Suore della Santa Croce e Passione di Nostro Signore Gesù Cristo

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Le Suore della Santa Croce e Passione di Nostro Signore Gesù Cristo (in latino Congregatio Sororum SS. Crucis et Passionis D.N.I.C.) sono un istituto religioso femminile di diritto pontificio: i membri di questa congregazione pospongono al loro nome la sigla C.P.[1]

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma passionista

La congregazione venne fondata il 25 marzo del 1851 presso la parrocchia di St. Chad, nella periferia operaia di Manchester, da Elizabeth Prout (1820-1864): con l'aiuto del sacerdote italiano Gaudenzio Rossi, religioso passionista, madre Prout volle creare un'istituzione finalizzata all'accoglienza e alla protezione delle operaie della città, in gran parte immigrate irlandesi. Il 21 novembre del 1854 ebbe luogo la prima professione religiosa.[2]

Il nome originale della comunità fu "Suore della Sacra Famiglia", in quanto le religiose dovevano essere delle madri per le assistite, e assunse l'attuale titolo dopo l'affiliazione dell'istituto alla Congregazione della Passione (1864), quando le religiose ottennero il privilegio di portare l'emblema passionista (un cuore sormontato da una croce) ricamato sull'abito.[2]

L'istituto venne approvato dalla Santa Sede ad experimentum per dieci anni il 2 luglio 1875 e poi, definitivamente, il 21 giugno del 1887.[2]

Attività e diffusione[modifica | modifica wikitesto]

L'apostolato delle Suore della Santa Croce e Passione si rivolge soprattutto alle donne povere ed emarginate.[2]

Dalla Gran Bretagna, l'istituto si diffuse rapidamente in Argentina, Bosnia, Botswana, Cile, Irlanda, Giamaica, Perù, Papua Nuova Guinea, Regno Unito e Stati Uniti d'America:[3] la sede generalizia è a Salford, in Inghilterra.[1]

Al 31 dicembre 2005, la congregazione contava 273 religiose in 66 case.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Ann. Pont. 2007, p. 1695.
  2. ^ a b c d DIP, vol. VIII (1988), coll. 674-676, voce a cura di F. Giorgini e G. Rocca.
  3. ^ An International Community. URL consultato il 6-7-2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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