Takashi Miike

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« Durante le riprese, la violenza significa amore e armonia. Durante le riprese dei miei film, nessuno si è ferito gravemente. La cosa curiosa è che più l'amore è grande, più aumenta la violenza. Ultimamente ho il dubbio che proprio dall'amore nasca la violenza. In altre parole, sono la stessa cosa. »
(Takashi Miike[1])
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Takashi Miike al Festival di Cannes 2011

Takashi Miike (三池崇史 Miike Takashi?) (Yao, 24 agosto 1960) è un regista, sceneggiatore, attore e produttore cinematografico giapponese.

Eclettico, controverso ed incredibilmente prolifico (basti pensare che tra il 2001 e il 2002 è stato accreditato per aver diretto non meno di 14 produzioni video), è considerato uno dei più talentuosi ed originali cineasti del panorama mondiale contemporaneo.[2] Tra produzioni per sala, televisive e V-Cinema, ha al suo attivo, dal suo debutto nel 1991, oltre 90 tra film ed episodi televisivi di dorama.[3]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi e gli studi[modifica | modifica wikitesto]

Nasce a Yao, nella prefettura di Ōsaka, il 24 agosto del 1960, figlio di un saldatore e di una sarta [4], ambedue originari dell'isola di Kyūshū.[5] Durante la seconda guerra mondiale i nonni si trasferirono in Cina e in Corea, per tornare in Giappone al termine della guerra.[5]

Al liceo Miike divenne un assiduo giocatore di pachinko e sognava di divenire un motociclista.[4] Dopo essersi diplomato, ascoltò alla radio una pubblicità riguardante la Yokohama Eiga Semmon Gakkō, vale a dire la scuola di cinema e televisione di Yokohama.[4] Dato che la scuola non prevedeva alcun esame per l'ammissione, Miike si iscrisse, ma dopo una settimana smise di frequentare le lezioni e ottenne un lavoro in un locale frequentato da soldati statunitensi.[4]

Al secondo anno della scuola, Miike iniziò a lavorare come assistente volontario per una serie televisiva, intitolata Black Jack.[4] Miike lavorò per la televisione per dieci anni, fino ad essere promosso aiuto regista.[4] Nel 1987 ebbe il suo primo lavoro per il cinema, divenendo terzo assistente alla regia di Il mezzano, diretto dal celebre Shōhei Imamura.[4] Miike lavorò anche per altri registi, tornando a lavorare con Imamura in Pioggia nera, che segnò il suo debutto in veste di attore.[4]

Il V-Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Dopo le esperienze televisive e quelle come aiuto regista, Miike era pronto per dirigere un film. L'esordio avvenne nel 1991, con il film d'azione Eyecatch Junction, realizzato per il V-Cinema, ovvero direttamente per il mercato home video.[4] Lo stesso anno, Miike fu scelto per sostituire il regista Toshihiko Yahagi nella regia di Lady Hunter che, pur uscendo due mesi dopo Eyecatch Junction, è considerato il suo vero esordio.[5] Miike iniziò quindi a dirigere film ad un ritmo frenetico, realizzando in media cinque-sei pellicole all'anno, specializzandosi nel genere Yakuza film, raccogliendo così l'eredità lasciata dai grandi registi del genere quali Kinji Fukasaku e Seijun Suzuki.[2]

Miike ha ammesso di non ricordare quale fu il suo primo film distribuito nelle sale cinematografiche, se Daisan No Gokudō o Shinjuku Triad Society, prima parte della trilogia Black Society Trilogy.[4] In ogni caso, entrambi i film furono proiettati per pochi giorni in un solo cinema di Tokyo.[4]

Il film che lo rivelò definitivamente al di fuori del Giappone fu Fudoh: The New Generation,[2] diretto nel 1996, che vinse nel 1998 due premi al Fantasporto.[6] Lo stesso anno, il regista giapponese iniziò a dirigere molti film, mischiando vari formati e generi, e girando sequenze splatter anche nei film non horror.

