Styphnolobium japonicum

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Sofora del giappone
Sophora japonica
Styphnolobium japonicum
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Fabales
Famiglia Fabaceae
Genere Styphnolobium
Specie S. japonicum
Nomenclatura binomiale
Styphnolobium japonicum
(L.) Schott ex Endl.

Lo Styphnolobium japonicum ((L.) Schott ex Endl.) o Sophora japonica, conosciuto con il nome comune di Sofora del giappone è una specie esotica, proveniente dalle regioni centro asiatiche, che si è diffusa in Europa nel XVIII secolo. È stata sempre utilizzata come pianta ornamentale per il pregevole fogliame, per la bellezza della fioritura e per l’eleganza del portamento.

Caratteristiche della pianta[modifica | modifica wikitesto]

Fiori di Sofora del giappone
  • Fioritura: la fioritura avviene nei mesi estivi. I fiori di colore bianco crema o bianco violetto, a seconda della varietà, misurano 1-2 cm di lunghezza; sono riuniti in gruppi e sono leggermente profumati.
  • Foglie: le foglie sono decidue, composte da 7 o 13 foglioline con lamina lanceolata ed apice appuntito. Nella pagina superiore sono di colore verde scuro brillante, in quella inferiore sono poco più opache; in autunno, invece, assumono il caratteristico color oro su entrambi i lati.
  • Rami: i rami sono verdi e sottili, elastici, resistenti e molto ramificati.
  • Corteccia: la corteccia è rugosa e screpolata, di colore marrone chiaro; il legno è molto duro e resistente.
  • Frutti: i frutti a legume (lomento) contengono da 3 a 7 semi interspaziati da strozzature.

La pianta può raggiungere i 10-15m di altezza ed è adatta ad ogni tipo di terreno, teme il gelo e i ristagni d’acqua, perciò richiede posizioni ben soleggiate.

È pianta molto visitata dalle api, che ne ricavano abbondante miele.

Usi terapeutici[modifica | modifica wikitesto]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

I suoi fiori contengono un principio attivo chiamato rutina (da cui si ricava la troxerutina), usato nella terapia della fragilità capillare.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Le piante medicinali", di Roberto Michele Suozzi, Newton&Compton, Roma, 1994, pag.38

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