Tampone faringeo

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Il tampone faringeo è un esame che consiste nel prelievo di secrezioni faringee su cui vengono eseguiti una coltura batterica e un antibiogramma. Viene solitamente richiesto per identificare l'agente patogeno responsabile di una faringite insistente o recidivante, in particolare per la ricerca dello streptococco beta-emolitico di gruppo A, che oltre a faringotonsilliti può causare complicanze quali febbri reumatiche e glomerulonefrite.

Il prelievo, rapido e indolore, consiste nel passare leggermente un apposito tampone monouso (simile ad un bastoncino cotton fioc) sulla mucosa della faringe posteriore e sulle tonsille, avendo cura di evitare il contatto con la mucosa orale e la lingua. Il bastoncino viene quindi inserito in un apposito astuccio e inviato ad un laboratorio analisi. I tempi tecnici richiesti per un responso sono nell'ordine di 48-72 ore.

Solitamente viene ripetuto dopo circa due settimane dal termine di una eventuale cura antibiotica, per avere la conferma che l'infezione sia stata debellata dal farmaco. La specificità del test va dal 96 al 99 per cento, mentre la sensibilità è di circa il 90 per cento (cioè circa 1 su 10 è un falso negativo).[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Occhio Clinico

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Tampone faringeo in Occhio Clinico, Il Sole 24 Ore, aprile 1999. URL consultato il 4 ottobre 2010.
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