I film sulla yakuza[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1997 Takashi Miike diresse due film che trattano della yakuza: Full Metal Yakuza, contaminato con la fantascienza, e Rainy Dog. Il regista si specializzò in questo genere, mettendo in scena yakuza vecchi ormai stanchi, soppiantati da una nuova generazione (come in Fudoh: The New Generation).[2]

Il successo[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1999 e il 2000 Takashi Miike diresse dieci film, tra cui Dead or Alive, Audition, la miniserie televisiva MPD Psycho e Dead or Alive 2: Birds, che lo fecero definitivamente conoscere in tutto il mondo e lo imposero come autore estremo e provocatorio.[2]

Dead or Alive è il primo film di una trilogia anomala, in quanto composta da tre film legati tra di loro soltanto dal regista e dagli attori protagonisti, le star del V-Cinema Shō Aikawa e Riki Takeuchi, mentre le trame sono totalmente differenti. Audition è considerato uno dei suoi migliori film,[2] e ha vinto dei premi in festival europei quali il Festival di Rotterdam.[7] MPD Psycho è una miniserie televisiva horror-splatter composta da sei episodi, tratta dall'omonimo manga scritto da Eiji Ootsuka e disegnato da Shōu Tajima.

Nel 2001 Takashi Miike diresse The Happiness of the Katakuris, remake del film sudcoreano Joyonghan Gajok, una contaminazione di generi quali l'horror, la commedia e il musical, Visitor Q, spietata commedia drammatica su una famiglia giapponese che per i temi trattati (necrofilia, droga, bullismo e incesto) è considerato uno dei film più controversi del regista,[2] e Ichi the Killer, film splatter tratto da un noto manga, che mette in scena una violenza esagerata e cartoonesca, ma è soprattutto una riflessione sul dolore.[2]

Nel 2003 fu la volta di Gozu, un film grottesco realizzato in quindici giorni per il V-Cinema, presentato con successo alla Quinzaine des Réalisateurs al Festival di Cannes 2003[2] e distribuito successivamente nelle sale cinematografiche.

Nel 2004 Takashi Miike diresse un altro celebre regista giapponese, Takeshi Kitano, in Izo, e nel 2005 diresse il suo primo film statunitense, Sulle tracce del terrore, episodio della serie televisiva Masters of Horror. Per il contenuto violento ed estremo delle immagini e per i temi trattati (pedofilia, aborto, incesto e stupro) è stato l'unico episodio della serie ad essere censurato e ad approdare direttamente in DVD, senza essere trasmesso in televisione.[2]

Sempre nel 2005, Takashi Miike apparve come attore in Hostel, diretto da Eli Roth, mentre nel 2007 diresse il western Sukiyaki Western Django, interpretato tra gli altri da Quentin Tarantino, che omaggia lo spaghetti western e in particolare Django di Sergio Corbucci.[8][9]

Stile e tematiche[modifica | modifica wikitesto]

Takashi Miike è noto per i suoi film estremamente violenti e disturbanti, pregni di sequenze splatter e di bizzarre perversioni sessuali. Ma il sangue è trattato in modo sempre ironico.[2]

Molti suoi film trattano del mondo della yakuza, dell'amicizia virile e della famiglia giapponese.[2] La tematica principale è quella riguardante la mancanza di radici dei suoi protagonisti.[10] Spesso nei suoi film sono presenti uomini e donne di diverse nazionalità: brasiliani residenti in Giappone, giapponesi in esilio a Taiwan, sudcoreani in trasferta in Giappone, e i zanryu koji, ovvero persone nate in Giappone da genitori giapponesi nati al di fuori del Giappone per tornarvi successivamente. La condizione di persona senza radici spinge il personaggio a divenire un fuorilegge e ad essere rifiutato dalla società.[10] Unica possibilità è quindi l'affiliazione alla yakuza o il sogno di una fuga quasi sempre impossibile.[10]

I film di Miike non hanno quasi mai un lieto fine, e narrano appunto di fughe impossibili, di individui senza una famiglia che se ne costruiscono una propria, unendosi ad altri individui reietti e rifiutati dalla società, come le prostitute o i bambini rifiutati dalle madri.

