Swing state

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Gli swing states alle elezioni presidenziali statunitensi del 2012. Il Presidente Barack Obama ha vinto il voto nazionale per circa il 4%; ha ottenuto la vittoria in tutti gli stati in bilico, perdendo solo la Carolina del Nord.

██ Stati vinti del repubblicano Mitt Romney con percentuali tra 0 e 4%

██ Stati vinti dal democratico Barack Obama con percentuali tra 0 e 4%

██ Stati vinti dal democratico Barack Obama con percentuali tra 4 e 8%

Nel sistema politico degli Stati Uniti d'America, uno swing state (stato in bilico), anche detto battleground state (stato terreno di battaglia) o purple state (stato viola)[1] è uno stato nel quale nessun candidato o partito ha un sostegno predominante e tale da assicurare i voti dello stato stesso nel Collegio Elettorale. Tali stati sono oggetto di attenzione di entrambi i principali partiti delle elezioni, dato che vincere in questi stati è la migliore opportunità per un partito di ottenere i voti del Collegio. I non-swing states, gli stati non in bilico, sono talvolta chiamati safe states (stati sicuri), dato che un candidato gode di un supporto sufficiente tale da poterlo considerare già vincitore nello stato.

Origine degli swing states[modifica | modifica sorgente]

Queste mappe mostrano l'attenzione data durante le campagne di George W. Bush e John Kerry durante le quattro settimane finali prima delle elezioni del 2004. A sinistra le mano indicano una visita del candidato presidenziale o vice-presidenziale durante le ultime quattro settimane; a destra, ogni simbolo del dollaro indica un milione di dollari spesi in pubblicità televisiva per la campagna durante lo stesso periodo.

Nelle elezioni presidenziali statunitensi, il sistema dei Collegi Elettorali permette a ogni stato di decidere il metodo con cui indica gli elettori. Dato che nella maggior parte degli stati i parlamenti vogliono incrementare il potere di voto della maggioranza, tutti gli stati tranne il Maine e il Nebraska (spiegazione più sotto) utilizzano un sistema di winner-take-all con cui il candidato che ottiene il maggior numero di voti popolari in uno stato vince tutti i voti del collegio elettorale di quello stato. In questo modo, i candidati presidenziali non hanno incentivi a spendere tempo e risorse in stati in cui è già molto probabile che vincano o perdano l'elezione con un margine considerevole.

Dato che la campagna nazionale è interessata ai voti elettorali, piuttosto che al voto popolare nazionale, essa tende a ignorare gli stati in cui crede di poter vincere facilmente. Dato che gli stati "sicuri" verranno vinti anche senza una campagna eccessiva, ogni sforzo speso in questi stati sarà essenzialmente sprecato. Una logica simile indica che la campagna eviterà di spendere troppi sforzi negli stati in cui è già quasi certa la sconfitta.

Ad esempio, un candidato del Partito Repubblicano (il più conservatore dei due maggiori partiti) può aspettarsi di vincere facilmente in molti stati del cosiddetto Profondo Sud, come Texas, Mississippi, Alabama e Carolina del Sud, che storicamente hanno una forte cultura conservatrice, molto religiosa, ed hanno una storia recente di voto per il partito repubblicano. Il candidato potrebbe attendersi di vincere anche stati come Wyoming, Utah, Idaho e Nebraska, che condividono valori conservatori ma hanno una più lunga storia di voto per i repubblicani. D'altra parte, lo stesso candidato si aspetterà di perdere in stati come California, Vermont, Massachusetts, Oregon, Hawaii, Connecticut, Illinois, Rhode Island e New York, tradizionalmente liberali, a prescindere da quanta campagna elettorale viene effettuata in questi stati. I soli stati in cui la campagna mirerà a spendere risorse, tempo ed energia sono quelli in cui ciascuno dei due candidati potrebbe vincere, e questi sono gli swing states.

In Maine e Nebraska l'assegnazione dei voti avviene parallelamente a quella per il Senato e la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti. Due voti elettorali vanno alla persona che ottiene la maggioranza di voti nello stato, e un candidato ottiene un voto elettorale addizionale per ogni distretto congressuale in cui ottiene la maggioranza. Entrambi questi stati hanno pochi voti elettorali (per le elezioni del 2004 il Maine ne aveva 4 e il Nebraska 5; il minimo è 3) e non sono di solito considerati swing states: il Maine è generalmente considerato democratico e il Nebraska è tipicamente repubblicano. Nonostante le diverse regole, solo una volta questi due stati hanno diviso i loro voti elettorali: il Nebraska nel 2008 ha dato 4 voti al repubblicano John McCain e uno al democratico Barack Obama (che ha vinto il Maine).

Nelle elezioni del 2004 il Colorado ha votato l'Emendamento 36, un'iniziativa che avrebbe allocato i voti elettorali dello stato in proporzione al voto popolare dello stato. L'iniziativa avrebbe dovuto entrare subito in vigore, applicandosi alla selezione degli elettori delle stesse elezioni del 2004, ma in seguito l'iniziativa fallì e il Colorado rimase col sistema presente in 48 stati, quello del winner-take-all (il vincitore ottiene tutti i voti elettorali).

