Sybil

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Sybil
Titolo originale Sybil
Lingua originale Inglese
Paese di produzione Brasile, Italia, Nuova Zelanda, Stati Uniti, Repubblica Dominicana, Ungheria, Norvegia
Anno 2007
Durata 89 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1:33:1
Genere drammatico
Regia Joseph Sargent
Soggetto Flora Rheta Schreiber, John Pielmeier
Montaggio Mike Brown
Effetti speciali Gary Coates
Musiche Charles Bernstein
Scenografia Doug McCullough
Costumi Kate Delmage
Interpreti e personaggi

Sybil è un film drammatico del 2007, diretto da Joseph Sargent. La trama di John Pielmeier si basa sul libro omonimo del 1973 di Flora Rheta Schreiber, che racconta la storia vera di Shirley Ardell Mason, a cui fu diagnosticato un Disturbo da Personalità Multipla (DPM). Il film è uscito prima in Italia, Nuova Zelanda, Repubblica Dominicana, Brasile, Norvegia, e Ungheria prima di approdare negli Stati Uniti il 7 giugno 2008.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Sybil Dorsette, travagliata studentessa d'arte alla Columbia University è in cura dalla psichiatra Cornelia Wilbur grazie al Dr. Atcheson, un collega che crede che la giovane donna soffra di isteria femminile. Durante le sedute, Sybil confessa di non aver cognizione di quel che accade per grossi intervalli di tempo. La dottoressa Wilbur la aiuta a ricordare una infanzia in cui aveva sofferto di abusi fisici, psicologici e sessuali da parte della madre Hattie, fino a far emergere 16 differenti identità, che variano in età e tratti psicologici e che vivono in lei di vita propria. Vicki, una donna francese, è la personalità predominante che spiega alla dottoressa come lei riesca a guidare le varie parti che compongono la psiche di Sybil. Colleghi accuseranno la dottoressa di aver permesso che la paziente creasse tutte le altre identità, ed anche il padre di Sybil negherà tutto, continuando ad asserire che la sua seconda moglie non era stata altro che una amorevole mamma.

Interpreti[modifica | modifica sorgente]

Giudizio della critica[modifica | modifica sorgente]

Nonostante sia impossibile non guardare il film pensando agli eccezionali sforzi interpretativi di Tammy Blanchard (e della doppiatrice Domitilla D'Amico), il risultato appare a volte come un esercizio di recitazione, purtroppo a scapito della storia[1]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ New York Times, June 7, 2008

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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