Ta'if

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Ta'if
località
الطائف
Ta'if – Veduta
Localizzazione
Stato Arabia Saudita Arabia Saudita
Provincia Makka
Territorio
Coordinate 21°16′N 40°23′E / 21.266667°N 40.383333°E21.266667; 40.383333 (Ta'if)Coordinate: 21°16′N 40°23′E / 21.266667°N 40.383333°E21.266667; 40.383333 (Ta'if)
Altitudine 1.450 m s.l.m.
Abitanti 581 967 (2010)
Altre informazioni
Lingue arabo
Fuso orario UTC+3
Cartografia
Mappa di localizzazione: Arabia Saudita
Ta'if

Ta’if (in arabo: الطائف, Ṭā’if) è una città della Provincia di Mecca, in Arabia Saudita, che si erge a un'altezza di più di 1800 metri s.l.m., sui fianchi della catena montuosa del Sarat. Ha una popolazione di 521.273 abitanti (censimento del 2004). Ogni estate il governo saudita si trasferisce da Riyad a Tā'if. La città è centro agricolo d'una certa importanza e da quasi due millenni vi si coltiva la vite e l'uva detta zibibbo (dall'arabo zabīb, ossia "uva passita") e vi si produce miele.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Storia antica[modifica | modifica wikitesto]

Nel VI secolo la città di Tā'if era dominata dalla tribù araba dei Banū Thaqīf, allo stesso modo per cui la più settentrionale Mecca era abitata dalla tribù dei Banū Quraysh.

La città dista poco più d'un centinaio di chilometri a NO da Mecca[1]. La città, murata, fu un centro religioso importante in età preislamica, in quanto ospitava il grande masso bianco che rappresentava la divinità femminile di Allat, nota anche come "la rabba (Signora) di Tā'if." Il suo clima favorevole consentiva alla cittadina avere una buona produttività agricola, tanto da essere chiamata "il giardino del Hijaz". Si produceva frutta uva zibibbo (abbondantemente impiegata dai meccani per addolcire le acque amarognole del pozzo urbano di Zamzam ma soprattutto per preparare il nabīdh, bevanda blandamente alcolica assai apprezzata dai suoi abitanti e da tutti i pellegrini che si recavano annualmente a Mecca in occasione del pellegrinaggio panarabo detto hajj.

Nel corso del cosiddetto Anno dell'Elefante, la città fu coinvolta negli eventi[2] (EL)

620 – 632: l'età di Maometto[modifica | modifica wikitesto]

620: il tentativo di lapidazione di Maometto[modifica | modifica wikitesto]

Maometto giunse nella cittadina di Tā'if ed esortò i suoi abitanti ad abbracciare l'Islam, ma essi risposero in modo rude e cominciarono a lanciargli contro sassi, causandogli sanguinose ferite. L'intera visita si esaurì in una sola giornata. Infine egli abbandonò la città e si sedette accanto a una fonte, in uno stato di prostrazione tale da fargli offuscare la vista. L'arcangelo Gabriele si accostò a Maometto e gli chiese se egli voleva che distruggesse Tā'if facendole crollare addosso le montagne vicine. Al che il Profeta dell'Islam avrebbe dato una risposta negativa dicendo che "forse Allah avrebbe creato dai loro figli quanti avrebbero adorato Lui solo." La cittadina più tardi si convertì all'Islam.

630: La battaglia di Hunayn e la conversione della città[modifica | modifica wikitesto]

Dieci anni più tardi, nel 630, la posizione di Maometto era radicalmente mutata. Egli era ora il signore di Mecca e il padrone di quasi tutto l'Hijāz. Nel 630, ebbe luogo la battaglia di Hunayn, nei pressi della città. Immediatamente dopo si ebbe l'infruttuoso Assedio di Tā'if. La città fu assaltata con catapulte dai Banu Daws, ma gli attacchi vennero respinti. La battaglia di Tabuk del 631 lasciò Tā'if completamente isolata, cosicché membri dei Thaqīf giunsero a Mecca per negoziare la conversione della città all'Islam. L'idolo al-Lāt fu distrutto dal thaqafita musulmano al-Mughira ibn Shu'ba insieme ad altri simboli della precedente fase pagata della città.

?: Esilio di Marwān[modifica | modifica wikitesto]

Al-Hakam ibn Abi al-As e suo figlio Marwan ibn al-Hakam furono esiliati da Medina a Ta'if da Maometto per bestemmie. Furono perdonati e autorizzati a riguadagnare Medina dal Califfo ‘Uthmān. Più tardi Marwān divenne il primo califfo della branca marwanide della dinastia omayyade.[3]

632 – 661: Età dei califfi Rāshidūn era[modifica | modifica wikitesto]

661 – 750: Età omayyade[modifica | modifica wikitesto]

750 – 1258: Età abbaside[modifica | modifica wikitesto]

1517 – 1922: Impero Ottomano[modifica | modifica wikitesto]

1517: Resa mamelucca agli Ottomani[modifica | modifica wikitesto]

Il 17 luglio 1517 lo Sharif di Mecca capitolò davanti alle superiori forze militari ottomane del Sultano Selim I Yavuz. Come segno dell'accaduto, egli consegnò le chiavi delle Città Sante di Mecca e Medina nelle sue mani. Tā'if cadde pertanto sotto il governo diretto degli Ottomani.

