Stressor

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Il termine inglese stressor (in italiano "agente stressante") si riferisce a stimoli di diversa natura che portano l'organismo e la psiche allo stress. Essi possono essere fisici (uno shock elettrico, l'esposizione al freddo o a caldo eccessivo, ecc…), ambientali-culturali (rumori, traffico, vicini di casa, sport pesanti), metabolici (riduzione dei livelli glicemici), psicologici (un colloquio di lavoro o una prova d'esame), affettivi (un evento di perdita o lutto), alimentari (caffeina).

Tipologia[modifica | modifica sorgente]

Si distinguono fra stressor benefici, che generano il cosiddetto eustress (dal greco eu che significa "bene") e che danno tono e vitalità all'organismo, inducendo il livello nervoso alla produzione di catecolammine (adrenalina e noradrenalina) e il sistema endocrino all'attivazione e all'azione degli ormoni corticosteroidi, e stressor nocivi, che generano il cosiddetto distress (dal greco dys che significa "in peggio") e che possono portare ad un abbassamento delle difese immunitarie oltre ai primari campanelli di allarme (ansia, tensione, insonnia, ecc.).[1]

Oltre alla natura dell'agente stressante sono molto importanti anche l'intensità, la frequenza e la durata dello stimolo; stressor troppo potenti, frequenti e prolungati sono in grado di superare la possibilità di resistenza dell'organismo, (ricordando comunque che il livello di resistenza è prettamente soggettivo) e di portare l'individuo allo stress cronico e alle malattie a esso associate.

Terapia[modifica | modifica sorgente]

Il trattamento tipico prevede l'elaborazione e la realizzazione di strategie atte a diminuire il numero degli agenti stressanti. Per attuare questo, è possibile intervenire su eventi esterni, ambientali e sociali. Basti pensare alla quantità di agenti che sono disseminati lungo il cammino della vita quotidiana di ognuno di noi. Conviene quindi individuare gli stressor e riorganizzare la propria vita cercando di ridurne la quantità.[1]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b "Stress nocivo:come combatterlo", di Mario Farnè, pubbl. su "Le Scienze", n.360, agosto 1998, pp.42-48

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Mario Farnè, Psicologia, salute e malattia, Bologna, Zanichelli, 1990.