Strige (mitologia)
La strige (anche mormos, in latino strix), nelle leggende dell'antica Roma, era un uccello notturno di cattivo auspicio che si nutriva di sangue e carne umana come oggi addebitato al vampiro. A differenza del vampiro, però, non era ritenuta un cadavere rianimato ma un prodotto di una metamorfosi. Il nome, in greco significa "gufo", con il quale viene spesso confusa. Il nome stesso della famiglia (Strigidae) proviene da questo uccello, come pure il nome scientifico dell'allocco (Strix).
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[modifica] Storie della classicità
La più antica storia registrata relativa alla strige si trovava nella perduta Ornithologia dell'autore greco Boios, che però è stata parzialmente salvata nelle Metamorfosi di Antonino Liberale. Qui si narra la storia di Polifonte e dei suoi due figli Agrios e Oreios. Costoro, puniti per atti di cannibalismo, come Licaone, vennero trasformati. Polifonte e i figli divennero strigi, un uccello da preda "che grida nella notte, senza cibo o bevanda, con la testa in giù e le estremità inferiori in alto, portatore agli uomini di guerre e conflitti civili".[1]
La prima citazione in lingua latina si trova in Pseudolus,[2] di Plauto, risalente al 191 a.C. Qui un cuoco, descrivendo una cucina dei suoi sottoposti, compara le loro azioni a quelle di strigi che smembrano una vittima dissanguata.
Petronio Arbitro nel Satyricon le descrive come ladre di cadaveri di ragazzi, che rimpiazzano con manichini di paglia.
Orazio, negli Epòdi assegna alla strige alcune proprietà magiche: le sue piume sono un ingrediente per una pozione amorosa.
Lucio Anneo Seneca, nel suo Hercules furens asserisce che le strigi abitano all'esterno del Tartaro.
Ovidio narra la storia delle strigi che attaccano il leggendario re Proca nella culla e di come vengano ricacciate con l'arbutus e placate con carne di maiale. Questo serviva a spiegare l'usanza di mangiare legumi e pancetta alle calende di giugno.[3]
Silio Italico, nei suoi Punica – come prima Virgilio con Enea nell'Eneide e prima ancora Omero con Ulisse nell'Odissea – fa discendere agli Inferi Publio Cornelio Scipione per incontrare le anime e ottenere informazioni sulla guerra in corso. Silio Italico descrive gli Inferi e ne pone "a destra" un funereo albero di tasso su cui dimorano gufi, avvoltoi, arpie e "la strige le cui ali sono macchiate di sangue".
Anche se abbondavano le descrizioni, il concetto di strige rimaneva comunque molto vago. Il naturalista Plinio il vecchio nella sua Naturalis Historia,[4] confessa di conoscerle poco. Ricorda che il loro nome viene usato come una imprecazione o una maledizione ma al di là di ciò, può solo riportare che le dicerie sul modo di nutrire i loro piccoli dovevano essere false, visto che nessun uccello, a parte il pipistrello, allatta la prole. Nel mondo antico il pipistrello era comunemente classificato come uccello. Solo Aristotele lo considerava a metà fra un uccello e una animale terrestre.[5]
[modifica] Medioevo
La leggenda della strige sopravvive nel Medioevo, come viene riportato nella Etimologia di Isidoro da Siviglia [6] e fornì nome e caratteristiche alla strigoaicǎ rumena e alla strega italiana. Anche la shtriga albanese deriva il suo nome dalla strige ma viene descritta come capace di trasformarsi in un insetto volante.
Una legge francese risalente al IV secolo e attribuita ad un antenato del re Clodoveo I prescrive:
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- "se qualcuno dice ad alta voce di una donna che è una strige (stryge) o una prostituta sarà condannato ad una ammenda di 2.500 denari...Se una strige ha divorato un uomo [...] sarà condannata a pagare 8.000 denari"
Molto probabilmente però, in questo caso il termine stryge diventa un sinonimo peggiorativo di "strega", come questo appellativo si stava evolvendo nelle lingue romanze.
Carlo Magno, re cristiano che non credeva agli spiriti malefici, condannò a morte, nei suoi capitolari, i Sassoni che avevano bruciato (per loro unico rimedio contro le strigi) alcuni uomini e donne accusati di esserlo diventati.
[modifica] Oggi
- In tempi più recenti la Strige è diventata un mostro popolare nella serie Dungeons & Dragons. Nel gioco prende la forma di un mostro con molte gambe che succhia il sangue delle sue vittime attraverso un becco a forma di tubo.
- Nei libri di Andrzej Sapkowski la strige è una creatura che nasce in seguito a una maledizione scagliata su qualcuno tramite un rituale magico. La vittima della maledizione si trasforma in un mostro assassino che dorme nelle tombe e si risveglia di notte per dare la caccia agli esseri umani. Nel videogioco tratto dai romanzi, The Witcher, questo mostro è uno dei punti principali della trama, tanto che il filmato iniziale rappresenta lo scontro tra Geralt di Rivia e una strige.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Note
- ^ Traduzione in inglese di Oliphant, pp. 133-134
- ^ Pseudolus 819
- ^ Fasti, vi.101 segg.
- ^ Naturalis Historia xi.232
- ^ Vedi Oliphant, p. 134 n. 4
- ^ Etymologia, 12, ch. 7.42
[modifica] Bibliografia
- Samuel Grant Oliphant, "The Story of the Strix: Ancient", in Transactions and Proceedings of the American Philological Association', Vol. 44. (1913), pp. 133–149
- Christopher Michael McDonough, "Carna, Proca and the Strix on the Kalends of June", in Transactions of the American Philological Association (1974-), Vol. 127. (1997), pp. 315–344.