1802 – 1813: Conquista wahhabita e riconquista ottomana[modifica | modifica wikitesto]

La città continuò ad essere governata da Istanbul per i successivi tre secoli, fino al 1802, quando fu conquistata dalle forze wahhabite provenienti dal Najd, alleate col casato degli Āl Sa‘ūd. Tali forze avanzarono poi per prendere anche Mecca e Medina. Tale perdita non era ammissibile da parte ottomana, visto l'alto significato simbolico (ma anche politico) delle due Città Sante, il cui controllo legittimava il titolo califfale che Istanbul aveva di fatto preso a rivendicare dopo il Trattato di Küçük Kaynarca. Il sultano Mahmud II, chiese allora aiuto al suo Khedivè d'Egitto Mehmet Ali, che scatenò un attacco in ijāz e riconquistò Tā'if nel 1813.

1813: Johann Ludwig Burckhardt[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1813, il viaggiatore svizzero e studioso orientalista Johann Ludwig Burckhardt visitò Tā'if. Ci ha lasciato una testimonianza diretta della città proprio dopo la sua conquista da parte del khedivè egiziano Mehmet Ali, dal quale ottenne numerose interviste mentre questi si trovava sul posto. Burckhardt disse che le mura e il fossato intorno alla città erano stati costruiti da ‘Uthmān al-Midhayfi. Vi erano tre porte e diverse torri di guardia sulle mura cittadine che, tuttavia, erano non molto robuste, essendo di appena 45 centimetri di spessore. Burckhardt disse che il castello era stato edificato da Sharīf Ghālib. Notò che la distruzione della città era dipesa strettamente dalla conquista del 1802. Molti edifici erano ancora in rovine mentre egli si trovava colà e la pretesa tomba di `Abbas ibn `Abd al-Muttalib – lo zio del Profeta ed eponimo dei Califfi abbasidi – erano stati seriamente danneggiati. Registrò altresì che la popolazione urbana era ancora in buona parte costituita da Thaqīf, mentre la maggioranza degli stranieri in città era di origine indiana. In termini di commercio, la città era un punto franco per il caffè.

1843: Lavori di costruzione nel XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Il castello e i baraccamenti militari a Tā'if furono ricostruiti dagli Ottomani nel 1843, una Hükümet Konağı – sede per attività governative – fu costruita nel 1869, e un ufficio postale fu eretto poco più tardi.

1916 – 1924: La Rivolta Araba e il controllo hascemita[modifica | modifica wikitesto]

Strada per Ta'if in primo piano. Montagne di Tā'if sullo sfondo

Prima dello scoppio della Rivolta Araba, Ahmed Bey era stato il comandante delle forze ottomane a Tā'if. Aveva sotto di lui una forza di 3.000 soldati e 10 cannoni da montagna. Ghalib Pasha, il governatore del Hijaz era anch'egli presente in città. Nel 1916, gli Hascemiti proclamarono a Mecca a giugno la Rivolta Araba contro l'Impero Ottomano. In luglio ‘Abd Allāh b. al-Husayn, il primogenito del capo della Rivolta, lo Sceriffo hascemita di Mecca, al-Husayn ibn Ali, fu inviato con 70 uomini a Tā'if. Mentre le sue attività nella regione destavano i sospetti di Ahmed Bey, Ghālib Pasha era sconcertato per una forza così esigua. ‘Abd Allāh ci costruì in gran segreto il suo esercito, che giunse alla più credibile cifra di 5.000 uomini, con cui tagliò le linee telegrafiche della città per poi scatenare un attacco. Tutti gli assalti hascemiti alla città furono respinti dall'artiglieria da montagna, e da entrambe le parti ci si dispose per un assedio non semplice. Tuttavia i cannoni hascemiti giunsero, sia pure con una certa lentezza, davanti a Tā'if e infine la città, dopo una breve resistenza, si arrese il 22 settembre. La città divenne così parte dell'auto-proclamato Regno hascemita del Hijaz.

