si aveva l'errata credenza che il consumo di pesce durante questo periodo, provocasse l'insorgere dei vermi. È da notare che soltanto Tanacetum vulgare è impiegato nelle preparazioni mediche, ché tutte le altre specie di tanaceto sono tossiche, e un sovradosaggio può essere fatale. Nella medicina alternativa, le foglie essiccate di tanaceto sono usate per trattare l’emicrania, nevralgia e il reumatismo, e come un antielmintico, su prescrizione di un erborista competente per evitare una possibile tossicità.
In particolare a questa pianta vengono associate le seguenti proprietà : amare, toniche (rafforza l'organismo in generale), digestive, vermifughe (elimina i vermi intestinali), astringenti (limita la secrezione dei liquidi), febbrifughe (abbassa la temperatura corporea) e vulnerarie (guarisce le ferite).
Alcune ricerche mediche indicano che questa pianta ha una buona azioni anticefalalgica[8]
  • Parti usate: le foglie raccolte prima della fioritura o i capolini prelevati a fine estate.

Tossicità[modifica | modifica wikitesto]

È considerata pianta tossica a causa della presenza del tujone. Le foglie e i fiori sono velenosi se consumati in grande quantità. Il tujone (olio volatile, o terpene, componente principale di alcune resine) che si trova anche in alcune bevande alcoliche e nell’assenzio, ha vari effetti: afrodisiaco, aumento dell’attività cerebrale, allucinazioni, spasmi, convulsioni, ed anche morte.
Alcuni insetti sono diventati resistenti al tanaceto e vivono quasi esclusivamente su di esso.

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Il tanaceto è utilizzato in Piemonte e nel Sud della Francia per la produzione del liquore di Arquebuse (o Alpestre), del vermut e per la produzione di caramelle all'Arquebuse. In Piemonte compare nell elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali approvati dal Consiglio Regionale. Il tanaceto può essere utilizzato come aromatizzante per frittate e insalate. Nella tradizione piemontese veniva utilizzati come per la preparazione di te casalinghi amari per favorire la digestione. In Inghilterra, in particolare nelle regioni del Nord, veniva usato per aromatizzare i pudding, ma adesso è quasi sconosciuto. Nello Yorkshire, i semi di tanaceto e di carvi erano usati per tradizione nei biscotti serviti ai funerali.

Giardinaggio[modifica | modifica wikitesto]

La coltivazione del “Tanaceto” va fatta in terreni leggeri, freschi e ben soleggiati. La semina si deve fare in primavera e il successivo trapianto va fatto con piantine già abbastanza vigorose. Il tanaceto è utilizzato anche come pianta ornamentale

Industria[modifica | modifica wikitesto]

L'industria dalla varie parti di questa pianta ricava insetticidi, repellenti e coloranti (il colore verde dai giovani germogli e il colore giallo dai fiori).

Altri usi[modifica | modifica wikitesto]

In Inghilterra rami di tanaceto erano tradizionalmente posti alla finestra per tenere alla larga le mosche. Rametti erano messi tra le lenzuola e la biancheria per scacciare gli insetti. Il tanaceto era anche utilizzato nei giardini e nelle case di Melbourne per tener lontane le formiche.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Eduard Strasburger, Trattato di Botanica., Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, ISBN 88-7287-344-4.
  2. ^ a b Sandro Pignatti, Flora d'Italia., Bologna, Edagricole, 1982, ISBN 88-506-2449-2.
  3. ^ Botanical names.
  4. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 3 giugno 2009.
  5. ^ 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  6. ^ AA.VV., Flora Alpina., Bologna, Zanichelli, 2004.
  7. ^ Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta, Milano, Federico Motta Editore, 1960.
  8. ^ Fitoterapia.in. URL consultato il 5 luglio 2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Wolfgang Lippert Dieter Podlech, Fiori, TN Tuttonatura, 1980.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume terzo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, p. 810.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume terzo, Bologna, Edagricole, 1982, p. 99, ISBN 88-506-2449-2.
  • AA.VV., Flora Alpina. Volume secondo, Bologna, Zanichelli, 2004, p. 500.
  • Funk V.A., Susanna A., Stuessy T.F. and Robinson H., Classification of Compositae in Systematics, Evolution, and Biogeography of Compositae, Vienna, International Association for Plant Taxonomy (IAPT), 2009.
  • Douglas E. Soltis,Pamela S. Soltis,Jeff J. Doyle, Molecular systematics of plants 2, Volume 2, USA, Kluwe Academic Publisher, 1998, p. 419.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]