Suppletivismo

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In linguistica, si intende per suppletivismo (o polimorfia lessicale) un fenomeno per cui, nell'ambito di uno stesso paradigma, le diverse forme derivano da radici diverse.[1][2]

Ad esempio, il verbo italiano andare si forma da due diverse basi etimologiche: mentre la prima e la seconda persona plurale seguono coerentemente la base indicata dall'infinito andare (quindi andiamo e andate), le restanti persone ricorrono a forme derivate da una radice "riemersa" dal verbo latino vădĕre, cioè vad-. Questo tipo di suppletivismo è detto "primario" o "forte": tra le varie forme c'è un legame semantico, che formalmente però non ha nessuna evidenza. Quello "secondario" (o "debole") indica che la variazione avviene invece all'interno della medesima radice: così, ad esempio, il verbo italiano dovere presenta variazioni (dev-, dov-, dobb-, debb-) fondate sulla unica base del verbo latino debēre.[3] In questo ultimo caso, il legame formale ha una sua evidenza.

Casi di suppletivismo debole sono le forme leggermente diverse fondate su unica base per sostantivi o aggettivi: così arboreo e albero, eburneo e avorio, aureo e oro, buono e bontà ecc. In molti casi, queste variazioni dipendono dalla formazione stratificata dei lessici delle diverse lingue[1], come occorre nelle lingue romanze che costituiscono il proprio lessico con parole di trafila popolare e con parole di trafila dotta (quali sono i latinismi). Altri esempi analoghi sono: fegato ed epatico, uccello e aviario, bocca e orale, gatto e felino, forme in cui non si è manifestata una derivazione di tipo consueto.

Suppletivismi forti si avvertono nel paradigma del verbo inglese to go, "andare" (go, went, gone) o del verbo latino fero, "io porto" (fero, fers, tuli, latum, ferre) o, ancora, nelle forme del verbo francese être, "essere" (je suis, j'étais, je fus, rispettivamente "sono", "ero" e "fui"). Un altro caso è rappresentato dai gradi dell'aggettivo e dell'avverbio in tedesco: gut ("bene", "buono"), besser ("meglio", "migliore") am besten ("nel migliore dei modi").

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Beccaria, Dizionario di linguistica, 2004, ed. cit., p. 314.
  2. ^ Scheda su treccani.it.
  3. ^ Serianni, Grammatica italiana, 2010, ed. cit., p. 432.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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