Per quanto riguarda lo stile filmico, Miike adotta un montaggio pieno di tagli veloci mischiati a piani sequenza che precedono e in alcuni casi seguono le scene iperviolente.[11] Il regista usa in molti film un incipit lungo, dotato di un montaggio veloce simile ai videoclip, con una musica frenetica, che presenta un numero esagerato di avvenimenti e presenta tutti i personaggi del film.[11] Questa tecnica è adottata soprattutto in film quali Shinjuku Triad Society, Dead or Alive e The City of Lost Souls. Le sequenze finali si ricollegano in alcuni casi all'incipit, e alcuni film terminano con soluzioni incredibili,[11] come Dead or Alive, Dead or Alive: Final e Gozu.

Una delle sequenze ricorrenti nei suoi film è quella riguardante delle macchie di sangue che sporcano e in alcuni casi inondano l'obiettivo della macchina da presa.[11]

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

Una della critiche maggiori ricevute da Takashi Miike riguarda la sua misoginia. Spesso i suoi film infatti mostrano terribili sequenza di stupri e pestaggi ai danni di donne inermi. Ma in film come Visitor Q il regista sembra contraddire questa critica, mettendo in scena una famiglia che da patriarcale si rivela infine matriarcale.[2]

Passioni[modifica | modifica wikitesto]

Durante la sua infanzia, Takashi Miike guardava solo i film con protagonista Bruce Lee, i film catastrofici e gli spaghetti western.[1][12] I suoi cinque film preferiti sono I tre dell'Operazione Drago, Non aprite quella porta, Starship Troopers, Non uno di meno e Dalla Cina con furore.[11]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Regista[modifica | modifica wikitesto]

Cortometraggi[modifica | modifica wikitesto]

  • The Making of Gemini (Tsukamoto Shin'ya ga Ranpo suru) (2000) - Documentario
  • Go! Go! Fushimi Jetto (2002) - Videoclip
  • Three... Extremes (Sam gang yi): episodio: Box (2004)

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dario Tomasi (a cura di), «Più grande è l'amore, più aumenta la violenza». Intervista a Miike Takashi in Anime perdute. Il cinema di Miike Takashi, Torino, Il Castoro cinema, 2006, p. 174-182, ISBN 88-8033-371-2.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m Autori vari, Dossier Nocturno n.38. Il fantasma della libertà. Il cinema extremo di Miike Takashi, Milano, Nocturno Cinema, settembre 2005.
  3. ^ Takashi Miike - IMDb
  4. ^ a b c d e f g h i j k Mark Schilling, Storia di un uomo tranquillo. Sull'autobiografia di un regista in Anime perdute. Il cinema di Miike Takashi, Torino, Il Castoro cinema, 2006, pp. 23-46, ISBN 88-8033-371-2.
  5. ^ a b c Biografia. URL consultato il 28 giugno 2009.
  6. ^ Awards for Fudoh: The New Generation. URL consultato il 28 giugno 2009.
  7. ^ Awards for Audition. URL consultato il 28 giugno 2009.
  8. ^ Sukiyaki Western Django. URL consultato il 28 giugno 2009.
  9. ^ Sukiyaki Western Django. URL consultato il 28 giugno 2009.
  10. ^ a b c Maria Roberta Novielli, Erranza, multiculturalità e assenza di confini in Anime perdute. Il cinema di Miike Takashi, Torino, Il Castoro cinema, 2006, pp. 86-96, ISBN 88-8033-371-2.
  11. ^ a b c d e Marco Dalla Gassa, Lo spillo nell'occhio. La violenza e le sue "forme" in Il cinema di Miike Takashi, Torino, Il Castoro cinema, 2006, pp. 111-135, ISBN 88-8033-371-2.
  12. ^ Marco Giusti, Dizionario del western all'italiana, Milano, Oscar Mondadori, 2007, p. 512, ISBN 978-88-04-57277-0.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Tom Mes, Agitator. The Cinema of Takashi Miike, Londra, Fab Press, 2003.
  • Dario Tomasi (a cura di), Anime perdute. Il cinema di Miike Takashi, Torino, Il Castoro cinema, 2006.
  • Autori Vari, Dossier Nocturno n.38. Il fantasma della libertà. Il cinema extremo di Miike Takashi, Milano, Nocturno Cinema, settembre 2005.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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