Tama Kiyohara

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Tama Kiyohara a Palermo (1882-1883 circa)

Tama Kiyohara (清原玉?; Tokyo, 1861Tokyo, 1939) è stata una pittrice giapponese, conosciuta anche con i nomi di Kiyohara Otama (清原お玉?), Eleonora Ragusa e Otama Ragusa.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Tama Kiyohara, alla nascita Tamayo Kiyohara (清原多代?), era la seconda figlia di Einosuke Kiyohara, ed era nata a Shiba, distretto del quartiere di Minato a Tokyo, dove il padre era custode del famoso tempio buddista Zōjō-ji.

Prima di entrare alla scuola elementare iniziò a studiare pittura con un maestro giapponese.

Nel 1878 all'età di 17 anni posò per lo scultore siciliano Vincenzo Ragusa,[1] che insegnava scultura a Tokyo. Fu la prima giapponese a posare per un artista europeo.

Vincenzo Ragusa, Ritratto di Tama Kiyohara, 1883. GAM, Palermo.

A Palermo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1882, a 21 anni, si trasferì insieme alla sorella Chiyo e al cognato a Palermo, accompagnando Vincenzo Ragusa che vi faceva ritorno. Nello stesso anno Ragusa aprì la Scuola Superiore d'Arte Applicata, dove Kiyohara, suo cognato e sua sorella avrebbero dovuto insegnare le tecniche giapponesi di pittura, ricamo e lacca. Ma le difficoltà ad ottenere le materie prime necessarie causarono la chiusura della scuola, e sua sorella con il marito tornarono in Giappone dopo aver trascorso sei anni a Palermo.

Tamayo Kiyohara rimase, e nel 1889 si sposò con Vincenzo Ragusa e prese il nome italiano di Eleonora Ragusa.

Durante il suo soggiorno a Palermo produsse molte opere pittoriche e lavorò come illustratrice reporter.[2]

Nel 1884 fu nominata vice-preside della scuola d'arte Museo Artistico Industriale - Scuole Officine che Vincenzo Ragusa aveva aperto con fondi pubblici a Palazzo Belvedere (Casa Benzo) a Palermo. La scuola esiste ancora sotto il nome di Istituto Statale D'Arte di Palermo - Vincenzo Ragusa Otama Kiyohara.[3]

Ritorno a Tokyo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1927, alla morte del marito, i quotidiani giapponesi Osaka Mainichi Shinbun e Tokyo Nichinichi Shinbun, vennero a sapere della sua storia e pubblicarono un romanzo a puntate su di lei, rendendola famosa in Giappone.

Dopo quasi cinquant'anni di lontananza dal suo paese, ormai riusciva a malapena a parlare giapponese ma decise comunque di rientrare in Giappone. Al suo arrivo aprì un atelier a Shiba, dove morì alcuni anni dopo.

Secondo i suoi desideri, la metà delle sue ceneri sono in Giappone nel tempio di famiglia Chōgen-ji, l'altra metà è sepolta accanto alla tomba del marito, nel cimitero palermitano dei Rotoli. Sulla sua tomba c'è una colonna sormontata da una colomba realizzata dal marito.[4]

La sua vita è stata raccontata nel 2012 nel film O'Tama Monogatari di Gianni Gebbia.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Tama Kiyohara, La Notte dell'Ascensione, olio su tela.

Kiyohara era una pittrice di grande abilità ed era molto attiva. Produsse infatti molti dipinti e disegni e inoltre lavorava come pittrice reporter per il tribunale e i giornali.

Le sue opere rimaste in Italia si trovano in varie collezioni private. Purtroppo la maggior parte delle sue opere, che erano conservate in Giappone, sono andate distrutte durante i bombardamenti di Tokyo nella seconda guerra mondiale.

Dipinti e disegni[modifica | modifica wikitesto]

  • Ragazze in barca sul lago, olio su tela, 168 x 250 cm.[5]
  • La Notte dell'Ascensione, olio su tela.
  • Autoritratto, 1884.[6]
  • 1906 - 1908. Dipinti murari nella sala da pranzo di Villa Caruso Valenti, Palermo.[7]

La collezione[modifica | modifica wikitesto]

Durante la permanenza in Giappone Ragusa raccolse un'importante collezione di oggetti e opere d'arte giapponese. Tra il 1888 e il 1916 la collezione fu poi donata dalla coppia al Museo Etnografico Pigorini di Roma, dove è custodita, ma non visibile al pubblico.[8]

Composta da 4172 pezzi, tra cui dipinti, xilografie, lacche, statue bronzee, armi, vasi in bronzo e ceramica, strumenti musicali, maschere, abiti, e oggetti di uso quotidiano, costituisce la più importante raccolta di oggetti giapponesi antichi esistente in Italia. La raccolta ha anche un grande valore di testimonianza della cultura giapponese precedente all'apertura verso l'Occidente[9]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ritratto di Tama Kiyohara, scultura di Vincenzo Ragusa. Bronzo, 1878.
  2. ^ Takeshi Kimura, Ragusa Otama Jijoden (Autobiografia di Otama Ragusa). Tokyo, Kobunsha, 1980.
  3. ^ Istituto Statale D'Arte di Palermo - Vincenzo Ragusa Otama Kiyohara
  4. ^ Adriana Falsone La fiaba triste di O’Tama giapponese in Sicilia. La Repubblica, 27 aprile 2008, pag 12, sezione Palermo. URL consultato il 13 gennaio 2009.
  5. ^ Otana Kiyohara Pagina su Artfact.
  6. ^ Autoritratto
  7. ^ Villa Caruso
  8. ^ Francesco Morena. I dipinti di Kiyohara Tama e la collezione di Vincenzo Ragusa al Museo Pigorini di Roma OrientArt, 29 giugno 2010. URL consultato il 10 marzo 2011.
  9. ^ Le Collezioni asiatiche del Museo Etnografico di Roma

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (JA) Takeshi Kimura, Ragusa OTama Jijoden (Autobiografia di Otama Ragusa), 314 pp. Tokyo, Kobunsha, 1980.
  • (JA) Etsuko Kaji. Ragusa Tama, Joryu Yogaka Daiichigo No Shogai (La vita di Tama Ragusa, la prima giapponese che dipinse all'occidentale). Tokyo, Nihon Hoso Shuppan Kyokai, 1984. ISBN 4-14-003022-4
  • (JA) Akira Nakao, Ikyo ni Saita Nadeshiko no Hana: Italia ni watatta Nihon sho no Joryu Yogaka Ragusa Tama (La rosa fiorita in terra straniera: Tama Ragusa, la prima pittrice giapponese in Italia), PHP Kenkyusho, Tokyo.
  • Fabio Olivieri. O Tama. Dal Sol Levante all'isola del sole. Palermo, Krea, 2003.
  • V. Crisafulli. 1884. Vincenzo Ragusa e l'Istituto d'Arte di Palermo. Palermo, Kalos, 2004. ISBN 88-89224-06-1
  • AAVV. Galleria d'Arte Moderna di Palermo. Catalogo delle opere. Milano, Silvana Editoriale, 2007. ISBN 978-88-366-0845-4
  • Maria Antonietta Spadaro, O'Tama e Vincenzo Ragusa. Echi di Giappone in Italia. Palermo, Kalòs, 2008. ISBN 88-89224-46-0
  • V. Crisafulli, L. Paderni, M. Riotto (a cura di). Kiyohara Tama. La collezione dipinta. Palermo, Sellerio Editore, 2009. ISBN 978-88-7681-178-4

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