Studiolo di Francesco I

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Coordinate: 43°46′08.86″N 11°15′23.59″E / 43.769128°N 11.256553°E43.769128; 11.256553

Lo Studiolo di Francesco I

Lo Studiolo di Francesco I è uno degli ambienti più famosi di Palazzo Vecchio a Firenze. Lo Studiolo è una delle creazioni più alte ed originali del manierismo fiorentino, frutto della collaborazione tra l'intellettuale Vincenzo Borghini e un team di artisti capeggiati da Giorgio Vasari.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di un piccolo ambiente, oggi comunicante con il Salone dei Cinquecento, dove il granduca Francesco I de' Medici amava ritirarsi in solitudine coltivando i propri interessi scientifici e magico-alchemici. Lo studiolo in particolare doveva essere una sorta di Wunderkammer, luogo dove catalogare i più vari materiali collezionati da Francesco, mentre gli esperimenti veri e propri si svolgevano nel laboratorio del Casino di San Marco (lo studiolo infatti non ha nemmeno una finestra).

Nell'agosto del 1570 Vincenzo Borghini, intellettuale della corte medicea, dettava al Vasari il programma di decorazione di una stanza di Palazzo Vecchio, adiacente anche alla camera da letto di Francesco I e comunicante con lo Studiolo di Cosimo I, padre di Francesco, anche questo un piccolo ambiente segreto.

Fu quindi completato tra il 1570 e il 1572 da un gruppo di artisti supervisionati da Giorgio Vasari e dal suo discepolo Giovan Battista Adriani.

Fu però smantellato nel 1590, non molto tempo la scomparsa del granduca (1587), che presto l'aveva abbandonato in favore di Pratolino: le pitture che lo decoravano vennero disperse tra le varie raccolte di opere d'arte della città: gli Uffizi, Palazzo Pitti, ecc. Nel 1920 si decise di ripristinare questo ambiente, ricreando il pavimento e i pannelli lignei sui quali sono poggiate le pitture (in realtà ciascun pannello copre un armadio o una porta). Le pitture sono state ricollocate basandosi sui temi degli affreschi sulla volta, dove sono rappresentati i quattro elementi. All'epoca del riallestimento mancarono due pannelli, non si sa se dispersi o mai realizzati. L'unica parte originale è quindi la zona del soffitto, ma l'insieme comunque ancora oggi di grande suggestione.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

« Lo stanzino ha da servire per una guardaroba di cose rare et pretiose, et per valuta et per arte, come sarebbe a dire gioie, medaglie, pietre intagliate, cristalli lavorati et vasi, ingegni et simil cose, non di troppa grandezza, riposte nei propri armadi, ciascuna nel suo genere. »
Giovanni Stradano, Il laboratorio dell'alchimista (l'uomo a lavoro in basso a destra è lo stesso Francesco I de' Medici)

La stanza rettangolare è coperta da una volta a botte, affrescata dal Poppi e da Jacopo Zucchi. Al centro del soffitto un affresco con Prometeo che riceve i gioielli dalla natura era il punto di partenza per tutto il ciclo decorativo; attorno vi sono le personificazioni dei Quattro elementi (Aria, Acqua, Terra e Fuoco), che determinano il tema per il lato corrispondente. Nei riquadri accanto agli Elementi sono affrescati coppie di fanciulli abbracciati, che simboleggiano le qualità risultanti dalle fusioni a due a due dei vari Elementi. Sull'asse centrale, ai lati, l'impresa di Francesco I de' Medici (Donnola) e l'Allegoria dei legami tra i quattro elementi. Nei quattro riquadri angolari, infine, sono rappresentate alcune entità alchemiche:

  • La Flemma, fredda e umida come terra e acqua
  • Il Sangue, umido e caldo come acqua e fuoco
  • La Malinconia, fredda e secca come terra e aria
  • La Collera, calda e secca come aria e fuoco

Sulle due lunette alle estremità vi sono collocati i ritratti dei genitori di Francesco: Cosimo I e Eleonora di Toledo di Alessandro Allori, che attinse copiando i ritratti ufficiali del Bronzino.

Le pareti sono decorate da due registri di pannelli dipinti, tre per fila per ciascun lato minore e otto sul lato maggiore; in quello superiore agli angoli sono presenti nicchie con statue in bronzo, che rappresentano figure mitologiche correlate agli Elementi. In totale quindi sono presenti otto nicchie per le statue e 36 dipinti, meno due dispersi (in uno è stata collocata la porta sul salone dei Cinquecento, aperta nel 1920, in un altro è stata lasciata la cornice vuota).

Dietro ogni pannello si trovano armadi, con l'eccezione una presa d'aria e porte che conducono alla stanza da letto di Francesco, e ad altre due stanzette "segrete" (lo studiolo di Cosimo e il presunto Tesoro); la porta principale sul Salone dei Cinquecento è un'aggiunta recente.

Le varie pitture (soggetti mitologici e pagani) dovevano forse suggerire i vari materiali conservati in ciascuno sportello.

Tra i pannelli più interessanti ci sono le Sorelle di Fetonte di Santi di Tito, il Lanificio di Mirabello Cavalori, la Pesca delle perle di Alessandro Allori, le Miniere di diamanti di Maso da San Friano, le Terme di Pozzuoli di Girolamo Macchietti, ecc.

Particolarmente interessante è il pannello della Fucina o Laboratorio d'alchimia, dipinto da Giovanni Stradano, dove Francesco si fece ritrarre a sinistra nelle vesti di un artigiano, impegnato nel lavoro della fonderia: un chiaro segno della personalità inquieta di Francesco, che preferiva le sue attività scientifiche alla politica ed al cerimoniale di corte.

Le statue sono, da sinistra guardando dalla porta di ingresso del salone, Anfitrione di Stoldo Lorenzi, Venere di Vincenzo Danti, Giunone di Giovanni Bandini, Eolo di Elia Candido, Apollo di Giambologna, Vulcano di Vincenzo de' Rossi, Plutone di Domenico Poggini e Opi di Bartolomeo Ammannati. Le nicchie marmoree sono di Niccolò di Gerardo.

Elenco delle opere[modifica | modifica wikitesto]

Contribuirono alla decorazione dello studiolo numerosi artisti dell'epoca, soprattutto alcuni noti per il loro stile calligrafico e minuzioso nel dipingere i minimi dettagli alla maniera fiamminga. È bandito dalla decorazione qualsiasi elemento religioso. Le cornici sono di Dionigi Nigetti.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., Il Principe dello Studiolo, Maschietto Editore, Firenze 2002.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]