Tachicardia atriale focale

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.
Tachicardia atriale focale
Codici di classificazione
ICD-9-CM (EN) 427.0
ICD-10 (EN) I47.1
Sinonimi
Tachicardia atriale pura

La tachicardia atriale focale o pura è una forma di aritmia facente parte del gruppo delle tachicardie sopraventricolari. È caratterizzata dalla presenza di un aumento del ritmo cardiaco a causa della presenza di un sito di origine ectopico del segnale elettrico del cuore, che non è situato nel nodo senoatriale bensì in un'altra localizzazione a livello degli atri. È definito da una frequenza cardiaca inferiore ai 200 bpm e da un intervallo isoelettrico tra le varie onde P[1]. Si differenzia dalla tachicardia atriale caotica in cui il segnale di origine ha localizzazione variabile.

Epidemiologia[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di una condizione non comune, che rende conto del 10% di tutte le forme di tachicardia sopraventricolare[1][2].

Eziopatogenesi[modifica | modifica wikitesto]

La tachicardia atriale focale è caratterizzata da un focus di depolarizzazione ectopico, al di fuori del nodo senoatriale, autonomo e autoregolato. Si tratta di una condizione che può essere secondaria a un cardiomiopatia avanzata, a ipokaliemia o alla somministrazione di alcuni farmaci, tra i quali i digitalici, i betabloccanti e la teofillina. La localizzazione del punto di origine anomalo può essere a livello delle auricole, sia sinistra, sia destra, caso in cui il focus può situarsi presso la cosiddetta cresta terminale[3]. A sinistra, invece, si situa più soventemente presso l'origine di una delle vene polmonari[1].

Clinica[modifica | modifica wikitesto]

Segni e sintomi[modifica | modifica wikitesto]

Il paziente può essere del tutto asintomatico oppure percepire palpitazioni, astenia e dispnea. Nel caso la tachicardia atriale sia prolungata nel tempo, può sopraggiungere un'insufficienza cardiaca con alterazione a volte importante della frazione di eiezione, che può regredire una volta che l'episodio tachicardico sia terminato[4].

Esami di laboratorio e strumentali[modifica | modifica wikitesto]

L'esame elettrocardiografico permette sia la diagnosi, sia la possibilità di localizzare il focus ectopico con una buona sensibilità[5]. Durante l'episodio acuto il tracciato mostra una tachicardia di durata e frequenza variabile, un'alterazione della morfologia delle onde P ed eventualmente una dissociazione atrio-ventricolare, presentando grandi similitudini con il flutter atriale[1]. Tuttavia, per distinguere la tachicardia atriale focale da quella sinusale può rendersi necessario uno studio elettrofisiologico[1].

Trattamento[modifica | modifica wikitesto]

Il trattamento medico, basato sulla somministrazione di adenosina, calcio-antagonisti, betabloccanti, farmaci antiaritmici quali la flecainide o l'amiodarone, ha sempre garantito risultati poco soddisfacenti e il protocollo terapeutico di riferimento prevede l'ablazione transcatetere del focus ectopico dopo mappatura dello stesso, che rappresenta il gold standard nel caso di pazienti sintomatici[1]. Il trattamento ablativo permette una prognosi migliore nel lungo termine con una bassa incidenza di complicanze; tuttavia, soprattutto nei pazienti anziani o nei soggetti con malattie cardiache, il tasso di recidiva è piuttosto elevato[1].

L'ablazione è una metodica, che nell'ultimo decennio ha modificato il trattamento di diverse forme di tachicardia sopraventricolare, con percentuali di successo di oltre il 90%. Il trattamento della fibrillazione atriale non raggiunge ancora percentuali così elevate, mentre è presente un aumento significativo delle complicanze durante e post-procedura[6].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g R. Rosso, PM. Kistler, Focal atrial tachycardia. in Heart, vol. 96, nº 3, febbraio 2010, pp. 181-5, DOI:10.1136/hrt.2008.143552, PMID 19443472.
  2. ^ G. Steinbeck, E. Hoffmann, 'True' atrial tachycardia. in Eur Heart J, 19 Suppl E, maggio 1998, pp. E10-2, E48-9, PMID 9717019.
  3. ^ JM. Kalman, JE. Olgin; MR. Karch; M. Hamdan; RJ. Lee; MD. Lesh, Cristal tachycardias: origin of right atrial tachycardias from the crista terminalis identified by intracardiac echocardiography. in J Am Coll Cardiol, vol. 31, nº 2, febbraio 1998, pp. 451-9, PMID 9462592.
  4. ^ DL. Packer, GH. Bardy; SJ. Worley; MS. Smith; FR. Cobb; RE. Coleman; JJ. Gallagher; LD. German, Tachycardia-induced cardiomyopathy: a reversible form of left ventricular dysfunction. in Am J Cardiol, vol. 57, nº 8, marzo 1986, pp. 563-70, PMID 3953440.
  5. ^ PM. Kistler, KC. Roberts-Thomson; HM. Haqqani; SP. Fynn; S. Singarayar; JK. Vohra; JB. Morton; PB. Sparks; JM. Kalman, P-wave morphology in focal atrial tachycardia: development of an algorithm to predict the anatomic site of origin. in J Am Coll Cardiol, vol. 48, nº 5, settembre 2006, pp. 1010-7, DOI:10.1016/j.jacc.2006.03.058, PMID 16949495.
  6. ^ Ablazione Transcatetere tramite Radiofrequenza delle Aritmie

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

medicina Portale Medicina: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di medicina