1924 – presente: Regno dell'Arabia Saudita[modifica | modifica wikitesto]

1924: Conquista da parte degli Ikhwān di ‘Abd al-‘Azīz Āl Sa‘ūd[modifica | modifica wikitesto]

Tā'if tuttavia non rimase a lungo in mano hascemita. Le tensioni fra il Re del Hijaz, al-Husayn ibn Ali, e ‘Abd al-‘Azīz Āl Sa‘ūd, Sultano del Najd, esplosero presto in violenta contrapposizione. Malgrado le tensioni avessero conosciuto un momento di calma nel 1919 (quando ancora non era chiaro quale sarebbe stato l'atteggiamento britannico nei confronti del Vicino Oriente arabo liberato), dal settembre 1924, gli Ikhwān (lett. "Fratelli"), allora sostenuti dai Sauditi, sotto la leadership di Sultan ibn Bijad e Khalid ibn Luwayy furono pronti a scatenare il loro attacco contro Tā'if. La città si pensava sarebbe stata difesa dal figlio del Re, ‘Alī, ma costui fuggì inn preda al panico con le sue truppe e molti degli abitanti della città. Trecento di essi furono sterminati dagli Ikhwān.[4] Nel 1926 ‘Abd al-‘Azīz Āl Sa‘ūd fu ufficialmente riconosciuto come nuovo Re del Hijaz. Tā'if rimase parte del Regno del Hijāz finché ‘Abd al-‘Azīz Āl Sa‘ūd unificò i suoi due regni in un'unica entità, assumendo il titolo di Regno dell'Arabia Saudita nel 1932. Lo stesso morirà proprio a Tā'if il 9 novembre 1953.

1940: Modernizzazione sotto i Sauditi[modifica | modifica wikitesto]

Tā'if era ancora una piccola città quando i Sauditi presero il controllo di essa. Tuttavia essi s'imbarcarono in un suo ambizioso progetto di crescita e di modernizzazione. Il primo generatore pubblico di energia dell'Arabia fu messo in opera alla fine degli anni quaranta.[5] A livello di comunicazioni stradali nel 1965 Re Fayal b. ‘Abd al-‘Azīz Āl Sa‘ūd inaugurò l'autostrada lunga circa 95 km che unisce Mecca a Tā'if,[6] e nel 1974 furono avviati i lavori per la superstrada di 700 km. Tā'if-Abha-Jizan.[7] Dalla Guerra del Golfo del 1991, Tā'if è diventata una città moderna in termini di comunicazioni, tanto da essere prescelta come sede del network radio-televisivo del Rendon Group che irradiava le notizie relative al Kuwait durante l'occupazione del Kuwait da parte dell'Iraq.

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Christian Bypass.jpg

Parco al-Rudaf: situato a sud di Tā'if è un ampio parco naturale in cui gli alberi sorgono fra rocce granitiche. In esso trova ospitalità anche un piccolo zoo.

Wadi Mitna: Il rifugio del profeta Maometto: qui nel 622 - anno 1 dell'Egira - Maometto giunse nella speranza di convertire i Banu Hawazin e i Thaqīf e di sfuggire alle persecuzioni dei suoi concittadini. Fu però accolto da un tentativo di lapidazione della gente. Qui si dovette rifugiare in un fiondo di proprietà dei Banu Umayya, clan meccano a lui avverso ma imparentato col clan del Profeta e che, in base alla ferrea legge dell'onore e dell'ospitalità, non poterono rifiutare di dare rifugio a Maometto. Nel luogo sorge ora una moschea.

Al-Shafa: Un piccolo villaggio che sorge sulle montagne del Sarat, ricco sotto un profilo agricolo. I frutteti di Tā'if sono qui.

Forte turco: Le rovine del forte sono a poche decine di km dalla città. La leggenda vuole che Lawrence d'Arabia (Urens) abbia combattuto qui nel 1917.

Guidando verso Gedda da Ta'if, i non-musulmani dovranno essere in possesso di un lasciapassare per cristiani e girare attorno al territorio haram (sacro, inviolabile) di Mecca. Questo farà loro allungare il tragitto di più di 100 km.

Personalità che hanno soggiornato nella Jāhiliyya[modifica | modifica wikitesto]

Comandanti militari[modifica | modifica wikitesto]

Persone che vi sono nate[modifica | modifica wikitesto]

Persone che vi hanno vissuto[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ The Excellent Exemplar - Muhammad
  2. ^ The Prophets of Islam - Muhammad (SAW)
  3. ^ http://www.dartabligh.org/books/ebooks/Role_vol1/p. 139.asp
  4. ^ David Holden, in The House of Saud
  5. ^ Saudi Aramco World : Foundations: The Pillars
  6. ^ Saudi Aramco World : Masterpieces By The Million
  7. ^ Saudi Aramco World : Made In: Saudi Arabia
  8. ^ Saudi Aramco World : Great Leaps: Saudi Arabia’s First Olympic Medals
  9. ^ Center for Muslim-Jewish Engagement

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Hugh Kennedy, The Prophet and the Age of the Caliphates, Londra-New York, Longman, 1986
  • Martin Lings, Muhammad: his life based on the earliest sources
  • John Lewis Burckhardt (Johann Ludwig Burckhardt), Travels in Arabia; versione online disponibile del Project Gutenberg here.
  • Pars Tuğlacı, Osmanlı Şehirleri
  • Michael Asher, Lawrence: The Uncrowned King of Arabia
  • David Holden and Richard Jones, The House of Saud

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]