Determinazione degli swing states[modifica | modifica sorgente]

L'Oregon Daily Emerald citò il professore di scienze politiche dell'Università dell'Oregon Joel Bloom che menzionava tre fattori nell'identificazione di uno swing state: "l'esame dei sondaggi a livello di singolo stato, i numeri di affiliazione ai partiti politici e i risultati delle precedenti elezioni". L'articolo cita anche Leighton Woodhouse, codirettore di "Driving Votes", che sostiene che vi sia un'uniformità di visione in circa il 75% degli stati tipicamente definiti swing states.[2]

Nel dicembre 2008, Sean Quinn di FiveThirtyEight.com fece un esame statistico negli otto stati delle Montagne Rocciose, e dei loro cambiamenti nel voto tra il 2004 e il 2008, concludendo che erano la "nuova" regione in bilico (swing region) degli Stati Uniti.[3]

Gli stati in cui l'elezione ha un risultato di quasi parità sono poco utili in caso di elezioni in cui il risultato nazionale è palesemente a favore di uno dei candidati. Invece, gli stati che votano in maniera simile alle proporzioni del voto nazionale possono essere più utili. Ad esempio, gli stati "in parità" alle elezioni del 1984 furono Minnesota e Massachusetts; tuttavia, una strategia elettorale centrata su di loro sarebbe probabilmente stata inutile a livello di collegio elettorale, in quanto anche se il candidato democratico Walter Mondale avesse vinto il Massachusetts, avrebbe comunque perso le elezioni.[4] Invece, lo stato che si rivelò decisivo per la vittoria del Presidente Ronald Reagan fu il Michigan: Reagan vinse il Michigan per 19 punti percentuali, in maniera abbastanza simile al voto nazionale, vinto del 18,2%.[4] Il Michigan sarebbe stato più rilevante per le elezioni se le elezioni del 1984 fossero state più bilanciate a livello nazionale. In maniera simile, la vittoria di misura del senatore Barack Obama in Indiana nel 2008 avrebbe gonfiato l'importanza dell'Indiana come swing state. Obama perse in Indiana nel 2012, ma fu tuttavia rieletto.[4][5]

Nel 2012, le elezioni degli stati della Carolina del Nord, Florida, Ohio e Virginia furono decise da un margine inferiore al 5%. Invece, il Colorado fu il punto critico della vittoria del 2012, come anche lo fu nel 2008: il Colorado votò per Obama con un margine del 5,4%, vicino al margine nazionale di Obama del 3,9%.[5] La Pennsylvania, il New Hampshire e l'Iowa ebbero tutti margini comparabili al Colorado, e furono pesantemente oggetto di attenzioni da parte dei candidati.

Swing states storici[modifica | modifica sorgente]

Gli stati in bilico dell'Ohio, Connecticut, Indiana, New Jersey e New York furono fondamentali nel risultato delle elezioni del 1888[6] Similmente, Illinois[7] e Texas furono gli stati chiave per l'elezione del 1960. Florida e New Hampshire furono invece fondamentali alle elezioni del 2000, e l'Ohio fu di nuovo uno stato chiave nel 2004; l'Ohio si è guadagato la reputazione di swing state a partire dagli anni '80,[8][9] ed dal 1960 ha sempre votato per il candidato che ha poi vinto le elezioni.

Critiche e proposte di riforma[modifica | modifica sorgente]

Cartogramma del risultati del 2004, 2008 e gli swing states nelle due elezioni. Ogni quadrato rappresenta un voto elettorale.

Le persone a favore del voto nazionale popolare come metodo di elezione del presidente sostengono che il sistema elettorale dia agli stati in bilico troppo potere nella determinazione del risultato di una elezione, e pertanto ricevono una sproporzionata attenzione da parte dei candidati, oltre che di fondi per la campagna elettorale. Anche se un emendamento costituzionale sarebbe la forma più semplice per cambiare le regole, la difficoltà del compito ha portato ad una proposta per far entrare gli stati nel cosiddetto National Popular Vote Interstate Compact, che assegnerebbe i membri del Collegio Elettorale in maniera proporzionale al voto nazionale. La riforma è fortemente dibattuta nelle assemblee degli stati, perché cambierebbe di fatto la natura dell'elezione.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Lo stato viola si riferisce alla combinazione di rosso e blu, con riferimento agli stati rossi (repubblicani) e blu (democratici)
  2. ^ "Ritratto di uno swing State", Meghann Cuniff, Oregon Daily Emerald, 4 ottobre 2004.
  3. ^ Sean Quinn, Politics Done Right: The Mountain West: America's New Swing Region, FiveThirtyEight, 3 dicembre 2008.
  4. ^ a b c Nate Silver, Arizona Is (Probably) Not a Swing State, The New York Times, 27 aprile 2012.
  5. ^ a b Nate Silver, As Nation and Parties Change, Republicans Are at an Electoral College Disadvantage, 8 novembre 2012.
  6. ^ "1888 Overview" p.4, HarpWeek.
  7. ^ "Daley Remembered as Last of the Big-City Bosses", David Rosenbaum, New York Times, 21 aprile 2005.
  8. ^ Trolling the Campuses for Swing-State Votes, Julie Salamon, "The New York Times", 2 ottobre 2004
  9. ^ Game Theory for Swingers, Jordan Ellenberg, "Slate.com", 25 ottobre 2004